domenica 7 giugno 2020

QUELLA GRANDE IPOCRISIA SULLA SECONDA GUERRA MONDIALE


Quella grande ipocrisia sulle cause e gli scopi della Seconda guerra mondiale
di Francesco Lamendola -
La Vulgata storiografica antifascista, sia nella versione liberaldemocratica sia in quella (oggi obsoleta) marxista-leninista, ci ha sempre spiegato che la seconda guerra mondiale fu scatenata interamente dalla follia di un uomo solo, Hitler; e che essa fu combattuta dal «mondo libero» (nonostante l’imbarazzante presenza, in esso, e in un ruolo decisivo, del compagno Stalin) per salvare la Polonia, un po’ come nel 1914 era stato fatto per il «poor little Belgium», il cui triste destino aveva profondamente commosso le dame britanniche.
Per quanto possa sembrare incredibile, questa risibile ricostruzione dei fatti ha retto per oltre settant'anni, segno che non è una frase fatta quella secondo cui la storia viene scritta dai vincitori: perché, se gli Alleati non avessero vinto, impadronendosi della cultura e dell'informazione mondiale (basata, quest'ultima, sulle cinque grandi agenzie di stampa internazionale: due statunitensi, una britannica, una francese ed una sovietica), ben difficilmente sarebbe stato possibile puntellare tante menzogne e tante mezze verità per un tempo così lungo, insegnandole nelle aule scolastiche e universitarie e diffondendole a mezzo di migliaia e migliaia di libri ed articoli.
Per dirne una: come giustificare che quelle stesse potenze democratiche che, nel 1938, avevano gettato in pasto a Hitler la democratica Cecoslovacchia, nel 1939 firmarono una cambiale in bianco che incoraggiava la Polonia semifascista ad opporsi con la massima intransigenza alle richieste di Hitler (che, per mesi, furono pacifiche e decisamente moderate?).
Oppure: come spiegare che il 3 settembre 1939 Francia e Gran Bretagna dovevano per forza dichiarare guerra alla Germania per salvare la Polonia, mentre non presero la minima iniziativa contro l'Unione Sovietica allorché, il 17 dello stesso mese, quest'ultima invase a sua volta la sventurata Polonia (altro che «pugnalata nella schiena»!), prendendola alle spalle?
E come spiegare il fatto che la Francia e la Gran Bretagna non mossero un dito per soccorrere la Finlandia, aggredita dall'Unione Sovietica senza alcuna dichiarazione di guerra, proprio sul finire di quello stesso anno, eccezion fatta per il tardivo e mal concepito sbarco nel fiordo di Narvik, dopo l'occupazione tedesca della Norvegia?
Inoltre: come mai, se la guerra era stata scatenata per salvare la Polonia, né la Francia, né la Gran Bretagna mossero un dito per aiutarla, restandosene sulla difensiva sul fronte occidentale, mentre le divisioni corazzate della Wehrmacht scorrazzavano per la pianura polacca e conquistavano Varsavia in poco più di due settimane? Infatti, se davvero si desidera aiutare qualcuno in difficoltà, e se, per farlo, si è disposti a scatenare niente meno che un conflitto mondiale, un tale atteggiamento risulta semplicemente incomprensibile.
Oppure le vere ragioni della dichiarazione di guerra franco-inglese alla Germania erano completamente diverse? Non sarebbe più onesto ammettere che la Polonia fu gettata cinicamente in pasto ad Hitler, dopo averla aizzata ad una folle intransigenza, pur di avere il desiderato «casus belli» contro i Tedeschi, così come, nel dicembre 1941, Roosevelt e il governo statunitense avranno disperatamente bisogno dell'attacco di Pearl Harbor per poter dichiarare guerra ai Giapponesi, con tutte le apparenze della ragione e del buon diritto?
Ancora: come è possibile sostenere che le potenze democratiche scatenarono la guerra per difendere la libertà e l'indipendenza della Polonia, se nel 1945 furono così accomodanti ai disegni di Stalin volti a trasformarla in una pedina dell'impero sovietico?
Ci vuole un bel coraggio per continuare a sostenere a testa alta tutte queste verità di facciata, espressione di una storiografia di comodo, ad uso e consumo dei vincitori, volta a fornire una giustificazione per il loro cinismo, per la loro brama di dominio mondiale, per l'ipocrisia delle loro parole d'ordine liberali e democratiche.
Ha osservato il grande storico francese François Furet nel suo libro «Il passato di un’illusione» (titolo originale: «Le passé d’une illusion», Paris, Laffont, 1995; traduzione italiana a cura di Marina Valensise, Milano, Mondatori, 1995, pp. 392-94):
«Il caso polacco è […] tristemente simbolico, poiché riguarda  il paese che è stato all’origine della seconda guerra mondiale, prima di diventarne una delle grandi vittime. Causa del conflitto nel settembre  1939 e primo teatro di operazioni militari, la Polonia ha continuato a essere l’epicentro del terremoto europeo, dapprima divisa, saccheggiata, mortificata dalla Germania e dall’Urss, poi oggetto di disaccordo tra l’Urss e le democrazie anglosassoni, per perdere infine la propria indipendenza al termine d’una guerra che era scoppiata per assicurarla. La Polonia rivela ciò che prima e dopo il 22 giugno 1941 vi è d’immutato nella volontà di Stalin, attraverso un succedersi di alleanze contraddittorie. Nel 1939 e del 1940, il segretario generale aveva ottenuto dal negoziato con Hitler un vasto insieme di territori nell’Europa orientale. Voleva ancora quello che Molotov era andato a chiedere a Berlino nel novembre del 1940: una sorta di protettorato su Romania, Bulgaria, Finlandia e Turchia, il controllo dei Balcani, lo statuto d superpotenza mondiale a fianco della Germania nazista. Di tutto questo, nulla è veramente cambiato con la nuova disposizione delle alleanze. Anche se ci sono due differenze:  Stalin grazie ai successi del suo esercito ha continuato ad accrescere le sue ambizioni verso l’Ovest. E ormai deve negoziare non più con Hitler, ma con Churchill e Roosevelt.
La vicenda polacca dimostra che egli incontra meno difficoltà con i responsabili delle democrazie  che con il dittatore nazista. Sebbene dopo il 22 giugno abbia rapidamente riconosciuto il governo polacco di Londra, preludio alla formazione d’un esercito polacco in territorio sovietico, Stalin rifiuta d’includere nell’accordo qualsiasi menzione della frontiera polacco-sovietica. E sin dall’autunno 1941 manifesta chiaramente agli inglesi la propria volontà di conservare i territori che ha comunque ottenuto dai tedeschi. Churchill e Roosevelt cercano di prendere tempo, rinviando a dopo la pace il tracciato dei confini. Ma se non possono aprire subito un secondo fronte europeo, richiesto con insistenza da Stalin, devono pur concedere qualcosa ai loro alleati, che temono sottoscriva - sulla base del precedente del 1939 - una pace separata con Hitler. Le democrazie pagano lo stato d’impreparazione militare in cui le ha sorprese la guerra, cedendo in anticipo ala volontà d’espansione sovietica. Ma bisogna considerare il peso delle illusioni: Churchill non ne ha affatto, Roosevelt invece sì. Sull’Unione Sovietica e il suo capo, il presidente americano s’è dimostrato ignorante e al tempo stesso ingenuo. Su Stalin nutre stranamente idee ottimistiche al punto che è difficile immaginare che appartengano davvero a un brillante statista.  L’epoca, certo, vi si presta. Il ricordo del patto tedesco-sovietico sfuma con gli anni, l’Armata Rossa ha pagato con i suoi sacrifici il caro prezzo della redenzione. Stalingrado ha cancellato gli scambi di cortesia tra Ribbentrop e Molotov. La guerra impone la sua logica manichea, che diventa a poco a poco un’opinione obbligata.
Nel 1943, la scoperta da parte dei nazisti dell'ossario di Katyn complica l'imbroglio polacco, provocando da una parte la rottura tra l'Urss e il governo polacco di Londra, dall'altra la formazione a Mosca di un'altra équipe polacca, che annuncia il futuro potere comunista. I giochi sono già fatti anche in campo sovietico, proprio quando (fine 1943) l'Urss proclama come suoi obiettivi di guerra la restaurazione dell'indipendenza delle nazioni e la libera scelta del proprio governo da parte di ciascuna di esse. Nello stesso momento Churchill e Roosevelt, a Teheran, accettano come frontiera orientale della Polonia la linea Curzon. È una misura che implica un ampio spostamento del territorio polacco verso ovest, a detrimento di milioni di tedeschi che dovranno essere espulsi, il che comporta la stretta dipendenza della futura Polonia nei confronti dell'Urss.
A quel punto, il resto della storia è già scritto. L'avanzata militare sovietica all'ovest rende inevitabile anche quella parte della storia che non è stata stabilita in anticipo. L'insolubile problema che oppone il governo Mikolajczik a Stalin è risolta sul campo nell'agosto 1944. Al termine d'una rapida avanzata, l'Armata Rossa giunge sino a un sobborgo di Varsavia, sulla riva destra della Vistola. Allo stesso momento, il governo polacco di Londra decide d'affermare il suo diritto: con le sue unità militari clandestine, fa scoppiare l'insurrezione a Varsavia. Ma il dramma è che per vincere di fronte alle truppe tedesche ha bisogno d'una mano dell'Armata sovietica, accampata sull'altra sponda del fiume. E questa non si muove. Il 2 ottobre, assiste da lontano alla capitolazione dell'Esercito nazionale polacco e alla distruzione della città vecchia a Varsavia. In dicembre, il Comitato di liberazione nazionale della Polonia, formato a Lublino su iniziativa dei russi, si trasforma in governo provvisorio del paese, subito riconosciuto da Mosca A Jalta, nel febbraio 1945, Churchill e Roosevelt riescono a ottenere da Stalin soltanto la partecipazione dei polacchi di Londra a questo governo provvisorio: è una "unione nazionale" fittizia, che non resisterà molto tempo alla situazione sul campo.
All'epoca però nessuno si preoccupa di questo trionfo della forza sul diritto, che corona una guerra combattuta in nome del diritto contro la forza. L'idea comunista segna in quegli anni il culmine del secolo, trionfando contemporaneamente nei fatti e nei pensieri».
In questa ricostruzione e in questa interpretazione, vi sarebbe molto da dire su un punto importante, quello relativo alla ormai tradizionale versione della «impreparazione militare» delle democrazie rispetto a Hitler, nel settembre del 1939.
Che si tratti di una leggenda, lo hanno fatto notare solo pochi storici controcorrente, ad esempio Franco Bandini che, nel suo studio «Tecnica della sconfitta», ha mostrato come specialmente la Gran Bretagna non fosse affatto impreparata e, anzi, Churchill avesse freddamente deciso di provocare una guerra contro la Germania entro il 1939-40, vale a dire prima che questa riuscisse a surclassare la flotta inglese, ricalcando la politica inglese del 1914.
Se, poi, gli scopi di guerra degli Alleati erano il ripristino del diritto internazionale, della libertà di navigazione e di commercio, del diritto all'autodecisione dei popoli, secondo lo schema contenuto nella Carta Atlantica firmata da Churchill e Roosevelt il 14 agosto 1941 (allorché gli Stati Uniti d'America, fatto degno di nota, non erano ancora in stato di guerra né contro il Giappone, né contro l'Asse), come si spiega il fatto che, nel 1945, metà dell'Europa venne gettata, senza batter ciglio, sotto il tallone di un sistema totalitario quale non si era mai visto in qualsiasi epoca della storia moderna, eccezion fatta per il solo nazismo?
Si dice che, quando ebbe notizia dello sfondamento delle proprie forze corazzate sul Volga e dell'accerchiamento della VI Armata Tedesca, prodromo della decisiva vittoria di Stalingrado, il dittatore sovietico si sia abbandonato ad uno dei suoi rarissimi momenti di sincerità: adesso il gioco era fatto, nessuno gli avrebbe mai più domandato di rendere conto dei suoi crimini: né delle stragi di massa della collettivizzazione forzata, né delle Grandi Purghe, né del patto coi nazisti del 23 agosto 1939, preludio alla spartizione della Polonia, né delle esecuzioni di parecchie migliaia di ufficiali polacchi nella foresta di Katyn. 
E nemmeno di quelli che si accingeva a compiere: la cacciata di milioni di Tedeschi dalle province orientali del Reich; la vile dichiarazione di guerra al Giappone, già prostrato militarmente e sconvolto dalle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki; l'instaurazione di ferree dittature comuniste sui Paesi dell'Europa centro-orientale; la deportazione di intere popolazioni «infedeli», come i Tartari di Crimea e o i Cosacchi del Kuban; l'incitamento alla Corea del Nord affinché scatenasse una offensiva contro la Corea del Sud, rischiando - niente di meno - di precipitare una terza guerra mondiale fin dal 1950.
La storia non processa i vincitori, ma gli sconfitti. Questo sapeva Stalin; e questo sapevano anche Churchill e Roosevelt. 
Il primo, autore della distruzione sistematica delle città tedesche mediante bombardamenti aerei terroristici di proporzioni apocalittiche e militarmente ingiustificati (Amburgo, Dresda, ecc.), che volle la seconda guerra mondiale per il miope ed egoistico disegno di preservare l'impero coloniale britannico, che invece la Gran Bretagna dovette liquidare poco dopo la fine della guerra (l'India ottenne l'indipendenza già nel 1947, sia pure fatalmente mutilata dalla secessione del Pakistan, ultimo colpo di coda del colonialismo inglese).
Il secondo, che si era fatto eleggere dai suoi connazionali promettendo di tenerli fuori dalla guerra, mentre fece di tutto per trascinare il suo Paese nel conflitto a sostegno della Gran Bretagna, l'antica madrepatria; e che riuscì perfettamente a creare la leggenda di un'America costretta a intervenire controvoglia, ma decisa a battersi disinteressatamente per il trionfo della libertà e della giustizia, mentre fin dall'immediato dopoguerra non esitò a servirsi delle cause più discutibili, prima fra tutte quella sionista, pur di affermare l'egemonia mondiale americana e per porre l'intero pianeta sotto la tutela della bandiera a stelle e strisce e dei finanzieri di Wall Street.
Proprio gli stessi che - vale la pena di sottolinearlo -, provocando la crisi economica del 1929, avevano avuto una responsabilità così grande nell'avvento del nazismo e, quindi, nelle vicende che avevano portato allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Quanta ipocrisia nella versione ufficiale circa le cause e gli scopi della seconda guerra mondiale, rinnovata ad ogni anno con le trionfalistiche celebrazioni dell'anniversario del «D-day» (6 giugno 1944), ossia dello sbarco angloamericano in Normandia!
Un solo esempio in proposito: gli storici della Vulgata liberaldemocratica si guardano bene dal ricordare che, nei primi giorni dopo quello sbarco, che segnava l'inizio della conquista e del successivo dominio americano sull'Europa, buona parte delle popolazioni francesi nelle retrovie del teatro di operazioni si auguravano la vittoria tedesca e speravano ardentemente che le forze d'invasione venissero rigettata nelle acque della Manica.
Ma queste cose, solo pochi storici controcorrente, come David Irving, hanno avuto il coraggio di dirle; e hanno pagato un prezzo molto salato per averle affermate, e sia pure sulla base di una documentazione inoppugnabile.
Altro che tramonto delle ideologie!
L'Europa e il mondo non hanno mai vissuto all'ombra di una cappa ideologica pesante come quella che regna oggi, dopo la fine della «guerra fredda»: il Pensiero Unico della democrazia liberale e del capitalismo trionfante.



