lunedì 9 ottobre 2017

LA MASSONERIA CONTRO L’ITALIA E IL FASCISMO

Fascismo In Rete
Massoneria
LA MASSONERIA CONTRO L’ITALIA E IL FASCISMO di Bellarmino
Questo è un prezioso carteggio attestante l'opera indefessa dei Fratelli tripuntati per demolire il regime fascista, demonizzare il suo capo Benito Mussolini (1883-1945) e preparare il terreno alla disfatta militare delle Forze Armate italiane e dell'Italia stessa. Questa operazione rientra in quel tipo di «lavori» massonici finalizzati alla liquidazione di una componente sociale o politica divenuta inutile o d'intralcio per la realizzazione della cosiddetta «Grande Opera». Questa pagina insanguinata è sotto molti aspetti ancora sconosciuta ai più della storia del nostro Paese non è che uno dei tanti eventi dell'evo moderno che apparirebbero inspiegabili se non avessero visto l'apporto decisivo della setta massonica (l), Innanzitutto, va detto che, nonostante la legge del maggio 1925 voluta dal regime, che proibiva la costituzione di società segrete e che obbligava tutte le associazioni alla consegna alle forze di Pubblica Sicurezza della lista di tutti gli iscritti - legge che provocò lo scioglimento preventivo di tutte le Logge in territorio italiano - la piovra massonica non perse affatto la sua determinante influenza sulle sorti della nazione italiana, e questo per diversi motivi. In primis, il fatto che lo stesso regime fascista non fosse purtroppo estraneo, fin dalle sue origini, ad un certo tipo d'intesa e di collaborazione - anche se non a livello ufficiale - con la “sinagoga di Satana”. Lo testimoniano diversi elementi, non esclusa tutta una gamma di simboli o di elementi che provenivano dalle Logge. Non è un caso che la storica adunata avvenuta in Piazza San Sepolcro il 21 marzo 1919, per la fondazione del Fascio di Milano, fu patrocinata dall'ebreo massone Cesare Goldmann, il quale mise a disposizione di Mussolini il salone dell'Alleanza industriale e commerciale di Milano. Non lo è nemmeno il fatto che furono proprio alcuni massoni a finanziare la famosa Marcia su Roma del 1922. Del resto, non è un mistero che molti tra gli appartenenti alle alte sfere della gerarchia fascista fossero «Fratelli»; tra essi, ricordiamo Achille Starace (1889-1945), Italo Balbo (1896-1940), Roberto Farinacci (1892-1945), Emilio De Bono (1866-1944), Cesare De Vecchi (1884-1959), così come lo era anche un acerrimo avversario politico del fascismo come il comunista Giovanni Amendola (1882-1926). Lo stesso Mussolini ricevette - anche se non con grande entusiasmo - nel gennaio del 1923 dalle mani del Gran Maestro della Gran Loggia Raoul Palermi (di origini ebraiche) la nomina a Gran Maestro onorario. Ma allora, se il regime fascista era ampiamente infiltrato da «Fratelli», perchè la Massoneria decretò la fine del fascismo e del suo capo? La realtà è complessa più di quanto non sembri. In Italia, la Massoneria ruota intorno a due obbedienze: il Grand'Oriente (che prende ordini dalla Massoneria atea francese), con sede a Palazzo Giustiniani, e la Gran Loggia - o Massoneria «ferana» - (che prende ordini dalla Massoneria deista inglese), con sede in Piazza del Gesù, entrambe a Roma. A quell'epoca, la prima, anticlericale viscerale stile '800, era favorevole alla continuazione di quella politica di scontro frontale con la Chiesa cattolica che aveva avuto il suo apice con la presa di Porta Pia nel 1870, mentre la seconda - che prevalse - era invece più incline a cercare un «dialogo» con la Chiesa per poi distruggerla dall'interno. L'atteggiamento oscillante del regime fascista si prestava a questo secondo tipo di operazione, e il Concordato del 1929 con la Santa Sede firmato da Mussolini e dall'allora Segretario di Stato il Cardinale (in odore di Massoneria) Pietro Gasparri (1852-1934), pur avendo comportato per la Chiesa una grande libertà d'azione e per il popolo italiano molti vantaggi da un punto di vista spirituale, rientrava in questa logica. Il nuovo scenario mondiale che andava profilandosi nei disegni della Setta e la vendetta di Palazzo Giustiniani per la politica eccessivamente conciliatrice attuata da Mussolini nei confronti della Chiesa cattolica decretarono la fine del fascismo e del suo capo (l). Purtroppo, Giovanni Preziosi, il direttore de “La vita italiana”, l'unico personaggio del regime ad aver lanciato più volte l'allarme contro il pericolo massonico, non comprese la radice teologica del conflitto in atto (2).
 
I RETROSCENA DELLA CRISI POLITICO-MILITARE CULMINATA NEGLI AVVENIMENTI DEL 25 LUGLIO E DELL'8 SETTEMBRE 1943.
- Introduzione
Con la pubblicazione di un gruppo di sette ordini diretti dal «Gran Maestro del Grand'Oriente Universale» alla Massoneria italiana, riteniamo di recare un notevole contributo alla chiarificazione di taluni punti oscuri della nostra storia recente. Si tratta di impressionanti documenti che rivelano il vero retroscena della crisi politico militare culminata negli avvenimenti del 25 luglio e dell'8 settembre 1943. Tutti i lettori - anche i più scettici - dovranno prenderne atto come di una testimonianza eloquente ed inconfutabile del ruolo essenziale che la Massoneria italiana, al servizio della Massoneria internazionale, ha avuto nella lotta che aveva per obiettivo il fascismo ma di cui la suprema vittima è stata l'Italia. È significativo il fatto che gli ordini - tutti dettati da Londra e cifrati in francese - portino date che vanno dal 1 settembre 1935 al 15 dicembre 1936 - quattro anni cioè, prima dell'entrata in guerra - e si riferiscano quindi al periodo in cui la campagna di Etiopia segnò, malgrado il piano massonico applicato attraverso la Società delle Nazioni, la clamorosa vittoria del fascismo sulla Massoneria internazionale, la quale accusò il grave colpo e passò alla riscossa. Dalla lettura dei sette documenti le deduzioni scaturiscono logiche e spontanee.
 
- Lotta inesorabile contro il fascismo e verso i popoli che lo sostengono
Dal Supremo Gran Maestro del Grand'Oriente Universale di Rito Scozzese Antico ed Accettato.
(missive cifrate in francese e datate da Londra dal1 ° settembre 1935 al 15 dicembre 1936).
- Documento n° 1
Londra, 1° settembre 1935
«Al Dil(ettissimo) e Pot(entissimo) Fr(atello) Ven(erabile) Gran Maestro del Grand'Oriente Italiano di R(ito) S(cozzese) A(ntico) ed A(ccettato) e della Grande Loggia di R(ito) Simbolico. I Po(tentissimi) Fr(atelli) delegati di tutti gli Orienti, riuniti sotto la Vol(ta) Cel(este) del Sup(remo) Aeropago per i lavori del segreto G(ran) Congresso Mas(sonico) Univ(ersale), chiamati a discutere sulla nostra posizione generale di fronte alla reazione, hanno emesso all'unanimità che un ulteriore sviluppo ed il perdurare del fascismo provocherebbe, col ritorno all'oscurantismo, la nostra fine irreparabile. Ad iniziativa dei Pot(entissimi) Fr(atelli) rappresentanti la valle del Senna, il Congresso, riconosciuti i fatti lamentati e la inderogabile necessità di porvi riparo, ha affermato all'unanimità assoluta di voler insorgere con tutte le forze contro il fascismo, specialmente europeo, prima che esso affermandosi negli Orienti ancora immuni, non ne tolga i mezzi e la possibilità. L'odio profondo che il fascismo, nelle sue concezioni dottrinarie e per le azioni dei suoi capi e gregari a noi avversi, ha dimostrato verso di noi con la distruzione degli Orienti più prosperosi a lui soggetti, ci autorizza ad essere inesorabili nella lotta e nella scelta dei mezzi da impegnare verso di esso e verso i popoli che lo sostengono e lo nutrono con la loro sopportazione e con la loro fiducia».
 
- Alla testa dell'antifascismo fascisti massoni
«II Congresso Univ(ersale) con voto unanime, ha investito il Sup(remo) G(rande) O(riente) U(niversale) di tutta l'attività necessaria ad iniziare la lotta contro i vari dispotismi esistenti nel mondo e, tracciata la linea di condotta, ha riversato, nel supremo aeropago, che da oggi siederà in permanenza, tutti i mezzi occorrenti al raggiungimento del fine. Il Congresso, accolta la relazione che i Pot(ntissimi) Fr(atelli) Vostri rappresentanti hanno ampiamente illustrata, dalla quale risulta la completa ripresa di ogni Vostro lavoro, esprimendo il suo compiacimento, ha esultato nell'apprendere l'inconcussa fede massonica di tutti i Vostri diletti Fr(atelli) partecipanti al fascismo e come essi siano disposti a tutto osare per l'affermazione dei nostri ideali. Il giuramento da essi rinnovato nelle Vostre mani ed in quelle dei Pot(entissimi) Fr(atelli) del grado 33° da Voi delegati, dimostra che avete saputo ben operare per la nostra causa e che inoltre possiamo anche contare su tutti i Fr(atelli) partecipanti nell'Esercito e nel Suo Stato Maggiore da Voi dipendente. Il Sup(remo) Cong(resso) nel riconoscere la grande e profiqua opera da Voi spiegata per la brillante ripresa dell'Or(iente) italiano, il più conculcato dal fascismo, che ha pure sanato il dissidio fra le sponde del vecchio Tevere, constata che la Vostra ripresa è base vitale per l'inizio della lotta e demanda a Noi Sup(remo) M(aestro) del Gr(ande) Or(iente) Univ(ersale) l'incarico di porgerVi la riconoscenza della Mass(oneria) Univ(ersale). Col nostro plauso fraterno Vi trasmettiamo tutto il nostro incoraggiamento per il futuro».
 
