LA CONSEGNA AI
SOVIETICI DEI VOLONTARI COSACCHI E RUSSI CHE AVEVANO
COMBATTUTO PER L' ASSE
di Andrea Chiodi
andreachiodi@alice.it
giugno 2007
vai a:
il capitolo sull' armata cosacca
il capitolo sull' armata russa anticomunista
del generale
Vlasov
documenti filmati d' epoca
L'
armata cosacca
soldati
cosacchi in Carnia - 1945
Alla fine della guerra decine di migliaia di cosacchi che
avevano regolarmente combattuto nei ranghi della Wehrmacht, furono
consegnati ai sovietici in spregio alla convenzione di
Ginevra che vieta che i prigionieri vengano ceduti ad altri paesi. Tra
questi soldati vi erano anche coloro che non erano mai stati cittadini
sovietici ma che, a seguito della rivoluzione bolscevica,
avevano dovuto abbandonare la Russia, avendo combattuto durante la
rivoluzione dalla parte dello zar e dei bianchi. Costoro da quel
momento avevano sempre vissuto in paesi occidentali ottenendo
colà la cittadinanza. Per queste persone
combattere il governo sovietico e quindi essere alleati dei tedeschi
non era un tradimento della madrepatria, ma una continuazione
della lotta tra bianchi e bolscevichi che tra il 1918 e il 1920 aveva
divampato in Russia.
Quando il 22 giugno del 1941 la Germania attaccò l'
Unione sovietica, per decine di migliaia di Cosacchi si
presentò
l' occasione di riprendere, a fianco della Germania, quella che per
loro era una guerra di liberazione contro i bolscevichi.
Appena dopo l'inizio del conflitto vi erano già 20
mila tra monarchici
dell' emigrazione bianca e cosacchi inquadrati
nella
Wehrmacht. Nel 1942 alcune unità furono autorizzate ad avere
proprie insegne, il primo reggimento cosacco fu agli ordini dell' ex
maggiore dell' Armata Rossa Ivan Nikitovic Kononov, iscritto al partito
sovietico dal 1927, insignito dell' ordine della Bandiera Rossa, ma
figlio di un capitano dei cosacchi del Don dell' esercito zarista, che
era stato fucilato dai bolscevichi nel 1918. Kononov nell' agosto del
1941 mentre copriva la ritirata dell' Armata Rossa,
passò con tutta la sua unità (il 436°
reggimento di fucilieri della 155ma divisione di fanteria) dalla parte
dei tedeschi. Il comando germanico permise a Kononov di comandare un
reparto cosacco e di reclutare truppe tra i prigionieri di guerra e tra
i disertori dell' esercito sovietico nel nome della rivolta contro i
bolscevichi. Nel campo di prigionia di Mogilev in
Bielorussia, nei campi
di Bobruisk, Orsha, Smolensk, Propoisk e Gomel l' alto
ufficiale cosacco ricevette migliaia di adesioni tanto che solo una
parte dei volontari fu effettivamente subito arruolata. Il 19
settembre 1941 il nuovo regimento cosacco contava 77 ufficiali e 1799
soldati di cui per il momento circa il 60% erano cosacchi (quasi tutti
del Don) e gli altri provenivano da altre nazionalità dell'
Unione Sovietica. L' unità dapprima battezzata 120°
reggimento di cosacchi del Don, quindi 600° Battaglione
Cosacchi, infine 17° Battaglione corazzato cosacco fu
inquadrato nella 3a armata tedesca e fu assiduamente impegnato nelle
operazioni militari. L' unità era caratterizzata da un forte
spirito anticomunista, effettuò numerosi raids anche nelle
retrovie dell' armata sovietica ed in un' occasione in vicinanza
di Velikyie Luki (nord-ovest della Russia) 120 uomini
di Kononov operando in territorio nemico fecero prigionieri
tutti i componenti di un tribunale militare sovietico insieme
con le loro guardie e liberarono i 41 soldati che stavano per essere
messi a morte. Ovviamente l' unità di
Kononov si distinse anche nella guerra di propaganda e nel distribuire
proclami e volantini al di là delle linee nemiche La
propaganda era sopratutto basata sulla promessa che la caduta del
regime bolscevico avrebbe portato all' abolizione del
collettivismo e alla reintroduzione di varie
libertà personali.
