lunedì 27 luglio 2026

Rosa Dainelli, l’agente segreto

 

Rosa Dainelli, l’agente segreto di Cuveglio che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fece impazzire gli inglesi in Africa Orientale. (*)

Rosa Dainelli.

Rosa Costanza Dainelli, nata a Cuveglio in Valle il 02 maggio 1901 ha una storia che vale la pena raccontare.Una storia da romanzo rimasta nell’ombra forse perché non era opportuno parlare di elementi legati al SIM, ovvero il Servizio di Informazione Militare del periodo fascista, anche se il suo operato, dettato dalle circostanze belliche, fu rivolto esclusivamente contro l’esercito inglese durante il II conflitto mondiale in Etiopia. Ma partiamo dall’inizio: nata a Cuveglio in Valle il 2 maggio 1901, allevata con una educazione severa e nel culto del dovere, riuscì a studiare e laurearsi in medicina. Nel 1937, per un certo periodo, trovò impegno a Varese negli uffici di Assistenza Sociale, un lavoro non certo di grande profitto e così, nel novembre del 1938, prese la decisione coraggiosa di emigrare in Etiopia da poco conquistata, attratta come molti altri dal miraggio di una vita più fortunata.

Rosa Dainelli in età matura.

Dopo un breve soggiorno ad Asmara, si trasferì ad Addis Abeba. Non passò molto che si scatenò la guerra. In Africa Orientale la resistenza italiana fu assai debole; già nell’aprile 1941 Addis Abeba cadde in mano inglese e il 17 maggio ci fu la resa di Amedeo d’Aosta. Non tutti gli italiani accettarono la sconfitta, parecchi tra militari e civili, sperando in una controffensiva italo-tedesca in Egitto, diedero vita a un movimento di resistenza contro gli inglesi organizzato attorno ad agenti del SIM. Anche Rosa fu tra quelli che non vollero arrendersi. Ad Addis Abeba vivevano 40.000 civili italiani oltre a un numero imprecisato di militari allo sbando e così decise di lasciare il lavoro e di rendersi utile entrando come infermiera volontaria nell’ospedale militare Regina Elena della città ad assistere feriti e malati sempre più numerosi e disperati in quella situazione di confusione che si era venuta a formare. Nelle sue carte si trova una relazione del suo operato a favore dei numerosi italiani, militari e civili. Rosa aprì anche un ambulatorio a casa sua, modesto, ma che dava soccorso a molti indigeni che versavano in misere condizioni, afflitti da piaghe, ulcere e gonfiori. Durante un viaggio nella regione Galla aveva anche riscattato uno schiavo, Woldemariam, figlio di schiavi. In quei mesi Rosa collaborò col Comitato di assistenza sorto ad Addis Abeba. Dinamica e risoluta, trattò più volte con i comandi inglesi e riuscendo spesso ad ottenere revoche o modifiche a dure disposizioni che gravavano sulla provata popolazione italiana. Era però in contatto anche con elementi della resistenza; aveva aderito infatti ai Gruppi Segreti d’Azione.

Una colonna motorizzata italiana in Etiopia.

Quell’attività di resistenza la portò ad azioni pericolose di sabotaggio una delle quali, particolarmente rischiosa, è rimasta nella storia. Fu una missione voluta dal Vice Re, Amedeo d’Aosta che culminò la sera del 16 settembre 1941, quando un boato cupo scosse la città intera: fu distrutto il Deposito d’Artiglieria, si trattava di due milioni di cartucce Fiocchi, preda bellica che gli inglesi pensavano di usare per i loro mitragliatori . Dopo il sabotaggio al deposito d’armi, Rosa e il fratello, già nel mirino dell’Intelligence, non poterono sfuggire all’arresto da parte degli Inglesi, il 7 novembre 1941. Rinchiusa nelle prigioni di Acaki, per cinque giorni fu sottoposta a torture fisiche delle quali ne porterà le ‘stigmate’ tutta la vita. Fu l’unica donna italiana ad essere torturata in Africa. Non cedette. Subì quindi due mesi di segregazione e altri sei di cella. Le torture e la dura detenzione ne minarono gravemente la salute tanto che gli inglesi decisero di trasferirla in isolamento nel campo di concentramento di Dire Daua da dove, sette mesi dopo, nell’estate del 1943, un poco ristabilita, fu rimpatriata su una nave bianca e ricoverata a Firenze. Quando si riprese ritornò al suo paese. Le navi bianche erano quattro piroscafi (Saturnia, Vulcania, Duilio e Giulio Cesare) dipinti di bianco con grandi croci rosse che furono adibite dal governo italiano a riportare dall’Africa Orientale donne, bambini e soldati feriti.

