domenica 22 marzo 2026

L'EROINA di Rimini

L'EROINA DELLA CHE ISPIRO' POUND            




  


SANGUE ITALIANO

La prima pattuglia nemica entra in Rimini da Porta Romana. Il lungo viale dei platani che immette nel sobborgo XX Settembre con sullo sfondo le macerie della bramantesca chiesa della Colonnella, taglia col suo rettilineo cumuli di rottami: tutto è diroccato, lo stadio civico, la chiesa dei Cappuccini, la chiesa di San Giovanni, le case, i palazzi, il convento dei Cappuccini, la chiesa di Santo Spirito. Sul quadrivio della via Flaminia, di dove si dipartono la via nazionale di San Marino, la via dei Trai e la via XX Settembre, dondola un semaforo sospeso lassù a mezz'aria non si sa come, tra le rovine di ogni cosa all'intorno. La pattuglia canadese esita incerta sulla direzione da prendere. Il cielo è solcato dal rombo dei velivoli e delle cannonate che vengono dal mare, dalle colline e dalla parte opposta della città; crepitano in distanza le mitragliatrici, l'aria acre velata di fumo e di polvere. All'intorno, in qualsiasi parte volgano lo sguardo, i Canadesi non scorgono se non calcinacci, non una casa in piedi; le macerie si stendono per chilometri; tutta la superficie di quella che era la vivace, elegante e ricca città adriatica è una sola, immensa, caotica distesa di pietre: a malapena si distinguono i tracciati di quelle che furono le vie principali. Mentre la pattuglia sta per imboccare a caso la via XX Settembre, un'ombra si muove dietro un cumulo di rovine: i Canadesi spianano le armi, pronti a sparare. Non è un'ombra, è una donna, una giovane donna. Ella alza le mani e i Canadesi la circondano. Una granata cade sui ruderi dello stadio sollevando un nugolo di rottami. Il terriccio e la polvere entrano nella bocca e negli occhi. Alla deflagrazione la ragazza è rimasta immobile a braccia levate. Un Canadese le rivolge la parola in un gergo a base di francese. La ragazza si sforza di comprendere e alla fine riesce a capire la domanda del soldato. Costui chiede da che parte si vada per raggiungere la via Emilia. L'interpellata, dopo un'impercettibile incertezza indica con la mano la via dei Trai. Il Canadese si consulta coi compagni e torna a guardare la ragazza. Costei gli fa cenno col braccio invitandolo a seguirla. Il gruppo allora s'incammina. La ragazza, una popolana sui 18 anni, bruna, dalle membra forti, e slanciate, lacera e sporca, cammina spedita. La lunga e diritta via dei Trai conduce in piazza Tripoli, al mare, non all'arco di Augusto e alla Via Emilia. La pattuglia, composta di una ventina di uomini, più due soldati tedeschi prigionieri, procede nel tragico scenario della città morta; i Canadesi tengono i fucili spianati, pronti a far fuoco; i due Tedeschi, al centro dei gruppo, mostrano i segni della lotta nei volti e sulle uniformi, ma camminano marzialmente. La popolana li sbircia, di sfuggita: pare ai Tedeschi che quello sguardo abbia un significato. Quale significato? La giovane riminese continua a camminare, gli alberi che fiancheggiano la via sono diverti, tronchi e fronde ingombrano il passaggio, giacciono sulle macerie delle case. La popolana si volge a guardare i due Tedeschi, i quali questa volta sono loro a sorridere. Ancora pochi passi, poi una tremenda esplosione lancia in aria macerie e persone, avvolgendole in una nube di terriccio, di calcinacci, di informi rottami. Una pausa tragica. Un attimo di terrificante silenzio. Poi il gemito dei feriti. Un uomo poi si raddrizza sulle natiche, si netta il sangue dal volto, si leva in piedi. E' ferito ma salvo. I Canadesi morti in gran parte, sfracellati dallo scoppio. I rimanenti agonizzano. Agonizza anche la popolana, che ha avuto le gambe amputate e il volto ferito dalla formidabile esplosione. L'uomo che fra tutti si è salvato, uno dei soldati tedeschi, si accosta alla moribonda: ella gli sorride con una smorfia e riesce a dire penosamente: «Sapevo che qui esisteva un campo di mine... perché vi aveva lavorato mio fratello... vi ho condotto gli Inglesi perché sono stata violentata da due Australiani... in una casa colonica dove ci eravamo rifugiati... ho seguito questa pattuglia... volevo vendicarmi ... non sapevo come ... la sorte mi ha favorito ... ». L'eroina sta dissanguandosi; il suo volto diventa cadaverico. Il soldato tedesco non può far nulla per lei se non raccoglierne l'ultima parola: «Ho vendicato il mio onore». Il soldato tedesco si china sulla morente e la bacia in fronte. Quando risolleva il capo la giovane eroina è spirata. Questo ci ha raccontato il soldato tedesco dopo aver raggiunto i propri camerati all'altra estremità della città morta. Il soldato, che dopo un anno di soggiorno in Italia si esprime abbastanza bene nella nostra lingua, così ha commentato il suo racconto: «La ragazza non aveva indosso alcuna carta o qualsiasi documento di riconoscimento. Non ho potuto quindi sapere il suo nome». E si è rammaricato, il soldato tedesco, di non averglielo chiesto prima che ella spirasse. Il nome dell'eroina rimarrà sconosciuto forse per sempre, e così la storia di questa guerra ricorderà il leggendario episodio come quello della eroina riminese. Dell'anonima ma fulgida eroina riminese.