Ai volontari cosacchi che affluivano numerosi per combattere i
sovietici, si unirono, o diedero il loro appoggio politico e
morale, celebri anziani ufficiali cosacchi zarista (la gran
parte rifugiati nei paesi occidentali) quali
Nikolai
Lazarevitch Kulakov l' anziano capo cosacco che tutti fino a
quel momento avevano creduto morto nel 1920 durante la lotta contro i
bolscevichi, i generali cosacchi Krasnov, Andrei Shkuro, and
V. Naumenko

il
generale Pyotr Krasnov
|

il generale Andrei
Shkuro
|
Dalla parte dell' Asse passò anche il
leader (Atamano) dei cosacchi del Don Sergei Vassilevic
Pavlov, il quale assunse l' autorità
amministrativa sul territorio cosacco e si insediò nella
vecchia
residenza degli Atamani dei tempi dello zar nella città
di Novoczerkassk lungo il basso corso del
Don (poco a nord-est di Rostov). Verso la fine del
1942 Pavlov era a capo di una assemblea regionale
cosacca (
krug)
che contava 200 rappresentanti del popolo cosacco.
Poichè un numero sempre maggiore di volontari
andava ad
ingrossare il corpo cosacco, il comando germanico affidò al
generale von Pannwitz il
compito di
organizzarlo su base più ampia; da quel momento i destini
del
tdesco generale von Pannwitz
e dei suoi cosacchi furono indissolubilmente legati fino al tragico
finale.

von Pannwitz |

von Pannwitz in
uniforme cosacca |
Per ordine di von Pannwitz vengono conservate importanti
caratteristiche cosacche nelle uniformi e nei distintivi, anche la
lingua parlata è il russo oppure spesso (essendoci comunque
una
percentuale di ufficiali tedeschi) gli ordini vengono impartiti
in una sorta di lingua mista composta con parole
tedesche e
russe. Nel 1943 nasceva la prima divisione cosacca.
L' effettivo controllo dei cosacchi sulla loro terra liberata
durò pochi mesi, dopo la sconfitta di Stalingrado la
Wehrmacht
iniziò la lenta ritirata verso ovest: i soldati
cosacchi
seguirono la
ritirata dell' esercito tedesco con al seguito tutti i loro cari per
evitare le sicure rappresaglie dei bolscevichi. Quando dopo l' estate
del 1943 l' esercito tedesco, sotto la pressione
sovietica,
iniziò a ritirarsi dal territorio
cosacco, quasi
cinque milioni di russi antisovietici si mossero verso occidente per
sfuggire al totalitarismo comunista o perché, in qualche
modo, legati ai tedeschi.
Nell' autunno del 1943 la divisione cosacca viene spedita in
Jugoslavia a combattere la guerra contro i partigiani titini. I
cosacchi si distinguono nel tenere sgombro il territorio dalle
infiltrazioni partigiane collaborando con Ustascia e Cetnici.
Nel
giugno del 1944 la divisione viene elevata al rango di corpo d' armata
(15° corpo d' armata cosacco) e viene impiegato nel quadro
delle
Waffen SS di cui però non farà mai formalmente
parte
mantenendo tutte le sue peculiarità. Il 15° corpo d'
armata
cosacco giungerà a contare 50.000 uomini, in totale,
comprese
altre formazioni, i cosacchi che operarono nella wehrmacht
furono circa 250.000. Nel luglio del 1944
Pannwitz riesce ad ottenere, per i cosacchi, la
possibilità di essere decorati con la croce di ferro, cosa
originariamente non prevista per i volontari ex-sovietici.
Nel frattempo, allontanandosi la possibilità di
ritornare in
tempi brevi nella terra madre, si fa largo l' esigenza di trovare una
nuova patria per i cosacchi e per le loro famiglie.
i cosacchi riuscirono ad ottenere dai tedeschi la
concessione per occupare un'area dove creare uno stato cosacco. Quella
area si trovava in Italia, corrispondente alla Carnia, in Friuli,
ribattezzata "Kosakenland".
