martedì 22 marzo 2022

IL GROTTESCO DELLA STORIA

IL GROTTESCO DELLA STORIA

 

 

Quando nel 1939 Hitler invase la Polonia per rivendicare il territorio di Danzica, da sempre tedesco ed abitato quasi esclusivamente da tedeschi, le grandi democrazie, Inghilterra, Francia ed America, si scandalizzarono, solidarizzarono con i polacchi ed  insorsero a difesa di quello stato facendo scoppiare la  seconda guerra mondiale, coinvolgendovi milioni di persone e causando milioni di morti.

Le truppe tedesche entrarono in Polonia il 1 Settembre 1939 e da quella data gli Alleati entrarono in guerra contro la Germania.

Il 17 Settembre 1939, l’URSS, che con la Germania aveva firmato il patto Molotov-Ribbentrop, invase a sua volta la Polonia e la incamero’ nonostante la Polonia non fossa MAI stata russa ne abitata da russi !

Questa volta peró nessuno insorse, nessuno si scandalizzó, nessuno si sognó di dichiarare guerra all’URSS che anzi, poco dopo, divennne alleata degli Alleati nella guerra contro Germania, Italia e Giappone con buona pace dei Polacchi, della democrazia e della libertá…!!!.

Questi sono FATTI incontrovertibili che dimostrano, seppure ce ne fosse bisogno, che la difesa dell’indipendenza della Polonia era soltanto una scusa per dichiarare la guerra e che le vere motivazioni di ció erano ben altre che non la difesa della democrazia e della libertá.

I motivi veri erano, come sempre, economici per la insostenibile concorrenza dei prodotti tedeschi e giapponesi sul mercato mondiale e la crescente superiorità’ delle loro tecnologie e politici a causa  delle rivoluzionarie innovazioni sul piano sociale e dei rapporti capitale-lavoro che sconvolgevano i progetti di sfruttamento e di massimo profitto cui il capitalismo mondiale era abituato e che queste novitá ponevano in pericolo.

Giá nella prima guerra mondiale, quando in Germania non c’era nessuna dittatura, ne nessuna democrazia da difendere, l’America era venuta a portare la guerra per difendere i suoi interessi economici e strategici ed ora stava facendo la medesima cosa di allora.

Sono piú di settanta anni che ci raccontano favolette e ci prendono per i fondelli ..

A quando poi, finalmente  la veritá?

 

Alessandro Mezzano

                                                                                                                                         

 

 


lunedì 14 marzo 2022

GLI UOMINI DELLA RSI: RINO COZZARINI, PRIMA MEDAGLIA D'ORO

GLI UOMINI DELLA RSI: RINO COZZARINI, PRIMA MEDAGLIA D'ORO         


UN DOCUMENTO SU RINO COZZARINI, PRIMO EROE DELL'ESERCITO REPUBBLICANO' articolo pubblicato nei primi mesi della guerra civile
 
 

