giovedì 3 settembre 2026

Opera nazionale maternità e infanzia - ONMI

 LEGGI SOCIALI NEL FASCISMO

Opera nazionale maternità e infanzia - ONMI

L'Opera nazionale maternità e infanzia fu istituita con la legge 10 dicembre 1925, n. 2277. Il regolamento di esecuzione alla legge n. 2277 fu approvato con regio decreto 15 aprile 1926, n. 718; modifiche alla legge n. 2277 furono portate con il regio decreto 21 ottobre 1926, n. 1904.
La legge del 1925 pose tra gli scopi prioritari dell'ONMI la diffusione sia nelle famiglie che negli istituti "delle norme e dei metodi scientifici e d'igiene prenatale e infantile [...] anche mediante l'istituzione di ambulatori per la sorveglianza e la cura delle donne gestanti specialmente in riguardo alla sifilide", la lotta alla tubercolosi e la vigilanza su tutte le istituzioni pubbliche e private per l'assistenza e protezione della maternità e dell'infanzia.
La legge si proponeva esplicitamente di "provvedere alla protezione ed assistenza delle gestanti e delle madri bisognose o abbandonate, dei bambini, lattanti e divezzi fino al quinto anno di età, appartenenti a famiglie bisognose che non possono prestar loro tutte le necessarie cure per un razionale allevamento, dei fanciulli fisicamente o psichicamente anormali e dei minori materialmente o moralmente abbandonati", oltre che di quelli traviati o delinquenti fino all'età di diciotto anni compiuti.
Altri scopi dell'ONMI erano incoraggiare il sorgere di scuole teorico-pratiche di puericultura; organizzare, in accordo con amministrazioni provinciali, consorzi antitubercolari provinciali, ufficiali sanitari e autorità scolastiche, l'opera di profilassi antitubercolare dell'infanzia; vigilare sull'applicazione delle disposizioni legislative e regolamentari in vigore per la protezione della maternità e dell'infanzia.
Le federazioni provinciali provvedevano all'esecuzione sul territorio di quanto ordinato dalla sede centrale dell'ONMI di Roma; dirigevano e coordinavano l'attività delle istituzioni di assistenza valendosi di propri ispettori e richiedendo, ove occorresse, l'opera di uffici pubblici e ispettori governativi. Il consiglio della federazione era composto da otto consiglieri e in esso veniva scelta una giunta esecutiva.