La motonave ‘Saturnia’.

Con una dozzina di viaggi rimpatriarono 50.000 persone che, per vari motivi, vennero accolte freddamente dalle istituzioni e con avversione dalla popolazione. Anche Rosa trovò un clima ostile che peggiorò dopo l’8 settembre. Non aderì al nuovo regime di Salò, ma rimase sgradita alla Resistenza e visse un periodo veramente difficile. Al momento della Liberazione, fu presa e incarcerata nella caserma dei carabinieri di Cuvio. Gli indizi contro di lei però non erano tali da inviarla in campo d’internamento e così fu liberata con il consiglio di allontanarsi. Avvilita attraversò clandestinamente il Tresa ed espatriò in Svizzera. Il suo carattere indomito non la fece perdere d’animo. trovò lavoro a Ginevra nelle Nazioni Unite, addetta al Bureau International de Travail (Ufficio Internazionale del Lavoro). Si dimostrò capace ed efficiente tanto da scalare le gerarchie e diventare funzionaria. Così come aveva fatto in Etiopia, anche in Svizzera la sua indole la portò a prestare soccorsi a molti italiani emigrati, povera gente bisognosa di aiuti materiali e assistenza burocratica, trovando a moltissimi di loro una sistemazione e un lavoro. Nel 1951 il sottosegretario al ministero dell’Africa Orientale Italiana (che cesserà solo nel 1953), gli chiese una relazione sulla sua attività ad Addis Abeba. Si voleva in qualche modo chiarire e liquidare quell’oscuro periodo storico. La compilò, ma andò incontro a una serie di difficoltà e scetticismi da parte di burocrati e militari probabilmente ognuno a salvaguardia del proprio particolare. Tutto ciò non le impedì di ricevere la decorazione al valore militare. Alta, appariscente, elegante, le sue origini non le impedivano di ben figurare nel mondo delle persone che contano e seguirne l’etichetta. Ebbe rapporti con importanti personaggi tra i quali Maria Josè, l’ex regina in esilio a Ginevra, dalla quale tutti gli anni riceveva l’invito a bere il tè nel castello di Merlinge, dove viveva separata dal Re Umberto II. In età avanzata sposò Mathias Giuseppe Martegani, benestante svizzero, di origine italiana, figlio dell’ex vicesindaco di Ginevra. Poco dopo i settant’anni una subdola infezione alle gambe si propagò al corpo portandola alla morte. Era il 17 marzo ’73. Volle essere sepolta al cimitero di Cuveglio, dove ancora riposa.

(*) Fonte: http://curiosonevarese.blogspot.com

L’Africa Orientale Italiana in una illustrazione dell’Istituto Geografico Militare di Firenze del 1936.

domenica 12 luglio 2026

EUROPA KAPUT

 

EUROPA KAPUT

 

Risultati immagini per EUROPA KAPUT IMMAGINI

 

L’Europa è finita..!

Anzi, non è mai incominciata come dimostrato dalla storia di questi ultimi anni e, nuovamente per ultimo, dalla cronaca dei fatti dei migranti della motonave Diciotti.

I trattati e gli accordi disporrebbero che questi migranti dovrebbero essere distribuiti nei vari stati europei e non lasciati, come al solito, a carico della sola Italia che già ne ha accolti negli anni passati a centinaia di migliaia.