Il 1945 vede i cosacchi impegnati in battaglie di
retroguardia, sotto la pressione sia dell’Armata Rossa che,
soprattutto, dell’Armata Popolare Yugoslava del Maresciallo
Tito. I cosacchi ripiegano in Friuli, in Carnia dove già
nell' autunno 1944 avevano preso posizione alcuni reparti in funzione
antipartigiana. Da ottobre a dicembre i reparti cosacchi e caucasici
liberarono le valli dai partigiani e occuparono le vallate praticamente
fino agli ultimi giorni di guerra. Come sempre assieme alle
truppe cosacche si muovevano anche le loro
famiglie. In tutto circa 40.000 persone si
stanziarono in Carnia. Nella tarda primavera del 1945 sotto la spinta
dell' offensiva angloamericana, i cosacchi sono costretti ad
abbandonare questi territori ed a muovere verso nord, verso l' Austria
anche al fine di operare un congiungimento con le truppe russe
anticomuniste del generale Vlasov.
Il 3 maggio le truppe arrivano in Austria; sostano a Peggetz,
tra
Oberdrauburg
e Lienz. E' Pasqua ed i cosacchi festeggiano. Gli ufficiali
si
rendono ben conto che la guerra è finita. Una delegazione
composta
da alcuni ufficiali (il generale Vasiliev ed il tenente Nikolai
Krasnov, nipote del generale Krasnov) contatta gli inglesi per trattare
la resa. Inizialmente i cosacchi si fidano degli inglesi, 25 anni prima
il generale
Krasnov si era anche guadagnato la Military Cross combattendo contro i
bolscevichi al fianco del generale Alexander. a sua volta
Alexander si fregiava dell' Ordine Imperiale Russo. Era evidente che
per queste persone era incredibile che i britannici potessero essere
alleati dei sovietici. Gli inglesi intanto prendevano tempo
perchè non avevano in zona truppe sufficenti per minacciare
e
costringere con la forza le divisioni cosacche ad arrendersi. Il
generale Krasnov scrive una lettera per il suo vecchio amico
Alexander. Non riceve risposta alcuna. Con ogni probabilità
la lettera non fu nemmeno recapitata.
L' unica condizione che i cosacchi esigevano è che
fosse loro
garantito che non sarebbero stati rimpatriati. L' ufficiale di
collegamento che si occupava dei rapporti con i cosacchi, il mite
maggiore Davies all' inizio non capiva perchè questi
rifiutassero di arrendersi finchè non avessero ricevuto l'
assicurazione richiesta, finchè un giorno una anziana donna
non
gli mostrò ambo le mani da cui tutte le unghie erano state
strappate via, allora capì perchè i cosacchi
accettassero
di andare da qualunque parte eccetto che in Russia.
Ancora di più i cosacchi acquartierati a Lienz, si
preoccuparono quando i britannici confiscarono i loro cavalli.
A seguito delle loro proteste i britannici risposero che non
c' erano cavalli cosacchi in quanto i cosacchi erano prigionieri. Era
la prima volta che gli inglesi si riferivano a loro come a dei
prigionieri.
Il 27 maggio il maggiore Davies comunicò alle
truppe cosacche che avrebbero dovuto consegnare tutte le armi
per mezzogiorno.
Quella mattina il generale britannico Musson aveva dato delle
istruzioni alle
truppe: "Mi rendo conto che abbiamo a che fare con persone che parlano
una lingua diversa dalla nostra e che ci sono donne e bambini... se
diventerà necessario far fuoco su di loro, voi lo farete e
considerete questa come un' operazione di guerra..."
Il giorno dopo ai cosacchi fu comunicato che gli ufficiali
dovevano partecipare ad
una "conferenza" per parlare del loro futuro, i cosacchi divennero
sospettosi, alcuni non salirono sui camion che erano venuti a
prelevarli . Il corpo ufficiali presenti a Lienz era composto da 35
generali, 167 colonneli, 283 tenenti-colonnello, 375 capitani, 1,752
ufficiali subalterni, 136 funzionari militari e dottori, two comandanti
di banda musicale, due fotografi, due interpreti, in tutto
2,756
persons. di questi, 2201 salirono sui
camion inviati dai britannici, gli altri si rifiutarono.