A livello locale erano istituiti i comitati comunali. Con la circolare esplicativa del 18 maggio 1926, le prefetture, in attesa della formale costituzione dei comitati comunali, indicarono che l'opera di costituzione e di promozione fosse assunta temporaneamente dai patroni delle locali congregazioni di carità. Nel 1927 in ogni comune l'attuazione dei compiti dell'ONMI fu delegata a un comitato di patronato composto dall'ufficiale sanitario del comune relativo, da un direttore didattico o da un maestro e da un sacerdote affiancati da patroni scelti dal consiglio direttivo della federazione provinciale tra le persone di "indiscussa probità e rettitudine e possibilmente esperte in materia di assistenza materna e infantile"; queste personalità dovevano essere selezionate in modo che ogni comitato di patronato fosse "possibilmente costituito, almeno per un terzo, di signore e signorine laiche e religiose e che di esso, oltre ai membri di diritto [...], facciano parte [...] un medico libero professionista, un magistrato ed un congruo numero di persone dell'uno o dell'altro sesso". I patroni organizzavano l'assistenza alla maternità con ambulatori specializzati; esercitavano la vigilanza igienica, educativa e morale sui ragazzi minori di quattordici anni collocati presso nutrici, allevatori o istituti di assistenza e beneficenza; provvedevano al ricovero e all'educazione di fanciulli abbandonati; denunciavano all'autorità giudiziaria le violazioni della legge sul lavoro delle donne e dei minori.
All'istituzione dell'ONMI seguì la costituzione di organi sanitari e di assistenza materiale quali i consultori pediatrici e ostetrico-ginecologici, i consultori prematrimoniali e matrimoniali, i refettori materni e gli asili nido, i dispensari di dermatologia sociale e i centri medico-psicopedagogici.
Dopo due leggi correttive della normativa precedente (legge 23 giugno 1927, n. 1168 recante concessioni di esenzioni fiscali e tributarie all'ONMI, e legge 5 gennaio 1928, n. 239 relativa alla conversione in legge del r.d.l. 21 ottobre 1926, n. 1904), la nuova legge 13 aprile 1933, n. 298 riorganizzò l'intero ente nazionale secondo le direttive impartite direttamente da Mussolini.
La legge n. 298 del 13 aprile 1933 aggiornò e perfezionò quella del 1925, con l'obiettivo di un più stretto rapporto istituzionale tra le articolazioni territoriali e quelle centrali, imponendo un diretto collegamento tra l'ONMI e il Partito nazionale fascista. Erano membri di diritto del comitato comunale il podestà del comune, che assumeva la carica di presidente, la segretaria del Fascio femminile in qualità di vicepresidente; il segretario del Fascio o un suo delegato, un magistrato o il giudice conciliatore designato dal presidente del Tribunale, l'ufficiale sanitario, il presidente della congregazione di carità e un sacerdote di nomina prefettizia, ma "che avesse cura di anime". Coadiuvavano il comitato i patroni e le patronesse, designati dal presidente del comitato della federazione provinciale in accordo con il presidente del comitato comunale e con gli organi locali del Partito nazionale fascista. A seguito di questa legge i comitati comunali ONMI furono indirizzati a confluire nell'Ente opere assistenziali (EOA). Con la legge n. 298 si accentuò in modo notevole il controllo del PNF e degli organi di partito a esso collegati sui comitati di patronato ONMI, trasformati in organizzazioni paragovernative volte a migliorare le condizioni igieniche, sanitarie e alimentari delle madri e dei bambini di condizioni modeste.
L'ONMI ha cessato di esistere con la legge 23 dicembre 1975, n. 698. Tale legge ha anticipato il d.p.r. 24 luglio 1977, n. 616 sul trasferimento di poteri dallo stato alle regioni e la soppressione di enti tra i quali gli ECA e il loro passaggio ai comuni.
A decorrere dal 1 gennaio 1976 sono state trasferite alle regioni a statuto ordinario e speciale le funzioni amministrative esercitate dall'ONMI previste dall'art. 4 punto 4 del R.D. 24 dicembre 1934, n. 2316, e successive modificazioni, nonché le funzioni di programmazione e d'indirizzo. Sono ugualmente trasferiti alle regioni i poteri di vigilanza e di controllo su tutte le istituzioni pubbliche e private per l'assistenza e protezione della maternità e dell'infanzia. Tali funzioni di controllo erano previste dall'articolo 5 del R.D. 24 dicembre 1934, n. 2316, comprese le funzioni che tale articolo riservava alla tutela e alla vigilanza governativa a norma della legge 17 luglio 1890, n. 6972, e del R.D. 30 dicembre 1923, n. 2841; nonché quelle derivanti dal R.D.L. 8 maggio 1927, n. 798, convertito nella legge 6 dicembre 1928, n. 2838, e relativo regolamento di esecuzione.
Dopo la soppressione, restano attribuite allo stato e vengono esercitate dal ministero della sanità le funzioni di carattere internazionale già esercitate dall'ONMI, mentre le funzioni amministrative relative agli asili nido e ai consultori comunali sono state attribuite ai comuni, che le esercitano in forma singola o associata, ai sensi dell'articolo 118, comma primo, della costituzione della repubblica.
Sempre dopo la soppressione, sono state attribuite alle province tutte le funzioni amministrative già esercitate dai comitati provinciali dell'ONMI, nonché una parte di quelle degli organi centrali.
Le regioni a statuto ordinario, nell'osservanza dei principi fondamentali stabiliti nella legge statale, disciplinano con legge regionale l'esercizio delle funzioni trasferite relativamente alla protezione e all'assistenza alla maternità e infanzia in rapporto ai servizi sanitari e assistenziali esistenti, coordinandole con l'assistenza all'infanzia di cui al r.d.l. 8 maggio 1927, n. 798 convertito nella legge 6 dicembre 1928, n. 2838 e successive modificazioni e integrazioni.
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Fonti normative
- legge 17 luglio 1890, n. 6972 (= l. 6972/1890)
- regio decreto 30 dicembre 1923, n. 2841 (= r.d. 2841/1923)
- legge 10 dicembre 1925, n. 2277 (= l. 2277/1925)
- regio decreto 15 aprile 1926, n. 718 (= r.d. 718/1926)
- regio decreto legge 21 ottobre 1926, n. 1904 (= r.d.l. 1904/1926)
- regio decreto legge 8 maggio 1927, n. 798 (= r.d.l. 798/1927)
- legge 23 giugno 1927, n. 1168 (= l. 1168/1927)
- legge 5 gennaio 1928, n. 239 (= l. 239/1928)
- legge 6 dicembre 1928, n. 2838 (= l. 2838/1928)
- legge 13 aprile 1933, n. 298 (= l. 298/1933)
- regio decreto 24 dicembre 1934, n. 2316 (= r.d. 2316/1934)
- legge 23 dicembre 1975, n. 698 (= l. 698/1975)
- decreto del presidente della repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (= d.p.r. 616/1977)
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(Redazione a cura di Saverio Almini, 2006)

venerdì 21 agosto 2026

Et voilà la legge elettorale porcata!

 


Et voilà la legge elettorale porcata!

Come ampiamente previsto, anche il Governo Meloni ha deciso di cambiare la legge elettorale.

Finora nella storia repubblicana ci sono stati 5 cambi radicali della legge elettorale nazionale, con il passaggio da sistemi proporzionali a sistemi maggioritari o misti.

Adesso, a ridosso delle elezioni politiche del prossimo anno, il Centrodestra al governo ha imposto la sesta radicale modifica, che consiste principalmente nell'assegnazione di un forte numero di seggi in più alla coalizione che raggiungerà il 42% dei voti.

E' una legge elettorale “porcata”, che contraddice lo stesso articolo 48 della Costituzione della Repubblica che recita : “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Ebbene la nuova legge elettorale “Stabilicum” (o “Melonellum”), cancella proprio il voto “eguale” perché di fatto sancisce che ci sarà un voto che vale di meno, quello alla coalizione che non arriverà al 42% dei voti, e un voto che vale di più, quello alla coalizione che avrà raggiunto il 42% e avrà in regalo ben 70 Deputati e 35 Senatori scelti in una apposita lista e senza che nessuno li abbia eletti.