- Nella Società delle Nazioni
- Documento n° 2
Londra, 15 ottobre 1935
«In seguito al Vostro suggerimento il Sup(remo) Gr(ande) Or(iente) del Gr(ande) Or(iente) Univ(ersale), dopo interpellati gli Orienti interessati, ha deciso di formulare le istruzioni per l'opera che i Pot(entissimi) e Pot(enti) Fr(atelli) partecipanti alla Società della Nazioni debbono svolgere per la lotta contro il fascismo. Vi accludiamo copia destinata ai Fr(atelli) di codesto Gr(ande) Or(iente) da Voi fatti designare a rappresentare la Vostra Nazione, in quel supremo consesso internazionale, pregandoVi di farne prendere visione ai Fr(atelli) del Dicastero degli Esteri e degli Enti interessati. I Pot(enti) Fr(atelli) sedenti permanentemente nel Supremo Aeropago Univ(ersale) sono concordi nel riconoscere che l'Or(iente) italiano da Voi fatto risorgere a nuova vita, è stato il primo ad essere colpito dalla reazione fascista ed a risentirne gli effetti deleteri. Il satanico creatore del fascismo, governa sul territorio del Vostro Or(iente) principalmente per spegnere ogni traccia del nostro potere. Costui vuole ignorare la nostra potenza e la forza insopprimibile del nostro giuramento! Dopo averci lottato da socialista ed essere assurto in virtù della nostra credulità e dell'azione fattiva e concreta dei nostri Fr(atelli) migliori, vorrebbe, distruggendoci, ricondurre la sua Nazione all'oscurantismo, ma ignora di essere in nostro potere e le nostre irrevocabili decisioni per il suo annientamento. Il Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio) del Gr(ande) O(riente) Univ(ersale) ha perciò deciso che la lotta contro il fascismo, per la riscossa democratica che ridarà nel mondo la pace agli uomini di buona volontà, sia iniziata dall'Or(iente) italiano. Per la pratica attuazione di tale decisione il Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio), che ha raccolto durante il Cong(resso) le proteste dei Pot(entissimi) Fr(atelli) ad esso partecipanti, stà esaminando quelle dettate dalla luminosa Vostra esperienza personale e da quella dei Pot(entissimi) Fr(atelli) Vostri Su(premi) Cons(iglieri) per armonizzarle. Nel preavvisarvi l'invio del piano d'azione concretato dal Sup(remo) Cons(iglio) in base alla psicologia del Vostro popolo ed alla conoscenza del Despota, Vi sollecitiamo l'invio dei dati del Vostro tesoro per equilibrarlo con quelli degli altri Or(ienti), acciò di bilanciarlo alle necessità generali dell'azione ed eventualmente per provvedere in tempo alle sue deficienze».
 
- Le vittorie di Etiopia sono uno scacco per il «Supremo potere»
- Documento n° 3
Londra, 20 maggio 1936
«Da tutti gli Or(ienti) ci pervengono osservazioni, tutt'altro che benevole, per i risultati ottenuti sullo sviluppo della campagna italiana in Etiopia! E’ la prima volta che il nostro Sup(remo) potere viene messo in scacco da un avversario che non avrebbe avuto la capacità ed i mezzi di poterci resistere. Questo prova che in tutti i Fr(atelli dell'Or(iente) italiano è mancata la volontà di essere soprattutto massoni, come il sacro giuramento prestato imponeva loro di dimostrare coi fatti. Non possiamo accettare le ragioni da Voi porteci e da Voi ritenute adatte a giustificare l'mpossibilità materiale di eseguire i voleri del Sup(remo) Gr(ande) Or(iente) Univ(ersale) interprete fedele e regolatore degli interessi della Mass(oneria) Univ(ersale). Il fallimento del piano applicato attraverso la Società delle Nazioni e l'aiuto che il despota reca ai ribelli spagnoli nostri nemici, ne sono la prova irrefutabile. Il Sup(remo) Gr(ande) Or(iente) che veglia in permanenza sugli interessi della nostra grande Famiglia, dopo i ripetuti avvertimenti fattivi pervenire per mio mezzo, ha deciso di infliggerVi il biasimo di tutta la Mass(oneria) Univ(ersale) e di richiamare all'ordine, per l'ultima volta, tutto l'Or(iente) italiano, dal Sup(remo) Gran Con(sigliere) all'ultimo Fr(atello) del grado I° e con l'avvertimento categorico che, continuando nella condotta tenuta fino ad oggi, esso Or(iente) verrà irrevocabilmente e definitivamente espulso dalla Gr(ande) Famiglia Univ(ersale) per indegnità massonica dimostrata nell'imperdonabile tradimento».
«Riteniamo superfluo rammentarvi le dure conseguenze che risulterebero a danno Vostro e di tutti i Fr(atelli) dell'Or(iente) italiano, perchè la Mass(oneria) Univ(ersale) non ha nessuna intenzione di abdicare nella lotta intrapresa e la Vostra Nazione si verrebbe a trovare indifesa nelle dure conseguenze che ne deriverebbero. Attendiamo di leggere le Vostre conclusioni in merito e di prendere nota di quelle assicurazioni sostanziali che riterrete di presentarci per la difesa del Vostro avvenire in seno alla Gr(ande) Famiglia, rammentandovi che accetterebbero solamente argomenti concreti e veramente atti ad assicurarci».
 
- Documento n° 4
Londra, 27 giugno 1936
«Abbiamo preso atto delle giustificazioni inviatici per decisione unanime del Vostro Sup(remo) G(ran) Cons(iglio) e le accettiamo con riserva di vederle convalidate dalle vostre opere e pertanto veniamo a porgerVi il mezzo di dimostrarci la sincerità della Vostra fede. Gli osservatori distaccati costà dal Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio) della Massoneria Univ(ersale) ci riferiscono con ampia e dotta relazione, che qualora la fede dei Vostri Fr(atelli) fosse sincera, nella zona di codesto Or(iente) il terreno sarebbe maturo per passare dalla fase decisiva della lotta contro il nostro più mortale nemico. Ci rivolgiamo perciò al Pot(entissimo) Fr(atello) Ven(erabile) Gr(an) Mae(stro) del Gr(ande) Or(iente) Italiano, posto sulle sponde del vecchio Tevere, del R(ito) Sc(ozzese) A(ntico) ed A(ccettato) e della G(ran) Loggia Sim(bolica) Italiana, Pot(entissimo) III G(ran) Ma(estro) del Sup(remo) Gr(ande) Or(iente) Un(iversale) perchè si prepari a comunicare a tutti i Fr(atelli) del suo Or(iente) e di quella Gr(an) Log(gia) Sim(bolica) ed ai loro visitatori le disposizioni di massima già sottoposte al Vostro altissimo parere che Noi Sup(remo) Gr(an) Maes(tro) del Sup(remo) Gr(ande) Or(iente) Un(iversale) dopo l'ultima approvazione del Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio) ci degneremo trasmetterVi per iniziare la fase decisiva della lotta. Noi riterremo personalmente responsabili sia il Pot(entissimo) Fr(atello) Gr(an) Maestro, sia i Pot(entissimi) Fr(atelli) del grado 33" del Vostro Gr(an) Cons(iglio), di fronte alla loro coscienza di Massoni, di fronte a noi Supremi Regolatori della condotta Mass(onica) Univ(ersale) ed al cospetto dell'Alt.mo Gr(ande) Arc(hitetto) dell'Univ(erso); della fedele ed accurata esecuzione dei voleri del Cong(resso) Uni(versale) emanati da Noi suo esecutore e solo innanzi a Lui responsabile. Fidando sulla Vostra fede vi investiamo del potere Supremo perchè prendiate, a Nostro Nome, tutte le precauzioni necessarie alla perfetta riuscita dell'attuazione dei voleri del Cong(resso). Voi Pot.mo Gr(an) Mae(stro) detterete gli ordini necessari per guidare e sostenere i Fr(atelli) diligenti che avranno l'onore della responsabilità, e provvederete alla rigorosa sorveglianza acciocchè tutti gli altri Fr(atelli) attivi e dormienti, collaborino con essi volenterosamente, prendendo nel contempo tutte le misure perche nessuno possa tradire anche involontariamente l'opera nostra. A questo riguardo Vi autorizziamo, Pot(entissimo) Gr(an) Maes(tro), ad infliggere, anche a nostro nome, tutte le punizioni, comprese quelle del «rogo» e della soppressione effettiva, rammentando che i Fr(atelli) incaricati della sorte di questo triste ma necessario mandato, sono fin da ora riconosciuti degni di tutte le lodi, della nostra imperitura riconoscenza, dell'impunità più assoluta e della nostra sostanziale protezione, come di eventuale adeguato compenso. Qualora Voi Ven(erabile) Gr(an) Maes(tro), trovaste degli ostacoli sormontabili solo col nostro diretto intervento, dovrete premurosamente richiedercelo, certo di ottenerlo sviluppato con la più completa e sollecitata energia».
 