Ma i vari capi di stato europei sono però sordi ed assenti, pronti solamente a non assumersi la responsabilità degli accordi sottoscritti ed a dimostrare nei fatti e non solamente a parole, che l’Europa è un tutt’uno omogeneo e solidale ed a fare comunque una resistenza passiva ad oltranza.

Non poteva essere diversamente e noi, inascoltati e derisi dalla massa di parolai acefali e logorroici, lo avevamo detto quando affermavamo che questa Europa delle banche e dei poteri politici nazionali NON poteva funzionare e che quella che avrebbe invece funzionato era quella delle Patrie che nessuno voleva per non abdicare al proprio potere individuale e di cosca.

I fatti ci stanno dando ragione!

Avevamo ragione noi e torto gli altri.

L’Europa delle banche e dei tornaconti privati lascia infatti intatte le differenti valutazioni degli interessi di ciascun stato ed impedisce invece la visione unitaria dell’interesse collettivo dei vari Paesi componenti.

In chiave macroscopica è un poco la ripetizione delle discrasie che si verificano in Italia a causa della eccessivo decentramento tra i vari poteri amministrativi e che si traducono alla fine in malgoverno.

Inoltre il persistere della valorizzazione di interessi particolari e non comuni impedisce di fatto l’amalgama necessaria per la creazione di un’Europa Stato che dovrebbe esser il fine ultimo della confederazione.

Insomma il solito pasticciaccio che privilegia la furbizia all’intelligenza, la disonestà alla correttezza, la buona fede ai secondi fini!

D’altronde con questa classe politica che vive da sempre di questi squallidi mezzucci è quasi impossibile realizzare quell’altra Europa.

E’ come se si pretendesse che un imbianchino dipingesse il cenacolo di Leonardo da Vinci…!!

Non ci resta altro che la denuncia che però, siamo sicuri dato l’ambiente in cui viviamo, Non avrà esito alcuno mentre continuerà il teatrino della presa per i fondelli dei cittadini..!!

Alessandro Mezzano

 


 

sabato 4 luglio 2026

GUERRA CLIMATICA AMERICANA

 


La guerra del clima è già cominciata

L' intervista che segue al Generale Mini è stata realizzata in tempi non sospetti (noi la pubblicammo per la prima volta nel 2012), in essa si parla di cambiamenti climatici, di tsunami e di terremoti e il Gen. Mini non ha nessuna difficoltà ad ammettere nella maniera più chiara che tali eventi possono essere creati artificialmente e che rappresentano ormai l' ultima frontiera degli armamenti delle superpotenze e in special modo degli Stati Uniti.

Ma chi è Fabio Mini ? Sono attendibili le sue parole ?

...Dopo gli studi presso l'Accademia militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino, si è laureato in Scienze strategiche per poi perfezionarsi in scienze umanistiche presso l'Università Lateranense e in Negoziato internazionale presso l'Università di Trieste.

Tra i vari incarichi è stato portavoce del capo di Stato maggiore dell'Esercito italiano e, dal 1993 al 1996, ha svolto la funzione di addetto militare a Pechino. Ha inoltre diretto l'Istituto superiore di stato maggiore interforze (ISSMI). Generale di corpo d'armata, è stato capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa e a partire dal gennaio 2001 ha guidato il Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003 è stato comandante delle operazioni di pace in Kosovo a guida NATO, nell'ambito della missione KFOR.Commentatore di questioni geopolitiche e di strategia militare, scrive per Limes, la Repubblica e l'Espresso, è membro del Comitato Scientifico della rivista Geopolitica ed è autore di diversi libri......... ( fonte: Biografia Fabio Mini Wikipedia )

Dunque l' uomo è tutto fuorché un coglione che non sa pesare le parole o peggio non sa ciò che dice. Mini sa perfettamente cosa dice e sa perfettamente come dirlo. Dobbiamo dunque presumere che quanto è contenuto in questa intervista sia vero, dalla prima parola all' ultima...e francamente è agghiacciante

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Intervistatrice: Buongiorno Generale Fabio Mini, una cortesia si può presentare, per cortesia, da solo: lei di che cosa si occupa e che cosa fa?