La “nobile” (sic!) motivazione sarebbe quella di garantire la governabilità, cioè la possibilità di avere un Governo stabile e duraturo ma, visto che l'attuale Governo Meloni, eletto con la vecchia legge elettorale, sta per raggiungere il primato di governo più longevo della Repubblica, perché allora questa urgente necessità di cambiare la legge elettorale che pure gli ha garantito il primato di governabilità?

E' chiaro che siamo di fronte alla cosiddetta “mossa del cavallo”, una mossa geniale che dovrebbe permettere al Centrodestra di restare al potere anche se dovesse ottenere più o meno la stessa percentuale di voti che si stima possa raggiungere il Centrosinistra unito (ammesso che sarà unito!).

Il risultato sarà che, considerato che oramai la percentuale degli “astenuti” si avvicina al 50%, la coalizione che vincerà prendendo il 42% dei votanti avrà una maggioranza schiacciante di eletti, mentre in realtà rappresenterà solo il 21-22% dell'intero corpo elettorale, cioè meno di un italiano su quattro.

La nuova legge è una “porcata” anche perché sostanzialmente, malgrado la propaganda del Governo sulla volontà di reintrodurre le giuste “preferenze”, cioè la possibilità per l'elettore di scegliersi i candidati, i capolista saranno comunque “bloccati” e quindi automaticamente eletti, così che i Partiti potranno piazzare al primo posto i loro uomini di fiducia e l'elettore vedrà vanificato il suo diritto di scegliere da chi vuole essere rappresentato, altro punto che fa a pugni con la “libera scelta” prevista dalla Costituzione.

Le opposizioni hanno promesso di fare le barricate per bloccare questa nuova legge elettorale, che però è già stata approvata dalla Camera e senza che ci siano state barricate, a parte qualche chiassosa protesta, e presto lo sarà anche dal Senato.

La tanto decantata democrazia italiana continua quindi ad essere una democrazia “fasulla”, soggetta alla volontà e agli appetiti dei Partiti, nella quale chi riesce ad arraffare il potere poi fa carte false per non perderlo e chi è all'opposizione si batte strenuamente solo per strapparlo a chi ce l'ha, il tutto alla faccia del cosiddetto popolo sovrano.

Popolo costituito dai cittadini alle prese con i loro irrisolti problemi quotidiani, dai Salari e Stipendi tra i più bassi in Europa alle Pensioni povere e da fame, dalla Sanità al collasso alla Sicurezza sempre meno tale, dalla crisi strutturale della Scuola alla mancanza di alloggi, dalle croniche carenze dei Trasporti alle emergenze climatiche.

Popolo quindi deluso e schifato e per questo facilmente preda dei pifferai di turno, vecchi o nuovi, che cavalcano le paure e le preoccupazioni dei cittadini elettori con mirabolanti promesse che poi saranno regolarmente disattese quando, come sempre avviene, i pifferai faranno accordi sopra o sotto banco per avere un posto alla tavola del potere, in modo da assicurarsi comunque le agognate e ben pagate poltrone.

Adriano Rebecchi Martinelli


giovedì 6 agosto 2026

Meloni - Trump

 


Meloni - Trump

C'eravamo tanto amati!

Pensiamo che il titolo della celebre canzone ben si adatti al tormentone politico scoppiato ad inizio estate tra il Presidente Usa Donald Trump e la Premier italiana Giorgia Meloni.

A far deflagrare il caso le immagini della Meloni che parlava animatamente con Trump, con la sua solita gestualità da dura della situazione, non si sa l'argomento ma non era certamente una cosa importante visto che avveniva in piedi in mezzo a persone che andavano e venivano anziché in un luogo riservato.

Le Agenzie di stampa, soprattutto quelle italiane, si erano però buttate su quelle immagini e le avevano immediatamente divulgate per dimostrare che la Meloni aveva “strapazzato” Trump.

A questo punto, avvisato di quanto stavano scrivendo le varie Agenzie, Trump ha rilasciato una bruciante dichiarazione dicendo : “Non ero obbligato a parlarle, mi ha implorato di fare una foto con lei, l'avrei anche non fatta ma mi è dispiaciuto per lei”.

Ovviamente la Meloni ha smentito tutto dicendo che : “Io e l'Italia non imploriamo mai”.

Trump ha allora replicato dicendo : “Era mia grande fan, ma non la voglio”....Giorgia Meloni sta andando male in Italia in termini di popolarità e ora vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi consensi. No, grazie!”

Il seguito è avvenuto prima del vertice Nato ad Ankara in Turchia, quando la Meloni ha fatto trapelare di aver chiesto al Presidente turco Erdogan di “non concedere a Trump dei momenti di ribalta politica”.

Dura la risposta di Trump che ha detto : “Per Meloni serve un ordine restrittivo”.

E' finita così l'illusione della Meloni di fare da “ponte” tra Trump e l'Europa!




lunedì 27 luglio 2026

Rosa Dainelli, l’agente segreto

 

Rosa Dainelli, l’agente segreto di Cuveglio che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fece impazzire gli inglesi in Africa Orientale. (*)

Rosa Dainelli.