martedì 2 giugno 2020

Ecco i criminali piu' potenti al mondo


Ecco i criminali piu' potenti al mondo, e che decidono delle vostre vite

Da
ilgiornaledellasera


Questi criminali SI SONO INVENTATI “ L’11 SETTEMBRE ” E IL TERRORISMO anche come pretesto per conquistare il medio oriente. CON LA SCUSA DELLA " PACE " IL GOVERNO AMERICANO ESPORTA SOLO GUERRA E SANGUE .

A QUESTO PUNTO I CAPI DEI GOVERNI CHE VENGONO ATTACCATI, SI TROVANO ALLE STRETTE ED HANNO 2 STRADE DA SCEGLIERE :

SPESSO QUESTE RIVOLTE SI CONCLUDONO CON LA MORTE DEI CAPI DI STATO , COME IN IRAQ E LIBIA per fare un esempio .

SUCCESSIVAMENTE ALLA CONQUISTA DEL PAESE DA PARTE DEI POTERI FORTI, INCOMINCIA UN VERO E PROPRIO SCIACALLAGGIO TRAMITE IL PIU’ GRANDE SPECULATORE DEL MONDO ----- GEORGE SOROS ----- UN MULTIMILIARDARIO AMERICANO .
Infatti con queste operazioni finanziarie speculative loro comprano anche molte industrie statali a prezzi stracciati .

QUINDI L’ AMERICA, CON LA SCUSA DELLA " PACE ", delle armi chimiche (quasi sempre inesistenti nei paesi del medio oriente che ha attaccato) E DEI GOVERNI DITTATORI, INTERVIENE, FACENDO LA GUERRA AL GOVERNO INSIEME AI RIBELLI, magari UCCIDENDO IL LORO CAPO E CONQUISTANDO IL PAESE :

Per loro e’ come giocare, e con il loro gioco sono responsabili delle morti di milioni di persone tra cui molti bambini .
MOLTI AMERICANI STANNO PRENDENDO COSCIENZA DEL LORO GOVERNO CRIMINALE, che si e' inventato il terrorismo, l'11 settembre e altro ... PER MOVIMENTARSI NEL MONDO E ESPORTARE LA FINTA " PACE " CHE NON E' ALTRO CHE GUERRA che gli serve per conquistare i paesi e la loro ricchezza portando le loro multinazionale e la loro dittatura economica che in alcuni paesi al mondo non esiste ... purtroppo per loro ...

Esattamente quello che sta’ avvenendo in Europa con la destabilizzazione dell’euro --- GUERRA FINANZIARIA ---
infatti questi hanno scommesso sulla caduta della moneta europea e STANNO FACENDO QUINDI ATTACCHI SPECULATIVI soprattutto tramite edge funds (fondi speculativi) AI DANNI DEI PAESI DEL SUD EUROPA PIU’ DEBOLI FINANZIARIAMENTE, come la Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia .
Questa guerra portera’ la distruzione totale della sovranita’ degli stati dell’ue con la loro conquista …

CI CREDETE O NO CHE LE CRISI SONO SISTEMATICAMENTE CREATE PER FARE SPECULAZIONI FINANZIARIE COME QUESTA IN EUROPA ?!

I NOSTRI POLITICI piu’ importanti HANNO RAPPORTI CON LE LORO BANCHE AFFILIATE DELLA FED – BANCHE COME LA –GOLDMAN SACHS – JP MORGAN … PRATICAMENTE LAVORANO PER LORO e hanno venduta quasi l’intera Italia a questi criminali, figuriamoci nelle mani in cui ci troviamo …
QUINDI QUESTI POTENTI DEL MONDO OPERANO TRAMITE GEORGE SOROS, uno speculatore finanziario multimiliardario, americano che lavora per le banche americane piu' importanti al mondo .
SOROS HA FINANZIATO ANCHE LA PROPAGANDA ELETTORALE DI OBAMA, L’ ATTUALE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI , QUESTO LA DICE TUTTA … Soros incomincio’ a speculare anche in Italia dal 1992, destabilizzandola con operazioni agli edge founds (fondi speculativi) facendo svalutare la lira del 30 % con l'aiuto della nostra classe politica che si e' venduta gia' dagli anni 80 ...
L’ITALIA DETIENE IL RECORD IN EUROPA DELLE AZIENDE PRIVATIZZATE , INFATTI MOLTE BANCHE E SOCIETA' PIU’ IMPORTANTI LE POSSIEDONO LA FAMIGLIA DEI ROTHSCHILD E ROCKEFELLER .