Gen. Mini: Beh sono un generale in cosiddetta ausiliaria, noi generali non andiamo mai in pensione: transitiamo dal servizio attivo a uno stato intermedio in cui siamo a disposizione dell'amministrazione e poi passiamo nella Riserva, che comunque sono tutti eufemismi per la pensione quindi sono un generale in pensione e mi occupo di collaborazione e diffusione su temi strategici, scrivo libri, faccio conferenze, do qualche consiglio a qualcuno che non li vuole e che non li vuole comunque ascoltare, ma io ci provo lo stesso, e mi sono impegnato anche un po' nel campo, così, del sostegno umanitario: ho fondato insieme ad amici un'associazione che si chiama Peace Generation.

Intervistatrice: Ecco senta generale quando lei era attivo, mi sembra che sia più attivo anche adesso, ma quando era attivo in che settori soprattutto lavorava dal punto di vista militare?

Gen. Mini: Dal punto di vista militare ho avuto tre grandi branche; una branca è stata quella di interesse, una branca è stata quella della comunicazione: io ho fatto il portavoce del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito così come dello Stato Maggiore della Difesa. La seconda branca è stata quella logistica: mi sono occupato anche di contratti, contrattistica in questa maniera; la terza è quella che mi ha preso più la parte sostanziale della vita operativa è stata quella appunto operativa: ho comandato le unità dei Vespri Siciliani, ho comandato tutti i tipi di unità bersaglieri, vengo dai bersaglieri, e poi ho comandato il contingente internazionale, la forza internazionale di pace in Kosovo, che è KFOR. Ho fatto il Capo di Stato Maggiore della NATO in Sud Europa, quindi ho avuto parecchi incarichi; sono stato in Cina per tre anni come addetto militare, sono stato in America per altri due anni come integrato in una unità americana e così ho avuto moltissime esperienze.

Intervistatrice: C'è un suo articolo molto interessante sul numero di Limes che intitolava "Il clima dell'energia, il tempo che farà, le guerre dei tubi, l'Italia a rischio". Ecco il titolo che lei ha dato è "Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata"; vorrei cominciare con questa frase che lei ha scritto: "la guerra ambientale in qualunque forma è proibita da leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali" e poi sotto c'è scritto: "la guerra ambientale è oggi definita come l'intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale come il clima i fenomeni meteorologici gli equilibri dell'atmosfera della ionosfera della magnetosfera le piattaforme tettoniche etc..., allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche, psicosociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione". Di cosa stiamo parlando, generale? Di cosa stiamo parlando ieri, di cosa stiamo parlando oggi e di cosa stiamo parlando del futuro?

Gen. Mini: Il senso dell'argomento fondamentale è questo, che poi è anche la mia tesi: la guerra è cambiata, cioè non ci possiamo più tenere attaccati al concetto di guerra tradizionale quando c'era uno che sparava contro un altro. E' cambiata non soltanto perchè gli interlocutori della guerra o anche i cointeressati alla guerra sono moltissimi; è cambiato perchè i sistemi d'arma sono cambiati: non ci sono più soltanto fucili o missili adesso ci sono anche altri tipi di arma. Una arma fondamentale che nella guerra moderna o in questa guerra globale ha assunto una rilevanza fondamentale è proprio l'arma psicologica o comunque l'arma dell'influenza che può essere esercitata con tutto quindi l'ambiente inteso come sistema ecologico, nel quale noi viviamo e dal quale noi dipendiamo, è diventato un attore principale, non è soltanto una cornice, è un attore principale della guerra, può essere addirittura un obiettivo ma può essere anche uno strumento e questo è il concetto fondamentale.

Intervistatrice: Ecco senta, io vado sempre avanti con il suo articolo, a pagina 82 lei scrive: "Tutti fingono di credere che le devastanti esplosioni delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki siano state le prime ed ultime della storia militare, eppure tutti sanno che da allora ci sono già state più di 1.000 esplosioni nucleari nel sottosuolo, nelle profondità degli oceani, in superficie e nello spazio e queste possono provocare per esempio degli tsunami". Che cosa voleva dire qui generale?