venerdì 6 marzo 2026

Appesi al Board

Appesi al Board

Il sempre più delirante Presidente Usa Donald Trump, ha deciso quelli che secondo lui devono essere i nuovi equilibri geopolitici, cioè la nuova architettura del mondo.

Ha così costituito a tambur battente il “Board of Peace” (Asse della Pace) al quale possono aderire i Paesi invitati dallo stesso Trump, i quali per avere il seggio devono versare la quota di un miliardo di dollari (poco meno di un miliardo di euro) e la cui partecipazione può essere accettata o revocata dallo stesso Trump.

Il Board dovrebbe essere una “organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità e a garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”.

Il pretesto per la sua creazione è stato l'iniziativa di pace per Gaza, anche se per la verità nelle otto pagine del documento fondativo la parola Gaza non compare mai.

E' quindi evidente che il Board ha un progetto ben più ambizioso, cioè quello di sostituire o sovrapporsi all'Onu-Organizzazione delle Nazioni Unite - che non ha mai goduto delle simpatie di Trump che l'ha definita “una scala mobile bloccata e capace solo di scrivere parole vuote”.

Sull'incapacità dell'Onu di risolvere le crisi mondiali abbiamo già scritto in passato, spiegando anche qual è il vero limite dell'Onu sul quale tanti svicolano e cioè che le cinque Nazioni vincitrici della Seconda Guerra mondiale hanno il “diritto di veto” e ciascuna di loro può quindi bloccare qualunque risoluzione approvata dalle altre 188 Nazioni.

Infatti, nei decenni l'Onu è stata spesso paralizzata nelle sue decisioni proprio da quel “diritto di veto”, posto volta a volta soprattutto dalle tre principali Nazioni vincitrici e cioè Usa, Russia e Cina.

Adesso Trump, tra un delirio e l'altro, ha deciso di creare una sua Onu personale, nella quale il “diritto di veto” spetterà solo a lui padre fondatore e Capo.

Ovviamente nel Board sono stati invitati quasi tutti i Paesi arabi e orientali che stanno facendo affari con Trump, compresi quelli dove la libertà e la democrazia scarseggiano, è stata invitata Israele di Netanyahu responsabile dei massacri di Gaza, sono stati invitati i Paesi sovranisti come l'Argentina di Milei e l'Ungheria di Orban e sono stati invitati Paesi notoriamente amanti della pace come la Russia di Putin e la Bielorussia di Lukasenko.

Proprio l'equivoca compagnia ha fatto sì che le principali Nazioni europee, seppure invitate, hanno rifiutato di aderire, persino il Regno Unito tradizionale alleato degli Usa.

L'Italia invece ha preso la solita posizione attendista, anche se Trump ha detto che : “Meloni mi ha detto che vuole disperatamente entrare a far parte del mio Board of Peace”.

La Presidente del Consiglio italiana, dopo essersi augurata che a Trump venga assegnato il prossimo Premio Nobel per la Pace (sic!), al momento sta temporeggiando, adducendo problemi di “incompatibilità costituzionale” ma, in realtà, Giorgia Meloni sta valutando come superare le eventuali obiezioni della Presidenza della Repubblica ed il temuto inevitabile passaggio parlamentare che deve approvare l'adesione e, non ultimo, il fatto che entrando nel Board l'Italia si metterebbe ancora una volta in pesante contrasto con le principali Nazioni europee, che hanno già nettamente declinato l'invito di Trump.

Quello che si sta delineando non è un “nuovo ordine mondiale”, ma un “disordine mondiale”, le cui prime vittime saranno gli Ucraini, i Palestinesi, i Groenlandesi, l'Europa e, contrariamente a quello che spera la Meloni, anche l'Italia, perché il mondo rischia di passare dalla padella dell'Onu alla brace del Board of Peace di Trump.