 
    "Il 10 novembre 1943, in un cruento assalto cadeva sul fronte meridionale italiano nel conteso settore di Falciano-Mondragone alla testa dei suoi legionari, il tenente Rino Cozzarini.
    L'Italia perdeva con lui uno dei suoi figli minori. Rino Cazzarini era nato a Venezia nel 1918: aveva dunque solo 25 anni. Cresciuto in un'atmosfera di assoluta dedizione ai supremi ideali patriottici, egli rimane un esempio per tutti i giovani.
    A 18 anni si arruola volontario e parte per la Spagna martoriata nel nome dell'Idea italiana e fascista che lo spinge laddove sui campi di battaglia si decidono i destini della Spagna cattolica che il bolscevismo tenta di asservire per farne il trampolino di lancio della futura offensiva sovietica contro la civiltà d'Europa.
    Rientrato dalla Spagna riprende i suoi studi. Ma il 10 giugno 1940squilla di nuovo la diana di guerra. L'Italia, rotto gli indugi, prende il suo posto di combattimento.
    Rino Cozzarini chiede immediatamente di servire ancora la Patria in armi. Sarà però il suo atteggiamento che segue l'infausta data dell'8settembre a dargli il carisma purissimo dell'eroismo. In quei tristi giorni egli è veramente un italiano e di nulla si preoccupa se non di salvare la Patria, ferita, mutilata, tradita. E anzi è forse egli il primo fra gli ufficiali italiani che, posto di fronte alla tragedia che sembra afferrar tutti, salta alla riscossa in un impeto supremo di ribellione.
    8, 9, 10 e 11 settembre 1943.L'esercito regio non esiste più,disorganizzato dal tradimento dei generali e della monarchia. Su tutte le strate d'Italia hanno l'ordine assurdo e vergognoso di far causa comune con gli anglosassoni e di rivolgere le armi contro i germanici.
    I reparti italiani abbandonati da ufficiali indegni si liquefanno. Di quello che è stato uno dei più valorosi eserciti del mondo non restano che torme di esseri senza guida né mèta. 
    Non possono affiancarsi al nemico anglosassone e non possono a maggior ragione contro l'alleato. Con l'esercito è l'Italia che crolla. Soltanto i soldati di Hitler tengono testa al nemico imbaldanzito dai facili successi, turano le falle, organizzano quel nuovo schieramento offensivo contro il quale da mesi cozzano le armate anglo-statunitensi.
    E' in questo momento drammatico che si forma agli ordini di Rino Cozzarini il primo battaglione volontari italiani avanguardia del nuovo esercito.
    Il giovane ufficiale che alcuni uomini non hanno voluto abbandonare,trovato un autocarro, comincia a percorrere le strade dell'Italia meridionale per cercare di raggruppare attorno a sé un nucleo di soldati da riportare in linea a fianco dei germanici.
    Incontra per primo un motociclista lanciato a velocità pazza.
- Da dove vieni?
- Sono scappato da Roma
- Dove vai?
- A casa no di certo.
- Vuoi venire con me?
- Sì, signor tenente.
- Come ti chiami?
- Mari.
    E la corsa dell'autocarro viene ripresa con il motociclista per battistrada. Lungo la via vi sono gruppi di soldati sbandati, avviliti,inutilmente alla ricerca di una guida, di una mèta.
- Volete venire con me? - domanda il tenente Cozzarini - torneremo a combattere contro gli inglesi.
    In tal modo si forma quel leggendario battaglione che doveva imporsi all'ammirazione dello stesso avversario e guadagnarsi i più lusinghieri elogi del comando germanico.
    Radunati attorno a sé oltre mille uomini, Rino Cozzarini si presenta a un comando tedesco e chiede l'onore di un posto sulla linea del fuoco.
    Immediatamente si crea un'atmosfera di cameratismo e solidarietà fra volontari italiani e soldati del Reich. Dopo un breve periodo di addestramento, la sera del 29 ottobre i volontari partono per la prima linea.
    L'indomani sono schierati nel settore Falciano-Mondragone, posizione dura da tenere. Gli anglo-americani gettano continuamente nuovi contingenti nella fornace per rompere lo schieramento. Riusciti vani i tentativi delle fanterie, il comando nemico sferra un'offensiva con forze corazzate. Ma i volontari non mollano. Si trasformano in cacciatori di carri con la vecchia, ma sempre efficace, tattica della bottiglia di benzina e della bomba a mano. La battaglia non ha soste. La mattina del 31 si sposta su Falciano facendosi più violenta. Gli italiani scattano più volte al contrattacco. Il nemico è fermato e ributtato. Il canto di 'Battaglioni M' saluta la vittoria mentre verso le retrovie sono avviati 300 prigionieri e 4 carri armati inglesi.
    Sul campo dell'onore giacciono 192 italiani, 192 eroi. Il motociclista Mari rantola in un fosso, ma trova ancora la forza di gridare: Viva l'Italia. Viva il battaglione! 
    Al sergente Amendola è concessa sul campo la croce di ferro germanica. 
    Nei giorni che seguono il battaglione italiano è nuovamente chiamato al combattimento e si copre di gloria. Cozzarini promosso da qualche giorno capitano e insignito della croce di ferro, cade sul conteso campo della lotta nel corso di un cruento assalto. La sua anima eletta raggiunge così quelle dei suoi ragazzi che lo hanno preceduto sulla via dell'onore e della gloria.
 
 
IL SECOLO D'ITALIA Quotidiano del 28 Settembre 1990 (Indirizzo e telefono: vedi PERIODICI)
 
 