- Il perchè dell'alleanza col «detestato» bolscevismo
- Documento n° 5
Londra, 15 agosto 1936
«Per ogni azione da svolgere nella lotta, il Dil.mo nostro Pot(entissimo) Fr(atello) Mae(stro) tenga presente che tutte le Nazioni democratiche del Globo, dal Gr(ande) Arch(itetto) a Noi affidate, quando sarà giunto il momento, entreremo coalizate, in guerra contro l'acerrimo nemico per annientarlo. In seguito ai vostri giusti rilievi ed ai preziosi consigli trasmessici dai Fr(atelli) interessati, Vi comunichiamo, Ven(erabile) Gr(an) Mae(stro) che la Russia, benchè non sia più quella del nostro Gr(an) Fr(atello) Lenin, troppo prematuramente scomparso, e stia distruggendo inesorabilmente con la Vita dei Nostri Dil(ettissimi) Fr(atelli) ogni nostro potere ed attività in quel disgraziato Or(iente), scenderà certamente in campo con le Nazioni democratiche. La necessità strategica da Voi, Dil(ettissimo) Gr(an) Mae(stro) giustamente impostaci per la comune salvezza, ha riempito l'animo nostro di amarezza per l'orrore di tale inderogabile necessità; però purtroppo siamo costretti a riconoscere che nella lotta senza quartiere iniziata contro il più mortale nemico, avere al fianco un alleato di quella potenza può significare la vittoria. Facciamo perciò buon viso alla jattura che ci colpisce temporaneamente, consolandoci con la certezza di poter battere, attraverso lui, il più potente dei due nemici. L'Altisimo Gr(ande) Arch(itetto) dell'Univ(erso) ci consentirà, in seguito, di distruggerlo per vendicare inesorabilmente la morte ed il martirio di tanti nostri disgraziati e dil(ettissimi) Fr(atelli). Nella certezza di quanto è giusto ottenere dobbiamo trovare la forza per marciare al fianco di tale inesorabile nemico, Eliminate quindi ogni motivo di contrasto coi partecipanti al bolscevismo, aiutandoli quel tanto che serva a provare la nostra apparente benevolenza, servendovi, con ogni cautela, dei pochi Vostri Fr(atelli) loro simpatizzanti»,
 
- Suscitare rancore contro il Duce ed il regime fascista
- Documento n° 6
Londra, 28 ottobre 1936
«Nel trascrivervi gli ordini ricevuti ed approvati dal Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio) già da voi precedentemente sanzionati, Vi comunichiamo che sono stati elaborati in base alla perfetta conoscenza della psicologia del popolo da Voi sorvegliato; con le variazioni adatte alla differenza di mentalità dei popoli corrispondenti, andiamo ad impartirle anche ai Gr(andi) Or(ienti) tedesco e spagnolo ed a tutti gli altri Or(ienti) interessati»,
 
- Fingere devozione al Duce ed applicare le leggi senza logica
«Illustrateli con chiarezza ai Dil(ettissimi) Vostri Fr(atelli) ed ai loro visitatori, analizzandoli con perfetto spirito massonico ed in modo che l'opera dei buoni e volenterosi Fr(atelli), presenti nei posti di comando del fascismo, una volta attuata, lasci ignari tutti coloro che non sono con noi, rammentando a tutti che occorre agire sempre esaminando l'azione da compiere in base alla psicologia umana ed all'esperienza che si possiede sui singoli e sul popolo dal quale ci ripromettiamo di ottenere il risultato. Curate soprattutto la precisione dei particolari perché solo l'esecuzione scrupolosa di essi dà la certezza della vittoria, senza preoccuparvi del risultato che certamente pregiudicherebbe quello finale. Con questa accuratezza provocheremo la confusione, il malumore e poi il rancore verso il despota ed il regime, diminuendo così lentamente ma sicuramente la capacità di rendimento dei suoi adepti in buona fede e la stima dei simpatizzanti, degli agnostici e del popolo tutto. Nulla deve essere abbandonato al caso. Fingere alla perfezione una incondizionata devozione al Duce ed all'idea fascista, sacrificando, se occorre qualche Fr(atello) noto (da compensare in seguito) pur di dare tale sicurezza. Assecondare abilmente lo sviluppo del lavoro mussoliniano, senza mai dimenticare di farlo gravare anzichè gradire al popolo. Applicare le leggi fasciste con la minor logica possibile e con la massima rigidezza. Il Partito Socialista con gli scioperi bianchi, più perniciosi di qualunque altra forma di ribellione, vinse le sue più belle battaglie e noi dobbiamo saperne seguire l'esempio. Quando una disposizione od una legge, così applicata, provocherà il malessere, occorrerà proporre nuove disposizioni in apparenza adatte a correggere il supposto errore che, applicate col metodo anzidetto, completeranno il risultato».
 
- Svalutare i fascisti ed invelenire gli antifascisti
«Nella creazione degli organi corporativi, provocare la necessità di un maggior numero di essi, in modo da rendere pletorico l'inquadramento e praticamente irraggiungibile lo scopo, favorendo la confusione e la perplessità che verranno a crearsi nella Nazione. Portare le autorità costituite, Pubblica Sicurezza, Carabinieri Reali, Guardia di Finanza, ad assecondare in pieno il nostro piano creando, con arresti, carcerazioni, confinamenti ecc., il vittimismo, specie tra i fascisti così detti puri per farlo ricadere sul loro Capo e sul fascismo. Per ottenere questo risultato occorre corazzare le nostre coscienze adamantine con la necessità impellente del nostro successo, rammentando che il fine giustifica il mezzo. Segnalare tutte le pubblicazioni antifasciste, anche se inoffensive, provocando quei provvedimenti coercitivi che le renderanno più preziose e più facilmente assimilabili; favorire la diffusione di quelle fasciste di nessun valore; specie quelle incensatorie, atte a dimostrare la povertà dell'intellettualità fascista».
 
- Favorire la corruzione per disgustare il popolo
«Coadiuvare con ogni mezzo i Fr(atelli) presenti nelle Forze Armate, specialmente quelli dello Stato Maggiore, vantandone presso il Duce, il sapere e la fedeltà fascista. Fomentare, in qualsiasi modo, l'attrito tra Milizia ed Esercito. Spronare tutti i Fr(atelli) ma specialmente i Po(tentissimi) a consolidare, a spese del regime, la loro posizione materiale al fine di poter generosamente pensare al «sacco della vedova», controllando che ciò avvenga con serietà d'intenti; questo provocherà il disgusto del popolo e specialmente di coloro che non possono arrivarvi. Sabotare con tutti i mezzi, nessuno escluso, la tedescofilia di Mussolini, favorendo la ben nota fobia del Sovrano».
 
- Depauperare le scorte e spingere al contrabbando
«Ritardare il più possibile il razionamento sui generi di prima necessità, in modo da depauperare le scorte, sabotando con tutti i mezzi la sua applicazione quando verrà decisa; spingere nel miglior modo tutto il popolo al contrabbando per produrre, nel più breve tempo, la svalutazione della moneta favorendone tutte le conseguenze. I nostri Fratelli preposti alla direzione del razionamento dovranno, con l'applicazione rigida delle disposizioni, provocare il marasma, ostacolando in ogni modo le importazioni dall'estero. Noi penseremo a coadiuvare la loro azione dall'esterno. Provocare, adoperando con accortezza tutti i ben noti sistemi, il depauperamento delle finanze italiane, propagandone poi largamente tra il popolo le conseguenze ed addebitandone la causa sia alla condotta del Governo. Comunicate ai Fr(atelli) dell'Esercito le norme presenti, perchè comincino ad adeguare la loro condotta allo scopo comune».
 
- Aizzare contro Mussolini i subaltemi delle Forze Armate
- Documento n° 7
Londra, 15 dicembre 1936
«Vi trasmettiamo le istruzioni di massima per i Fr(atelli) appartenti ai Dicasteri militari che il Sup(remo) Gr(an) Cons(iglio) ha riveduto e corretto in base alle vostre osservazioni ed alla relazione dei Pot(entissimi) Fr(atelli) Osservatori. Sabotare per via capillare ogni intendimento fascista e soprattutto il sentimento tedescofilo, principalmente fra gli ufficiali subalterni che sono più a diretto contatto con la truppa, creando lentamente rancore per Mussolini. Dimostrare con argomenti adatti e soprattutto con le cifre, la solidità e la grandezza della potenza finanziaria e militare, praticamente inesauribile, delle Potenze democratiche, mettendo in evidenza l'immensità dell'Impero Inglese, ove il sole non tramonta mai, facendo risultare che la Russia, loro fedele alleata, sarebbe da sola sufficiente a battere tutte le Nazioni fasciste. Vantare qualunque successo politico e, quando verranno, quelli militari dei nostri amici, minimizzando quelli fascisti».
 
- Il servizio di informazioni militari nelle mani della Massoneria
«I Fr(atelli) diano esempio di critica prima benevola, poi sempre più accentuata, agli inferiori, dimostrando evidente sprezzo per le eventuali rappresaglie che lasciano indifferente l'elemento militare, guardandosi dal non commettere errori con gli elementi fedeli al Regime verso i quali dovranno saper fingere l'attaccamento al fascismo. Quando le truppe italo-tedesche verranno messe a contatto fra loro, drammatizzare tutti quegli incidenti che certamente nasceranno tra i bassi elementi, cosi differenti di abitudini e di mentalità, in modo che tra i componenti dei due eserciti non possa sorgere nè mantenersi il benchè minimo sentimento di cameratismo che sarebbe esiziale al nostro piano. Far giungere alle nazioni amiche, attraverso il nostro tramite, tutte le notizie interessanti macchine di guerra veramente utili e qualsiasi progetto geniale che i nostri Fr(atelli) avessero studiato e volessero, dietro adeguato compenso, cedere ai nostri alleati. Provvedere a porre, fin da ora, a Capo del S.I.M. e specie della Divisione Contro Spionaggio, dei Fr(atelli) di Vostra completa fiducia, che al momento giusto sappiano neutralizzare gli effetti, per noi deleteri, di quei servizi, allontanandone accortamente tutti gli elementi fascisti ed i filo-fascisti, ponendo i volenterosi che intendessero collaborare col «Servizio» per amor patrio, nelle condizioni di perderne la voglia».
 
- Creare la deficienza dei viveri per la popolazione civile
«Per diminuire con certezza gli effetti dannosi, sarebbe bene creare in detta branca delle altre Divisioni speciali, con compiti unici e ben definiti, in modo che dividendo le responsabilità ed i compiti, se ne diminuisca l'efficacia dei risultati. Queste nuove specialità accavallandosi fra loro, dovranno produrre la confusione adatta ad annullare la capacità di lavoro di quei zelanti non potuti allontanare. Quale sia l'esito di queste ultime disposizioni, dovrete adoperarvi per segnalarci in tempo gli agenti distaccati all'estero per neutralizzare la loro opera dannosa. Ci facciamo garanti della vita, della completa incolumità personale e del benessere di quegli agenti che ci verranno segnalati in tempo utile e per i quali ci limiteremo alla neutralizzazione del loro lavoro. Sarebbe superfluo aggiungere che nel caso essi fossero Nostri Fr(atelli), come tali dovranno essere segnalati immediatamente. I Fr(atelli) dello Stato Maggiore requisendo per le Forze Armate più del necessario, ostacoleranno lo svolgimento della vita civile, creando quello stato di disagio necessario a far odiare il Fascismo ed a porre la Nazione in stato di marasma e poi di collasso».
 