Rosa Costanza Dainelli, nata a Cuveglio in Valle il 02 maggio 1901 ha una storia che vale la pena raccontare.Una storia da romanzo rimasta nell’ombra forse perché non era opportuno parlare di elementi legati al SIM, ovvero il Servizio di Informazione Militare del periodo fascista, anche se il suo operato, dettato dalle circostanze belliche, fu rivolto esclusivamente contro l’esercito inglese durante il II conflitto mondiale in Etiopia. Ma partiamo dall’inizio: nata a Cuveglio in Valle il 2 maggio 1901, allevata con una educazione severa e nel culto del dovere, riuscì a studiare e laurearsi in medicina. Nel 1937, per un certo periodo, trovò impegno a Varese negli uffici di Assistenza Sociale, un lavoro non certo di grande profitto e così, nel novembre del 1938, prese la decisione coraggiosa di emigrare in Etiopia da poco conquistata, attratta come molti altri dal miraggio di una vita più fortunata.

Rosa Dainelli in età matura.

Dopo un breve soggiorno ad Asmara, si trasferì ad Addis Abeba. Non passò molto che si scatenò la guerra. In Africa Orientale la resistenza italiana fu assai debole; già nell’aprile 1941 Addis Abeba cadde in mano inglese e il 17 maggio ci fu la resa di Amedeo d’Aosta. Non tutti gli italiani accettarono la sconfitta, parecchi tra militari e civili, sperando in una controffensiva italo-tedesca in Egitto, diedero vita a un movimento di resistenza contro gli inglesi organizzato attorno ad agenti del SIM. Anche Rosa fu tra quelli che non vollero arrendersi. Ad Addis Abeba vivevano 40.000 civili italiani oltre a un numero imprecisato di militari allo sbando e così decise di lasciare il lavoro e di rendersi utile entrando come infermiera volontaria nell’ospedale militare Regina Elena della città ad assistere feriti e malati sempre più numerosi e disperati in quella situazione di confusione che si era venuta a formare. Nelle sue carte si trova una relazione del suo operato a favore dei numerosi italiani, militari e civili. Rosa aprì anche un ambulatorio a casa sua, modesto, ma che dava soccorso a molti indigeni che versavano in misere condizioni, afflitti da piaghe, ulcere e gonfiori. Durante un viaggio nella regione Galla aveva anche riscattato uno schiavo, Woldemariam, figlio di schiavi. In quei mesi Rosa collaborò col Comitato di assistenza sorto ad Addis Abeba. Dinamica e risoluta, trattò più volte con i comandi inglesi e riuscendo spesso ad ottenere revoche o modifiche a dure disposizioni che gravavano sulla provata popolazione italiana. Era però in contatto anche con elementi della resistenza; aveva aderito infatti ai Gruppi Segreti d’Azione.

Una colonna motorizzata italiana in Etiopia.

Quell’attività di resistenza la portò ad azioni pericolose di sabotaggio una delle quali, particolarmente rischiosa, è rimasta nella storia. Fu una missione voluta dal Vice Re, Amedeo d’Aosta che culminò la sera del 16 settembre 1941, quando un boato cupo scosse la città intera: fu distrutto il Deposito d’Artiglieria, si trattava di due milioni di cartucce Fiocchi, preda bellica che gli inglesi pensavano di usare per i loro mitragliatori . Dopo il sabotaggio al deposito d’armi, Rosa e il fratello, già nel mirino dell’Intelligence, non poterono sfuggire all’arresto da parte degli Inglesi, il 7 novembre 1941. Rinchiusa nelle prigioni di Acaki, per cinque giorni fu sottoposta a torture fisiche delle quali ne porterà le ‘stigmate’ tutta la vita. Fu l’unica donna italiana ad essere torturata in Africa. Non cedette. Subì quindi due mesi di segregazione e altri sei di cella. Le torture e la dura detenzione ne minarono gravemente la salute tanto che gli inglesi decisero di trasferirla in isolamento nel campo di concentramento di Dire Daua da dove, sette mesi dopo, nell’estate del 1943, un poco ristabilita, fu rimpatriata su una nave bianca e ricoverata a Firenze. Quando si riprese ritornò al suo paese. Le navi bianche erano quattro piroscafi (Saturnia, Vulcania, Duilio e Giulio Cesare) dipinti di bianco con grandi croci rosse che furono adibite dal governo italiano a riportare dall’Africa Orientale donne, bambini e soldati feriti.

La motonave ‘Saturnia’.