L'AEROPOEMA DI COZZARINI
Filippo Tommaso Marinetti
 
 
    Il quadrilatero di chiostri e biblioteche plasmato dal Bramante a guisa di tonsura sul cranio del monte Cassino domina la battaglia dei germanici contro gli anglo-americani e mercenari.
    Ne rintuonano tipografie di monaci collane autunnali di vigneti a istrici di fiamma lampeggianti funebri cortei di tarli subiti nei secoli dagli eccelsi volumi del candore filosofico.
    Originalissima spiritualità azzurra di quel cielo aperto come un messale tutto miniato di colombe telescopi artiglierie puntate da teologi astronomi matematici consunti nella mistica rilegatura delle costellazioni.
    Non raggi di sapienza ma tenebre crudeli piombano giù dalle errabonde lampade funerarie accatastandosi. 
    Poiché a tradimento compiuto muore l'Italia colpita lacerata il capitano Rino Cozzarini si affanna per soccorrerla ansando col suo volto affilato di scure olivastra occhi di liquirizia sotto grappoli di capelli neri.----------
    - Non riconosco l'infamante capitolazione io che fui un menarista sobbalzante sfera d'avorio sul metallico deserto arancione e nella affocata tenda mimetica della guerra di Spagna scrissi una tragedia che ha per protagonista il tipo ideale perfetto socialmente umano dell'Ufficiale ed ora bisogna incarnarlo sul palcoscenico del mondo.
    Dalla cima del monte Cassino si stacca una nuvola rosea di sereno egoismo che dilata i veementi muggiti turchini delle stalle montane.
    Ronza romba con traiettoria immensa un rotondo pensiero di grandezza immateriale.
    Sganasciandosi si sbellica dalle risate una ragazzaglia di echi a frotte che troppo li divertì l'intoppo trappo del burbero fucile mitragliatore.
    Mio buon Gesù aiutami a tamponare il sangue di tante ferite vedi l'Italia non ha più lacrime e fiata male Lei così bella aiutami e recluteremo gente per difenderla nelle università negli ospedali adolescenti vecchi malati parleremo anche a tutti col cuore e bacerò i ginocchi a chi mi dirà di sì purché venga con noi.
    Onore e sacrificio onore e sacrificio onore e sacrificio null'altro da offrirvi ma tu presto lascia rancori pianta gli affetti il denaro la miseria vieni.
    Italiani perché calpestaste così atrocemente la sublime poesia della Patria nessuno può rispondere a questa mia domanda e sono rimpianti vani.
    Ora vi disprezzate e vi coprite la faccia col fango e riconoscete soltanto l'implacabile superiorità del Numero e della Quantità massiccia.
    Dalla cima del monte Cassino si spande una macchia oleosa ed è una nuvola viola che tenta covare la battaglia sotto ali membranose di cinismo.
    - Eppure io posseggo un fulgente segreto e lo stringo nel pugno fra le mie dita intenerite. Dal fondo del più torbido oceano è venuto miracolosamente a galla.
    Sembra l'orologino dell'amore materno dato al figlio che parte per il fronte oppure una tremante bestiola a sguardi umili e flebile tic-tac.
    Lo maneggio bene e lo bacio e ribacio ed è l'invocato Istante dell'eroismo assoluto da regalare alla Patria. Prima che muoia.
    Ronza romba con traiettoria immensa un pensiero rotondo di bontà caritatevole per i deboli. L'applaudono i settecento combattenti reclutati ferroviariamente all'impazzata e sono contadini che brandiscono vincastri di greggi smarriti forbicioni da vinaiolo trappole sfasciate da volpi beffarde e sdentate forche di inverni senza lupi e pertiche zelanti nell'ammainare irraggiungibili olive di pace. Un aeropoeta di Cagliari trasvolando riesce a raggiungere un blocco nero del nuraghi nativo.
    Ma i gruppi futuristi di Reggio Calabria Girgenti Bagheria implorano armi e munizioni.
    Come potremo combattere senza fucili né bombe. Abbiamo soltanto questi libri d'aviazione stampati su latta da Mazzotti e Nosenzo per corazzarci il petto. Un itinerario in Palestina di Padre Cesare Angelini. Il futurismo poesia ad ogni costo di Orestano.La vittoriosa architettura di Sant'Elia. L'aeroporto di Scurto. Bombardata Napoli canta di Bellanova la fine della tradizione monarchica Aeropittura contro nature morte di Renato di Bosso. Quando ero pecoraio di Giardina. La poesia dei ferri chirurgici di Masnata Aria madre di Civello. I poeti futuristi repubblicani del 1908. L'essenza del futurismo di Acquaviva Studenti fascisti cantano così di Buccafusca De Marinetti a Maiakowski Histoiredu futurisme Russe di Lehermann. Sopraggiungono ad insaporarli di sale marino il Tirreno e l'Adriatico con l'ampio giro dei loro fiati melodiosi lieti di lambire il declivio soave del petto della fidanzata questo snello campionario delle tinte della felicità. Un blu madonna unoro di aureole in chiesetta alpestre un carminio di labbra un vermiglio di vulcani un argento di ulivi in promontorio un rosa di aurora inbaracca marinara un lapislazzuli di sguardi ritrovatisi in paradiso.Ronza romba con traiettoria immensa un rotondo pensiero di vendetta che addenta l'equità. La battaglia diventa una crepitante rabbia di macchine tipografiche e vi sibila l'inchiostro carbonoso di una rotativa a traffico librario infinito.
    - Se vincerò o mia futura sposa ti apparterrà un lembo della vittoria se cascherò dirai ad altri che sono morto e riaccenderai una fiaccola nuova. Alla Patria che mi vuole lascio quanto ho di più caro nella mia vita. In ginocchio s'intrufola nelle linee mitraglianti il capitano Rino Cozzarini con bombe a mano sventagliando morte svincola il suo battaglione accerchiato in un vigneto colmo di vampe e pampini carbonizzati come si libera un sentimento ideale da acredini pessimiste. Nella fattoria presa d'assalto egli entra con i volontari.
    - Padrona dammi il secchio del pozzo che la gola ci brucia o Gloria non mi ruberai il magnifico Istante di eroismo assoluto da regalare alla Patria.
    In ginocchio strisciando egli introduce fra i due rulli spietati tutto se stesso tipo ideale perfetto socialmente umano dell'ufficiale. Collaudo patetico.
    Delicatissima la carta di carne patinata dai più armoniosi baci. Adamantini i caratteri di orgoglio letterario artistico creatore. Mal'angoscia del raffinamento preme il petto di Rino Cozzarini.
    - Devo essere il primo fra tutti e guari a voi se qualcuno mi passa avanti ed ora stampami stampami nella storia fuori testo stampami o mestierante nemico.
    Un così denso splendore di colori italiani potrebbe ostruire i rulli già li bloccò la rotativa è ferma. Ed ecco in cielo rasserenarsi i cuori degli eroi frementi e senza gioia quando garrisce la serica notizia tricolore."Forse speriamo preghiamo l'Italia guarirà". E se morisse dichi la colpa. Colpa della numismatica monarchia del passato e della tradizione. Tradizione uguale tradimento gloria quindi a Cozzarini eroe dell'invenzione. Non sia una platonica facezia in gondola la nostra riunione di Venezia. Occorre poetare coi mirini di battaglia. La poesia cannoneggi la mitraglia. O futuristi che invocaste trent'anni faun'ardente alata repubblica originale pregate il buon Gesù che largisca nella strozza del nemico un buon pesce d'aprile a superdentata lisca e nel mio stremato corpo di volontario del fronte russo l'indiscusso lusso di una buona salute al campo."
 