Soros ha fondato da anni la NED (National Endowment for Democracy) e’ una fondazione privata senza scopo di lucro dedicata alla crescita e il rafforzamento delle istituzioni democratiche in tutto il mondo ed ogni anno supporta circa 1000 progetti di gruppi non governativi all’estero in oltre 90 paesi .
FONDAZIONE E’ SENZA SCOPO DI LUCRO ?! CON QUESTA FINANZIANO ------- LE RIVOLUZIONI NEI PAESI ! ----------- VI RENDETE CONTO ?!

Questi criminali possiedono le banche piu’ importanti del mondo e SOPRATTUTTO POSSIEDONO MIGLIAIA DI AZIENDE PIU’ IMPORTANTI DEGLI STATI DI QUASI TUTTO IL MONDO .

LORO ORGANIZZANO I CONGRESSI “ Bilderberg ” MA NON SI ESPONGONO, FANNO PARTECIPARE LE PERSONE CHE FANNO PARTE DEL LORO SISTEMA , INFATTI HANNO CORROTTO POLITICI DI PIU’ DI MEZZO MONDO .
Fanno tutto questo non solo per arricchirsi sempre di piu’, ma per impoverire i paesi stessi, in modo da farli sottomettere ai loro piedi .

Con le loro multinazionali , che sono una vera dittatura, hanno contaminato il cibo nel mondo,infatti usano prodotti con ogm che creano malattie serie e pagano per fare in modo che non compaia scritto sull’etichette …
Manovrano i media piu’potenti al mondo, decidono cosa farci mangiare , cosa farci respirare e di che farmaci abbiamo bisogno … comandano quasi l’intero mondo .

mercoledì 27 maggio 2020

SECONDA GUERRA MONDIALE: I CRIMINI DI GUERRA DEGLI INGLESI E USA


SECONDA GUERRA MONDIALE: I CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATI

Brani tratti da WITNESS TO HISTORY (testimonianza di storia) Michael Walsh)

Fonte: Michael Walsh News Services
             Independent White European International News
         

Durante la Guerra furono sganciate più tonnellate di bombe sulla città di Berlino di quelle sganciate sull’intera Gran Bretagna durante tutta la Guerra. Tutte le città e cittadine tedesche con oltre 50.000 abitanti furono distrutte dal 50 all’80%.
Dresda fu incenerita assieme a 30.000 civili arsi o sepolti fra le rovine.
Amburgo fu totalmente distrutta e 70.000 civili morirono nei modi più orrendi. Mentre Amburgo bruciava, i venti che alimentavano le fiamme alte tre miglia, raggiunsero il doppio della velocità di un uragano superando le 150 miglia all’ora. Alberi con un diametro di 3 piedi (circa 90 centimetri) nelle periferie cittadine furono risucchiati dalla terra dall’innaturale forza di questi venti e scaraventati lontano nell’inferno urbano, e così anche veicoli, uomini, donne….e bambini.
Le fiamme vulcaniche furono scagliate in cielo a 5.000 piedi (circa 1.500 metri), quattro volte l’altezza dell’Empire State Building. I gas che si sprigionarono a quell’altezza causarono reazioni meteorologiche fin nella stratosfera.
Fra il 1940 ed il 1945, 61 città tedesche, con una popolazione totale di 25 milioni di anime, furono distrutte o devastate in una campagna di bombardamento iniziata dal governo inglese.
Una distruzione su tale scala non aveva altro scopo se non quello di uccidere in massa indiscriminatamente quanti più tedeschi era possibile, indipendentemente dal fatto che erano civili. Ciò portò ad un bombardamento di rappresaglia che fece 60.000 inglesi morti e 86.000 feriti.
Il celebre storico e stratega di guerra britannico, Capitano Sir Basil Liddell Hart, dichiarò che con questa strategia si arrivò alla vittoria "mettendo in atto i mezzi bellici più incivili che il mondo conobbe dopo le invasioni dei Mongoli" – The Evolution of Warfare (l’evoluzione della guerra, ndt), Baber & Faber, 1946, pag. 75.
"Fu assolutamente contrario al diritto internazionale" – Primo Ministro Neville Chamberlain.

LA GRAN BRETAGNA PRESE DI MIRA I CIVILI, E NON LA GERMANIA

"Hitler intraprese il bombardamento di obiettivi civili britannici solo con riluttanza, tre mesi dopo che la RAF aveva iniziato a colpire obiettivi civili tedeschi. Hitler sarebbe stato disposto a fermare il massacro in qualsiasi momento. Hitler era veramente ansioso di raggiungere un accordo con la Gran Bretagna mirante a limitare l’azione aerea alle zone di guerra" – J.M. Spaight., CB. CBE. Bombing Vindicated, pag. 47. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione.
"Churchill era ossessionato nel fare intervenire in guerra l’America. Cercò di spaventare Roosevelt con la prospettiva di una veloce vittoria tedesca. Cercò la provocazione, come l’affondamento della nave LUSITANIA nella Prima Guerra Mondiale per provocare l’opinione pubblica americana. Il bombardamento tedesco di civili inglesi poteva portare allo stesso scopo. Ma per settimane tutto era come se i tedeschi non avessero l’intenzione di essere così compiacenti". – The First Casualty, Philip Knightley, Andre Deutsch

I PRIMI ATTACCHI FURONO BRITANNICI

Il primo attacco aereo "di zona" durante la guerra fu effettuato da 134 bombardieri britannici sulla città tedesca di Mannheim, il 16 Dicembre 1940.( Nota del traduttore: l’autore ha dimenticato, per una ignota ragione, che il primo attacco fu effettuato dagli inglesi nel Maggio del 1940 sulla città di Friburgo, provocando morti e danni ma non rilevanti). Lo scopo di questo attacco, come spiegò in seguito il Capo dell’Aviazione Marshall Peirse, era di "concentrare il massimo danno possibile nel centro della città" – The Strategic Air Offensive Against Germany. (H.M. Stationery Office, London, 1961).

L’AMMISSIONE DELL’ALTO COMANDO BRITANNICO

"Poiché avevamo dei dubbi circa l’effetto psicologico della distorsione propagandistica della verità e cioè che eravamo noi che iniziammo l’offensiva del bombardamento strategico (civile), ci siamo astenuti dal dare alla nostra grande decisione dell’11 Maggio 1940 la pubblicità che meritava" – Bombing Vindicated. J.M. Spaight, CB. CBE. Segretario Responsabile al Ministero dell’Aviazione.
"Lo scopo primario di queste incursioni era di pungolare i tedeschi ad intraprendere raid aerei di ritorsione della stessa entità sulla Gran Bretagna. Questi raids avrebbero svegliato una intensa indignazione negli inglesi nei confronti della Germania e creare così una psicosi di guerra senza la quale sarebbe stato impossibile intraprendere una guerra moderna" – Dennis Richards, the Royal Air Force 1939/1945; The Fight at Odds. H.M. Stationery Office.

LA CLASSE DEI LAVORATORI NELL’OBIETTIVO DI UNO STERMINIO DI MASSA

"Condivido in pieno (il bombardamento terroristico). Sono per il bombardamento delle aree industriali delle città tedesche. Sono un sostenitore di Cromwell – credo nello "sterminare in nome di Dio!" – Sir Archibald Sinclair, Segretario d’Aviazione.

LA BANALITÁ DEL MALE SATANICO

"Loro (i Capi dell’Aviazione Britannica) sostenevano che il risultato desiderato, di ridurre la produzione industriale tedesca, verrebbe più prontamente raggiunto se le case degli operai delle fabbriche venissero distrutte. Se gli operai fossero impegnati a seppellire le loro mogli e i loro bambini, possiamo ragionevolmente aspettarci che la produzione scenda" – Advance to Barbarism, F.J.P. Veale; emerito giurista britannico.

DRESDA

"La storia a lungo occultata del peggior massacro della storia del mondo. La devastazione di Dresda nel Febbraio 1945 fu uno di quei crimini contro l’umanità i cui autori sarebbero dovuti essere chiamati in giudizio a Norimberga se quel tribunale non fosse stato snaturato".

Richard. H.S. Crosman, Ministro del Governo Laburista.
"Ho letto le recensioni delle biografie di Sir Arthur Harris con sentimenti contrastanti ed anche la lettera di Robert Kee (8 Luglio).  Il 13 Febbraio 1945 ero ufficiale di rotta su uno dei bombardieri Lancaster che devastarono Dresda. Ricordo bene la riunione informativa del Capitano del nostro gruppo. Ci fu detto che l’Armata Rossa stava spingendosi verso Dresda e che la città sarebbe stata piena di rifugiati e che il centro cittadino sarebbe stato pieno di donne e bambini.

Il nostro obiettivo era la piazza del mercato.