Con una dozzina di viaggi rimpatriarono 50.000 persone che, per vari motivi, vennero accolte freddamente dalle istituzioni e con avversione dalla popolazione. Anche Rosa trovò un clima ostile che peggiorò dopo l’8 settembre. Non aderì al nuovo regime di Salò, ma rimase sgradita alla Resistenza e visse un periodo veramente difficile. Al momento della Liberazione, fu presa e incarcerata nella caserma dei carabinieri di Cuvio. Gli indizi contro di lei però non erano tali da inviarla in campo d’internamento e così fu liberata con il consiglio di allontanarsi. Avvilita attraversò clandestinamente il Tresa ed espatriò in Svizzera. Il suo carattere indomito non la fece perdere d’animo. trovò lavoro a Ginevra nelle Nazioni Unite, addetta al Bureau International de Travail (Ufficio Internazionale del Lavoro). Si dimostrò capace ed efficiente tanto da scalare le gerarchie e diventare funzionaria. Così come aveva fatto in Etiopia, anche in Svizzera la sua indole la portò a prestare soccorsi a molti italiani emigrati, povera gente bisognosa di aiuti materiali e assistenza burocratica, trovando a moltissimi di loro una sistemazione e un lavoro. Nel 1951 il sottosegretario al ministero dell’Africa Orientale Italiana (che cesserà solo nel 1953), gli chiese una relazione sulla sua attività ad Addis Abeba. Si voleva in qualche modo chiarire e liquidare quell’oscuro periodo storico. La compilò, ma andò incontro a una serie di difficoltà e scetticismi da parte di burocrati e militari probabilmente ognuno a salvaguardia del proprio particolare. Tutto ciò non le impedì di ricevere la decorazione al valore militare. Alta, appariscente, elegante, le sue origini non le impedivano di ben figurare nel mondo delle persone che contano e seguirne l’etichetta. Ebbe rapporti con importanti personaggi tra i quali Maria Josè, l’ex regina in esilio a Ginevra, dalla quale tutti gli anni riceveva l’invito a bere il tè nel castello di Merlinge, dove viveva separata dal Re Umberto II. In età avanzata sposò Mathias Giuseppe Martegani, benestante svizzero, di origine italiana, figlio dell’ex vicesindaco di Ginevra. Poco dopo i settant’anni una subdola infezione alle gambe si propagò al corpo portandola alla morte. Era il 17 marzo ’73. Volle essere sepolta al cimitero di Cuveglio, dove ancora riposa.

(*) Fonte: http://curiosonevarese.blogspot.com

L’Africa Orientale Italiana in una illustrazione dell’Istituto Geografico Militare di Firenze del 1936.

domenica 12 luglio 2026

EUROPA KAPUT

 

EUROPA KAPUT

 

Risultati immagini per EUROPA KAPUT IMMAGINI

 

L’Europa è finita..!

Anzi, non è mai incominciata come dimostrato dalla storia di questi ultimi anni e, nuovamente per ultimo, dalla cronaca dei fatti dei migranti della motonave Diciotti.

I trattati e gli accordi disporrebbero che questi migranti dovrebbero essere distribuiti nei vari stati europei e non lasciati, come al solito, a carico della sola Italia che già ne ha accolti negli anni passati a centinaia di migliaia.

Ma i vari capi di stato europei sono però sordi ed assenti, pronti solamente a non assumersi la responsabilità degli accordi sottoscritti ed a dimostrare nei fatti e non solamente a parole, che l’Europa è un tutt’uno omogeneo e solidale ed a fare comunque una resistenza passiva ad oltranza.

Non poteva essere diversamente e noi, inascoltati e derisi dalla massa di parolai acefali e logorroici, lo avevamo detto quando affermavamo che questa Europa delle banche e dei poteri politici nazionali NON poteva funzionare e che quella che avrebbe invece funzionato era quella delle Patrie che nessuno voleva per non abdicare al proprio potere individuale e di cosca.

I fatti ci stanno dando ragione!

Avevamo ragione noi e torto gli altri.

L’Europa delle banche e dei tornaconti privati lascia infatti intatte le differenti valutazioni degli interessi di ciascun stato ed impedisce invece la visione unitaria dell’interesse collettivo dei vari Paesi componenti.

In chiave macroscopica è un poco la ripetizione delle discrasie che si verificano in Italia a causa della eccessivo decentramento tra i vari poteri amministrativi e che si traducono alla fine in malgoverno.

Inoltre il persistere della valorizzazione di interessi particolari e non comuni impedisce di fatto l’amalgama necessaria per la creazione di un’Europa Stato che dovrebbe esser il fine ultimo della confederazione.

Insomma il solito pasticciaccio che privilegia la furbizia all’intelligenza, la disonestà alla correttezza, la buona fede ai secondi fini!

D’altronde con questa classe politica che vive da sempre di questi squallidi mezzucci è quasi impossibile realizzare quell’altra Europa.

E’ come se si pretendesse che un imbianchino dipingesse il cenacolo di Leonardo da Vinci…!!

Non ci resta altro che la denuncia che però, siamo sicuri dato l’ambiente in cui viviamo, Non avrà esito alcuno mentre continuerà il teatrino della presa per i fondelli dei cittadini..!!

Alessandro Mezzano

 


 

sabato 4 luglio 2026

GUERRA CLIMATICA AMERICANA

 


La guerra del clima è già cominciata

L' intervista che segue al Generale Mini è stata realizzata in tempi non sospetti (noi la pubblicammo per la prima volta nel 2012), in essa si parla di cambiamenti climatici, di tsunami e di terremoti e il Gen. Mini non ha nessuna difficoltà ad ammettere nella maniera più chiara che tali eventi possono essere creati artificialmente e che rappresentano ormai l' ultima frontiera degli armamenti delle superpotenze e in special modo degli Stati Uniti.

Ma chi è Fabio Mini ? Sono attendibili le sue parole ?

...Dopo gli studi presso l'Accademia militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino, si è laureato in Scienze strategiche per poi perfezionarsi in scienze umanistiche presso l'Università Lateranense e in Negoziato internazionale presso l'Università di Trieste.

