Manganellate (ai medici) ed arresti nei Pronto Soccorso ? NO, grazie
👉A Lamezia Terme il medico aveva dimesso una paziente contro la volontà dei parenti, uno dei quali lo ha picchiato. In manette l’aggressore. Altri casi a Trieste, Novara e Livorno👈
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Non è tutto rose e fiori!
Giorgia Meloni e tutto il centrodestra, giornali e tv comprese, hanno commentato la nomina di Raffaele Fitto, che è stato eletto Vice-Presidente Esecutivo della Commissione Europea, come un importante riconoscimento del nuovo ruolo dell'Italia.
Che all'Italia, Paese fondatore dell'Unione Europea e terzo per importanza dopo Germania e Francia, spettasse almeno una Vice-Presidenza era scontato, ma farla passare come un successo strategico del Governo Meloni ci sembra azzardato e poco aderente alla realtà.
Intanto Fitto è soltanto uno dei ben sei Vice-Presidenti e, seppure le deleghe assegnategli per la “Coesione” e le “Riforme”sono importanti, è chiaro a tutti che le deleghe che contano sono state assegnate ad altri : Stéphane Séjournè (Francia) strategia industriale e prosperità; Henna Virkkunen (Finlandia) sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, Roxana Minzatu (Romania) competenze, preparazione, persone; Kaja Kallas (Estonia) politica estera e di sicurezza, Teresa Ribera (Spagna) transizione pulita e competitiva.
La Meloni ha dichiarato anche che Fitto gestirà la mole di 1.000 miliardi di spesa, ma in realtà li dovrà gestire assieme al lettone Valdis Dombrovskis, Commissario per l'Economia e la Produttività, un falco del rigore molto critico con Paesi indebitati come l'Italia.
Per giunta le norme del nuovo “Patto di stabilità” lasciano ben pochi spazi di manovra visto il gigantesco debito pubblico dell'Italia, mentre il Governo continua a rinviare le scomode e impopolari riforme chieste dall'Unione Europea e che le altri nazioni hanno già fatto con successo, ed è concentrato solo sulle riforme di bandiera e clientelari e sarà interessante vedere come se la caverà Raffaele Fitto, visto che ha proprio la delega alle “Riforme”.
Come si vede la situazione è tutt'altro che rosea come la sta dipingendo il Governo Meloni, che ogni giorno sforna dati esaltanti per testimoniare i positivi risultati raggiunti, ma sui quali occorre fare alcune puntualizzazioni :
* il numero degli occupati è aumentato (ma molti però sono part-time), principalmente nel terziario, nelle costruzioni e nella ristorazione, aumento che è stato agevolato dai bassi salari reali italiani, tra i più bassi in Europa, ma la produttività industriale è in calo da oramai un anno e mezzo;
* le entrate fiscali sono aumentate ma più che per la lotta all'evasione sono aumentate grazie alla “rottamazione” delle cartelle esattoriali e ai vari concordati e condoni fiscali più o meno camuffati;
* le esportazioni sono nominalmente aumentate, ma anche perché il loro ammontare è stato gonfiato dalla crescita dei prezzi per l'inflazione;
* la pressione fiscale è rimasta stazionaria al 41,5% ma per il 2025 è prevista in aumento al 42,8%;
* la richiesta e la presentazione dei progetti per ricevere i soldi delle varie rate del PNRR procede velocemente, ma il 14% dei progetti non è ancora avviato e oltre il 30% è in forte ritardo.
A questi dati non proprio così esaltanti andrebbero poi aggiunte le emergenze, come quelle della Sanità e della Scuola (delle quali trattiamo a pag.3), del sistema pensionistico vicino al collasso, delle disuguaglianze e della povertà assoluta che riguarda il 9,8% della popolazione, dei cambiamenti climatici.
Come si vede le cose non sono così rosee come le dipinge la martellante propaganda del Governo e i nodi stanno venendo al pettine.
Adriano Rebecchi Martinelli
LA BUROCRAZIA DELLA R.S.I.
Dopo la firma dell’armistizio e la fuga del Re e di Badoglio, ci fu un momento di sbandamento e di caos, però impiegati e funzionari dell’apparato burocratico, in buona parte di sentimenti nazionali e anche fascisti, rimasero al loro posto e, non appena la R.S.I. fu costituita, continuarono regolarmente il loro lavoro.
Già il 30 settembre 1943 vengono nominati i primi diciotto (più un reggente) Prefetti (1):
Milano: Oscar Uccelli; Varese: Pietro Giacone; Venezia: Luciano Celso; Udine: Giovanni Mosconi; Alessandria: Giambattista Alessandri; Cuneo: Guido Cortese; Sondrio: Efre Parenti; Imperia: Francesco Bellini; Livorno: Giannino Romualdi; Belluno: Gaspero Barbera; Trento: Italo Foschi; Rovigo: Federigo Menna; Piacenza: Davide Fossa; Pisa: Francesco Adami; Asti: Renato Celio; Pavia: Rodolfo Vecchini; Firenze: Raffaele Manganiello; Roma: Filippo Manlio Presti (reggente); Como: Francesco Scassellati Sforzolini.
Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 27 ottobre 1943, poi, vengono effettuati i seguenti movimenti di Prefetti:
Aosta: Carnazzi Dott. Cesare Augusto; Novara: Tuminetti Dott. Dante Maria; Vercelli: Morsero Michele; Bergamo: Grazioli Emilio; Brescia: Barbera dott. Gaspero; Cremona: Romano Avv. Attilio; Genova: Basile Avv. Carlo Emanuele; La Spezia: Turchi Dott. Francesco; Savona: Mirabelli Filippo; Belluno: Foschi Avv. Italo; Padova: Fumei Bruno; Verona: Cosmin Piero; Fiume: Gigante Riccardo; Gorizia: Cariolato Tullio; Trieste: Salerno Avv. Edoardo; Zara: Quarantotto Paolo; Bologna: Montani Avv. Guglielmo; Ferrara: Berti Dott. Vincenzo; Forlì: Zaccherini Alberto; Modena: Calzolari Bruno; Reggio Emilia: Savorgnan Dott. Enzo; Ravenna: Bogazzi Dott. Franco; Apuania: Benagli Nicola; Arezzo: Rao Torres Bruno; Grosseto: Ercolani Alceo; Pistoia: Giovine Dott. Giuseppe; Pisa: Pierotti Dott. Mariano; Lucca: Piazzesi Ing. Mario; Siena: Chiurco prof. Giorgio Alberto; Perugia: Rocchi dott. Armando; Terni: Faustini Pietro: Ancona: Lusignoli Aldo; Macerata: Ferrazzani Ferruccio; Pesaro: Rossi Dott. Angelo; Chieti: Girgenti Dott. Giuseppe; Pescara: Morisi Celso; Teramo: Ippoliti Vincenzo; Frosinone: Rocchi Arturo; Littoria: Laghi Giovanni; Rieti: Di Marsciano Ermanno; Viterbo: Rottoli avv. Ubaldo; Torino: Zerbino dott. Valerio Paolo; Parma: Valli Dott. Antonio; Ascoli Piceno: Capo della Provincia Altini Dott. Giuseppe; Treviso: Capo della Provincia Gatti Dott. Luigi; Brescia: Leone Dott. Leone; Mantova: Olivieri Dott. Vincenzo; Venezia: Dinale Dott. Neos; Belluno: Capo della Provincia Silvetti Dott.Carlo (dal 22.11.43); Bolzano: Capo della Provincia Tinzl dott. Carlo (dal 3.12.43); Fiume: Capo della Provincia Spalatin avv. Alessandro (dal 29.10.43); Gorizia: Capo della Provincia Pace Marino (dal 27.10.43), Pola: Capo della Provincia Artusi dott. Lodovico (dal 1.12.43); Trieste: Capo della Provincia Coceani avv. Bruno (dal 26.10.43); Trento: Capo della Provincia De Bertolini avv. Adolfo (dal 16.9.43); Udine: Capo della Provincia De Beden dott. Riccardo (dall’11.11.43); Forlì: Capo della Provincia Zaccherini Alberto.
Nella stessa seduta il Prefetto di II classe Grazioli Emilio è nominato Alto Commissario per la Provincia di Lubiana.
Nella seduta del 24 novembre 1943 vengono effettuati i seguenti movimenti di Prefetti:
Cuneo: Quarantotto Paolo; Modena: Panzera Pier Luigi; Livorno: Facduelle dott. Edoardo; L’Aquila: Manti dott. Vittorio; Venezia: Cagetti dott. Dino; Ferrara: Vezzalini avv. Enrico; Mantova: Bocchio Giovanni; Zara: Sorrentino Vincenzo; Roma: Salerno avv. Edoardo.
Questi Capi di Provincia erano in carica il 31 dicembre 1943:
Aosta: Cesare Carnazzi; Cuneo: Paolo Quarantotto; Novara: Dante Tuninetti; Vercelli: Michele Morsero; Bergamo: Emilio Grazioli; Brescia: Gaspero Barbera; Cremona: Attilio Romano; Mantova: Giovanni Bocchio; Genova: C.Emanuele Basile; La Spezia: Francesco Turchi; Savona: Filippo Mirabelli; Bologna: Guglielmo Montani; Ferrara: Enrico Vezzalini; Forlì: Alberto Zaccherini; Modena: Luigi Panzera; Parma: Antonio Valli; Ravenna: Franco Bogazzi; Reggio Emilia: Enzo Savorgnan; Apuania: Nicola Benagli; Arezzo: Bruno Rao Torres; Grosseto: Alceo Ercolani; Livorno: Edoardo Facduelle; Lucca: Mario Piazzesi; Pisa: Mariano Pierotti; Pistoia: Giuseppe Giovine; Siena: C.Alberto Chiurco; Perugia: Armando Rocchi; Terni: Pietro Faustini; Venezia: Gino Cagetti; Padova: Bruno Fumei; Treviso: Luigi Gatti; Verona: Piero Cosmin; Vicenza: Neos Dinale; Ancona: Aldo Lusignoli; Ascoli Piceno: Giuseppe Altini; Macerata: Ferruccio Ferrazzani; Pesaro: Angelo Rossi; L’Aquila: Angelo Monti; Chieti: Giuseppe Girgenti; Pescara: Celso Morisi; Teramo: Vincenzo Ippoliti; Roma: Edoardo Salerno; Frosinone: Arturo Rocchi; Littoria: Giovanni Laghi; Rieti: Ermanno Di Marsciano; Viterbo: Ubaldo Rottoli.