Ricordo che eravamo in un qualche modo turbati ma facemmo come ci fu detto. Bombardammo l’obiettivo come ci era stato ordinato e sulla via del ritorno il nostro radio-marconista intercettò una trasmissione tedesca che accusava la RAF di tattiche terroristiche e che 65.000 civili morirono. Liquidammo ciò come propaganda tedesca.
Non avevamo ancora capito, finché alcune settimane dopo il mio squadrone ricevette una visita dall’Unità Cinematografica Crown che trasmetteva i film della propaganda bellica. Ci fu una riunione informativa beffarda, con una distinta differenza. Lo stesso Capitano del gruppo diceva: "siccome la piazza del mercato sarebbe stata piena di donne e bambini, non avremmo bombardato il centro cittadino per nessuna ragione. L’obiettivo sarebbe stato invece uno snodo ferroviario che portava ad Est di vitale importanza.
Posso categoricamente confermare che l’incursione su Dresda fu una macchia nera nella storia di guerra britannica. Gli avieri del mio squadrone erano convinti che quest’azione malvagia non fu istigata dal nostro rispettabile capo "Butch" Harris (Butch sta per: macellaio, ndt.), ma da Churchill. Ho aspettato 29 anni a dire ciò, e ancora mi tormenta" – A. Williams, Nottingham, the Observer, 8 Agosto 1984.

 BAMBINI MITRAGLIATI

Il mitragliamento a bassa quota delle colonne di rifugiati da parte della caccia americana e inglese era cosa di ordinaria amministrazione: "Si dice che gli animali dello zoo e i gruppi di rifugiati terrorizzati furono mitragliati mentre tentavano di scappare attraverso il Grossen Garten da aerei che volavano a bassa quota e che molti corpi crivellati di colpi vennero ritrovati in seguito in questo parco" – Der Tod von Dresden (la morte di Dresda), Axel Rodenberg, 25 Febbraio 1951.
A Dresda "perfino i resti ammucchiati di una corale di bambini furono mitragliati in una strada che costeggiava un parco" – David Irving, Destruction of Dresden.
Fu usato il fosforo "per via della sua dimostrata capacità di deprimere il morale dei tedeschi" – fonte ufficiale britannica.

 CITAZIONI DELL’EPOCA

"Posso dirvi che la Germania è stata completamente distrutta" – Generale Americano Bradley, Associated Press, Londra, 11 Giugno 1945.
L’offensiva dei bombardamenti terroristici costò la vita di oltre 2 milioni di civili tedeschi. Ne conseguì la totale distruzione di molte fra le più belle e storiche città d’Europa. Costò la vita a 58.888 aviatori della RAF, all’incirca lo stesso numero di ufficiali subalterni britannici durante la Prima Guerra Mondiale.
"Anche gli atti terroristici deliberati e senza senso, contro, ad esempio, Lubecca e Dresda, effettuati dai piloti Alleati, avrebbero dovuto essere soggetti ad indagine e portati davanti ad una corte di giustizia competente" – Generale di Divisione H. Bratt, Esercito Reale Svedese.
"Una nazione che cosparge un’altra di un manto di gas inevitabilmente letali oppure sradica intere città dal pianeta facendo esplodere bombe atomiche, non ha il diritto di giudicare nessuno per crimini di guerra; essa stessa ha già commesso la più grande atrocità, non paragonabile a qualsiasi altra atrocità; ha ucciso, fra indicibili sofferenze, centinaia di migliaia di persone" – Lydio Machado Bandeira de Mello, Dott. Giurista Professore brasiliano di Criminologia; autore di oltre 40 opere di legge/filosofia.
"Per quanto riguarda i crimini contro l’umanità, quei governi che ordinarono la distruzione delle città tedesche, annientando così valori culturali insostituibili e trasformando in torce umane donne e bambini, dovrebbero anch’essi essere trascinati in giudizio" – Hon Jaan Lattik. Statista estone, diplomatico e storico.

 ONORE POSTUMO PER I CIVILI TEDESCHI

"In conclusione, si deve ammettere, non senza un certo disagio, che i veri eroi della storia non sono né i comandanti dell’aviazione e nemmeno i 58.888 ufficiali e avieri del Comando Bombardieri uccisi in battaglia.
Gli eroi furono gli abitanti delle città tedesche sotto attacco; gli uomini, le donne e i bambini che soffrirono stoicamente e continuarono a lavorare fra le rovine in fiamme delle loro case e fabbriche, fintanto che non furono invasi dagli eserciti alleati" – Recensore del London Times sulla Storia Ufficiale Britannica dell’Offensiva Aerea Strategica.
"Non ci sono numeri definitivi sul numero di civili uccisi come conseguenza del bombardamento massiccio, ma 2 milioni dovrebbe essere una cifra attendibile (stima)" – Professor Harry Elmer Barnes, Dottorato in storia americana.
"La città di Kassel subì oltre 300 incursioni aeree, alcune con ondate di 1.000 bombardieri; inglesi di notte e americani di giorno. Quando il 4 Aprile 1945 Kassel si arrese, su una popolazione di 250.000 abitanti, solo 15.000 restarono vivi" – Jack Bell, Chicago Daily News Servizio Estero, Kassel 15 Maggio 1946
"Innumerevoli cittadine e paesi furono rasi al suolo o trasformati in città-fantasma come Wiener Neustadt in Austria. Di quella città, dopo le incursioni aeree, rimasero in piedi solo diciotto case e la sua popolazione fu ridotta DA 45.000 A SOLI 860" – In the Ruins of the Reich, Douglas Botting. George, Allen & Unwin, Londra, 1985

LE ALTRE CITTÁ

Berlino, Amburgo, Dortmund, Essen, Dresda, Francoforte, Norimberga, Dusseldorf, Hannover, Brema, Wuppertal, Vienna, Duisburg, Monaco, Magdeburgo, Lipsia, Mannheim, Stoccarda, Kiel, Gelsenkirchen, Bochum, Aachen, Wuerzburg, Darmstadt, Krefeld, Munster, Moenchen-Gladbach, Braunschweig, Ludwigshafen, Remscheid, Pforzheim, Osnabruck, Magonza, Bielefeld, Giessen, Duren, Solingen, Wilhelmshafen, Karlsruhe, Oberhausen, Heilbronn, Augsburg, Hamm, Knittelfeld, Luneburg, Cuxhaven, Kulmbach, Hagen, Saarbrucken, Friburgo, Graz, Coblenza, Ulm, Bonn, Bremerhaven, Wanne-Eickel, Worms, Lubecca, Schweinfurt, Kleve, Wiener-Neustadt, Wiesbaden, Paderborn, Bocholt, Hanau, Hildesheim, Emden, Siegen, Primasens, Halle, Bayreuth, Kreuznach, Witten, Aschaffenburg, Kaiserlautern, Gladbeck, Dorsten, Innsbruck, Neumunster, Linz, Klagenfurt, Reutlingen, Recklinghausen, Reuel, Regensburg, Homberg, Elmshorn, Wetzler, Villach, Hameln, Konigsburg, Moers, Passau, Solbad Hall i.T., Coburg, Attnang-Puchheim, Friedrichshafen, Francoforte sull’Oder, Danzica,  Chemnitz, Rostock, Schwerte, Plauen, Bad Kreuznach.
A queste vanno aggiunte importanti città italiane come Roma, Milano, Genova, Torino, Napoli, Bolzano.
 Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI
__________________

CRIMINI ALLEATI IMPUNITI

Poco tempo fa mi è capitato fra le mani un mio vecchio libro di lettura di lingua tedesca dal titolo DEUTSCH FUER AUSLAENDER (tedesco per stranieri) scritto da Hermann Kessler edito nel 1970. Rileggendo alcuni brani, a pag.137 e 138 mi sono imbattuto in un racconto che parla della città di Dresda, della sua bellezza e della sua distruzione da parte dell'aviazione "Alleata".
Rileggendolo mi ha colpito e vorrei farlo circolare sia in lingua originale, ossia in tedesco, che con la relativa traduzione in italiano.

DER TOD VON DRESDEN
====================
Die weltberuehmten Schoenheit Dresdens kenne ich nur aus der Kunstgeschichte. Vom Untergang der Stadt haben mit die Ueberlebenden erzaehlt. Ihren Wiederaufbau habe ich mit eigenen Augen gesehen und die Bewohner bewundert, die in der Stadt des Todes mutiger gearbeitet haben als ihre Vorvaeter in der Wildnis des Erzgebirges.
Der Reiz Dresdens ist seine Lage. Die mittelalterliche Stadt war eine natuerliche Festung. Sie wurde um 1500 die Hauptstadt Sachsens. August der Starke, saechsischer Kurfuerst und Koenig von Polen, hat Dresden zu einer der schoensten Staedte Europas gemacht. Die beruehmtesten Baumeister der Zeit arbeiteten in der Stadt. Sie schufen den zierlichen Wunderbau des Zwingers, der einen bezaubernden Festsaal im Freien darstellt und die beruehmten Bruehlschen Terrassen an der Elbe, die man den Balkon Europas nannte.
Der Reichtum der Fuersten fuellte die Schatzkammern des Gruenen Gewoelbes und machte die Gemaeldegalerie der Stadt zu einer der ersten Kunstsammlungen der Welt.
All die Pracht wurde an einem Tag vernichtet.
Der Krieg ging seinem Ende zu. Stroeme von Menschen,Tieren und Wagen flohen aus den deutschen Ostgebieten. Dresden nahm die Fluechtlinge aus Schlesien und dem Suedetenland auf. Jeder freie Raum der Stadt war mit Menschen ueberfuellt. Die Fuhrwerke verstopften Strassen und Plaetze. Alle Gruenflaechen und Parks waren riesige Lager geworden. Die Einwohnerzahl der Stadt hatte sich
verdoppelt. 1.130.000 Menschen draengten sich in der Stadt, als ihr Untergang kam.
Dresden war ohne Verteidigung, die Einwohner ohne Schutz. Der Tod hatte leichtes Spiel. Dreimal schlug er in die hilflose Menge. Der erste Schlag verwandelte die Stadt in ein Feuermeer. Auf zwanzig Millionen Quadratmeter brannte ein Hoellenfeuer. Der Asphalt der Strassen gluehte. Als lebende Fackeln rannten die Menschen durch den Flammensturm, schrien, stuerzten und starben.
Zehntausende retteten sich auf die Gruenflaeche, die wie zwei riesige Inseln im Flammenmeer lagen.
Diese Stellen traf der zweite Angriff. Jede Bombe war ein Volltreffer auf wehrlose Menschen und Tiere.
Der dritte Schlag richtete sich gegen die Fluechtenden auf den Landstrassen. Er war der blutigste. Ueber 250.000 Tote kostete der Tag, viel mehr als die Atombombe auf Japan.
Wochenlang sammelte man die Toten in der Stadt. Als sie zu einer Gefahr fuer die Lebenden wurden, musste man sie zu Tausenden auf dem Markt verbrennen. Ein kleiner Huegel bedeckt die Asche von 10.000 Menschen.
"wer das Weinen verlernt hat, lernt es beim Tode Dresdens" sagte der Dichter Gerhart Hauptmann.
Einer der Ueberlebenden, Axel Rodenberger, schrieb ein erschuetterndes Buch "Der Tod von Dresden".
Er schrieb es ohne Hass und klagt niemand an. Er malt das Bild dieses blutigsten Kriegstages, um die Menschheit und ihre Staatsmaenner vor neuen Kriegen und groesseren Leiden in der Zukunft zu warnen.