 
IL SECOLO D'ITALIA Quotidiano del 28 Settembre 1990 (Indirizzo e telefono: vedi PERIODICI)
Fotografia del cippo oggi esistente sul posto dove cadde Cozzarini. La foto ci è stata inviata dal cyberamanuense  Legionario61
 
 

 

domenica 6 marzo 2022

REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI

 REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI
 

SPRONATI DA UFFICIALI DAL PASSATO VALOROSO, MA ANCHE DA SEMPLICI MILITI, FANTI, AVIERI, MARINAI, RIFIUTANDO IL DISONORE CHE COLPIVA OGNUNO, MOLTI SOLDATI DAVANO INIZIO, CON MOTO SPONTANEO, AL FENOMENO PRODIGIOSO DELLA RICOSTRUZIONE DELLE FORZE ARMATE
PREMESSE da L’ORGANIZZAZIONE MILITARE DELLA RSI
Giuseppe Rocco.
 
 

    Come tutti sanno, già prima dell’8 settembre 1943, mentre gli alti comandi preparavano il tradimento, in numerosi ambienti militari la situazione successiva al 25 luglio, pur nella formale apparente disciplina, aveva provocato una serie di sbandamenti e di perplessità. In modo particolare, nei reparti della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, costretti a sostituire i fascetti con le stellette, maturavano propositi che il maldestro intreccio di tre tradimenti portò in seguito allo scoperto.
    Tutta l’abilità dei cospiratori si era esaurita con il colpo di stato del 25 luglio. Mussolini, dopo la sua liberazione dal Gran Sasso, ebbe a dire a Galbiati che se i nostri Capi militari avessero applicato, nella preparazione della guerra, la stessa intelligenza dimostrata nella preparazione del colpo di stato, egli non sarebbe stato a Roma a parlare, ma in un albergo del Cairo. Tutti e tre i Capi di Stato Maggiore, cioè Badoglio, Cavallero e Ambrosio, come risulta dai loro diari, persero più tempo per studiare il colpo contro il governo che per elaborare piani contro il nemico.
    Dopo il 25 luglio, solo livore politico, vendette e confusione: si pensi che su sedici ministri, due soltanto riuscirono a partire da Pescara con il re e Badoglio. Gli altri, dimenticati o spariti.
    I tedeschi, traditi dal governo badogliano (naturalmente, consenziente il re); il governo Badoglio, tradito dagli americani con la promessa - falsa - di sbarcare una divisione di paracadutisti nell’aeroporto di Ciampino, e con la proclamazione dell’armistizio quattro giorni prima di quanto concordato (l’8 settembre anziché il 12); tre milioni e mezzo di soldati italiani traditi dallo Stato Maggiore, abbandonati allo sbaraglio, senza ordini, con la sola direttiva generica di volgere le armi contro l’alleato che da tre anni gli combatteva a fianco.
    Già nella notte fra l’8 e il 9, ma con ritmo sempre più accelerato nei giorni successivi (prima che i tedeschi attuassero i loro comprensibili piani di vendetta per il tradimento), ovunque si trovassero soldati italiani, qualcuno si ribellò.
    Con moto spontaneo, spronati da ufficiali dal passato valoroso ma anche da semplici militi, fanti, marinai, avieri ecc., rifiutando il disonore che colpiva ognuno, molti soldati davano inizio al fenomeno prodigioso della ricostruzione delle Forze Armate. Si manifestò ovunque l’intenzione di continuare a combattere il vecchio nemico, mettendosi a fianco di qualche reggimento tedesco - in caso di elementi isolati - o costituendo reparti regolari organizzati e disciplinati.
    In ogni centro, grande o piccolo, attorno a quanti non avevano deposto le armi, si verificò un’affluenza di giovani generosi e anche di meno giovani, padri di famiglia con gradi o senza, che avevano tutto da perdere ma ritenevano necessario salvare, nel momento supremo, il valore più alto di un popolo: l’onore militare. Valore che si riflette, in guerra e in pace, in tutti i campi della vita civile ed economica della nazione.
    Le note dell’inno del primo fascismo, trasmesse da Radio Monaco la sera dell’8 settembre da un gruppo di "irriducibili", rappresentò il primo collante, un segnale per gli isolati, una prima certezza di non essere soli, ma che altri fratelli erano determinati a raccogliere dal fango le armi abbandonate, continuando a combattere, con o senza speranza di vittoria ma per fedeltà alla parola data.
    Nel giro di pochi giorni, quasi tutti i reparti della Milizia e nuclei di soldati, di marinai, di avieri, di fascisti, di civili non fascisti, di funzionari statali, di specialisti delle varie Armi si riunivano spontaneamente per difendere le loro sedi e le loro prime caserme, anche dall’alleato germanico giustamente diffidente. Subito si creò una rete militare tale da occupare e presidiare tutto il territorio non invaso dagli anglo-americani, (circa gli otto decimi del suolo italiano) ed assicurare l’attività dell’apparato statale in tutti i suoi aspetti, amministrativi, assistenziali, politici, giudiziari ecc.
    La Repubblica Sociale Italiana era già viva e vitale prima ancora della liberazione del Duce, prima che il nuovo Governo ne sanzionasse la nascita.
    Dopo tre giorni, già centottantamila uomini erano accorsi volontari o rimasti in servizio.
    Il primo importante scopo era stato raggiunto: neutralizzare la furia dei tedeschi, trasformati in poche ore da alleati in nemici.
    * * *
    Difficoltà immense accompagnarono la nascita delle Forze Armate repubblicane; le carenze erano enormi, ma tutto riuscì a procedere, nonostante il continuo arretramento del fronte, sia in Italia che nel resto dell’Europa occupata dai tedeschi. Lo stato "Repubblica Sociale Italiana" per venti mesi operò regolarmente, in tutte le funzioni consentite dal tempo di guerra.
    Come il lettore potrà rilevare dal contenuto del libro, verso la metà di aprile ’45, quando avvenne lo sfondamento della Linea Gotica, l’Italia era ancora in piedi, tutta la sua struttura organizzativa rispondeva alle esigenze della popolazione, l’aspetto alimentare era sopportabile, la burocrazia funzionava bene, tanto che il governo del Sud aveva emanato disposizioni di assorbirla man mano che avanzava l’occupazione militare alleata. La situazione finanziaria, inoltre, era tale che, nonostante il peso della guerra, il costo dell’alleato e degli assegni familiari pagati ai congiunti dei richiamati (anche quelli che combattevano con l’esercito del Sud), il bilancio del 1944 si chiuse in pareggio. I disagi maggiori erano rappresentati dagli incessanti bombardamenti mirati e terroristici nonché dalle imboscate di fuorilegge che scendevano di notte dalle montagne.
    Le truppe della RSI erano distribuite lungo i confini dove, da sole od unitamente a reparti germanici, avevano impedito fino all’ultimo ogni sfondamento, sia sul fronte occidentale che su quello orientale. Ad ovest si opponevano alle armate golliste che, dopo lo sbarco alleato in Provenza del 15 agosto ’44 ed il conseguente abbandono da parte dei tedeschi della Francia meridionale, si erano riaffacciati al confine piemontese, con l’intenzione di conquistare territori italiani, come pegno da presentare al tavolo della pace. Ad est, agguerrite grandi formazioni slave, comuniste o no, aiutate anche da italiani, pretendevano di impadronirsi del Veneto fino all’Isonzo ed oltre.
    Solo la strapotenza americana in uomini e mezzi riuscì, con enormi sforzi, impiegando venti mesi più del previsto, ad eliminare il fronte italiano. I tedeschi, con le divisioni depauperate dalle perdite, ormai battuti su altri fronti, rinunciarono a resistere sulla linea del Po, anticipando l’abbandono del territorio italiano. Si determinò così una situazione improvvisa, che mise le armate repubblicane in crisi, per cui i previsti piani di ripiegamento non poterono essere attuati e la fine della guerra portò con sé lo scatenamento dell’odio comunista con le tragedie che rappresentano una delle pagine più buie della nostra storia.
    * * *
    Esaurite queste premesse, è nostra intenzione esaminare la situazione militare alla metà di aprile 1945, prima dei movimenti di ripiegamento generale, segnando su apposite cartine la dislocazione dei vari reparti lungo i confini. Indicheremo altresì la posizione degli enti militari nelle varie località e tutta l’organizzazione del fronte interno.
    La rappresentazione grafica sarà preceduta da una succinta storia di ogni Arma e di ogni Reparto, onde far conoscere il vero spirito di abnegazione e la fede che animava i singoli elementi, dal più umile "levato" al più noto generale.
 