Gen. Mini: Volevo dire che quando si pensa che un certo sistema d'arma come l'ordigno nucleare, con le leggi con le convenzioni internazionali, è stato limitato è vero che è stato limitato però si sono sviluppate altre utilizzazioni anche dello strumento nucleare ed oltre lo strumento nucleare anche di quello magnetoelettrico.

Intervistatrice: Quindi io posso con le... mi scusi se la interrompo: quindi io posso con un esplosione, un esperimento, creare un sisma anche in qualche modo voluto.

Gen. Mini: Ma assolutamente vero, nel senso che questo non è ormai una fantasia o una illazione, sono cose ormai che sono tecnicamente e scientificamente provate. Quello che manca è la prova che qualcuno deliberatamente lo abbia già fatto, però se si vanno a vedere quali sono le linee di frattura o le faglie che ci sono nella crosta terrestre e si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare e alimentare e provocare addirittura lo tsunami; ma adesso lo tsumani è una forma così che tutti quanti conoscono ma i terremoti in genere possono essere in questo senso...

Intervistatrice: Ecco scusi, io la interrompo sempre perchè... negli ultimi anni io ho fatto delle ricerche e ho sempre visto proprio facendo delle tabelle di raffronto che dove c'erano state delle esplosioni sotterranee, io ho seguito anche alcune esplosioni che venivano fatte dai francesi nel Sahara, poi Mururoa, poi in India e in Pakistan, poi a breve distanza venivano fuori dei terremoti quindi a volte erano sperimentazini quindi si può anche pensare che si possano creare al di là dei terremoti anche dei sisma, anche delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, cioè degli scienziati in questo caso molto bravi ma in negativo possono in qualche modo condizionare l'ambiente e quindi l'economia anche di un Paese.

Gen. Mini: Ma assolutamente sì cioè questa è una capacità tecnica, tecnico operativa, che esiste. Adesso io ripeto non ho prova provata che ci sia stato un cosiddetto esperimento o nucleare o convenzionale che abbia provocato un reale terremoto, però la parte tecnica c'è ed io sono anche abbastanza pessimista dal punto di vista militare perchè in 45 anni di carriera militare in giro per il mondo ne ho viste di tutti i colori su quello che riusciamo a combinare, cosa riesce a combinare la fantasia umana, bene io sono veramente pessimista nel fatto di dire che probabilmente c'è qualcuno che ci ha già provato a fare di queste cose; non so dove non so quando ma certamente non nei casi, io penso e spero, nei casi che lei ha seguito perchè in genere quando si fanno queste operazioni si sa benissimo qual è il danno, la conseguenza che si vuole provocare, e non si vuole certo far risalire all'attore o a colui che lo ha provocato percui se lei ha seguito degli esperimenti che erano già stati preannunciati o annunciati questi probabilmente sono o casuali, le conseguenze sono o casuali oppure non volute. Però chi è che vuole farlo veramente ha la capacità tecnica di farlo, lo può fare.

Intervistatrice: Ecco lei ha citato un esempio molto interessante: negli anni '40 un professore australiano, vuole raccontare questa cosa che lei ha seguito, che faceva questi esperimenti, ai nostri ascoltatori?

Gen. Mini: Mah insomma questo è un professore israeliano che si è messo a fare... era australiano, più che altro neozelandese, faceva questi esperimenti, vedeva quali erano le incidenze di questi fenomeni e si è accorto che si potevano provocare...

Intervistatrice: ...delle onde anomale, no, mi diceva?

Gen. Mini: ...potevano fare delle onde anomale, lui le ha provocate: al largo di Aukland lui ha provocato delle onde anomale, dei piccoli tsunami; in realtà erano soltanto fenomeni di onde che venivano, che montavano per conto proprio, e lui c'è riuscito in maniera controllata in maniera limitata ma c'è riuscito e ci è riuscito talmente bene che poi è sparito per un periodo dalla circolazione ma nel frattempo era stato contattato dagli Stati Uniti i quali sempre da un punto di vista tecnico-scientifico volevano vedere quali erano le possibili applicazioni di questo tipo di nuova, parliamo degli anni '40 subito dopo la guerra, di questa nuova arma in una eventuale difesa o comunque offesa contro un eventuale nemico. Lui sembra che non abbia aderito alla parte militare di questo progetto, sembra, ma ovviamente i dati che lui aveva erano a disposizione di tutti anche perhè lui, quella volta, lavorava in Australia per conto della Università della Neozelanda ma chi gestiva i fondi dati a questo progetto erano Gran Bretagna e Stati Uniti.