 

Adriano Rebecchi Martinelli




giovedì 12 febbraio 2026

Pierre Drieu La Rochelle

Pierre Drieu La Rochelle

“L’uomo esiste solo nella lotta, l’uomo vive solo se rischia la morte.”
Pierre Drieu La Rochelle

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Nato da una famiglia normanna, piccolo borghese e nazionalista residente nel XVII arrondissement di Parigi e straziata dai problemi coniugali ed economici, Drieu La Rochelle studia alla Scuola Libera di Scienze Politiche (École Libre des Sciences Politiques). È bocciato all’esame finale e, sentendosi preclusa la carriera diplomatica che sognava di intraprendere, pensa per la prima volta al suicidio, tentazione costante durante la sua vita. Nel 1914 parte per il fronte. Esce traumatizzato dalla esperienza della Prima guerra mondiale e ne trae ispirazione per scrivere la raccolta di novelle La comédie de Charleroi che sarà pubblicata nel 1934.
Nel 1917 sposa Colette Jéramec, sorella di André Jéramec, suo migliore amico, dalla quale divorzia nel 1921. Sempre nel 1917 La Nouvelle Revue française pubblica Interrogation, il suo primo libro.
Vicino ai surrealisti ed ai comunisti negli anni 1920, si interessa anche all’Action Française, senza aderire a nessuno di questi movimenti e stringe amicizia con Louis Aragon.
Si fa conoscere, nel 1922, con un saggio Mesure de la France, e pubblica diversi romanzi.
Nel saggio Genève ou Moscou (Ginevra o Mosca), nel 1928, prende posizioni pro-europeiste, che lo portano ad avvicinarsi successivamente ad alcuni ambienti padronali, in particolar modo all’organizzazione Redressement français diretta da Mercier, poi a certe correnti del Partito radicale, alla fine degli anni 1920 e all’inizio degli anni 1930.

Nelle settimane che seguono le manifestazioni anti-parlamentari fasciste del 6 febbraio 1934, collabora alla rivista La Lutte des Jeunes (La Lotta dei Giovani) e si dichiara fascista, vedendo qui una soluzione alla sue proprie contraddizioni e un rimedio a ciò che considera la decadenza materialista delle società moderne. In ottobre pubblica il saggio Socialisme fasciste (Socialismo Fascista e si colloca nel solco del primo socialismo francese, quello di Saint-Simon, Proudhon e Charles Fourier. Questa scelta intellettuale lo conduce ad aderire nel 1936 al Partito Popolare Francese, fondato da Jacques Doriot e a diventare, fino alla sua rottura con il PPF all’inizio del 1939, editorialista della pubblicazione del movimento L’Émancipation Nationale (L’Emancipazione Nazionale). Contemporaneamente redige il suo romanzo più noto, Gilles.

Durante l’occupazione diventa direttore de La Nouvelle Revue française (NRF) e si schiera a favore di una politica di collaborazione con la Germania, che egli spera si metta alla testa di una sorta di “Internazionale fascista”.

A partire dal 1943, disilluso, rivolge le sue preoccupazioni alla storia delle religioni orientali.

Alla liberazione di Parigi nel 1944, rifiutando l’esilio è costretto a nascondersi. Sarà aiutato da alcuni amici, tra cui André Malraux e l’ex moglie Colette Jéramec.

Dopo i due tentativi falliti dell’11 e 12 agosto 1944, il 15 marzo 1945 stacca il tubo del gas e ingerisce una forte dose di fenobarbital.

È considerato uno dei più importanti interpreti, in ambito letterario, di quel cosiddetto “socialismo fascista”, caro a molti intellettuali “di destra” e ben descritto nel saggio Fascismo immenso e rosso dello scomparso giornalista Giano Accame.

 




lunedì 26 gennaio 2026

NEL TEMPO DELL'INGANNO


 

NEL TEMPO DELL'INGANNO UNIVERSALE, DIRE LA VERITA' E' UN ATTO RIVOLUZIONARIO"
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Il piu' grande massacro di tutti i tempi ha un nome: democrazia.
sotto la quale parola si nasconde la voracita' del capitalismo che vuole realizzare attraverso
la strage degli uomini e la catastrofe della civilta' cristiana lo scentifico sfruttamento degli
uomini.    (Mussolini)

sabato 17 gennaio 2026

GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO

 

GLI UOMINI PASSANO, LE IDEE RESTANO



Nel 1929, il crollo della borsa di Wall Street mise in ginocchio tutte le economie occidentali, America, Inghilterra e Germania in testa. Le conseguenze furono drammatiche sia sotto il profilo economico sia sotto l’aspetto sociale: fallimenti a catena di società industriali e commerciali, chiusura di negozi, inflazione alle stelle, disoccupazione di massa, famiglie sul lastrico, fame e povertà diffuse.