 
da L’ORGANIZZAZIONE MILITARE DELLA RSI. Giuseppe Rocco.



da COMBATTENTI DELL'ONORE.
 Paolo Teoni Minucci.
 
     
    1943
    13 maggio giovedì Con la resa della 1a Armata italiana, termina la resistenza delle Forze Armate italo-tedesche in Africa settentrionale.
    10 giugno giovedì Sbarco incontrastato anglo-americano a Pantelleria.
    12 giugno sabato Sbarco incontrastato anglo-americano a Lampedusa e Linosa.
    10 luglio sabato Sbarco anglo-americano in Sicilia.
    21 luglio mercoledì Convocazione del Gran Consiglio del Fascismo.
    24 luglio sabato ore 17 Si riunisce il Gran Consiglio del Fascismo.
    25 luglio domenica ore 2,40 Il Gran Consiglio del Fascismo approva a maggioranza l’ordine del giorno Grandi.
    25 luglio domenica ore 17 Mussolini entra a villa Savoia, residenza privata del Re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia.
    25 luglio domenica ore 17,29 Mussolini viene arrestato all’uscita da villa Savoia, al termine dell’udienza reale.
    25 luglio domenica ore 22,30 L’EIAR diffonde i seguenti comunicati:
    "Attenzione, attenzione: Sua Maestà il re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro Segretario di stato, presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio".
    Segue quindi la radiodiffusione del proclama del Re Vittorio Emanuele III:
    "Italiani, assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate.
    Nell’ora solenne che incombe sui destini della Patria, ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede, di combattimento: nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna discriminazione può essere consentita.
    Ogni italiano s’inchini innanzi alle ferite gravi che hanno lacerato il sacro suolo della Patria. L’Italia, per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini ritroverà, nel rispetto delle Istituzioni che ne hanno sempre confortato l’ascesa, la via della riscossa.
    Italiani, sono oggi più che mai indissolubilmente unito a voi dalla incrollabile fede nella immortalità della Patria".
    Poi la radiodiffusione del proclama del Generale Pietro Badoglio:
    "Italiani, per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore, assumo il governo militare del Paese con pieni poteri.
    L’Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni.
    Si serrino le file attorno a Sua Maestà il Re e Imperatore, immagine vivente della Patria, esempio per tutti.
    La consegna ricevuta è chiara e precisa, sarà scrupolosamente eseguita e chiunque s’illuda d’intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito.
    Viva l’Italia, viva il Re."
    28 luglio mercoledì alba Mussolini viene fatto imbarcare sulla corvetta Persefone.
    28 luglio mercoledì Il nuovo Governo ordina lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista.
    28 luglio mercoledì ore 13 Mussolini sbarca all’isola di Ponza e viene rinchiuso in una casa situata in località Santa Maria.
    7 agosto sabato ore 1 Mussolini viene imbarcato sul cacciatorpediniere Pantera.
    7 agosto sabato ore 13 Mussolini approda all’isola La Maddalena e rinchiuso a villa Weber.
    17 agosto martedì Gli anglo-americani occupano Messina; la Sicilia è perduta.
    28 agosto sabato ore 4 Mussolini viene imbarcato su di un idrovolante e trasportato a Vigna di Valle sul lago di Bracciano.
    28 agosto sabato ore 6 Mussolini viene caricato su di una ambulanza militare che parte per Assergi, località ai piedi del Gran Sasso d’Italia.
    28 agosto sabato ore 13,30 Mussolini è rinchiuso nella "Villetta del Gran Sasso" poco lontano dalla base di partenza della funivia che in due tronchi, superato un dislivello di 1000 metri, porta alla località di Campo Imperatore, nella quale sorge tutt’ora il rifugio Duca degli Abruzzi a quota 2112 metri sul livello del mare.
    3 settembre venerdì Mussolini viene portato al rifugio Duca degli Abruzzi, con la funivia, e alloggiato in un appartamento.
    3 settembre venerdì Gli anglo-americani sbarcano in Calabria.
    3 settembre venerdì ore 17,15 A Cassibile in Sicilia, località 15 chilometri a sud di Siracusa, il Generale Castellano, su mandato di Badoglio, sottoscrive per conto dell’Italia la resa incondizionata, nelle mani del Maggior Generale americano Bedell Smith, Capo di Stato Maggiore del Generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze anglo-americane.
    8 settembre mercoledì ore 18,30 Il Generale Eisenhower rende nota al mondo, via radio, la capitolazione dell’Italia con questo comunicato:
    "L’Esercito italiano ha capitolato senza condizioni. Ho concesso un armistizio le cui condizioni sono state approvate da Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dalla Russia Sovietica. Ho pertanto agito nell’interesse delle Nazioni Unite. Il Governo italiano, ha dichiarato di sottomettersi a queste condizioni senza riserve. L’armistizio è stato firmato da un mio plenipotenziario e da un plenipotenziario di Badoglio ed entra subito in vigore. Le ostilità tra le Forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia, vengono immediatamente sospese. Tutti gli italiani che coopereranno ad allontanare l’aggressore tedesco dal territorio italiano, otterranno l’aiuto delle Nazioni Unite."
    8 settembre mercoledì ore 19,45 L’EIAR radiodiffonde il seguente proclama di Badoglio, precedentemente registrato:
    "Il Governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle Forze Alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le Forze anglo-americane dovrà cessare, da parte delle Forze italiane, in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza."
    9 settembre giovedì ore 5 La vettura reale ed un seguito di altre, su cui sono Badoglio, membri del Governo e numerosi generali, lascia Roma e, imboccata la Tiburtina, dirige su Pescara. Il Re e Badoglio se ne vanno, senza dare avviso né ordini al Consiglio dei Ministri, abbandonando all’ira tedesca centinaia di migliaia di nostri soldati.