quando arrivarono al luogo indicato non trovarono nessuna
"conferenza" ma il
generale britannico Musson che li informò che aveva ricevuto
l'
ordine di consegnarli ai sovietici. Durante il trasferimento, 55
ufficiali cosacchi si suicidarono, 2,146 furono
effettivamente
consegnati all' NKVD. Tra di loro c' erano 1,856
ufficiali
Cossack, 176 Russi,
63 Ukraini, 31 Caucasici, and a manipolo di altre nazioni. Questo il
destino loro toccato: 12 generali furono spediti a Mosca, 120
ufficiali furono uccisi lungo la strada per Vienna
dai soldati sovietici che sorvegliavano il
convoglio, 1,030
ufficiali morirono durante gli interrogatori condotti
dall'
NKVD, 983
officers "sopravvissero" per essere mandati a lavorare nelle miniere
negli Urali dove furono privati del diritto a risalire in
superficie.
Una volta eliminati gli ufficiali i britannici ebbero buon
gioco a
consegnare con la forza soldati e civili ai
sovietici.
Il 1° giugno, circa 25000 persone furono consegnate ai
sovietici
dal campo dei cosacchi presso Linz, dove erano acquartierate circa
32000 persone, la maggior parte dei quali anziani, donne e bambini che
erano di fatto dei rifugiati. In seguito missioni militari sovietiche
fecero improvvisi raids in campi di prigionia nelle zone americana e
britannica prelevando molte altre persone con la forza. In
tutto
si stima che oltre 150.000 cosacchi furono consegnati all'
URSS.
Da rimarcare che fra i
cosacchi ed i russi consegnati ai sovietici, vi erano, come detto,
anche moltissimi membri dell'emigrazione bianca,che dopo il 1920 erano
stati costretti a fuggire dall' ex impero russo. Queste persone erano
dunque soggetti estranei all'accordo di rimpatrio non essendo
mai
stati cittadini sovietici, ed anzi essendo spesso cittadini di
varie nazioni occidentali: vecchi combattenti della Guerra Civile, ex
ufficiali zaristi, esponenti dell'antica aristocrazia russa, e
ataman
famosi tutti riunitisi attorno ai nazisti per
combattere la grande guerra
patriottica di liberazione.
Un analogo trattamento, effettuato in spregio alla convenzione
di
Ginevra ed al diritto internazionale e che non rispondeva
nemmeno
ad alcun accordo tra le potenze vincitrici, fu
quello
riservato agli anticomunisti slavi meridionali
cioè
croati, sloveni, serbi e montenegrini che furono
consegnati
a Tito il quale evidentemente, non aveva alcun diritto
rispetto
queste persone. Questa operazione venne compiuta
segretamente,
illegittimamente e ingiustificatamente e venne
attuata senza
lasciare nulla di scritto. Il conte Nikolai
D. Tolstoy, inglese figlio di emigrati russi, qualche anno fa
effettuò lunghe ed accurate ricerche per scoprire
gli
artefici di questo complotto. Tolstoy alla fine delle sue
lunghe ricerche giunse alla conclusione che Harold Macmillan
(che in seguito fu primo ministro inglese dal 1957 al 1963)
aveva
architettato l'intera vicenda.
Fra il 17 e il 31 maggio, circa 30-35 mila persone
fra sloveni, croati, serbi e montenegrini vennero consegnati agli
uomini di Josip Broz detto Tito. Finirono tutti infoibati.
quadro di S.G.Korolkoff
"Il tradimento
dei cosacchi a Lienz" 28 maggio 1945: i cosacchi sono circondati ed
aggrediti dalle truppe inglesi
The statement of a Cossack emigrant quotes the impressions of
a British sailor given here without alteration:
"I took part in the evacuation of Dunkirk. Our
soldiers felt very badly. I helped to fish out Germans from the sunken
Bismarck, which received the greatest number of torpedoes in history. I
saw the population of Malta sitting in the cellars for many weeks. I
saw Malta being bombed incessantly and deafened by explosions of bombs
and shells. They were exhausted from constant explosions and alarms. I
lived through the sinking of my own ship. I know about jumping into the
water at night, dark and without bottom, and the terrifying shouts for
help of the drowning, and then the boat, and looking for the rescue
ship. It was a nightmare. I drove German prisoners captured during the
invasion of Normandy. They were almost dying from fear. But all that is
nothing. The real, terrible, unspeakable fear I saw during the
convoying and repatriation of people to Soviet Russia. They were
becoming white, green and grey with the fear that took hold of them.