Intervistatrice: Senta Gen. Mini lei, nel suo articolo, che tra l'altro posso dirlo a chi ci sta ascoltando, noi stiamo consigliando a tutti di leggerlo, proprio anche a quelli che da anni lavorano su queste cose e molte volte anche incontrando delle diffidenze. Lei parla anche di questo centro in Alaska che conosciamo tutti, HAARP, il quale lavora sulle onde ad alta frequenza, questo è finanziato... e su questo si è sempre pensato che potesse influire sul clima; ecco vogliamo parlare... lei ne parla nel suo articolo.

Gen. Mini: Sì ne parlo perchè in effetti è una di quelle evoluzioni della ricerca sulle onde a bassissima frequenza e altissima frequenza, sono i due estremi, per la loro capacità praticamente di superare gli ostacoli, di non essere influenzati dalla curvatura terrestre, di non essere influenzati da ostacoli di varia natura... è quello quindi di modificare, di poter modificare l'assetto anche atomico delle cose. Bene questi generatori ovviamente di queste onde elettromagnetiche particolari, ovviamente chi è che li gestisce dice che sono per tutt'altra natura che non hanno questo tipo di capacità...

Intervistatrice: ...sì qualcuno diceva che volevano creare una specie di scudo per difendere la terra dal discorso dell'ozono mi pare... c'erano delle motivazioni che nessuno credeva poi tra l'altro...

Gen. Mini: Sì francamente diventano anche poco credibili. Sa che cos'è, mantengono una certa dose di credibilità perchè nessuno sa veramente di che cosa si tratta percui se una fonte autorevole dice, come un governo, dice "no, noi non stiamo facendo questi esperimenti per questo ma lo facciamo per motivi difensivi e non turbiamo, alteriamo l'equilibrio ecologico di nessuno, tutti quanti tendono a crederci; soltanto che negli ultimi 15 - 20 anni ormai questo livello di fiducia sulla parola incomincia a scadere un po' insomma, ecco queste onde elettromagnetiche hanno la capacità di interferire e quindi di addirittura di provocare delle alterazioni meteorologiche focalizzate in determinati punti che poi possono montare per conto proprio...

Intervistatrice: Ecco, Generale Mini, tra l'altro noi abbiamo raccolto negli anni, negli ultimi anni, delle proteste da parte per esempio di Paesi come la Russia, come la Cina ma anche altri Paesi che lamentavano, a parte che anche i russi sanno condizionare molto bene il clima anche loro hanno delle possibilità insomma in questo senso di creare dei fenomeni meteorologici, accusavano proprio che certe situazioni meteorologiche di aridità, di siccità o di eccessiva pioggia o di eccessivo freddo, come sta succedendo adesso in Cina, potessero essere provocate artificialmente; avevano fatto una denuncia nazionale, internazionale, dicendo c'è qualcuno dietro tutta questa operazione per creare problemi alla situazione economica di un paese. Lei che cosa risponde di fronte a questo? Lei non ha le prove però a livello, così, di momento...

Gen. Mini: A livello così di momento proprio di riflessione, di una riflessione....

Intervistatrice: Certo, non è tanto fuori di norma insomma questa cosa...