    9 settembre giovedì alba Una potente forza da sbarco anglo-americana, prende terra in prossimità di Salerno.
    9 settembre giovedì Truppe inglesi sbarcano senza contrasto a Taranto.
    9 settembre giovedì Il corteo reale effettua una sosta a Crecchio, dove chiede ed ottiene ospitalità al castello dei Duchi di Bovino.
    9 settembre giovedì notte Il corteo reale giunge ad Ortona e s’imbarca sulla corvetta Baionetta, assieme a trenta fra generali e colonnelli, con destinazione Brindisi.
    10 settembre venerdì pomeriggio La Baionetta attracca nel porto di Brindisi. Il Re e la Famiglia reale, prendono alloggio nella palazzina del Comando di Piazza.
    12 settembre domenica ore 14 Mussolini viene liberato dalla prigione di Campo Imperatore, da paracadutisti tedeschi. Fatto salire su di un ricognitore biposto Stork, pilotato dall’asso dell’aviazione capitano Gerlach, su cui sale anche il capitano delle SS Otto Skorzeny, decolla fortunosamente da un ripido spiazzo sassoso alle 15, alla volta dell’aeroporto di Pratica di Mare, nei pressi di Pomezia, dove atterra alle 16.
    12 settembre domenica ore 17 Mussolini, a bordo di un trimotore Heinkel, decolla da Pratica di Mare alla volta di Vienna, e vi giunge a notte inoltrata.
    12 settembre domenica ore 22 Dalla radio tedesca viene diffusa la notizia della liberazione di Mussolini.
    13 settembre lunedì mattino Mussolini si trasferisce in volo a Monaco di Baviera.
    14 settembre lunedì mattino Mussolini parte in aereo per Rastenburg, quartier generale di Hitler.
    15 settembre mercoledì sera Mussolini fa diramare da radio Monaco, 5 ordini del giorno indirizzati "ai fedeli camerati di tutta Italia:
    — A partire da oggi 15 settembre, riassumo la suprema direzione del fascismo in Italia.
    — Nomino Alessandro Pavolini, Segretario provvisorio del PNF, il quale assume, d’ora innanzi, la dizione Partito Repubblicano Fascista.
    — Ordino che tutte le Autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche, come tutte le altre che sono state destituite dal loro ufficio dal Governo della capitolazione, riassumano immediatamente i loro posti ed uffici.
    — Ordino l’immediata ricostituzione degli Uffici del Partito, con le seguenti disposizioni:
    — appoggiare efficacemente e cameratescamente l’Esercito tedesco, che si batte sul suolo Italiano, contro il comune nemico;
    — fornire immediatamente al popolo assistenza morale e materiale;
    — esaminare la situazione dei membri del Partito, in relazione alla loro condotta di fronte al colpo di stato, alla capitolazione, al disonore, di segnalare i vili e di punire esemplarmente i traditori;
    — Ordino la ricostituzione di tutte le formazioni della MVSN. Il partito Fascista Repubblicano libera gli ufficiali delle Forze Armate, dal giuramento prestato al Re il quale, capitolando alle condizioni ben note ed abbandonando il suo posto, ha consegnato la Nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria".
    18 settembre sabato sera Mussolini pronuncia da Radio Monaco il suo primo discorso dopo l’arresto, durante il quale, fatto il riassunto degli avvenimenti dal 25 luglio in poi ed avere accusato il Re e Badoglio della resa incondizionata, del tradimento e del disonore caduti sul popolo italiano dichiara, preannunciando così la nascita del nuovo stato:
    – Riprendere le armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati. Solo il sangue può cancellare una pagina così obbrobbiosa della storia della Patria.
    – Preparare senza indugio la riorganizzazione delle nostre Forze Armate attorno alle formazioni della MVSN. Solo chi è animato da una fede e combatte per un’idea, non misura l’entità dei sacrifici.
    – Eliminare i traditori, in particolar modo quelli che sino alle ore 21,30 del 25 luglio militavano, talora da parecchi anni, nelle file del Partito.
    – Annientare la plutocrazia parassitaria e fare finalmente del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello stato.
    23 settembre giovedì Mussolini rientra in Italia da Monaco e prende residenza alla Rocca delle Caminate.
    23 settembre giovedì pomer. Alessandro Pavolini dirama alla radio, la composizione del nuovo Governo nominato da Mussolini, in attesa della convocazione della Costituente.
    27 settembre lunedì Alla Rocca delle Caminate, prima riunione del Governo fascista repubblicano.
    29 settembre mercoledì Comunicazione del Governo fascista repubblicano: "Con l’indirizzo del 27 settembre approvato dal Consiglio dei Ministri, si dà inizio al funzionamento del nuovo Stato fascista repubblicano, il quale troverà nella Costituente, che sarà prossimamente convocata, la promulgazione dei suoi definitivi ordinamenti costituzionali. Da oggi e fino a quel giorno, il Duce assume le funzioni di Capo del nuovo Stato fascista repubblicano".
    29 settembre Badoglio e Malta, a bordo della corazzata inglese Nelson, firma il "lungo armistizio", documento che contiene tutte le clausole della resa senza condizioni dell’Italia, clausole che saranno rese pubbliche solamente il 6 novembre 1945.
    10 ottobre domenica Mussolini prende residenza a Gargnano, sul lago di Garda nella villa Feltrinelli.
    13 ottobre mercoledì ore 15 Il governo del Regno del sud, dichiara guerra alla Germania.
    13 novembre sabato Nei pressi di Ferrara viene ucciso dai partigiani, mentre si stava recando a Verona al Congresso del Partito, il Segretario federale del Fascio ferrarese, il moderato Igino Ghisellini. L’attentato segna l’inizio, su base scientifica, della guerra civile in Italia.
    14 novembre domenica matt. Si apre a Verona il Congresso del Partito fascista repubblicano.
    25 novembre giovedì Proclamazione della Repubblica Sociale Italiana.
     