T R A D U Z I O N E

LA MORTE DI DRESDA

Le celeberrime bellezze di Dresda le ho apprese dalla storia dell'arte. I sopravvissuti mi hanno raccontato lo sfacelo della città.
Ho visto con i miei occhi la sua ricostruzione e ho ammirato i suoi abitanti che, nella città della morte, hanno lavorato più alacramente di quanto fecero i loro antenati nei selvaggi Monti Metalliferi.
L'incanto di Dresda è tutto suo. La città medioevale era una fortezza naturale. Attorno al 1500 fu la capitale della Sassonia. Augusto Il Forte, principe sassone e re di Polonia, trasformò Dresda in una delle città più belle d'Europa.
I più famosi costruttori edili del tempo lavoravano in città.
Essi crearono la meravigliosa costruzione dello Zwinger,che rappresenta un incantevole salone all'aperto e le famose terrazze di Bruehl sull'Elba, denominate balcone d'Europa.
La ricchezza del principe riempì le sale del tesoro della Volta Verde e rese la galleria dei dipinti della città una delle prime raccolte d'arte del mondo. Tutto questo splendore fu distrutto in un sol giorno.
La guerra volgeva al termine. Fiumi di persone, animali ed automezzi fuggivano dai territori tedeschi orientali. Dresda riceveva i rifugiati dalla Slesia e dai Sudeti.
Ogni spazio libero della città era stracolmo di persone.
I mezzi di trasporto intasavano strade e piazze. Tutti gli spazi verdi ed i parchi erano diventati giganteschi accampamenti. Il numero degli abitanti era raddoppiato,1.130.000 persone si accalcavano in città mentre ne arrivava il tramonto.
Dresda era senza difese ed i suoi abitanti senza protezione.
La morte ebbe gioco facile. Per ben tre volte essa colpì nel mezzo della gente indifesa.
Il primo attacco trasformò la città in un mare di fuoco.
In venti milioni di metri quadrati bruciava un fuoco infernale.
L'asfalto delle strade si sciolse. Le persone, trasformate in torce umane, correvano attraverso la tempesta di fiamme,urlavano, cadevano e morivano.
Decine di migliaia si salvarono negli spazi verdi che fungevano da grosse isole nel mare di fiamme.
Queste isole furono raggiunte dal secondo attacco.
Ogni bomba era un preciso centro su gente ed animali inermi. Il terzo attacco venne indirizzato sui fuggitivi sulle strade di campagna. Fu il più sanguinoso. Quel giorno costò più di 250.000 morti, molti di più della bomba atomica sul Giappone.
Per settimane si raccolsero i morti nella città e quando questi rappresentarono una minaccia di malattie per i sopravvissuti, si dovette bruciarli a migliaia sulla piazza del mercato. Una collinetta ricopre le ceneri di 10.000 persone.
"chi ha dimenticato il pianto, lo impara nella Morte di Dresda", disse il poeta Gerhart Hauptmann.
Uno dei sopravvissuti, Axel Rodenberger, scrisse un libro scioccante dal titolo "la Morte di Dresda".
Lo scrisse senza odio e senza incolpare nessuno.
Egli dipinse un quadro di questo sanguinosissimo giorno di guerra per ammonire l'umanità e tutti i capi di Stato da nuove guerre e da nuove sofferenze nel futuro.

Gian Franco SPOTTI
Soragna (Parma)




giovedì 21 maggio 2020

IL VIRUS DELL' OCCUPAZIONE, dell'assedio e delle sanzioni in Asia Occidentale

Nel Nome di Dio
 
Il virus dell'occupazione, dell'assedio e delle sanzioni in Asia Occidentale

di Mohsen Pakparvar (*)
 
La Regione dell’Asia Occidentale nelle corso delle otto ultime decadi è stata testimone di numerosi eventi con conseguenze innegabili sul mondo e l’Europa. Sono gli accadimenti degli ultimi vent’anni tuttavia che hanno lasciato i segni più profondi, dall’invasione dell’Afghanistan con il pretesto di combattere i Talebani e Al Qaeda fino all’occupazione dell’Iraq, dal sorgere dell’ISIS fino alle ondate migratorie di profughi verso i Paesi dell’Asia Occidentale e dell’Europa insieme ad un incremento dell’instabilità e all’allontanamento della prospettiva di pace e prosperità per questa Regione. Tutti questi fatti sono riconducibili alle errate politiche orchestrate dagli Stati Uniti d’America. Il Presidente Trump ammette che 8000 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti nell’Asia Occidentale non hanno portato ad alcun risultato. Immaginiamo che se si fosse speso anche solo un decimo di questa cifra nella promozione di benessere e progresso, non ci sarebbero stati morti, devastazione e sfollamenti.
 
La radice di tutti gli accadimenti della Regione sta nelle politiche USA degli ultimi 70 anni, forgiate da una potente lobby sionista in America, che hanno di fatto reso il mondo suo ostaggio. Il sostegno incondizionato degli Stati Uniti ad Israele in questi ultimi decenni ha causato molte tragedie in Asia Occidentale, tuttora perduranti. In linea con il piano americano denominato ”Patto del secolo” più simile ad un ”Miraggio del secolo”, il Governo occupazionista di Israele ha dichiarato che a breve annetterà al proprio territorio alcune aree della Cisgiordania. Indubbiamente queste azioni illegali che seguono decenni di occupazione, uccisioni e spostamenti forzati di palestinesi, sono in palese violazione delle leggi internazionali e costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza dell’Asia Occidentale. L’oppresso popolo palestinese combatte contemporaneamente il Coronavirus e un ingiusta occupazione, assedi protratti e sanzioni.
 
Negli ultimi settantanni Israele ha commesso atti come la violazione dello ius cogens, lo spostamento di milioni di palestinesi, la creazione di insediamenti nella Cisgiordania, la giudaizzazione di Gerusalemme, la diffusione di menzogne ​​e la creazione di divisioni in Asia occidentale. Non si può non menzionare la terribile situazione di Gaza. Per più di un decennio, il regime israeliano ha minato la sicurezza, il benessere e il sostentamento della popolazione di Gaza, trasformandola nella più grande prigione a cielo aperto del mondo, le cui condizioni sono ora esacerbate dal coronavirus.
 
L'unico governo al mondo che ha aggredito tutti i suoi vicini e continua a farlo è Israele. Mentre questo regime possiede circa 400 testate nucleari e non è membro di alcun trattato di non proliferazione, si trova costantemente a diffondere falsità contro altri paesi e li presenta come una minaccia per il mondo! Gli Stati Uniti oltre a fornire 3,8 miliardi di dollari all'anno in aiuti a Israele, hanno adottato 47 misure contro i palestinesi e a favore di Israele negli ultimi due anni. Mentre il popolo palestinese sta vivendo le peggiori difficoltà a causa del sostegno americano all'occupazione, Washington ha fatto venir meno i finanziamenti all’UNRWA.
 
Nonostante i molteplici sforzi del regime israeliano per consolidare l’invasione dei territori palestinesi ed espandere la sua occupazione, questa usurpazione ha incontrato una forte opposizione da parte delle nazioni e dei governi del mondo e questo stato terroristico non otterrà la legittimità internazionale con la forza o l'intimidazione. Come recentemente annunciato dall'Unione europea, l'annessione della Cisgiordania non ha legittimità e l'Italia, insieme ad altri quattro paesi europei, l'anno scorso l’ha dichiarata illegale. Inoltre, gli organi internazionali di giustizia saranno più attivi nel contrastare le politiche israeliane rispetto al passato. Tra i più recenti casi di questo attivismo si può menzionare l’inchiesta di Fatou Bensouda, capo procuratrice della Corte Penale Internazionale, che ha dichiarato che esistono ragionevoli basi per i palestinesi di rivolgersi all’Aia contro Israele per crimini di guerra.
 
La principale soluzione alla crisi sembra essere quella di ”tenere un referendum nazionale in Palestina", attraverso cui cristiani, musulmani ed ebrei di origine palestinese sceglieranno il tipo di sistema legale di governo e godranno equamente di pari diritti.
Ciò che rimarrà nella memoria delle nazioni è il modo in cui i governi affrontano la crisi più lunga del mondo. I settant'anni di crisi palestinese sono una prova della reazione della comunità internazionale alla più lunga crisi di una regione, con effetti diretti e indiretti in Asia occidentale, in Europa e nel mondo.
 
Il mondo di oggi non accetta che un governo a migliaia di chilometri di distanza decida per un'altra nazione e, peggio ancora, contrariamente alle risoluzioni delle Nazioni Unite doni le terre della Siria (le alture del Golan occupate) e della Palestina, ad un regime con una storia oscura di occupazione e invasione.
 