Tra i vari incarichi è stato portavoce del capo di Stato maggiore dell'Esercito italiano e, dal 1993 al 1996, ha svolto la funzione di addetto militare a Pechino. Ha inoltre diretto l'Istituto superiore di stato maggiore interforze (ISSMI). Generale di corpo d'armata, è stato capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa e a partire dal gennaio 2001 ha guidato il Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003 è stato comandante delle operazioni di pace in Kosovo a guida NATO, nell'ambito della missione KFOR.Commentatore di questioni geopolitiche e di strategia militare, scrive per Limes, la Repubblica e l'Espresso, è membro del Comitato Scientifico della rivista Geopolitica ed è autore di diversi libri......... ( fonte: Biografia Fabio Mini Wikipedia )

Dunque l' uomo è tutto fuorché un coglione che non sa pesare le parole o peggio non sa ciò che dice. Mini sa perfettamente cosa dice e sa perfettamente come dirlo. Dobbiamo dunque presumere che quanto è contenuto in questa intervista sia vero, dalla prima parola all' ultima...e francamente è agghiacciante

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Intervistatrice: Buongiorno Generale Fabio Mini, una cortesia si può presentare, per cortesia, da solo: lei di che cosa si occupa e che cosa fa?


Gen. Mini: Beh sono un generale in cosiddetta ausiliaria, noi generali non andiamo mai in pensione: transitiamo dal servizio attivo a uno stato intermedio in cui siamo a disposizione dell'amministrazione e poi passiamo nella Riserva, che comunque sono tutti eufemismi per la pensione quindi sono un generale in pensione e mi occupo di collaborazione e diffusione su temi strategici, scrivo libri, faccio conferenze, do qualche consiglio a qualcuno che non li vuole e che non li vuole comunque ascoltare, ma io ci provo lo stesso, e mi sono impegnato anche un po' nel campo, così, del sostegno umanitario: ho fondato insieme ad amici un'associazione che si chiama Peace Generation.

Intervistatrice: Ecco senta generale quando lei era attivo, mi sembra che sia più attivo anche adesso, ma quando era attivo in che settori soprattutto lavorava dal punto di vista militare?

Gen. Mini: Dal punto di vista militare ho avuto tre grandi branche; una branca è stata quella di interesse, una branca è stata quella della comunicazione: io ho fatto il portavoce del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito così come dello Stato Maggiore della Difesa. La seconda branca è stata quella logistica: mi sono occupato anche di contratti, contrattistica in questa maniera; la terza è quella che mi ha preso più la parte sostanziale della vita operativa è stata quella appunto operativa: ho comandato le unità dei Vespri Siciliani, ho comandato tutti i tipi di unità bersaglieri, vengo dai bersaglieri, e poi ho comandato il contingente internazionale, la forza internazionale di pace in Kosovo, che è KFOR. Ho fatto il Capo di Stato Maggiore della NATO in Sud Europa, quindi ho avuto parecchi incarichi; sono stato in Cina per tre anni come addetto militare, sono stato in America per altri due anni come integrato in una unità americana e così ho avuto moltissime esperienze.

Intervistatrice: C'è un suo articolo molto interessante sul numero di Limes che intitolava "Il clima dell'energia, il tempo che farà, le guerre dei tubi, l'Italia a rischio". Ecco il titolo che lei ha dato è "Owning the weather: la guerra ambientale globale è già cominciata"; vorrei cominciare con questa frase che lei ha scritto: "la guerra ambientale in qualunque forma è proibita da leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali" e poi sotto c'è scritto: "la guerra ambientale è oggi definita come l'intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale come il clima i fenomeni meteorologici gli equilibri dell'atmosfera della ionosfera della magnetosfera le piattaforme tettoniche etc..., allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche, psicosociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione". Di cosa stiamo parlando, generale? Di cosa stiamo parlando ieri, di cosa stiamo parlando oggi e di cosa stiamo parlando del futuro?

Gen. Mini: Il senso dell'argomento fondamentale è questo, che poi è anche la mia tesi: la guerra è cambiata, cioè non ci possiamo più tenere attaccati al concetto di guerra tradizionale quando c'era uno che sparava contro un altro. E' cambiata non soltanto perchè gli interlocutori della guerra o anche i cointeressati alla guerra sono moltissimi; è cambiato perchè i sistemi d'arma sono cambiati: non ci sono più soltanto fucili o missili adesso ci sono anche altri tipi di arma. Una arma fondamentale che nella guerra moderna o in questa guerra globale ha assunto una rilevanza fondamentale è proprio l'arma psicologica o comunque l'arma dell'influenza che può essere esercitata con tutto quindi l'ambiente inteso come sistema ecologico, nel quale noi viviamo e dal quale noi dipendiamo, è diventato un attore principale, non è soltanto una cornice, è un attore principale della guerra, può essere addirittura un obiettivo ma può essere anche uno strumento e questo è il concetto fondamentale.

Intervistatrice: Ecco senta, io vado sempre avanti con il suo articolo, a pagina 82 lei scrive: "Tutti fingono di credere che le devastanti esplosioni delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki siano state le prime ed ultime della storia militare, eppure tutti sanno che da allora ci sono già state più di 1.000 esplosioni nucleari nel sottosuolo, nelle profondità degli oceani, in superficie e nello spazio e queste possono provocare per esempio degli tsunami". Che cosa voleva dire qui generale?

Gen. Mini: Volevo dire che quando si pensa che un certo sistema d'arma come l'ordigno nucleare, con le leggi con le convenzioni internazionali, è stato limitato è vero che è stato limitato però si sono sviluppate altre utilizzazioni anche dello strumento nucleare ed oltre lo strumento nucleare anche di quello magnetoelettrico.