    1944
    8 gennaio sabato Comincia il processo a carico dei 19 membri del Gran Consiglio del Fascismo, firmatari dell'ordine del giorno Grandi che aveva pr
    11 gennaio martedì ore 9,21 Al poligono di tiro di Ponte Catena in Verona, vengono fucilati: Ciano, De Bono, Gottardi, Marinelli, Pareschi, unici componenti il Gran Consiglio, in stato di detenzione.
    22 gennaio sabato ore 2 Fra Anzio e Nettuno, a sud di Roma, uno sbarco di truppe anglo-americane, crea una pericolosa testa di ponte alle spalle della linea "Gustav" e minaccia di far crollare, per aggiramento, il fronte di Cassino.
    4 giugno domenica Cadute le ultime difese, Roma viene occupata dalle truppe anglo-americane.
    30 giugno venerdì Con decreto ministeriale la RSI, istituisce le Brigate Nere, reparti armati composti dagli iscritti al Partito Fascista Repubblicano e da volontari, liberi da impegni militari di età compresa fra i 18 ed i 60 anni. Le BB.NN. hanno prevalente funzione di salvaguardia dell'ordine interno. I rispettivi Segretari federali, ne assumono il comando e Comandante Generale è nominato Alessandro Pavolini.
    14 agosto lunedì Firenze è occupata dagli anglo-americani.
    25 agosto venerdì Inizia l'attacco degli anglo-americani alla "linea verde" che fa parte del dispositivo di difesa della "linea gotica", ultimo baluardo di sbarramento alla valle del Po.
    25 ottobre mercoledì Si esaurisce l’offensiva anglo-americana, che ha conseguito buoni risultati ma non ha scardinato la porta che chiude la strada per Bologna e la pianura padana. Il fronte si assesta e si prepara al periodo invernale; la sosta durerà 5 mesi.
    13 novembre lunedì Il generale inglese Alexander rivolge un proclama ai partigiani, affinché depongano le armi e ritornino alle loro case in attesa dell'offensiva di primavera.
    16 dicembre sabato mattina Mussolini tiene al teatro Lirico di Milano il suo ultimo discorso, davanti ad una platea entusiasta e commossa.
     