 La storia insegna un'importante lezione che gli Stati Uniti e Israele non hanno mai imparato: il denaro, la coercizione e l'ipocrisia non impediranno ai popoli di raggiungere i loro diritti inalienabili. La notte della forza, dell'intimidazione e dell'occupazione porterà a una alba luminosa, e questa è la volontà di Dio e l’insegnamento della storia. Un insegnamento che un proverbio persiano richiama: ”O prima o poi, ciò che è sicuro è che accadrà". Il destino della Palestina sarà deciso dal suo popolo e il virus dell'occupazione e della cospirazione contro il popolo di questa antica terra non potrà nulla contro di esso.
 
Cordiali saluti.

(*) Consigliere Diplomatico Pubblico (Stampa) - Ambasciata di I.R. IRAN - Roma- Italia


                                                                                                                                                 



sabato 16 maggio 2020

DECIMA FLOTTIGLIA MAS: rispettata dai nemici, sfregiata in Patria?



Decima Flottiglia MAS: rispettata dai nemici, sfregiata in Patria?





Cercare di dimenticare e modificare la storia a proprio piacimento è un esercizio mentale molto amato in Italia, tant’è che si arrivati a contestare dei gadget, ultimo ma non unico caso, raffiguranti i mezzi e lo stemma della Xa Flottiglia MAS, presenti nel negozio del Museo Navale di La Spezia. Ovviamente “un affronto” del genere non è accettabile in una città Medaglia d’Argento al Valor Militare per la guerra di Liberazione. Peccato che chi ha accusato di vendere materiale fascista e pericoloso per l’ordine democratico, non sia mai che delle tazze raffiguranti un SLC vengano usate per atti sovversivi, probabilmente ha la memoria corta, visto che La Spezia fu la sede della Decima durante la guerra, oltre che le idee confuse. Più semplicemente è in mala fede.
Meglio cercare di dimenticare chi ha combattuto la guerra, preferendo di gran lunga la morte al diventare prigioniero dei britannici. Dei britannici? Sì perché quello che forse non ricorda l’ex sindaco di La Spezia e che la Xa Flottiglia MAS, prima di dividersi in due tronconi tra chi rimase fedele alla Germania e chi al Re, fu un’unità di élite della Regia Marina. I pochi, esclusi ovviamente i sommergibili e in alcune occasioni la flotta di superficie, che effettivamente combatterono la guerra, in maniera non convenzionale andando ad operare direttamente all’interno dei porti nemici.
Non vale la pena forse di ricordare con maggior enfasi quegli italiani che hanno combattuto per una causa, giusta o sbagliata che sia, dando in cambio anche la vita per cercare di cambiare gli equilibri nel Mediterraneo? In un paese normale sarebbe così, ma in Italia si preferisce ricordare altro. È difficile ammettere che la Decima ha lasciato un’eredità tangibile in tutte le forze speciali del mondo, visto che anche i Navy Seals hanno preso molto del loro addestramento e delle loro modalità operative proprio da quei cento uomini che si scontrarono contro due flotte (la Mediterranean Fleet di Alessandria e la Force H di Gibilterra ndr), citando il titolo del libro dell’ammiraglio Virgilio Spigai. Proprio qui è il problema, la furbizia, neanche troppo in realtà, nel provare a chiudere quei simboli tutti nella Decima del comandante Borghese (foto), quella che ha combattuto nella RSI senza compiere grandi operazioni in mare trasformandosi quasi in una forza terrestre. Ma la vera Decima, che ha aveva lo stesso simbolo e le stesse divise, era quella di stanza a La Spezia dal 1938 al 15 marzo 1940 sotto il nome di Ia Flottiglia MAS e che finì la guerra l’8 settembre del 1943 con l’entrata in vigore dell’Armistizio.
I caduti in guerra non meritano di essere ricordati così come i caduti della Resistenza? Non merita forse di essere ricordato un uomo della caratura morale e militare come Licio Visintini (un nome per tutti, ndr)? Oppure il genio del Borghese comandante prima dello Scirè poi del Reparto subacqueo della Decima e, infine, del reparto stesso? Probabilmente no, meritano di essere puniti ad eterna memoria di aver combattuto una guerra, intendendo quella dal 1940 al 1943, dando tutto il possibile per l’Italia. Difficile ricordare lo scetticismo che c’era attorno ai mezzi di assalto nel periodo interbellico, quando i M.A.S. e le mignatte finirono nel dimenticatoio dopo il loro impiego bellico durante la Grande guerra. Fino alla guerra in Etiopia e alla seguente frattura nei rapporti italo-britannici fu questo il loro destino, ma nel 1935 grazie all’inventiva dei tenenti del Genio navale Tesei e Toschi nacque un’arma nuova: il siluro a lenta corsa o maiale che dir si voglia. Se precedentemente non si era sentita la necessità di sviluppare dei mezzi insidiosi capaci di colpire all’interno dei porti, la paura di un conflitto diretto con la Royal Navy, superiore in tutto rispetto alla Regia Marina, fece sì che questi venissero studiati ed implementati. Non solo il SLC, ma anche altre modalità di azione e attrezzature necessarie vennero sviluppate, tra queste il famoso orologio Radiomir della Panerai (che forse a questo punto sarebbe meglio che non venisse più prodotto, in modo tale da non urtare la sensibilità di chi vede nella Decima un manipolo di fascisti).


Finita la guerra in Etiopia e terminate le esercitazioni del 1° Gruppo Sommergibili di stanza proprio a La Spezia, al quale era stato dato il compito di sviluppare i siluri a lenta corsa, i mezzi di assalto tornarono nuovamente nel dimenticatoio, dove rimasero fino al 1939, quando la guerra ormai sembrava certa ed era necessario provare a colpire all’interno dei tre porti principali britannici le forze navali, in modo tale da poter equilibrare la situazione strategica nel Mediterraneo. Ovviamente nel giro di neanche un anno era impossibile mettere a punto i mezzi e addestrare il personale necessario per questo tipo di operazione, ma non per questo non fu possibile mettere in piedi alcune delle missioni più famose della seconda guerra mondiale. Esclusa l’impresa di Alessandria, il 19 dicembre 1941, quando de La Penne, Bianchi, Marceglia, Schergat, Martellotta e Marino danneggiarono in maniera quasi irreparabile le corazzate Queen Elizabeth (foto) e Valiant, oltre alla cisterna Sagona, la Decima non riuscì mai a far pendere l’ago della bilancia dalla parte della Regia Marina. Ma ciò nonostante la paura insinuata nei britannici di poter essere colpiti, in ogni momento e senza nessun preavviso, fece sì che molte delle loro risorse venissero impiegate per aumentare la sicurezza dei porti. Anche facendo questo, però, le loro navi, da guerra come mercantili, erano sempre in pericolo quando ormeggiate in porto o in rada. Non tutte le missioni furono positive, ovviamente, perché molte vennero abortite oppure finirono in malo modo per la Xa Flottiglia MAS, come ad esempio il tentativo di forzare il porto di Malta, nel quale cadde il comandante Moccagatta e il comandante del Reparto di superficie, mitragliati dalla caccia inglese alzatasi dopo l’allarme scattato nel porto, dove Tesei aveva preferito sacrificarsi, facendo esplodere la carica esplosiva del suo maiale per cercare di creare una breccia nelle ostruzioni portuali. A La Valletta, il 26 luglio 1941, si consumò una tragedia per la Decima, ma questo non fece perdere d’animo i superstiti, i quali seppero dare prova del loro valore, più che del loro onore, in tutte le missioni che seguirono.
Infatti proprio la successiva missione, del 20 settembre, svolta contro il porto di Gibilterra diede i primi frutti della lotta contro il porto dove era ormeggiata la Force H di Somerville, quella che con le sue portaerei creava le maggiori difficoltà alla flotta italiana. Gibilterra, però, era un bersaglio “classico” della Decima tant’è che prima di giungere ad un risultato soddisfacente, si dovette attendere la quarta operazione contro la città britannica in territorio spagnolo. Le prime tre non avevano dato risultati soddisfacenti, per quanto riguardava affondamenti, ma avevano dimostrato, specialmente la seconda, che era possibile entrare nel porto di Gibilterra. Infatti Birindelli e Paccagnini arrivarono a pochi metri dalla corazzata Barham, non riuscendo però a minarla e finendo per essere scoperti e fatti prigionieri dagli inglesi. Ma nella quarta operazione finalmente tre piroscafi mercantili vennero messi fuori uso, colpendo gli inglesi nel porto più lontano dall’Italia, trasportando, anche in questa occasione, i siluri a lenta corsa con il sommergibile Scirè comandato da Borghese, lo stesso che porterà gli operatori fuori il porto di Alessandria nella missione sopra accennata.