Gen. Mini: Non è al di fuori della norma, come ripeto, anche questo campo, cioè, è un campo in cui la parte tecnica è molto avanzata; ora quando si parla che, si pensa che il programma Owning the Weather 2015, voglio dire... no 2025 addirittura, è partito nel 1999; oggi siamo nel 2008 quindi sono già passati 10 anni e questo obiettivo di possedere il tempo meteorologico entro il 2025 a fini militari, questo è il programma perchè è finanziato dall'aeronautica militare statunitense non è finanziato da McDonald che vuole vendere gli hamburger, quindi questo è un programma che sta andando avanti e se tanto mi dà tanto, se l'obiettivo finale è al 2025, nel 2008 noi abbiamo già qualche risultato lo dobbiamo avere altrimenti chi è che investe i soldi avrebbe già chiuso i rubinetti dei fondi. Qundi ci sono già adesso delle capacità pratiche che possono essere sfruttate io dubito molto a livello di riflessione che ci sia qualcuno che intenzionalmente stia dirigendo queste armi contro un altro obiettivo. Dubito molto non perchè credo che gli uomini siano buoni, dubito molto che ne abbiano acquisito la capacità, però ho messo anche in evidenza nell'articolo la teoria, ma anche le supposte prove, che uno scienziato tecnico militare americano dà di queste cose e lui, secondo lui, i russi... lui attribuisce ai russi...

Intervistatrice: ...Bearden mi pare...

Gen. Mini: ...esatto sì, ma quello che si può attribuire ai russi si può attribuire agli Stati Uniti in maniera maggiore oggi, perchè gli hanno superati in molti campi, ma si può attribuire anche ai cinesi i quali intanto si stanno organizzando e attrezzando per questo; percui se lui pensa che ci siano stati già negli anni '70 degli episodi di utilizzazione di queste onde elettromagnetiche per produrre puntuali fenomeni atmosferici sul territorio degli Stati Uniti, io penso che se lui, e lui è uno scienziato... tra l'altro scrive dappertutto è accreditato dalla organizzazione degli scienziati americani insomma, non dovrebbe essere un millantatore o un fesso. Percui prendendo anche... facendo la tara a quello che lui dice, dal punto di vista tecnico-scientifico già esiste questa capacità e questa possibilità; speriamo soltanto che non abbiano ancora raggiunto un livello tale, soprattutto di determinazione e dico da un certo punto di vista, di stupidità e cattiveria, da impiegarlo realmente pensando di far fuori un obiettivo o un nemico circoscritto senza allargare i danni ad altri che possono anche non essere nemici e possono anche...

Intervistatrice: ...quindi diciamo, per concludere, noi possiamo concludere con quest'immagine su cui io voglio proprio la sua chiusura: io posso provocare, dal punto di vista climatico, una siccità in un paese quando ho l'intenzione di far, come si può dire, andare via una popolazione che in qualche modo mi possa essere di peso la faccio, non so, diventano dei profughi da un'altra parte perchè in quel Paese ci sono materie prime che m'interessano.

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può...

Intervistatrice: ...questa è una guerra...

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può assolutamente escludere ed è una guerra.

 

 


 

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mercoledì 24 giugno 2026

Il grande fiasco di Donald Trump

 

Iran e Hormuz

Il grande fiasco di Donald Trump

Sono passati oramai tre mesi dall'operazione “Ruggito del Leone”, così chiamata da Netanyahu, cioè l'attacco congiunto e su larga scala contro l'Iran da parte di Stati Uniti e Israele e nessuno degli obiettivi ipotizzati è stato raggiunto.

Il Regime iraniano o teocrazia islamica non è caduto, la popolazione seppure provata dai bombardamenti e dalle distruzioni in buona parte fa quadrato contro gli aggressori, il complesso militare iraniano è solo parzialmente distrutto e lo stretto di Hormuz è ancora bloccato e sotto il quasi totale controllo degli Iraniani.

E' evidente che Trump, su pressione del suo grande amico e alleato Netanyahu, ha effettuato un azzardo, un pericoloso azzardo, del quale molti uomini della sua “Intelligence”, inascoltati, l'avevano messo in guardia.

Adesso è in corso una lunga e complessa trattativa, mediata dalla Repubblica Islamica del Pakistan, che dovrebbe consentire a Trump di uscire più o meno dignitosamente dal pantano persiano nel quale si è cacciato.