L’Italia fu colpita anch’essa dalla crisi ma, a differenza delle nazioni capitaliste, seppe resistere meglio. Vi furono certamente una riduzione dei consumi e una contrazione dei salari (in parte compensati dalla riduzione del costo della vita), ma l’impatto che ebbero sulla vita degli italiani fu tutto sommato marginale e non produsse quei drammi umani che si registrarono negli altri paesi. Questo perché il Regime Fascista aveva da tempo allentato il legame con la finanza attraverso il controllo del sistema bancario, elaborato un vastissimo piano di opere pubbliche e, cosa non secondaria, avviato la costruzione di un inedito Stato Sociale.

Mentre le altre nazioni annaspavano, l’Italia fu trasformata in un immenso cantiere. Si costruivano strade (la prima autostrada al mondo, quella dei laghi, fu realizzata in quegli anni), nuove città e borghi agricoli, edifici pubblici, tribunali, scuole, biblioteche, palestre e asili. L’acqua potabile e l’elettricità furono portate fin nel più sperduto paese (l’acquedotto pugliese è ancora oggi il più esteso d’Europa).

Le opere pubbliche diedero vigore all’economia, agevolando la nascita di nuove imprese e il consolidamento di quelle esistenti a beneficio dell’occupazione che fu mantenuta stabile. Fu un vero boom economico che, a differenza di quello drogato degli anni ’60, basato sull’enorme speculazione edilizia, sull’evasione fiscale e ottenuti con fondi esteri, avvenne con capitali italiani, privati e statali.

L’inflazione fu tenuta sotto controllo attraverso una ferrea politica dei prezzi applicata ai beni di prima necessità.

La campagna del Regime per il grano permise all’Italia di risanare terre incolte, dare lavoro ai contadini e a ridurre la nostra dipendenza dall’estero.

L’autosufficienza energetica con fonti ecologiche e rinnovabili fu perseguita attraverso la costruzione di centrali idroelettriche nell’ambito di un ampio piano di risanamento ambientale che vide la costituzione di grandi parchi e aree verdi (solo a Roma furono piantati migliaia di pini, lamenta la sindaca Raggi).

Purtroppo le sciagurate leggi razziali e la perdita di una guerra più subita che voluta, hanno compromesso l’immagine del Fascismo e fornito un valido pretesto agli economisti liberali e ai sostenitore del potere finanziario per stroncare sul nascere qualunque forma di dibattito che possa portare, sulla base di quanto l’Italia ha saputo realizzare in quegli anni, a un nuovo modello di sviluppo economico e a un nuovo assetto istituzionale basati sui principi di giustizia sociale e democrazia diretta.

Se il Fascismo fosse studiato e non criminalizzato, nella sua storia troveremmo le risposte alla crisi di oggi e le prospettive per il domani.

Il Fascismo è morto con il suo fondatore, ma non le sue idee che sono di una attualità sorprendente.


Per approfondimenti leggi EUROPA RISORGI di Gianfredo Ruggiero. Distribuito da AMAZON.


 





 


 


 
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 


 



 


 


 
 


 


 



 
 
 


 


 


 


 


 
 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


venerdì 9 gennaio 2026

FRASI STORICHE

Frasi storiche


 

Che sfidano la polvere del tempo!

Mussolini:

"La libertà non è un diritto: è un

dovere. Non è una elargizione: è una

conquista. Non è una uguaglianza: è un

privilegio".


Mussolini

(da Gerarchia – aprile 1924):          


"Il popolo non fu mai definito. E' una

entità meramente astratta, come entità

politica. Non si sa dove cominci

esattamente, né dove finisca.

L'aggettivo di sovrano applicato al

popolo è una tragica burla. Il popolo

tutto al più, delega, ma non può certo

esercitare sovranità alcuna".


Mussolini

(discorso del Teatro Lirico di Milano

del 16 dicembre 1944):

"Noi non ci sentiamo italiani in quanto

europei, ma ci sentiamo europei in

quanto italiani".


Winston Churchill

(Primo Ministro del Regno Unito):

"Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno

45 milioni di fascisti. Il giorno

successivo 45 milioni tra antifascisti e

partigiani. Eppure questi 90 milioni di

italiani non risultano dai censimenti".


Dwight David Eisenhower

(Generale e 34° Presidente

degli Stati Uniti):

"Il modo come l'Italia si arrese alle

potenze alleate fu "a dirty affair", uno

sporco affare".


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