Però questo non basta, così sembra, a ricordare questi uomini con il rispetto dovuto. Forse aggiungendoci quanto fatto ad Algeciras potrebbe dare l’aiuto definitivo. Perché nella città spagnola, situata di fronte alla rocca di Gibilterra, vennero creati due avamposti importantissimi per le operazioni. Il primo fu villa Carmela, situata nella zona nord del golfo di Gibilterra, dove Antonio Ramognino insieme alla moglie presero in affitto questa villa da dove, aiutati dagli agenti del Servizio Informazioni Segrete (S.I.S.), immagazzinarono il materiale che veniva spedito da La Spezia, necessario per le operazioni compiute con gli uomini “Gamma” nella rada di Gibilterra. L’altro avamposto fu l’Olterra un vecchio piroscafo italiano che era stato internato dalle autorità spagnole nel momento dell’ingresso in guerra dell’Italia. Lì sempre da La Spezia vennero inviati alcuni operatori della Decima, comandanti da Licio Visintini, sotto mentite spoglie, perché questi per non destare sospetti né agli spagnoli né ai britannici furono imbarcati sul piroscafo italiano come marittimi (della Marina Mercantile, ndr). Lì la squadra di Visintini lavorò al fine di costruire nella stiva dell’Olterra sia un’officina in grado di montare i SLC, che sarebbero giunti in maniera clandestina smontati in casse, sia un varco nello scafo del piroscafo, in modo tale che la stiva potesse essere messa in contatto con il mare. Dall’Olterra partirono, tra la fine del 1942 al agosto 1943, tre missioni, di cui le ultime due vittoriose che portarono all’affondamento di sei piroscafi. Nella prima di queste però tre operatori, tra cui Visintini caddero colpiti dalle cariche di profondità sganciate dalle motovedette, due finirono prigionieri e solo uno tornò alla base. Prima di partire, Visintini scrisse sul suo diario queste parole: “Partiremo e combatteremo nel nome della civiltà eterna di Roma e di quei figli che ne sono degni e che lottano e soffrono mutilati nella famiglia e delle case. E se Dio vorrà proteggerci, il nostro successo per sé stesso sarà un’eloquente risposta a ciò che la tronfia grandezza inglese esercita barbaramente e comodamente. Noi piccolissimi vogliamo colpirvi audacemente nel cuore e in ciò che costituisce il vostro maggior orgoglio. E attendiamo da questo gesto che il mondo si decida una buona volta a comprendere di che stoffa sono gli italiani”.
Il mondo comprese di che stoffa fossero gli italiani, specialmente i britannici perché, questi, nel momento in cui riemersero i corpi di Visintini e Magro, decisero di dar loro sepoltura in mare. Non è tutto, perché Lionel Crabb, comandante del Servizio di sicurezza subacquea di Gibilterra, e Bill Bailey acquistarono una corona di fiori e due bandiere del Regno d’Italia da gettare in mare insieme ai corpi.
Un gesto che fa capire quale fosse la stima degli inglesi nei confronti di tutti gli uomini della Xa Flottiglia MAS, stima che anche oggi è molto forte, anche vedendo il numero di pubblicazioni sull’argomento. In Italia, invece, nonostante ci sia una rivalutazione di questi uomini, specialmente con gli ultimi studi effettuati, questa rimane legata solo agli storici navali o agli appassionati di questa parte di storia. La speranza è che si riesca prima o poi a costruire una memoria collettiva sulla seconda guerra mondiale in generale, uscendo dagli schemi dettati dalla più becera distinzione politica. Questo permetterebbe di fare grandi passi avanti nella ricerca storica e darebbe un ricordo più rispettoso dei quanti si batterono per mantenere fede al giuramento fatto all’ITALIA.



domenica 10 maggio 2020

fase 2 Fase iniziale del Baratro ?

Fase 2 o Fase iniziale del Baratro ?

Ancora una volta la retorica ed i discorsi prolissi si riconfermano gli elementi di spicco dell’eristica democratica; che la Fase 2 sarebbe stata soltanto una vittoria di Pirro ce l’aspettavamo ma che il guascone dalla pochette sempre abbinata ed il riportino tirato a lucido ci donasse ancora una volta uno spettacolo pietoso di autocelebrazione e supercazzole questo proprio non riusciamo a mandarlo giù. I circa 20 minuti di discorso del nostro Premier sono stati un mix, di auto-erotismo, retorica spicciola ed indicazioni imprecise capziose ed equivocabili. Siamo pronti a scommettere che chiunque di voi si sia confrontato con i propri amici e parenti sui social o per telefono abbia avuto la stessa percezione, le disposizioni sulla fantomatica Fase 2 non possono che lasciarci soltanto con ulteriori dubbi su ciò che sia consentito e ciò che invece resta proibito, l’idea è che non cambi molto.
Forse qualcuno di noi avrà almeno la possibilità di riabbracciare i propri cari che non vivono sotto il proprio stesso tetto a patto però che abitino vicino, che non siate in troppi, che abbia un salone di almeno 50 metri quadri per stare larghi, che non ci andiate correndo (altrimenti diventa jogging e dovrete procedere da soli), che indossiate la mascherina i guanti e possibilmente una tuta NBC e che in macchina vi mettiate uno alla guida uno nei posti dietro ed il terzo nel bagagliaio, gli altri a piedi.
Il contenuto del vuoto discorso che sostanzialmente sentenzia la conferma della nostra segregazione, è basato su dati falsi e tendenziosi, o per meglio dire, mal interpretati e mal spiegati. Se da questi dati si prende coscienza del fatto che la metà[1] dei decessi sia stato rilevato nelle famose RSA che invece di operare da fortini di sicurezza per le fasce più deboli hanno rappresentato dunque camere mortuarie  istituzionalizzate, e se si prende coscienza che la metà dei decessi sono avvenuti in Lombardia[2], capite bene allora come diventi veramente difficile non incazzarsi visto che milioni di cittadini, di qualsiasi regione e di qualsiasi età o stato di salute , sono costretti alla segregazione da questo stato di psico-polizia.
Speriamo appaia ormai evidente che dietro il comportamento “piacionico” del nostro premier – per dirla alla Proietti – si scorge la totale inconsistenza ed incapacità di un governo che, non essendo in grado di prendersi le proprie responsabilità politiche, delega agli ennesimi tecnici sconosciuti al grande pubblico ma soprattutto eletti da nessuno! Se prima dell’inizio dell’era Coronavirus intendevano il governo tecnico in quanto composto da freddi economisti alla Mario Monti i quali furono investiti dal potere  di dirigere il paese assolutamente eludendo la volontà popolare ed imponendo manovre economiche impopolari e antinazionali, ora invece ci ritroviamo questa commissione speciale (non si poteva riutilizzare la vecchia terminologia, c’è bisogno di altra semantica) di virologi, ingegneri sociali e tecnici vari, che sembrano dettare il bello e cattivo tempo su tutto il paese, eludendo il parlamento e quindi legiferando in direttissima.
Anche sforzandoci di considerare in buona fede Conte, il governo, e la commissione speciale,  e ammettendo la possibile impreparazione di fronte a situazioni problematiche e delicate per cui fino allo scorso anno non si avevano a disposizione paradigmi operativi preesistenti, veramente non riusciamo a capire per quale ragione non si riconoscano gli errori fatti fino ad ora e si continuino a montare mezze verità su mezze bugie; la cosa che poi  ci risulta allucinante è  il fatto che non vengano minimamente tenuti in considerazione quei numerosi professionisti (vi consigliamo a tal riguardo vivamente il servizio montato da Radio Radio sul parere del dottor Shiva[3]) oscurati dalla stampa mainstream che in questo periodo stanno proponendo delle riflessioni sull’utilizzo dell’eparina[4] o altre cure come indicato dal professore Sandro Giannini[5], in alternativa alla strategia medievale[6] del lock-down imposta dalla cultura scientifica egemone e che trova in Italia una forte applicazione  nell’attesa dell’avvento (chissà, da dove proverrà?!) di un miracoloso quanto mai discutibile vaccino.
Al netto delle evidenti contraddizioni che hanno caratterizzato fino ad ora questa quarantena, e al netto di quelle che verranno, riteniamo razionalmente inutile il lock-down confermato fino al 18 maggio e oltre. Nessun incitamento all’illegalità criminale ma di sicuro alla disobbedienza consapevole e civile[7]. Continuare a tumularsi in casa aggraverà ulteriormente la già destabilizzata tenuta psicologica dell’individuo e della società stessa, martellata da quasi due mesi da una propaganda terroristica. Mantenere il regime carcerario finora attuato oltre a predisporci psicologicamente al possibile contagio, ci fiacca il morale, la motivazione e la volontà di potenza 8. In questi momenti di forte psico-repressione ricordiamoci di Platone, per cui l’uomo che ha imparato ad autogovernarsi non ha bisogno della legge esteriore, perché la ha già dentro di sé. Dopo quasi due mesi di propaganda asfissiante anche il più stolto di noi conosce l’abc del distanziamento sociale… mettiamolo in pratica! Per il semplice fatto che purtroppo oggi è un gesto di rispetto e di attenzione nei confronti del prossimo, soprattutto dei più deboli, ma non può e non deve essere una misura auto-castrante e auto-liberticida. Chi può evada dalla dittatura della solitudine imposta, chi può riallacci i legami comunitari e metta in pratica tecniche di resistenza consone al momento storico.