- Far mancare alla truppa i rifornimenti
«A questo riguardo tenete presente che la deficienza dei viveri influisce più sulla popolazione civile che sull'elemento militare, sorvegliato e guidato dalla disciplina, e che quindi, sottraendo al consumo civile la maggior quantità di viveri e di altri generi necessari porremmo il popolo nelle condizioni di risentimento diminuendone la capacità morale e togliendogli la volontà di incitamento alla resistenza militare. Anche se i magazzini dell'esercito verranno a trovarsi ben forniti, si dovrà cercare il modo di far mancare alla truppa i rifornimenti necessari, specie nell'equipaggiamento personale, in quanto questa deficienza apparente è, da sola, sufficiente a far ritenere certa la mancanza delle scorte. Una volta create le deficienze, con propaganda molto accorta e facendo in modo che siano i militari, specie di truppa a farle conoscere al popolo, occorre farne ricadere la colpa sul Capo del Governo e sugli eventuali Capi militari che possono essere scambiati per fascisti».
 
- L 'ex-Re Vittorio Emanuele III «simpatizzante» massone
«I nostri Pot(entissimi) Fr(atelli) dello Stato Maggiore debbono trovare il modo plausibile che non urti, almeno inizialmente, la suscettibilità di Mussolini, per trovarsi a diuturno contatto col Sovrano, verso il quale, rammentando le sue innate fobie tedesche, useranno una persuasione lenta, accorta e sottile, per addebitare le varie cause, sorgenti col tempo, al Capo del Governo, del quale però si dichiareranno tuttavia, entusiasti ammiratori, e questo fino a quando non sarete ben certi di avere completamente il Sovrano dalla parte vostra. A questo riguardo rammentare che egli, da principe ereditario, è stato nostro simpatizzante, accolto da noi quale «gradito visitatore». Il Commissario per le fabbricazioni di guerra dovrà essere assegnato ad un Pot(entissimo) Fr(atello), molto accorto ed assolutamente devoto alla causa, in quanto esso non potrà per la sua posizione essere giornalmente controllato dal vostro vigile occhio. Questi dovrà curare che la distribuzione delle materie prime alle industrie di guerra avvenga in modo da favorire il più possibile quelle rette da Fr(atelli) obbedienti, procrastinando ogni assegnazione e fornitura non rispondente ai nostri fini».
 
- L 'ordine è uno solo: tradire! tradire!
«Provvedere a perfezionare fin d'ora, attraverso il S.I.M., il sistema di fornire al momento opportuno ai nostri amici e per tramite Nostro i cifrari riservati e le segnalazioni riguardanti tutti i movimenti militari e specialmente quelli marittimi relativi ai convogli dei rifornimenti, che dovranno esserci segnalati soprattutto nei momenti critici della guerra, quando intercettarli vuol dire vincere. Ostacolare tutte le proposte atte al miglioramento del vitto alla truppa ed alla mensa ufficiali, perché il malessere creato in quel campo è il miglior coefficiente per far maggiormente gravare il peso della guerra sui combattenti. Favorire in ogni modo la distanza corrente fra le varie categorie ufficiali e fra questi e la truppa, in modo che manchi l'affiatamento e che la comunicativa del superiore influisca il meno possibile sull'inferiore, favorendo l'irrigidimento della disciplina formale, cercando pure di distaccare quanto è più possibile tutti i militari dai centri abitati ove potrebbero trovare conforto, ed eventuale incitamento alla guerra; a meno che nei centri abitati non prevalgano gli elementi sovvertitori. Non ci stancheremo mai di ripetere che la nostra azione deve basarsi innanzi tutto sui coefficienti psicologici e sull'accurato studio delle conseguenze materiali che esse produrranno con la loro applicazione. Nell'autorizzarvi tutte le iniziative che tendono a colmare le lacune che sorgeranno durante l'esecuzione del piano, di cui gli ordini di massima trasmessiVi rappresentano la falsa riga, Vi rammentiamo che tutto l'avvenire della Mass(oneria) Univ(ersale) è posto nelle Vostre mani e che l'attenzione di tutti i Fr(atelli) della Grande Famiglia è rivolta ansiosamente su di Voi».
 
 
NOTE
(1) Per conoscere questo particolare periodo della Storia d'Italia, si consiglia caldamente la lettura dei seguenti libri di Gianni Vannoni: Massoneria, fascismo e Chiesa cattolica, ed. Laterza; Le società segrete dal seicento al novecento, ed. Sansoni (capp. XXXII e XXXIII).
(2) ciò non deve stupire4 quando si sa che il Preziosi era un modernista scomunicato spretatosi al tempo di San Pio X.
                                                                                                                                                  

venerdì 6 ottobre 2017

INVESTIMENTI

INVESTIMENTI

Propongo un articolo di un paio d'anni fa, estratto da "Candido" on line, con riflessioni su uno spaccato di vita quotidiana, scritto da Alessio Di Mauro, ancora oggi attualissimo.
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INVESTIMENTI
di Alessio Di Mauro.
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Qualcuno tra voi, soprattutto coloro che vantano origini meridionali, ricorderà quei tempi in cui le mamme mettevano da parte il cosidetto “corredo” per le fanciulle di casa.
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Si trattava di una dote preziosa, fatta di biancheria, lenzuola, centrini – spesso amorevolmente ricamati dalle sapienti mani delle nonne – e tutto ciò che in futuro sarebbe tornato utile alla figliola per mettere su famiglia.
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Erano gli anni in cui i broker non esistevano (figuriamoci il famigerato spread) e le borse erano solo quelle della spesa da fare al giovedì, quando c’era il mercato del Paese.
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Ai tempi, quella dote matrimoniale e i soldi sotto il materasso rappresentavano le uniche forme d’investimento delle famiglie.
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Poi arrivò il “mattone”, la tendenza a investire sulla casa, ma anche questa è un’usanza ormai superata.
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Roba da nostalgici tradizionalisti o al massimo da museo antropologico.
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Per fortuna, oggi che viviamo gli anni ruggenti del progresso e della postmodernità, di quella stagione ci resta soltanto un vago ricordo.
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Pian piano, grazie anche alle tante battaglie della sinistra più illuminata, quei vetusti istituti sociali sono stati rottamati o sono in via di dismissione.
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E se oggi alle nostre figlie non procuriamo più doti per quando saranno spose, ma piuttosto mettiamo loro in mano dei giocattoli da maschietto nel nome dell’ideologia gender, lo dobbiamo a gente come la Laura Boldrini.
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Bisogna dire grazie ai progressisti convinti come lei se in futuro i nostri figli potranno comodamente scegliersi il sesso – come fosse una camicia o un paio di scarpe nuove – e non avranno più una famiglia, ma al massimo genitori A e B, possibilmente gay.
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Le femminucce poi hanno un debito di riconoscenza particolare con la presidenta vendoliana :
come sappiamo è stata sempre lei a mettere definitivamente al bando la figura della casalinga, quell’ingombrante categoria che inchiodava la donna a specificità che oggi ­– in tempi di mammi col pizzetto – risultano del tutto superate.
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Mai una volta che la nostra eroina rossa pensasse anche a noi maschietti.
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Chessò, una bella battaglia contro il gravoso rito mattutino della rasatura o un bel provvedimento per vietare la minzione in piedi.
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Per trovare un'iniziativa della Boldrini buona per tutti, e non solo per l'universo femminile, bisogna tornare sul tema degli investimenti.
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Perché ora, sempre grazie alla solerte presidenta, abbiamo scoperto che l'ondata di profughi che sta terrorizzando l'Europa è in realtà un ottimo affare.
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Questo ha sostenuto la compagna Laura (dopo aver negato per mesi l'esistenza di un'emergenza immigrazione) nel corso di un suo recente intervento televisivo :
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"Il nostro Paese deve investire sul talento dei migranti".
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Così, mentre i nostri partner europei (evidentemente incapaci di fiutare l'affarone) si apprestano a chiudere le frontiere, noi italiani, grazie alla lungimiranza della Boldrini, abbiamo l'opportunità di fare il colpaccio aggiudicandoci tutto il prezioso materiale umano.
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Basta quindi con BOT, BTP e premi assicurativi, d'ora in poi se volete fare un investimento sicuro per il futuro adottate un migrante e puntate tutto sui suoi riconosciuti talenti.
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Vi torneranno utili a breve, quando il "diversamente compagno" Renzi vi avrà ridotto definitivamente alla fame e voi per sopravvivere sarete costretti a muovervi nelle acque torbide dell'illegalità.
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A quel punto sarà il vostro migrante adottivo a salvarvi :
state tranquilli che lui in quelle acque se la cava meglio della Pellegrini.
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Dissenso
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lunedì 2 ottobre 2017

FINE DELLA SOVRANITA’ ITALIANA

FINE DELLA SOVRANITA’ ITALIANA


di Giovanna Canzano


Si è svolto ad Orte, in provincia di Viterbo, sabato 30 ottobre 2010, un interessante Convengo sulla Sovranità italiana.
Il Convegno si è tenuto all’interno di una ampia sala, messa a disposizione dall’Hotel-Letizia Locanda Buonaventura, gremita da tante persone interessate ad ascoltare i numerosi relatori che si sono alternati al microfono per raccontarci-informarci delle loro tesi sulla perduta sovranità italiana.
Dopo una breve presentazione di Ubaldo Croce, (che ha organizzato il Convegno insieme a me), ho introdotto l’argomento con la lettura di una parte di una intervista di Alberto Mariantoni sull’8 settembre 1943 che mi ha rilasciato un paio di anni fa.
Qualche giorno prima del Convengo, l’avvocato Carlo Morganti ha inviato presso l’HOTEL una lettera con la proposta abrogativa del Diktat di Parigi del 10 febbraio 1947 predisposta in seno al Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace Organizzazione Intergovernativa degli Stati, con sede in Palermo. Ha inoltre allegato una lettera del presidente del Parlamento Europeo (PE) on. Jerzy Buzek, dalla quale si evince indirettamente la competenza abrogativa italiana a tale proposito.
Dopo la relazione di Stelvio dal Piaz dal titolo: ‘Tra cronaca e realtà’, hanno esposto i loro lavori tutti gli altri relatori.
Non ha potuto essere presente Matteo Cornelius Sullivan, che, ci ha mandato una lettera: Gentilissimi Convenuti, pur non potendo presenziare ho voluto inviare il mio contributo con una breve relazione che tocca prevalentemente la questione storica del tema proposto dal Convegno, dato che sono l'unico, tra i relatori invitati, ad essere di aria monarchica. Quello che conta è però che questo Convegno segna un punto di riferimento per le forze sane del Paese che desiderano prendere le distanze dal marciume imperante e far rinascere seriamente l'Italia! Viva l'Italia! Matteo Cornelius Sullivan, Reggente del Partito della Alternativa Monarchica.
Era presenta in sala anche l’economista Marco Saba che, ci e ha presentato il libro “Le finanze della liberazione europea” con sottotitolo ‘Con particolare riguardo all’Italia’, di Frank Soutard e ci ha parlato delle AMlire, moneta americana con le quali gli americani hanno ‘occupato’ l’Italia. (L'Am-lira ovvero Allied Military Currency è stata la valuta che l'AMGOT mise in circolazione in Italia dopo lo sbarco in Sicilia avvenuto nella notte tra il 9 e 10 luglio del 1943. Il valore era di 100 "am-lire" per un dollaro degli Stati Uniti. Totalmente intercambiabile con la normale lira italiana per decisione militare, contribuì alla pesante inflazione che colpì l'Italia verso la fine della Seconda guerra mondiale. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. http://it.wikipedia.org/wiki/Am-lira).