When we arrived at the port and were handing them over to the Russians,
the repatriates were fainting and losing their senses. And only now I
know what a man's fear is who lived through hell, and that it is
nothing compared to the fear of a man who is returning to the Soviet
hell." Sources: Russian
Volunteers in the German Wehrmacht in WWII: by Lt. Gen. Wladyslaw
Anders and Antonio Munoz
Fra gli
ufficiali troverà la morte anche il generale von Pannwitz,
che vuole condividere il destino dei suoi uomini e degli altri
ufficiali superiori cosacchi, mentre gli sarebbe stato facile sfuggire
tale sorte dichiarandosi tedesco e così restare con gli
Alleati e godere del
trattamento riservato dalla Convenzione di Ginevra ai prigionieri di
guerra. La stampa sovietica (Prava,
Izvestia, ecc.) annuncia processo ed esecuzione degli ufficiali
cosacchi il 17 gennaio 1947, anno che è assunto come quello
della loro morte.
Il rimpatrio forzato delle
truppe antisovietiche in Russia
è stato definito l' olocausto di due milioni di persone.
L'
armata del generale Andrej
Andreevic Vlasov
I cosacchi, come abbiamo visto, non erano stati gli unici a
combattere sotto
le
insegne tedesche contro i sovietici: praticamente ognuno dei
popoli assoggettati all' Unione Sovietica fornì
volontari
per la Wehrmacht. I tedeschi riunivano i
soldati provenienti dallo stesso paese in unità omogenee, vi
furono così unità composte da georgiani,
armeni, azerbaigiani, osseti, tartari, russi ed
altri. (in coda a questa stessa pagina sono riportati i links ad alcuni
filmati riguardanti varie unità di volontari stranieri che
combatterono a fianco della Germania. Un' interessante
casistica fotografica
è inoltre reperile al sito
www.inilossum.com).
Piuttosto nota e parallela a quella dei cosacchi,
è la
vicenda dei volontari anticomunisti russi che combatterono a fianco dei
tedeschi sotto la guida del generale ex sovietico Andrej
Andreevic Vlasov nell' Esercito Russo di Liberazione (R.O.A. ovvero
Russkaya Osvoboditelnaya Armiya).

Il generale
Vlasov,
fedelissimo dello stalinismo combattè con onore nella difesa
di
Mosca del 1941 e nella difesa di Kiev e fu decorato più
volte,
nell' estate del 1942 ebbe l' incarico di rompere l' assedio di
Leningrado. La missione fallì e segnò
profondamente
l' animo di Vlasov. Piùttosto che abbandonare i suoi uomini
Vlasov si dette alla macchia nel territorio controllato dai tedeschi
che però lo catturarono. In prigionia Vlasov fu contattato
dalcapitano Wilfried Strik-Strikfeldt, un baltico ex combattente per i
bianchi durante la rivoluzione sovietica; Strik-Strikfeldt lo
persuase a metter su un' armata anticomunista russa per combattere a
fianco dei tedeschi. Assieme al tenente colonnello Vladimir
Boyarsky
, Vlasov scrisse una nota, poco dopo la sua cattura, ai capi
militari tedeschi suggerendo una cooperazione tra i russi
anti-sovietici e l' esercito tedesco. Insieme con altri
generali
ufficiali e soldati ex sovietici, Vlasov si poneva l'
obiettivo
di abbattere il regime stalinista e di creare uno stato russo
indipendente. Molti prigionieri di guerra. si dichiararono interessati
a far parte di questo esercito di liberazione.