Intervistatrice: Quindi io posso con le... mi scusi se la interrompo: quindi io posso con un esplosione, un esperimento, creare un sisma anche in qualche modo voluto.

Gen. Mini: Ma assolutamente vero, nel senso che questo non è ormai una fantasia o una illazione, sono cose ormai che sono tecnicamente e scientificamente provate. Quello che manca è la prova che qualcuno deliberatamente lo abbia già fatto, però se si vanno a vedere quali sono le linee di frattura o le faglie che ci sono nella crosta terrestre e si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare e alimentare e provocare addirittura lo tsunami; ma adesso lo tsumani è una forma così che tutti quanti conoscono ma i terremoti in genere possono essere in questo senso...

Intervistatrice: Ecco scusi, io la interrompo sempre perchè... negli ultimi anni io ho fatto delle ricerche e ho sempre visto proprio facendo delle tabelle di raffronto che dove c'erano state delle esplosioni sotterranee, io ho seguito anche alcune esplosioni che venivano fatte dai francesi nel Sahara, poi Mururoa, poi in India e in Pakistan, poi a breve distanza venivano fuori dei terremoti quindi a volte erano sperimentazini quindi si può anche pensare che si possano creare al di là dei terremoti anche dei sisma, anche delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, cioè degli scienziati in questo caso molto bravi ma in negativo possono in qualche modo condizionare l'ambiente e quindi l'economia anche di un Paese.

Gen. Mini: Ma assolutamente sì cioè questa è una capacità tecnica, tecnico operativa, che esiste. Adesso io ripeto non ho prova provata che ci sia stato un cosiddetto esperimento o nucleare o convenzionale che abbia provocato un reale terremoto, però la parte tecnica c'è ed io sono anche abbastanza pessimista dal punto di vista militare perchè in 45 anni di carriera militare in giro per il mondo ne ho viste di tutti i colori su quello che riusciamo a combinare, cosa riesce a combinare la fantasia umana, bene io sono veramente pessimista nel fatto di dire che probabilmente c'è qualcuno che ci ha già provato a fare di queste cose; non so dove non so quando ma certamente non nei casi, io penso e spero, nei casi che lei ha seguito perchè in genere quando si fanno queste operazioni si sa benissimo qual è il danno, la conseguenza che si vuole provocare, e non si vuole certo far risalire all'attore o a colui che lo ha provocato percui se lei ha seguito degli esperimenti che erano già stati preannunciati o annunciati questi probabilmente sono o casuali, le conseguenze sono o casuali oppure non volute. Però chi è che vuole farlo veramente ha la capacità tecnica di farlo, lo può fare.

Intervistatrice: Ecco lei ha citato un esempio molto interessante: negli anni '40 un professore australiano, vuole raccontare questa cosa che lei ha seguito, che faceva questi esperimenti, ai nostri ascoltatori?

Gen. Mini: Mah insomma questo è un professore israeliano che si è messo a fare... era australiano, più che altro neozelandese, faceva questi esperimenti, vedeva quali erano le incidenze di questi fenomeni e si è accorto che si potevano provocare...

Intervistatrice: ...delle onde anomale, no, mi diceva?

Gen. Mini: ...potevano fare delle onde anomale, lui le ha provocate: al largo di Aukland lui ha provocato delle onde anomale, dei piccoli tsunami; in realtà erano soltanto fenomeni di onde che venivano, che montavano per conto proprio, e lui c'è riuscito in maniera controllata in maniera limitata ma c'è riuscito e ci è riuscito talmente bene che poi è sparito per un periodo dalla circolazione ma nel frattempo era stato contattato dagli Stati Uniti i quali sempre da un punto di vista tecnico-scientifico volevano vedere quali erano le possibili applicazioni di questo tipo di nuova, parliamo degli anni '40 subito dopo la guerra, di questa nuova arma in una eventuale difesa o comunque offesa contro un eventuale nemico. Lui sembra che non abbia aderito alla parte militare di questo progetto, sembra, ma ovviamente i dati che lui aveva erano a disposizione di tutti anche perhè lui, quella volta, lavorava in Australia per conto della Università della Neozelanda ma chi gestiva i fondi dati a questo progetto erano Gran Bretagna e Stati Uniti.

Intervistatrice: Senta Gen. Mini lei, nel suo articolo, che tra l'altro posso dirlo a chi ci sta ascoltando, noi stiamo consigliando a tutti di leggerlo, proprio anche a quelli che da anni lavorano su queste cose e molte volte anche incontrando delle diffidenze. Lei parla anche di questo centro in Alaska che conosciamo tutti, HAARP, il quale lavora sulle onde ad alta frequenza, questo è finanziato... e su questo si è sempre pensato che potesse influire sul clima; ecco vogliamo parlare... lei ne parla nel suo articolo.

Gen. Mini: Sì ne parlo perchè in effetti è una di quelle evoluzioni della ricerca sulle onde a bassissima frequenza e altissima frequenza, sono i due estremi, per la loro capacità praticamente di superare gli ostacoli, di non essere influenzati dalla curvatura terrestre, di non essere influenzati da ostacoli di varia natura... è quello quindi di modificare, di poter modificare l'assetto anche atomico delle cose. Bene questi generatori ovviamente di queste onde elettromagnetiche particolari, ovviamente chi è che li gestisce dice che sono per tutt'altra natura che non hanno questo tipo di capacità...