Giovanni Bartolone
L’8 SETTEMBRE E LA SICILIA - La Sicilia dall’invasione alla morte di Salvatore Giuliano.
La Sicilia fu la prima regione italiana a essere occupata dagli anglo-americani. Risentì poco delle vicende seguite alll’Armistizio, successe nel Continente. La guerra era finita da una ventina di giorni quando fu proclamato e i siciliani pensavano principalmente a risolvere i gravi problemi lasciati dal conflitto. Moltissimi volevano l’indipendenza, qualcuno desiderava fare dell’isola il 49ª stato dell’America. Pagò duramente l'odio che una guerra provoca: fame e miseria, stragi di civili e militari, razzie, violenze ai danni delle donne, eventi rimossi dalla cultura dominante perché compiuti dagli Alleati; il crollo dello Stato provocò la rinascita del banditismo e la “formidabile ripresa” della mafia. L’apposito ordine di Benito Mussolini e la grande civiltà dei siciliani evitarono lo scoppio del terribile flagello della guerra civile. Grazie alla complicità di tanti esponenti del Governo Militare d’Occupazione, numerosi mafiosi occuparono posti di rilievo nelle amministrazioni locali isolane. Li sapranno sfruttare con sapienza. Con la fine della vampata separatista, la Sicilia fu oggetto dell’occupazione del potere da parte dei rinati partiti antifascisti. Porranno le basi per la nascita della partitocrazia e del ritorno del clientelismo.
La Sicilia votò in larga maggioranza a favore della Monarchia al contestato referendum istituzionale del 1946. Il 1° maggio 1947 ci fu la strage di Portella della Ginestra.
Giovanni Bartolone, nasce a Palermo nel 1953, ove insegna Diritto ed economia nelle Scuole Superiori. Vive a Bagheria (Palermo). E’ laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico Internazionale, con una tesi sul Referendum istituzionale del 1946. E' da molti anni impegnato in ricerche sulla Seconda guerra mondiale, il Fascismo, il
Nazionalsocialismo, il fenomeno della mafia, la Sicilia dallo sbarco Alleato alla morte di Salvatore Giuliano. Ha pubblicato nel 2005 il libro Le altre stragi, Tipografia Aiello & Provenzano, Bagheria, dedicato alle stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943/44 e il saggio Luci ed ombre nella Napoli 1943-1946, ISSES, Napoli, 2006. Ha collaborato a Candido, Historica Nova e Storia del Novecento. Può essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica: gbartolone1@alice.it
Antonio Caracciolo
PERDITA DELLA SOVRANITA’ E IDENTITA’ POLITICA
La formazione dell’identità politica di un popolo è un processo lungo e spesso doloroso. Un popolo acquista la sua consapevolezza, nella reale o virtuale contrapposizione amico/nemico, descritta dal filosofo del diritto tedesco Carl Schmitt, nel 1927. Secondo Gianfranco Miglio, studioso italiano da morto da pochi anni, si tratterebbe di una
“scoperta copernicana” per la scienza politica, che ancora in larga parte si attarda in una visione tolemaica dei fatti politici. L’identità e la consapevolezza politica di un popolo si esprimono nell’unità sovrana di un’entità statuale, che ha la funzione essenziale di garantire il rapporto protezione/obbedienza. Se uno Stato, che rappresenta un determinato popolo, viene vinto in guerra, ne consegue una perdita più o meno consistente della sua sovranità. Ma questo popolo non è mai definitivamente sconfitto e dissolto finché riesce a conservare la sua identità. Gli elementi identitari sono l’ultima trincea della sua capacità di resistenza. Un popolo, infatti, non è mai definitivamente sconfitto, finché conserva il suo istinto politico nonché la sua capacità di distinguere fra chi è il suo nemico e chi il suo amico.
Antonio Caracciolo, docente ricercatore di Filosofia del diritto nell’Università di Roma “La Sapienza”. In quanto “filosofo del diritto”, egli si batte da anni perché venga riconosciuto a chiunque in Itale e in Europa – “negazionisti” inclusi – quella libertà di pensiero che dal 1994 ad oggi, nella sola Germania, sembra sia stata negata a circa 200.000 cittadini europei. Ha curato in Italia le principali edizioni di Carl Schmitt. Ha diretto le riviste “Behemoth”, “De Cive”, “Carl Schmitt Studien”, dove si trovano la maggior parte dei suoi saggi professionali.
Francesco Paolo d'Auria
8 SETTEMBRE: UN INCUBO INFINITO
Un incubo da cui non ci si risveglierà mai in quanto l'Italia ufficiale fa di tutto per non cancellare questa pagina nera di Storia, ma cerca di trasformarla in ribellione al fascismo, vittoria della democrazia e balle varie. La resa incondizionata fu e resterà nei secoli una macchia indelebile nella storia d'Italia. Il volerlo negare o il volerne dare diverse interpretazioni conduce a null'altro che continuare a vivere in un incubo. Dare all'evento militare una connotazione politica significa andare contro la verità. Se la guerra fosse stata vincente, non ci sarebbe stato nessun 8 settembre! Se non ci fosse stata la guerra.. anche allora non ci sarebbe stato un 8 settembre! Attribuire al fascismo il fallimento del regine per la guerra persa é anche questa una gigantesca menzogna. La guerra la perde la nazione, cioé l'Italia. La resa l'ha firmata l'Italia e non il fascismo e così pure il trattato di pace. La guerra si identifica con la nazione e non con il regime al potere. I fatti relativi all'8 settembre sono una cronaca di errori commessi da coloro che intendevano "salvare il salvabile" cercando non di combattere o di arrendersi.. ma di fare i furbi passando da una alleanza con la Germania ad una ipotetica "alleanza" con gli anglo americani, alleanza che non ci fu mai. Fu, di conseguenza, un tradimento ignobile condotto maldestramente nella illusione di "saltare, all'ultimo momento, sul "carro del vincitore" come fu detto sprezzantemente dell'Italia. Le conseguenze furono catastrofiche. L'Italia senza esercito e senza difesa, La Marina al servizio del nemico, la sconfitta militare e politica, le stragi fra italiani, il disonore, il disprezzo dei vincitori, l'asservimento dell'Italia, le maggiori distruzioni e stragi di civili. la menzogna continua, il degrado della nazione. Nella tragedia non ci furono personaggi che seppero prendere adeguatamente in mano la situazione. Si andò avanti in maniera dilettantesca. Una grande responsabilità ricade anche sugli Alleati tedeschi incapaci di rendersi conto della situazione e di porvi rimedio in tempo utile. Il dopoguerra ha visto personaggi infimi mettersi al servizio dello straniero vincitore ottenendo in cambio del vassallaggio un posto di rilievo nel governo servile.
Francesco Paolo d'Auria non è uno scrittore né un giornalista ma un ingegnere che ha acquisito una non comune conoscenza del mondo viaggiando, per motivi di lavoro, in ogni angolo del pianeta. Nato nel 1932, figlio di un valoroso ufficiale pilota, pluridecorato e combattente di tre guerre, oltre la "operazione di grande polizia" in Africa Orientale, é stato educato al rigore più assoluto e agli ideali risorgimentali già propugnati dai suoi avi. Ha seguito gli studi classici e poi conseguito la laurea in Ingegneria specializzandosi poi in Nord America nel campo delle Telecomunicazioni via Satelliti allora allo stadio sperimentale. Dirigente di grandi aziende di telecomunicazioni, poi imprenditore, ritrova ora, da pensionato, la sua antica passione per la storia.
Vincenzo Maria de Luca
FINIS ITALIEAE NELLA VENEZIA GIULIA