Nella primavera del 1943, Vlasov scrisse un proclama
anti-Bolscevico noto come il
"Manifesto di Smolensk"
che, in milioni di copie,
fu scaricato dall' aviazione sopra le postazioni sovietiche. Come
diretta conseguenza migliaia di soldati russi disertarono. I
13
punti del "Manifesto" promettevano una Russia unita, dove sarebbe stata
abolita la collettivizzazione delle campagne, sarebbe stata distribuita
la terra ai braccianti, reintrodotta la proprietà privata e
di
commercio, assicurate le libertà personali e di fede,
espressione, stampa, la gente avrebbe potutto scegliere il proprio
lavoro. Inoltre il manifesto proclamava che tutte le
nazionalità
di cui si componeva l' Unione Sovietica avrebbero partecipato con
eguale dignità alla costruzione del nuovo stato. Al
"Manifesto
di Smolensk" era inoltre aggiunta una dichiarazione tedesca che
recitava: "
La Germania,
guidata da
Adolph Hitler persegue lo scopo di creare un nuovo ordine in
un'
Europa senza Bolscevismo e Capitalismo"
L' arruolamento di volontari russi nei ranghi germanici e la
creazione di unità con forte presenza di volontari
ex sovietici era
incoraggiata dai comandi militari tedeschi che vedevano in questa
operazione un mezzo per cercare di riguadagnare l' iniziativa sul
fronte
est.

manifesto della 14a
Waffen SS
in alto aquila tedesca e stemma ucraino |
Alla fine del 1943 si calcola
che già ben 427.000 soldati ex sovietici militassero in
varie
unità tedesche:
nell' aprile del 1943 era stata creata la prima divisione SS non
tedesca, la 14ma
Divisione Waffen SS di Granatieri Ucraini detta "Galizien"
dal nome della regione compresa tra Polonia ed Ucraina che fu, tra l'
altro, una delle province dell' impero asburgico.
La visione del generale Vlasov era
tuttavia differente: egli aspirava a
riunire tutti i volontari ex-sovietici in un vero e proprio esercito di
liberazione che operasse al fianco dei tedeschi, con
autonomi
comandi intermedi, nonchè insegne e reclutamento
propri e distinti.
|
A
tale scopo i tedeschi crearono un organismo apposito il KONR (Comitato
per la Liberazione dei Popoli di Russia) a capo del quale era il
generale Vlasov, tuttavia molti dei volontari
che erano disposti a combattere i sovietici provenivano da popoli che
erano stati assoggettati dai Russi e quindi erano anche storicamente
anti-russi ed
aspiravano all' indipendenza da Mosca. Come conseguenza non
ci fu reale collaborazione ad esempio tra i volontari
ucraini, ruteni oppure tra le unità
georgiane e l' esercito russo di liberazione di Vlasov, un tardivo
riavvicinamento fu tentato negli ultimi giorni di guerra con il corpo
d' armata cosacco. Come conseguenza benchè centinaia di
migliaia di cittadini ex sovietici combattessero in varie
unità dell' esercito germanico, il ROA come
entità autonoma vide ufficialmente la luce piuttosto tardi
nell' autunno del 1944.
Nell' estate del 1944 ci fu un incontro tra Himmler
ed il generale Vlasov in cui Himmler promise finalmente un appoggio
pieno alla creazione dell' esercito di liberazione russo, d' altra
parte Vlasov prometteva di riconoscere ai vari popoli della Unione
Sovietica il diritto all' autodeterminazione.
La nascita ufficiale del ROA porta alla stesura di un nuovo
documento firmato da tutti gli esponenti della resistenza antisovietica
(anche se ancora in stragrande maggioranza di nazionalità
russa) riuniti nel citato KORN e noto come il
"Manifesto
di Praga". Nel documento vengono ripresi
i temi del precedente proclama di Smolensk, ma
viene posto anche l' accento sulla parità e l'
autodeterminazione dei popoli della Russia e dell' Unione Sovietica.
Il "Manifesto" ha un immediato impatto sul popolo
russo, migliaia di volontari accorrono sotto le bandiere di Vlasov,
Hitler da ordine di approntare 10 divisioni. Un intero squadrone dell'
aviazione sovietica atterrò dietro le linee tedesche
passando dalla parte di Vlasov, in un solo giorno, il 20 novembre
furono ricevute 60.000 adesioni.
E' rimarchevole come benchè nel tardo autunno e
nell' inverno 1944-1945 fosse ormai evidente a tutti che la Germania
non potesse vincere la guerra, pure l' odio contro Stalin ed il regime
fece sì che decine di migliaia di volontari aderissero ad
una guerra con ogni probabilità già perduta.