Intervistatrice: ...sì qualcuno diceva che volevano creare una specie di scudo per difendere la terra dal discorso dell'ozono mi pare... c'erano delle motivazioni che nessuno credeva poi tra l'altro...

Gen. Mini: Sì francamente diventano anche poco credibili. Sa che cos'è, mantengono una certa dose di credibilità perchè nessuno sa veramente di che cosa si tratta percui se una fonte autorevole dice, come un governo, dice "no, noi non stiamo facendo questi esperimenti per questo ma lo facciamo per motivi difensivi e non turbiamo, alteriamo l'equilibrio ecologico di nessuno, tutti quanti tendono a crederci; soltanto che negli ultimi 15 - 20 anni ormai questo livello di fiducia sulla parola incomincia a scadere un po' insomma, ecco queste onde elettromagnetiche hanno la capacità di interferire e quindi di addirittura di provocare delle alterazioni meteorologiche focalizzate in determinati punti che poi possono montare per conto proprio...

Intervistatrice: Ecco, Generale Mini, tra l'altro noi abbiamo raccolto negli anni, negli ultimi anni, delle proteste da parte per esempio di Paesi come la Russia, come la Cina ma anche altri Paesi che lamentavano, a parte che anche i russi sanno condizionare molto bene il clima anche loro hanno delle possibilità insomma in questo senso di creare dei fenomeni meteorologici, accusavano proprio che certe situazioni meteorologiche di aridità, di siccità o di eccessiva pioggia o di eccessivo freddo, come sta succedendo adesso in Cina, potessero essere provocate artificialmente; avevano fatto una denuncia nazionale, internazionale, dicendo c'è qualcuno dietro tutta questa operazione per creare problemi alla situazione economica di un paese. Lei che cosa risponde di fronte a questo? Lei non ha le prove però a livello, così, di momento...

Gen. Mini: A livello così di momento proprio di riflessione, di una riflessione....

Intervistatrice: Certo, non è tanto fuori di norma insomma questa cosa...

Gen. Mini: Non è al di fuori della norma, come ripeto, anche questo campo, cioè, è un campo in cui la parte tecnica è molto avanzata; ora quando si parla che, si pensa che il programma Owning the Weather 2015, voglio dire... no 2025 addirittura, è partito nel 1999; oggi siamo nel 2008 quindi sono già passati 10 anni e questo obiettivo di possedere il tempo meteorologico entro il 2025 a fini militari, questo è il programma perchè è finanziato dall'aeronautica militare statunitense non è finanziato da McDonald che vuole vendere gli hamburger, quindi questo è un programma che sta andando avanti e se tanto mi dà tanto, se l'obiettivo finale è al 2025, nel 2008 noi abbiamo già qualche risultato lo dobbiamo avere altrimenti chi è che investe i soldi avrebbe già chiuso i rubinetti dei fondi. Qundi ci sono già adesso delle capacità pratiche che possono essere sfruttate io dubito molto a livello di riflessione che ci sia qualcuno che intenzionalmente stia dirigendo queste armi contro un altro obiettivo. Dubito molto non perchè credo che gli uomini siano buoni, dubito molto che ne abbiano acquisito la capacità, però ho messo anche in evidenza nell'articolo la teoria, ma anche le supposte prove, che uno scienziato tecnico militare americano dà di queste cose e lui, secondo lui, i russi... lui attribuisce ai russi...

Intervistatrice: ...Bearden mi pare...

Gen. Mini: ...esatto sì, ma quello che si può attribuire ai russi si può attribuire agli Stati Uniti in maniera maggiore oggi, perchè gli hanno superati in molti campi, ma si può attribuire anche ai cinesi i quali intanto si stanno organizzando e attrezzando per questo; percui se lui pensa che ci siano stati già negli anni '70 degli episodi di utilizzazione di queste onde elettromagnetiche per produrre puntuali fenomeni atmosferici sul territorio degli Stati Uniti, io penso che se lui, e lui è uno scienziato... tra l'altro scrive dappertutto è accreditato dalla organizzazione degli scienziati americani insomma, non dovrebbe essere un millantatore o un fesso. Percui prendendo anche... facendo la tara a quello che lui dice, dal punto di vista tecnico-scientifico già esiste questa capacità e questa possibilità; speriamo soltanto che non abbiano ancora raggiunto un livello tale, soprattutto di determinazione e dico da un certo punto di vista, di stupidità e cattiveria, da impiegarlo realmente pensando di far fuori un obiettivo o un nemico circoscritto senza allargare i danni ad altri che possono anche non essere nemici e possono anche...

Intervistatrice: ...quindi diciamo, per concludere, noi possiamo concludere con quest'immagine su cui io voglio proprio la sua chiusura: io posso provocare, dal punto di vista climatico, una siccità in un paese quando ho l'intenzione di far, come si può dire, andare via una popolazione che in qualche modo mi possa essere di peso la faccio, non so, diventano dei profughi da un'altra parte perchè in quel Paese ci sono materie prime che m'interessano.

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può...

Intervistatrice: ...questa è una guerra...

Gen. Mini: Questo è un fatto che non si può assolutamente escludere ed è una guerra.

 

 


 

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