Le date dell’8 settembre 1943 e del 10 febbraio 1947, tema dell’odierno convegno, rappresentano due momenti emblematici e drammatici della nostra recente storia patria e, se è vero come sosteneva Benedetto Croce, che la storia è sempre contemporanea, tali date ancora oggi influenzano moralmente e materialmente la vita culturale e politica italiana. Non a caso “Caporetto”, oggi dovremmo purtroppo dire Kobarid, non vuole solo rappresentare il piccolo centro della Slovenia nord-occidentale nella valle dell’Isonzo, già parte della provincia di Gorizia, ceduto all’allora Jugoslavia nel 1947 e teatro nella prima guerra mondiale (ottobre 1917) di una battaglia disastrosa per le truppe italiane, costrette ad una rotta precipitosa verso la linea difensiva del Piave, ma è entrato a far parte di diritto in senso figurativo, del prestigioso vocabolario della lingua italiana Treccani, indicando genericamente un grave scacco, una pesante sconfitta, una disfatta, una capitolazione.
Vincenzo Maria de Luca è nato a Roma nel 1958, è laureato in medicina e chirurgia. Appassionato di storia contemporanea, da alcuni anni si dedica allo studio di quei tragici avvenimenti che furono le foibe, l’esodo e le mutilazioni territoriali, successive al secondo conflitto mondiale, che sconvolsero letteralmente l’italianità di terre come la Venezia Giulia e l’Istria. Alterna alla sua attività di medico quella di ricercatore storico, soggiornando periodicamente a Trieste, Gorizia, e in Slovenia, dove raccoglie in prima persona documentazioni e testimonianze direttamente dai protagonisti, indipendentemente dalla loro nazionalità e fede politica. E’ socio della Società di studi Fiumani di Roma, della Unione degli Istriani, libera provincia dell’Istria in esilio, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. E’ membro del Comitato scientifico del Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur” di Pordenone. Per la casa editrice ‘Il Settimo Sigillo’ ha pubblicato:
Foibe: una tragedia annunciata, il lungo addio italiano alla Venezia Giulia (2000); Venezia Giulia 1943: prove tecniche di guerra fredda, la Resistenza, le foibe (2003); La memoria non condivisa: Venezia Giulia contesa 1914-1941 (2007); Il falco e il leone: Soldati italiani al confine orientale 1941 – 1943 (2010);
http://openlibrary.org/authors/OL1387388A/Vincenzo_Maria_de_Luca
Stefano Fabei
LA MILIZIA FASCISTA DI FRONTE ALL’ARMISTIZIO – (Lubiana, settenbre 1943)
In La Milizia fascista di fronte all’armistizio (Lubiana, settembre 1943) Stefano Fabei ricostruisce un aspetto di quel drammatico evento che, dopo il 25 luglio, ribadì il fallimento del progetto totalitario auspicato da Mussolini: un progetto in realtà mai realizzato, a causa dei molteplici compromessi che il fascismo aveva accettato con quelle forze conservatrici (monarchia, esercito, chiesa, mondo dell’industria e della finanza, ecc.) che al momento opportuno ne presero le distanze per cercare di salvare se stesse. Al di là della retorica, dell’immagine di facciata e delle parole d’ordine, il fascismo non era riuscito a cambiare la natura degli italiani, e anche la milizia, «guardia armata della rivoluzione», nonostante la scelta operata in Slovenia, come in molti altri teatri bellici, dette soprattutto ai massimi vertici misera prova della propria natura rivoluzionaria.
Stefano Fabei nato a Passignano nel 1960, laureato in Lettere, insegna a Perugia. Tra le sue opere recenti: Il fascio, la svastica e la mezzaluna (Mursia, 2002), Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme (Mursia, 2003), Mussolini e la resistenza palestinese (Mursia, 2005), I cetnici nella Seconda guerra mondiale (LEG, 2006), Carmelo Borg Pisani. Eroe o traditore? (Lo Scarabeo, 2007), La «legione straniera» di Mussolini (Mursia, 2008), Operazione Barbarossa (Mursia, 2009).
Orazio Fergnani
LA FALSA SOCIETA’
Tutte le società in cui si sono riuniti gli Uomini erano basate sulla fondamentale regola dell’aiuto reciproco, sulla lealtà di comportamento, sulla condivisione di beni e valori comuni e successivamente sulla tradizione storica culturale nazionale. Nessuno degli elementi dei quattro principi fondanti le Società oggi esiste e resiste, seppure sia mai sia esistito.Tutto questo per colpa e causa del Potere. In particolare in epoca moderna dal 1694 il Potere economico, finanziario e monetario passava dal Principe/monarca alle cosiddette banche nazionali, da quel momento il controllo anche delle altre sovranità passa gradualmente dai governi di qualunque tipo sempre più alle banche nazionali e poi alla grande finanza internazionale. Ecco quindi la causa fondamentale all’origine prima della falsità istituzionalizzata e poi delle depravazioni, disgregazioni e corruzioni degli individui e della società.Occorre pensare alla rifondazione morale, culturale e storica dello Stato e della Società.
Orazio Fergnani è nato a Pontinia (LT) il 19 maggio 1949. Nel 1956 al seguito dei genitori si trasferisce a Roma. All’età di quindici anni sente il richiamo delle esperienze forti e si getta nell’attivismo politico partecipando alle lotte di emancipazione politica, sociale e culturale. Frequenta due anni del corso di Architettura presso “La Sapienza” di Roma, cambia il corso di studi e segue il corso letteratura straniera che frequenta con discreto esito per un paio d’anni, poi a corto di denaro, perché suo padre giustamente, avendo all’epoca venticinque anni, gli aveva tagliato i viveri, ha lasciato gli studi ed inizia la carriera professionale.Non soddisfatto nè pago del suo impegno lavorativo, in questi ultimi anni si è dedicato nottetempo alla stesura di un libro – guida sugli Etruschi – Veienti, sua antica e mai sopita passione, e poi ad altre opere di genere divulgativo. Nel corso degli ultimi anni ha composto vari lavori di saggistica ed approfondimento sempre su tematiche sociali e politico/culturali. Da alcuni anni scrive su vari siti web di controinformazione dove i suoi lavori sono on-line in quanto convinto assertore della conoscenza copy-left.
Massimo Filippini
LA VICENDA DI CEFALONIA: DAL MITO ALLA REALTA’
La rivisitazione -alla luce di recenti approfondimenti- di una pagina tragica della nostra storia.
I tragici fatti di Cefalonia del settembre 1943 sono stati sempre rappresentati come conseguenza di una ‘iniziativa’ spontanea e plebiscitaria della div. Acqui che l’8 settembre decise di combattere a seguito –oltretutto- di un referendum, contro l’ex alleato tedesco da cui venne totalmente sterminata -sia nei combattimenti che dopo la resa- nella misura di quasi tutti i suoi circa 11. 500 effettivi di cui si salvarono pochissimi che al comando del cap. Apollonio proseguirono la lotta ‘sui monti’ –come dice l’ANPI- pervasi da un indomabile furore antinazista in netto contrasto con le risultanze storiche che attribuiscono a costoro il ruolo di “collaboratori” dei tedeschi il cui ‘comandante’ Apollonio –come scritto nella Requisitoria del PM Stellacci al processo del 1956/57- era talmente affiatato con essi ‘da essere ammesso poco tempo dopo i fatti alla loro mensa ufficiali”. (Tutto ciò -a detta dell’ex pres. Ciampi- sarebbe stato il ‘primo’ atto della Resistenza !)..Tale agiografica ricostruzione dei fatti è FALSA perché la div. ‘Acqui’ non decise nulla come del resto è agevole dedurre considerando che in una Grande Unità Militare com’era la ‘Acqui’ chi ‘decide’ è il Comandante e nessun altro. E che la div. Acqui fosse un’ Unità MILITARE e non PARTIGIANA è più che evidente come dimostra il fatto che il gen. Gandin ricevette lo specifico ed infame ‘Ordine di Resistere’ il 13 settembre (‘Comunicate at gen. Gandin che deve resistere CON LE ARMI at intimazioni tedesche di disarmo a Cefalonia Corfù et altre isole), cui dovette ’suo malgrado’ obbedire. Ho detto ‘infame’ e lo confermo perché esso fu inviato da un Comando Supremo fuggiasco a Brindisi con la cricca badogliana nella piena consapevolezza di non poter inviare alcun aiuto e addirittura senza una previa DICHIARAZIONE DI GUERRA alla Germania che equiparò - agli occhi degli inferociti tedeschi- i nostri militari mandati allo sbaraglio a ‘partigiani’ o ‘franchi tiratori’ come tali fucilabili sul posto al momento della cattura. E buon per loro che i tedeschi si ‘limitarono’ –se così può dirsi- a fucilare gli ufficiali come ‘responsabili’ dei loro uomini. Le nostre perdite pertanto –pur dolorosissime come sa chi scrive- furono infinitamente minori delle 9/10.000 Vittime di cui parlano perfino le nostre FFAA malgrado siano DEPOSITARIE nei loro Archivi - Ufficio Storico dello Stato maggiore Esercito e ’Uff. ALBO D’ORO del Min. Difesa- dei DOCUMENTI che dimostrano il contrario e che il sottoscritto ha consultato per riportare alla REALTA un fatto arbitrariamente presentato alla pubblica opinione come un MITO onde nascondere le terribili responsabilità ‘esterne’ (leggi Badoglio e Comando Supremo) ed ‘interne’ (leggi ufficiali ‘sediziosi’ della divisione) alla ‘Acqui’ che armarono la mano crudele ed inesorabile dei tedeschi.
Massimo Filippini è nato a Roma nel 1936.A sette anni rimase Orfano del Padre, il magg. Federico Filippini comandante il Genio della div. Acqui fucilato dai tedeschi a Cefalonia nel corso degli infausti eventi causati dall’armistizio dell’8 settembre 1943. E’ ten. col. dell’Aeronautica Militare in congedo e attualmente esercita la professione forense alternandola con quella di studioso di storia militare, in particolare dei tragici eventi di Cefalonia di cui restò vittima il Padre. Collabora con giornali e riviste di storia sia cartacee che nel web ed è divenuto il punto di riferimento per chiunque voglia sapere quanto in realtà accadde a Cefalonia e ciò l’ha portato a contrapporsi frontalmente alla menzognera ‘vulgata’ ufficiale edificata per motivi ideologici dalla Sinistra in ciò agevolata dal colpevole silenzio delle FFAA malgrado posseggano la documentazione –scoperta da Filippini- attestante una diversa e veritiera realtà. Al magg. Federico Filippini la sua città natale, Roma, ha intitolato di recente una via cittadina come da link http://www.comune.roma.it/servizi/SITOWPS/dettaglioAreaCircolazione.do?codiceVia=17209
Luigi Antonio Fino
LA MEMORIA NEGATA, CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATII: PERCHE IL SILENZIO?
A settantacinque anni dalla fine del secondo conflitto mondiale inizia ad emergere la verità sull’8 settembre, sul ruolo dei poteri occulti e della mafia. Sarà impossibile ricostruire tutta la verità perché molti dei testimoni e degli attori di quelle vicende sono ormai scomparsi ma è un dovere morale, in nome della verità e dei caduti di ogni parte, che sia ricostruita almeno una memoria “condivisibile“, e pertanto rispettabile! Luigi Antonio Fino ripercorre alcune delle vicende sconosciute, quindi una memoria storica negata, con particolare riferimento alla sua terra, la Puglia, che fu, invece, il teatro non solo di spaventosi eventi bellici, praticamente ignorati dai libri di testo scolastici e dagli storici accademici, ma anche del lavorio di servizi segreti dell’Est e dell’Ovest, nonché dell’attività spionistica dei sionisti e del nazisti in fuga dalla Germania e dai Paesi dell’Europa Centro-orientale.
Luigi Antonio Fino, Bari 19 maggio 1958, Medico specialista in giene e Medicina Preventiva ed in Medicina del Lavoro, Dirigente Sanitario dello SPESAL della ASL di Bari, ha esordito non ancora sedicenne nel giornalismo. Giornalista pubblicista ha scritto per numerose testate pugliesi e di tutta Italia ed alcuni suoi saggi storici sono stati tradotti e pubblicati in Francia, Turchia, Germania e Gran Bretagna. Si interessa particolarmente di tematiche ambientali e di storia dell’unificazione d’Italia, del Secondo conflitto mondiale e della dissoluzione del Socialismo reale in Europa orientale.
Filippo Giannini
UNA PANORAMICA SU QUANTO ACCADDE PER GIUNGERE ALLA FINE DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE.
L’8 settembre 1943 nel ricordo di un bambino. L’incontro del 15 agosto a Bologna fra vertici militari itaniani e tedeschi. Le testimonianze dell’ambasciatore tedesco Rdolf Rahn: gli incontri con Badoglio e con Vittorio Emanuele III. Il Croocked Deal: Il governo Badoglio fu un governo legittimo? La guerra italo-giapponese. Fine della Sovranità Italiana.
Filippo Giannini è nato a Roma. Architetto, ha lavorato oltre che in Italia, in Libia e in Australia, vive a Cerveteri . E’ collaboratore di numerosi quotidiani e periodici.
Filippo Giannini ha pubblicato la seguente Collana:
Benito Mussolini l’uomo della pace – Da Versailles al 10 giugno 1940. Dalla marcia su Roma all’assalto al latifondo. Il sangue e l’oro. Dal 25 luglio a piazzale Loreto. Uno schermo protettore - Mussolini, il fascismo e gli ebrei. Sito personale: www.filippogiannini.it
Franco Greco
8 SETTEMBRE 1943 – NEI RICORDI DI UN BALILLA AD ALESSANDRIA D’EGITTO
L’annuncio della resa senza condizioni dell’Italia è arrivata alla Comunità italiana dalla Radio egiziana e dai giornali inglesi e francesi che davano appunto, la notizia, tale quale era UNA RESA SENZA CONDIZIONI. Radio Londra e gli antifascisti lo hanno chiamato armistizio, per attenuare la tragedia immane nella quale sarebbe precipitata l’Italia ed il popolo Italiano. 10 giugno 1940, dopo l’annuncio della dichiarazione di guerra fatta dal Duce, in Egitto è scattato un piano, precedentemente concordato dal Governo Egiziano a Londra nel 1937, già attuato dal 1 settembre 1939 contro i Tedeschi. Il Piano prevedeva l’Internamento di tutti gli Italiani, dai 15 anni in su, il sequestro dei loro beni, l’allontanamento dai posti di lavoro, la requisizione ed il divieto di tutte le attività commerciali e l’esercizio delle professioni liberali.