Intanto il blocco dello Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del petrolio mondiale e un terzo del gas naturale liquefatto, sta causando una forte carenza di materie prime energetiche, con la conseguenza dell'aumento dei prezzi del greggio, della benzina e delle bollette energetiche di mezzo mondo.

Non solo, da Hormuz transitano anche fertilizzanti, prodotti petroliferi raffinati, elio per i chip e alluminio e questo mette in crisi anche le catene di approvvigionamento dell'industria chimica e dei semiconduttori.

Gli Usa, a loro volta, hanno chiamato l'attacco all'Iran “Furia epica”, ma di epico c'è solo la resistenza della nazione islamica che, pur fiaccato da decenni di sanzioni, resiste alla superpotenza mondiale Usa e al suo alleato israeliano.





sabato 6 giugno 2026

Occupazione in Italia

 


Occupazione in Italia

Ma quella del Governo è vera gloria?

Nei suoi oramai quasi quattro anni del suo Governo la Meloni ha più volte ricordato ed esaltato il crescente numero di occupati registrato in Italia che sono arrivati al 63,4% della popolazione di riferimento (quella compresa nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni).

E' sicuramente positivo che in Italia l'occupazione abbia continuato a crescere, dopo la battuta d'arresto dovuta alla pandemia, ma è una una crescita che andrebbe analizzata per vedere luci e ombre, non solo per sfruttata per propaganda politica.

Intanto bisogna precisare che, nelle periodiche rilevazioni dell'ISTAT, è considerato occupato “la persona che nella settimana di riferimento abbia avuto almeno un'ora di lavoro retribuito”, metodo questo che fa considerare occupati anche coloro che svolgono soltanto lavori molto saltuari o minimi.

Poi per una reale valutazione della crescita occupazionale in Italia è necessario fare l'inevitabile raffronto con le altre Nazioni europee.

Come già scritto, ad aprile 2026 il tasso di occupazione in Italia si è attestato al 63,4% (con un modesto calo dello 0,3% su base annua).

Ebbene con questo 63,4% di occupati l'Italia si colloca agli ultimi posti tra le Nazioni europee, superata persino da Paesi che in passato hanno dovuto superare gravissime crisi.

Questa la classifica europea degli occupati al 31 marzo 2026

Grecia 91,7%

Paesi Bassi 82,4%

Malta 79,8%

Germania 77,7%

Cipro 77,2%

Danimarca 76,6%

Repubblica Ceca 75,7%

Austria 74,6%

Irlanda 74,5%

Lituania 73,8%

Polonia 73,2%

Slovenia 73,0%

Slovacchia 72,6%

Norvegia 69,6%

Francia 69,4%

Finlandia 69,2%

Croazia 68,7%

Svezia 68,5%

Estonia 68,1%

Lussemburgo 68,0%

Belgio 67,3%

Portogallo 65,6%

Ungheria 65,0%

Lettonia 64,8%

ITALIA 63,4%

Romania 62,6%

Bulgaria 53,1%

Spagna 52,4%


Come si vede le uniche nazioni europee che hanno una percentuale di occupati inferiore a quella dell'Italia sono Romania, Bulgaria e Spagna.

La media delle percentuali degli occupati delle 20 Nazioni dell'Area Euro è del 70,9%, quindi l'Italia è al di sotto dell'8,5% di questa media.

Sono diversi i fattori per i quali l'Italia è tutt'ora in fondo alla classifica degli occupati, dal “lavoro femminile”, in Europa le donne che lavorano sono in media circa il 70% mentre nel nostro Paese arrivano si è no al 50%, al problema dei “giovani” il cui tasso di occupazione è tra i più bassi d'Europa.

Infine c'è l'annoso problema del divario tra Nord e Sud, perché se nel settentrione la percentuale di chi lavora si avvicina alla media europea del 70%, al meridione resta ancora solo attorno al 45%.

Come si vede l'occupazione che cresce in Italia è sicuramente un dato certo e positivo, ma il Governo non può limitarsi ad esaltarlo e sfruttarlo propagandisticamente perché, come per i salari e gli stipendi, le altre Nazioni europee corrono, mentre l'Italia arranca.