martedì 5 maggio 2020

I GIORNI DEL TRADIMENTO

I giorni del tradimento

Da
Franca Poli
Ogni popolo ha conosciuto durante la sua storia, vittorie e sconfitte, ma è proprio nelle difficoltà, nella sorte più avversa, che cittadini, comandanti e soldati cementano la loro unità e danno battaglia fino all’ultimo respiro per difendere l’onore e la dignità del Paese. Anche nelle sfide sportive di fronte a una disfatta ci si batte per il punto della bandiera, in Italia invece dopo l’8 settembre ’43 si verificò qualcosa di pazzesco, vergognoso che risulta incredibile ancora oggi. Oramai è risaputo, per chi vuole saperlo, che il tracollo dell’esercito e la ignominiosa fuga che seguì non avvennero certo per salvare il paese dai tedeschi, quella scelta così infelice fu conseguenza della incapacità e della vigliaccheria di chi volle non solo salvare la pelle, ma sopravvivere alla guerra come classe dirigente.
Mussolini era il solo nemico da abbattere e ne avevano l’occasione, il solo unico e vero rivoluzionario che aveva cambiato il paese dalle fondamenta in una lenta e radicale metamorfosi del sistema che avrebbe distrutto quelle categorie, quelle lobbyes come le chiamiamo oggi, che da lui erano state colpite e che avrebbero lentamente trovato la fine. La vecchia casta si era così sottratta all’oneroso impegno di combattere e avrebbe avuto la possibilità di ridare vita, con l’appoggio degli alleati, a quel sistema liberal-capitalista che Mussolini aveva messo sotto scacco durante gli anni del suo governo, attuando le riforme sociali e del lavoro, combattendo duramente mafia e massoneria.
Mentendo a tutti, Italiani, Tedeschi e Alleati, il Re ebbe così il tempo di organizzare indisturbato la fuga insieme alla sua corte di vigliacchi. Indimenticabile è la corsa all’imbarco sulla corvetta “Baionetta” che doveva portare in salvo fino a Brindisi “l’allegra comitiva dei satrapi”, ma sulla quale riuscirono a salire a spintoni, in quello che ironicamente venne definito “l’assalto alla baionetta”, solo parte dei ministri e dignitari presenti al porto di Ortona. Gli altri rimasti a terra, fra grida e insulti verso il Re e Badoglio, cercarono poi di svignarsela abbandonando le loro cose sul molo, questa fuga gettò nel panico e nel caos più completo non solo l’esercito, ma l’intera nazione.
Quei generali che in buonafede, pensavano di compiere il loro dovere eseguendo gli ordini del Re e del nuovo capo del governo e che, in quelle ore di confusione totale, morirono combattendo contro i tedeschi, non seppero mai che la loro morte non fu gradita da nessuno.
Basti ricordare l’inutile sacrificio di tante giovani vite che avvenne a Cefalonia e a Corfù tra il 24 e il 25 settembre 1943. Soldati italiani che sono stati anch’essi, per anni, volutamente dimenticati dalla storia perché rappresentavano una scomoda verità e cioè che, in rispetto a ordini precisi del governo e del Re, animati dai valori trasmessi da vent’anni di fascismo, si batterono pensando di salvare l’onore d’Italia, mentre invece il re era fuggito e non combatteva con loro. I soldati della divisione Acqui risultarono penalizzati anche dopo la guerra, infatti non ricevettero certo gli onori che sono stati tributati ai Partigiani in Patria. A tal riguardo ebbe a dire Indro Montanelli delle due resistenze: “Una quotata in borsa come tale perché avvallata dai partiti politici, l’altra esclusa dal listino dei titoli, perché quelli, a cui si intestava la Patria e la Nazione, erano ormai scaduti”
Va inoltre smentito il dogma tanto caro all’ “ideologia resistenziale”, secondo cui i sopravvissuti al massacro di Cefalonia, si riversarono verso i primi nuclei partigiani. In realtà, molti di loro, una volta resisi conto del tradimento perpetrato anche alle loro spalle aderirono al contrario alla Repubblica Sociale.
Ricordiamo uno su tutti Mario Merlini, originario della provincia di Cremona, volontario pluridecorato nella guerra d’Etiopia e nella guerra di Spagna, rimessosi dalle ferite partecipò con onore anche alla campagna di Russia. L’8 settembre lo sorprese a Cefalonia, sopravvissuto miracolosamente e resosi conto che la responsabilità morale del massacro era da attribuire all’ignavia e alla viltà della congrega badogliana, partecipò attivamente a varie operazioni con la RSI fino al 25 aprile ’45. In quei giorni, gravemente ferito, fu ricoverato in ospedale, il 30 dello stesso mese, nonostante fosse oramai morente, fu prelevato dai partigiani, trascinato in piazza e vigliaccamente finito a raffiche di mitra.
Il generale Carboni, pensando di rispettare il suo giuramento fatto alla monarchia, fu il solo a difendere a Roma dopo la fuga del regnante e del suo seguito, per 48 ore riuscì a tenere impegnati i Tedeschi in una strenua difesa della città. In seguito quando capì cosa fosse veramente successo, deluso e amareggiato ebbe a scrivere “gli Italiani non hanno ancora compreso cosa sia stata la fuga di Pescara, presi e frastornati come si sono trovati dalla massiccia propaganda monarchica e badogliana, sviluppatasi indisturbata poiché in essa parecchie correnti politiche hanno potuto pescare elementi di tornaconto partitico. Molti credono ancora che Badoglio e il Re, la mattina dell’8 settembre 1943, siano scappati soltanto per rendere operante l’armistizio”
Un altro vergognoso avvenimento fu la resa incondizionata della Regia Marina. In “trent’anni di vita italiana” di Pietro Caporilli si legge “L’aspetto più mortificante della resa italiana fu la consegna della flotta al domicilio del nemico(…) giacché è tradizione di tutte le marine del mondo di affondare la propria nave ma mai di consegnarla al nemico e meno ancora portargliela a casa!”
Il mattino del 10 settembre, le navi dislocate a Taranto raggiunsero Malta, dove l’ammiraglio italiano Da Zara comandante della nostra flotta, seguendo gli ordini ricevuti da Badoglio, si arrese presentandosi all’ammiraglio Cunningham nella fortezza britannica. Nei giorni successivi furono seguiti dalla corazzata Giulio Cesare e da altre unità minori e ausiliarie salpate dai porti dell’Adriatico. Contemporaneamente le torpediniere e le corvette del Tirreno andarono nel porto di Palermo, occupato dagli statunitensi.
Uno degli episodi più tragici conseguenti al tradimento del re fu l’affondamento, da parte di bombardieri tedeschi, della corazzata Roma, avvenuto al largo della costa sarda, mentre si andava a consegnare agli alleati. La triste vicenda portò alla morte 1393 uomini.
Parlerò in altri appuntamenti dei Marinai che invece scelsero di proseguire la guerra a fianco dei Tedeschi.
Carlo Fecia di Cossato, medaglia d’Oro, asso dei sommergibilisti atlantici, eroe coraggioso, pur con grande difficoltà aveva obbedito agli ordini e non aveva esitato ad attaccare l’alleato del giorno prima. In pochi mesi, con l’evolversi degli eventi, vide crollare tutte le certezze per cui aveva combattuto e dopo aver scritto una penosa lettera alla madre, in cui si coglie la drammaticità di quanto gli era successo, si tolse la vita.
“(…) da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della nostra Marina, a cui mi ero rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare (…) Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato…”. La sua tomba si trova a Bologna.
All’alba dell’8 settembre 1943 la Marina allineava sei corazzate, otto incrociatori, quattordici cacciatorpediniere, quattro torpediniere, una nave appoggio aerei, diciannove corvette, trentadue motosiluranti, numerose dragamine e unità ausiliarie. L’aviazione comprendeva 266 caccia, 154 bombardieri e 313 velivoli dei servizi ausiliari, tutti in piena efficienza.
L’esercito dislocava uomini sul territorio nazionale, nelle isole dell’Egeo, in Grecia a Creta, in Albania, Montenegro, Slovenia, Dalmazia e Francia.
In definitiva, comprendendo tutti gli addetti ai servizi, quasi due milioni di uomini fra forze d’aria, di terra e di mare, quarantotto ore più tardi di questa imponente organizzazione non restava nulla. Il Re e Badoglio, senza vergogna, passando dalla parte del nemico, avevano compiuto un tremendo voltafaccia e avevano trasformato un intero esercito in traditori scatenando l’ira di Hitler.
Kesserling, il feldmaresciallo tedesco dichiarò: “il governo italiano, nel concludere alle nostre spalle l’armistizio con il nemico, ha commesso il più infame dei tradimenti(…) Le truppe italiane dovranno essere invitate a proseguire la lotta al nostro fianco appellandosi al loro onore, altrimenti dovranno essere disarmate senza alcun riguardo(…) Non vi è clemenza per i traditori!”
La smobilitazione dell’esercito italiano avvenne dunque all’insegna del tradimento. Furono circa 600.000 i soldati che vennero fatti prigionieri dai Tedeschi e trasferiti via mare e via treno in Germania, in campi di lavoro, dove fu riservato loro un trattamento disciplinare vessatorio. Internati Militari Italiani (italienische Militär-Internierte – IMI) fu il nome dato dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati.
in quelle ore di angoscia e vergogna, che gruppi di giovani e meno giovani, decisi a difendere la loro dignità di italiani e di soldati
in quelle ore di angoscia e vergogna, che gruppi di giovani e meno giovani, decisi a difendere la loro dignità di italiani e di soldati
Vorrei ricordare a tale proposito, attraverso la testimonianza di Andrea Baroni, l’esperienza toccata a Giovannino Guareschi, personaggio divenuto famoso nel dopoguerra per la saga di Peppone e Don Camillo. Andrea Baroni che, alternandosi al colonnello Bernacca, ci ha raccontato per tanti anni le previsioni del tempo, lo ricorda come compagno di prigionia. Racconta che ricevevano acqua calda al mattino. Poi una sbobba di rape (la domenica fiocchi d’avena) 5 patate lesse e un pezzo di pane. Il cibo era scarso, ma in due anni, con precisione tedesca, non è mai saltata una razione. In quanto ufficiali non erano costretti a lavori forzati, avevano molto tempo libero e, per non oziare, il grande Guareschi pensò di tenere occupati i prigionieri con attività di teatro. Racconta Baroni: “A Sandbostel: Giovanni Guareschi baracca 29, Andrea Baroni baracca 28. Era bravissimo, faceva teatro con i prigionieri. Un giorno lo fermo: “Potrei recitare anche io?”. Mi guarda: “Con questa voce dove vuoi andare? Non ci sono gli altoparlanti a teatro!”
E ‘ ovvio che di fronte alle giustificazioni che ci sono per coloro a cui mancò il coraggio, o che si lasciarono guidare da pavidi comandanti, cresce il valore di quelli che, al contrario, pur potendo aspettare che tutto finisse non lo fecero e scelsero di continuare a combattere a volto scoperto, pronti all’estremo sacrificio, in nome di un sentimento di onore oggi sconosciuto. Fu infatti in quelle ore di angoscia e vergogna, che gruppi di giovani e meno giovani, decisi a difendere la loro dignità di italiani e di soldati, strapparono lo stemma sabaudo dal tricolore e decisero di continuare a combattere per l’ onore d’Italia. Da questi nuclei spontanei, sarebbe sorto l’esercito della Repubblica Sociale Italiana.