Franco Greco è presidente dell’ ANPIE - ASSOCIAZIONE NAZIIONALE PRO ITALIANI EGITTO, che l’organismo associativo che aggrega gli italiani nati o già lungamente residenti in Egitto, che hanno lasciato il paese a seguito degli avvenimenti bellici e politici e ivi verificatesi nel secolo scorso, l’Associazione rappresenta la collettività italiana dal suo nascere e mantiene vivo il ricordo, proteso alla valorizzazione del suo patrimonio storico e culturale. Centro Studi, Ricerche e Documentazione sulle Comunità Italiane nel Mondo Arabo Mediterraneo finalizzati tutti alla tematica di fondo:Italia-Egitto-Europa-Mediterraneo nello spirito della Dichiarazione di Barcellona relativo al programma di lavoro per il Paternariato Euromediterraneo nei settori sociale, culturale e umano.
Guglielmo Maria Lolli-Ghetti
CREIAMO L’AUREO! LIBERIAMOCI DALLA DITTATURA USUROCRATICA E GUERRAFONDAIA DEL (IN GOD-MONEY WE TRUST) METASTA$I DEL MONDO
Ancora una volta assistiamo da spettatori e complici coca-colonizzati al saccheggio delle legittime aspirazioni alla libertà, alla pace, alla sicurezza, alla salute, al benessere da lavoro ben retribuito adeguato al costo reale della vita, al rispetto della dignità e della qualità della vita umana che sono valori non barattabili con alcun Prodotto Interno Lordo Nazionale, della propria lingua nazionale, delle tradizioni culturali, della religione, dell’unità della Famiglia eterosessuale cosi come ce l’ha mirabilmente dipinta Michelangelo Buonarroti (1475-1564) nella “Sacra Famiglia” del Tondo Doni, del proprio habitat naturale, della propria integrità biogenica, alla casa, al risparmio - pensione e al libero accesso e disponibilità di aria, acqua, terra e dello spazio esterno per tutti gli abitanti del pianeta.
Guglielmo Maria Lolli-Ghetti è nato a Ferentino (FR) il 29 aprile del 1942 da antichissima famiglia Romana, sposato con quattro figli, cattolico. Politologo controcorrente, di cultura orizzontale platonica, appassionato di archeologia, lingue antiche ed orientali, del mare, della natura e tifoso della Contrada dell’Oca del Palio di Siena. Laureando architetto, ha progettato una “città-grattacielo mangia deserti biointegrata ed autosufficiente” e banche. Pubblicista e promotore finanziario proveniente dal mondo della banca ha scritto su “Il Secolo d’Italia” dal ’68 al ’86 ed è stato consigliere finanziario di Giorgio Almirante Segretario Nazionale del “MSI-DN”. Divenuto pressoché cieco da molti anni, per una gravissima forma di diabete, riesce a scrivere le sue opere grazie all’affettuoso, prezioso ed intelligente aiuto della moglie Orietta Gabriella Favretto.
Filippo Fortunato Pilato
INFILTRAZIONE, DESTABILIZZAZIONE E CONQUISTA DELL’ITALIA DA PARTE DELLA LOBBY EBRAICO/SIONISTA
Il 21 agosto del 1945 salpò dal porto di Bari, con destinazione Tel Aviv, una nave carica di sionisti ebrei. L’Italia si dimostrò così l’ottimale rampa di lancio per migliaia di ebrei europei alla conquista della Palestina, da loro considerata “una terra senza popolo, per un popolo senza terra”. Ciò implicò una rete di connivenze e complicità, nazionali e internazionali, con radici a partire sin dalle origini del governo di Mussolini. Il Betar, famoso battaglione per soli ebrei facente parte delle milizie fasciste italiane, o il Corso ebraico (nucleo della futura Marina Israeliana) presso la Scuola Marittima di Civitavecchia, sono solo la punta d’iceberg di un gran lavoro d’infiltrazione ed accreditamento da parte della Israel lobby nel tessuto governativo italico. Gli scambi di intelligence tra gli esponenti sionisti ebraici italiani, arroccati in posizioni chiave politico/economiche nelle organizzazioni di regime, e il blocco di sionisti vicini a Jabotinsky, come gli accordi tra nazisti e sionisti per il trasferimento in Palestina di proprietà ebraiche (l’Haavara), danno la misura di quanto profonda e mirata fosse la presenza ebraico/sionista nei gangli di potere italiani (e germanici), tale da poter strumentalizzare e addomesticare la politica di guerra a sfavore dell’asse Roma/Berlino pur di realizzare il progetto sionista d’Israele. Gli attentati, sabotaggi e blitz armati da parte di organizzazioni terroriste ebraiche, perpetrati sul suolo italico dal ’45 in poi, benchè rivolte a bersagli istituzionali britannici, sono solo serviti a sottolineare chi fosse a decidere delle sorti geopolitiche della “portaerei Italia”, ed a confermare la sudditanza di Roma a Tel Aviv. Addirittura per una decina di esponenti ebraici del Betar e Irgun, che i Carabinieri avevano dovuto arrestare in seguito all’attentato all’Ambasciata inglese del settembre 1946, venne richiesta la scarcerazione. Dietro tutto ciò interessi d’egemonia geopolitica, petroliferi (Eni-Mattei) e di commercio d’armi....ù
Filippo Fortunato Pilato, 57 anni, direttore di TerraSantaLibera (www.terrasantalibera.org), impegnato nella diffusione on-line di notizie scomode e/o sottaciute riguardanti i crimini contro l’umanità e di guerra commessi dall’autorità dello Stato ebraico sionista in Palestina ai danni della popolazione autoctona arabo/palestinese, dalla fine ‘800 ai giorni nostri. Fondatore di Alleanza per la TerraSantaLibera, promuove da anni il superamento delle differenze ideologiche, confessionali, personali o di gruppo, per la formazione di un’ampia coalizione d’opposizione allo strapotere mediatico, politico, militare ed economico della Israel Lobby, in Palestina e nel mondo. Organizza annualmente viaggi di gruppo in Palestina, da lui personalmente guidati, per far toccare con mano la dura realtà dell’occupazione. Promuove il commercio solidale d’artigianato palestinese, per sostenere una resistenza civile attraverso il lavoro, per superare i muri e le barriere imposte da Israele. Supporta, con i proventi di mercati artigianali, donazioni e altre iniziative, il finanziamento di strutture ospedaliere e interventi straordinari d’emergenza per famiglie palestinesi in difficoltà. Seriamente ostacolato ed attaccato per questo dalla Israel Lobby italiana, particolarmente dalla Commissione d’Indagine contro l’antisemitismo, capeggiata dalla parlamentare Fiamma Nirenstein.
Giorgio Prinzi
LE TRATTATIVE ARMISTIZIALI COME APPROCCIO STRUMENTALE AD UN FALLITO TENTATIVO DI INGANNO STRATEGICO AI DANNI DEGLI ANGLOAMERICANI
Gli avvenimenti relativi all’armistizio dell’8 settembre 1943 e agli eventi che ne seguirono sono stati giudicati secondo me, con il senno del poi, nell’ottica della situazione venutasi a creare nel dopoguerra e del clima culturale dominante. Questa è un’ottica che i protagonisti del tempo non potevano avere, pertanto il loro approccio logico doveva inevitabilmente essere differente, persino sui risultati finali del conflitto, che la classe dirigente nazista era convinta di potere ancora volgere a proprio favore. Gli italiani vennero informati dello sforzo per realizzare risolutive “armi segrete” proprio nella riunione di Feltre del 19 luglio 1943, giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma. Mussolini, in quell’occasione, rimase a tal punto affascinato e succube dell’esposizione Hitler da non fare cenno alcuno all’intenzione che stava maturando in alcuni ambienti italiani di uscire dal conflitto. Giorgio Prinzi ha ricoperto dal 1980 al 1986, per due mandati consecutivi, la carica di Vicepresidente Nazionale dell’Associazione dell’Arma del Genio e delle Trasmissioni (Anget). È stato in questo incarico, in occasione dell’annuale ricordo della Medaglia d’Oro al Valor Militare Sottotenente Ettore Rosso, al quale è intitolata la Scuola del Genio, caduto all’alba del 9 settembre 1943 a Monterosi, in provincia di Viterbo, in difesa di un caposaldo alla confluenza della Cassia e della Cimina nel contrasto ad una colonna corazzata tedesca che marciava su Roma e, grazie al suo sacrificio, decimata e sconfitta, che ha cominciato ad interessarsi all’argomento con sempre maggiore approfondimento. Le sue conoscenze derivano in parte da interviste giornalistiche da lui fatte ai protagonisti viventi, in parte da approfondimenti documentali possibili dopo la declassificazione della documentazione angloamericana sull’Armistizio e la sua pubblicazione in Italia da parte degli Archivi di Stato. Ha continuato ad interessarsi di questioni militari e geopolitiche a vario titolo, ad esempio quale Socio e poi Membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Studi Ricerche Informazioni Difesa (Istrid); di intelligence e di sicurezza curando la comunicazione del Centro Alti Studi contro la violenza politica e il terrorismo (CeAS). È Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; è pubblicista, cura la comunicazione dell’Ancfargl; dal giugno 2007 al giugno 2010 è stato Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. ; membro del Comitato Esecutivo dell’Istrid (Istituto Studi Ricerca Informazione Difesa); responsabile per la comunicazione del progetto “Storia in laboratorio”. Ha diretto e dirige periodici specializzati, tra cui “il Contemporaneo”, “Società Globale”, 21mo Secolo, Scienza & Tecnologia”. Collabora a varie testate, tra le quali “L’opinione delle Libertà”, “Agenzia Radicale” ed altre. È Autore insieme a Massimo Coltrinari del volume “Salvare il Salvabile” sulle vicende armistiziali del 1943, pubblicato da “Edizioni Nuova Cultura” di Roma, presentato lo scorso 8 settembre 2010 presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma.
Fernando Riccardi
IL GIORNO DELLA VERGOGNA
Da qualche tempo la storiografia dominante, sempre più tronfia e partigiana, sta tentando, in verità con discreto successo, di riformulare il giudizio sull'8 settembre del 1943 quando il tremebondo governo italiano del maresciallo Badoglio si arrese ai diktat degli anglo-americani chiamandosi fuori da una guerra che si stava facendo sempre più difficile. E così, come per incanto, il giorno della vergogna e della indecorosa fuga si trasforma nel giorno della rinascita, del coraggio, dell'orgoglio e dell'identità nazionale. Badoglio, spogliato del suo manto di ignavia, viene agghindato con la fulgida veste di “salvatore della Patria”. Una manovra insidiosa, subdola ed anche ben orchestrata che, stante l'assenza pressoché totale di reazioni e l'opulenza dei mezzi mediatici messi in campo dalle possenti vestali del falso storico, rischia seriamente di passare per verità inoppugnabile. E invece quell'8 settembre del 1943 rimane un giorno nefasto, il segno indelebile della vergogna nazionale.
Fernando Riccardi - Nato a Roccasecca (Fr) nel 1959, giornalista e scrittore, collabora con numerose riviste di carattere storico-culturale. Dirige la redazione di Sora del quotidiano “Rinascita”. E' dal 2009 direttore responsabile de “L'Alfiere”, pubblicazione napoletana tradizionalista che, nata nel 1960 per merito del compianto Silvio Vitale, ha appena festeggiato il mezzo secolo di vita. Fa parte del comitato di redazione del rinnovato mensile “Storia del Novecento”. Studia da tempo il fenomeno del brigantaggio postunitario nell'Italia meridionale al quale ha dedicato numerosi saggi e pubblicazioni e la storia italiana del XX secolo, riservando una particolare attenzione agli eventi che seguirono la caduta del fascismo. Ha tenuto e tiene convegni, conferenze e seminari di studi storici in tutta Italia.
Alberto Rosselli
L'AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA ITALIANA IN SOMALIA UN CASTIGO POST BELLICO IMPOSTO ALL’ITALIA
L'Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (acronimo "A.F.I.S.") fu una Amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite nell'Africa orientale amministrata dall'Italia tra il 1947 e 1960. Nel 1941 la Somalia italiana venne occupata dalle truppe britanniche e sudafricane durante la Campagna Alleata in Africa Orientale e la Gran Bretagna aveva assunto l'amministrazione della colonia italiana. Gli inglesi continuarono ad amministrare l'area fino al novembre 1949, quando l'ONU decise di assegnare l'ex-Somalia italiana in amministrazione fiduciaria all'Italia per 10 anni. L'Italia assunse quindi il controllo della ex-colonia il 1º gennaio 1950 e lo mantenne fino alla concessione dell'indipendenza, il 1º luglio 1960, quando essa divenne indipendente. Subito dopo il termine dell'amministrazione fiduciaria italiana (che costò al nostro Paese denaro e sacrifici) essa si unì con l'ex-colonia inglese del Somaliland (che aveva ottenuto l'indipendenza il 26 giugno 1960), costituendo la Repubblica di Somalia.
Alberto Rosselli nasce a Genova nel 1955. Si laurea in Scienze Politiche e in Storia e Filosofia. Ha partecipato ai corsi di Giornalismo dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (1984-1985). Scrittore e saggista in campo storico, storico-militare, geopolitico e religioso. Rosselli è presente come autore nell’International Authors Writers Who’s Who dell’International Biographical Centre of Cambridge, England. Iscritto all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1984, Rosselli ha ricoperto e ricopre l’incarico di direttore responsabile e editoriale di periodici, tra cui ‘Novum Imperium’ e ‘Storia Verità’. E’ stato membro e ricercatore del Comitato Regionale per i Servizi Radio o Televisivi della Regione Liguria dal 1995 al 2000. Rosselli ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive italiane ed estere – tra cui Televisione svizzera, Radio Vaticana, Canale La7 (trasmissione Otto e mezzo condotta da Giuliano Ferrara), SKY TV - in qualità di consulente ed esperto di storia e geopolitica. E’ autore di numerose pubblicazioni, tra libri, servizi ed articoli, e ha ricevuto diversi riconoscimenti, soprattutto per i suoi saggi storici.
Matteo Cornelius Sullivan
8 SETTEMBRE 1943 – 2 GIUGNO 1946 – LE COSE MAI DETTE E I DOCUMENTI SPARITI
Si tracciano brevemente gli episodi storici dell'8 settembre 1943 e del 2 giugno 1946, con particolare attenzione agli aspetti e ai documenti generalmente trascurati e a quelli non presi in considerazione; inoltre si propongono delle riflessioni atte ad offrire una angolazione storica differente da quelle generalmente proposte.
Matteo Cornelius Sullivan nasce a Milano nel 1965, di professione artista (pittore e scultore) e insegnante d'inglese, si interessa di politica e di storia; attualmente è Reggente del Partito della Alternativa Monarchica, Presidente del Comitato del Regno d'Italia e dell'Associazione Artisti Monarchici, oltre a dirigere il foglio elettronico “La Circolare Spigolosa”; inoltre ha pubblicato alcuni volumi di argomento storico e politico.