In
La "questione russa" alla
fine del secolo XX, Aleksandr Isaevic' Solz'enicyn
afferma essere
[...] "indicativo che
finanche negli ultimi mesi (inverno 1944-45),
quando per tutti era ormai evidente che Hitler aveva perduto la guerra,
ebbene proprio in quei mesi molte decine di migliaia di russi che si
trovavano all'estero presentassero domanda per arruolarsi nell'Esercito
russo di liberazione (Roa)! -
ecco qual era la voce del popolo russo. E sebbene non soltanto gli
ideologi bolscevichi (insieme con i timidi
intellettualoidi sovietici), ma anche l'Occidente (incapace
di immaginare che i russi potessero avere un loro proprio obiettivo
nella guerra di liberazione) abbiano ricoperto di
sputi la storia dell'Esercito russo di liberazione, quest'ultimo
entrerà comunque nella storia del Paese [...],
e ne rappresenterà una pagina significativa e coraggiosa".
Poichè molti dei volontari lavoravano
già come mano d' opera straniera nell' economia bellica
tedesca che non poteva permettersi una simile emorragia di personale,
alla fine le divisioni furono ridotte a cinque di cui poi solo
due e mezzo divennero operative con una forza totale di 50.000 uomini.
Le due divisioni KONR, ebbero rispettivamente i nomi di 600a Divisione
Panzer-Granadieren sotto il comando del generale Sergei
Kuzmich Bunyachenko e 650a sotto il comando del generale G. A. Zveryev.
In marzo e aprile la 600a combattè contro i
sovietici sul fronte dell' Oder, ove subì pesanti perdite;
verso la fine di aprile la divisione si spostò verso il
confine ceco, mentre Hitler moriva nella cancelleria a Berlino e tutto
attorno il Reich collassava. Vlasov tentò di contattare
gli angloamericani per arrendersi ad essi e per negoziare che
non sarebbero stati costretti a rimpatriare. Nel frattempo i
cosacchi di von Pannwitz avevano abbandonato il Friuli e marciavano
verso nord per congiungersi alle truppe di Vlasov. Alla fine
sembrò che la 600ma potesse attendere a Praga l'
arrivo degli americani ed i russi antisovietici furono anche contattati
dalla resistenza ceca che combatteva contro i tedeschi: i cechi
offrirono asilo agli uomini del ROA se questi gli avessero consegnato
la città. La divisione russa si portò a
Praga e consegnò la città agli insorti, sperando
in tal modo di guadagnare la riconoscenza ed il promesso appoggio della
resistenza ceca e poter lì attendere l' arrivo
degli occidentali. Nulla di ciò accadde: i comunisti
largamente presenti nella resistenza ceca, una volta ottenuta la
città, si dimostrarono loro ostili ed inoltre
Vlasov venne a sapere che gli occidentali avevano già
pattuito con Stalin che Praga avrebbe dovuto essere conquistata dai
sovietici. ciò che rimaneva del ROA fu di nuovo costretto a
ritirarsi verso occidente per sfuggire all' avanzata dell' Armata Rossa.
Presso il villaggio di Schluesselburg il ROA raggiunse le
linee della Settima Armata USA. Il generale Bunyachenko
implorò gli americani di accettare la loro resa. Gli
risposero che quella era zona che negli accordi tra i vincitori doveva
passare sotto controllo russo e quindi non potevano farli prigionieri.
I russi anticomunisti tentarono a piccoli gruppi di ripiegare ancora
più ad occidente, ma furono rggiunti dai sovietici. Molti
che erano riusciti ad arrendersi alle truppe occidentali furono
immediatamente consegnati ai sovietici. Il 12 maggio, in Boemia, i
sovietici catturano Vlasov. Circa 17.000 russi del ROA furono
rimpatriati a forza verso la Russia, la gran parte nemmeno vi giunse in
quanto furono passati per le armi dai sovietici, qualcuno
finì i suoi giorni nei gulag.
Vlasov e gli alti comandi del ROA furono processati ed
impiccati a Mosca il 1° agosto 1946.
Andrea Chiodi -