    1945
    5 aprile mercoledì ore 4,50 Con l’attacco nella zona della Versilia alla Linea verde 1, facente parte dell’ormai logoro complesso difensivo della Linea gotica, la 5a Armata americana dà inizio all’operazione Second Wind, propedeutica all’offensiva di primavera che porterà, di lì a pochi giorni, alla conquista della parte ancora libera del territorio della RSI.
    14 aprile venerdì L’attacco anglo-americano si estende a tutta la Linea gotica e si sviluppa principalmente in direzione di Bologna, lungo le valli del Reno e del Setta al centro, e contro la linea del Senio nella zona adriatica. 
    18 aprile martedì ore 19 Mussolini lascia Gargnano e alle 21 giunge a Milano.
    21 aprile venerdì alba Bologna è occupata dagli anglo-americani.
    23 aprile domenica Gli anglo-americani iniziano l’attraversamento del Po.
    25 aprile martedì ore 19,30 Mussolini lascia Milano per la Valtellina, preceduto e seguito da contingenti eterogenei di truppe della RSI.
    26 aprile mercoledì ore 17 Con l’ammaina bandiera ordinato dal Comandante Principe Junio Valerio Borghese presso la sede di piazza Fiume, la Xa MAS smobilita.
    27 aprile giovedì In luogo ed ora imprecisati, Mussolini cade nelle mani dei partigiani.
    28 aprile venerdì In luogo e ora imprecisati, Mussolini e la Signora Petacci vengono uccisi.
    28 aprile venerdì ore 17,15 In piazza Paracchini a Dongo, i partigiani si apprestano a uccidere, contro il parapetto di ferro che delimita a lago la piazza, un gruppo di persone, in precedenza catturato, che comprende anche alcuni esponenti della RSI.
    28 aprile venerdì ore 17,25 Schierati i fascisti con il viso al lago, un eterogeneo gruppo di armati apre il fuoco contro di loro; cadono così:
    Francesco Barracu Medaglia d'oro al v.m., mutilato di guerra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    Nicola Bombacci Organizzatore sindacale, socialista.
    Pietro Calistri Capitano pilota della ANR.
    Vito Casalinuovo Colonnello, ufficiale d'ordinanza di Mussolini.
    Goffredo Coppola Professore, Presidente dell'Istituto di cultura fascista.
    Ernesto Daquanno Direttore dell'agenzia Stefani.
    Gian Luigi Gatti Tenente, medaglia d'oro al v.m., segretario particolare di Mussolini.
    Augusto Liverani Ministro delle Comunicazioni.
    Fernando Mezzasoma Ministro della Cultura popolare.
    Mario Nudi Presidente della Federazione Agricoltori.
    Paolo Porta Avvocato, Commissario dei Fasci repubblicani di Como.
    Alessandro Pavolini Ministro Segretario del Partito fascista repubblicano, Comandante Generale delle BB.NN.
    Ruggero Romano Ministro dei Lavori Pubblici.
    Idreno Utimperghe Commissario dei Fasci repubblicani di Lucca.
    Paolo Zerbino Ministro degli Interni.
    Dopo una sequenza drammatica, viene ucciso anche il Dottore in legge Marcello Petacci, fratello di Claretta.
    28 aprile venerdì I 16 corpi vengono gettati su di un camion furgonato sul quale, transitando da Azzano, si provvede a caricare anche i cadaveri di Mussolini e della Signora Petacci.
    29 aprile notte sabato Il camion giunge a Milano e i corpi dei 18 uccisi sono scaricati a piazzale Loreto per l'esposizione al pubblico.
    30 aprile domenica ore 2,30 A Ghedi (Brescia), con la firma della resa di tutte le truppe della RSI, presso il Comando del 4° Corpo d’Armata Corazzato del Generale americano Crittemberg, il Generale Maresciallo d'Italia e Ministro della Guerra Rodolfo Graziani, sancisce di fatto la fine della Repubblica Sociale Italiana.
    In alcune regioni d’Italia, reparti dell’Esercito repubblicano, resteranno in armi fino al 5 maggio 1945.
 
 
da COMBATTENTI DELL'ONORE. Paolo Teoni Minucci.
Anno di Edizione: 2000. Greco&Greco editori. (Indirizzo e telefono: vedi EDITORI)