Giorgio Vitali


OTTO SETTEMBRE 1943 - UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA – QUANDO SI VIVE NEL PASSATO, SI PAGA COL PRESENTE.
La prova conclusasi con la resa ignominiosa, a parte l’eroismo di quanti si sacrificarono coscientemente per salvare il salvabile agli occhi del mondo, è stata condotta in maniera innanzitutto “incapacitante”, per usare una parola finora utilizzata con altri significati. Infatti, il problema Italia nasce appena si costituisce la nostra unità nazionale. Tutti i paesi interessati al controllo del Mediterraneo, dalle grandi potenze europee ai piccoli Stati più o meno indipendenti, dovettero rivedere la loro politica e reinventare strategie di breve e di lungo periodo. Ne conseguì una sequela di interventi non sempre appropriati, ma che confusero ulteriormente la già improvvisata classe dirigente italiana, la quale fu sbalzata dalla politica regionale degli staterelli ad una geopolitica marina di grande rilevanza mondiale, anche perché l’apertura del canale di Suez nel 1869, realizzato dal Lesseps sulla base dei lavori dell’italiano Negrelli, riposizionava il nostro paese al centro dei traffici navali di tutte le marine del globo, da cui era stato escluso a causa delle rotte commerciali atlantiche. Da qui la difficile politica coloniale del nostro paese, e l’oscillazione costante fra una geopolitica “continentale” ed una scelta “marittima”.
Giorgio Vitali nato a Ravenna nel 1936. A Roma dal 1947. Laureato in Chimica Pura ( spec. chimica fisica) all'Università La Sapienza. Ha sempre lavorato fino alla pensione per una multinazionale chimico-farmaceutica per cui conosce molti segreti e il modo di lavorare di queste organizzazioni sopranazionali. Ha fatto vita politica in alcuni schieramenti nazionali. E' stato membro di alcune commissioni presso il Ministero della Sanità. Membro della commissione scientifica UNESCO, sezione italiana, In rappresentanza delle Associazioni ambientaliste italiane. Si interessa di Mercato della Salute e di Geopolitica.


Giovanna Canzano