Nella seduta dell’ 11 gennaio 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi di Provincia, che vanno a sostituire i precedenti:
Milano: Parini Piero; Bologna: Fantozzi Dino; Pistoia: Balletti Emilio; Varese: Bassi Mario; Terni: Ortalli Vittorio.
Nella seduta del 12 febbraio 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:
Forlì : Bologna Pietro; Pescara: Mortillaro Giovanni; Pesaro: Bracci Angelo Cesare; Parma: Leonardi Ugo.
Nella seduta del 18 aprile 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:
Roma: Zerbino Paolo Valerio, Sottosegretario di Stato e Alto Commissario per la Provincia di Roma; Frosinone: De Maria Paolo; Novara: Barbera avv. Gaspero; Brescia: Dugnani Innocenzo; Aosta: Stefanini Bruno; Viterbo: Cionini Visani Mario; Apuania: Buttini Ernesto; Torino: Salerno avv. Edoardo; Venezia: Cosmin Piero; Bergamo: Vecchini Rodolfo; Ravenna: Grazioli Emilio; Verona: Scassellati Sforzolini Francesco, poi Bogazzi Franco; Cuneo: Celio Renato; Piacenza: Piazzesi Mario (fino al 19.7.44); Mantova: Fossa Davide; Pavia: Tuminetti Dante Maria; Vicenza: Preti Edgardo; Lucca: Olivieri dott. Luigi; Macerata: Rottoli Ubaldo; Treviso: Bellini Francesco; Imperia: Di Marsciano Ermanno; Asti: Quarantotto rag. Paolo; Cuneo: Galardo Antonio; Pistoia: Cocchi Antonino; Ancona: Ippoliti Vincenzo; Teramo: Boattini Dante; Genova: Bigoni Arturo; Ferrara: Altini Giuseppe (con decorrenza 20.7.44); Cremona: Ortalli Vittorio(con decorrenza 20.7.44); Rovigo: Melchiorri Melchiorre(con decorrenza 20.7.44); Modena: Girgenti Giuseppe(con decorrenza 20.7.44); Piacenza: Graziani Alberto (con decorrenza 20.7.44).
Nella seduta del 31 agosto 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:
La Spezia: Giovanni Appiani ; Milano: Bassi avv. Mario; Reggio Emilia: Vanelli dott. Almo; Mantova: Bracci Angelo Cesare (dal 16.9.44); Varese: Savorgnan dott. Enzo (dal 16.9.44); Venezia: Barbera dott. Gaspero; Novara: Vezzalini avv. Renato; Padova: Menna dott. Federico; Parma: Cocchi Antonino (dal 20.7.44).
Nella seduta del 18 settembre 1944 il Consiglio dei Ministri delibera le seguenti nomine di Capi Provincia:
Torino: Grazioli Emilio (dal 1.10.44); Ravenna: Zaccherini Alberto (dal 1.10.44)
Nella seduta del 9 dicembre 1944 il Consiglio dei Ministri delibera i seguenti trasferimenti di Capi Provincia:
Zaccherini Alberto: da Ravenna a Novara; Carnazzi dott. Cesare Augusto: dalla disposizione ad Asti; Piazzesi dott.Mario: dalla disposizione ad Alessandria.
Tutti i Capi Provincia nel corso del 1944 risulteranno trasferiti e una ventina saranno anche le nuove nomine.
La vita nei comuni
Nei Comuni, salvo rare eccezioni in cui rimasero in carica i vecchi Podestà, vennero nominati dei Commissari Prefettizi. Anche nelle zone più prossime al fronte gli uffici comunali continuarono a fare il loro dovere e i Commissari Prefettizi si fecero carico dell’organizzazione della vita delle popolazioni. Verso la fine del 1944 a molti comuni situati in prossimità del fronte di guerra era venuto a mancare il Commissario Prefettizio perché arruolato nelle formazioni della R.S.I. e andato al Nord. In quei casi i Capi della Provincia nominarono Commissario Prefettizio il Segretario Comunale, in modo che l’amministrazione comunale fu sempre efficiente. Ciò accadde persino in quei comuni che vennero a trovarsi, praticamente, sul campo di battaglia. Consultando i registri di stato civile di quegli anni, ad esempio, si può notare che anche la morte dei militari caduti in combattimento sul territorio del comune è scrupolosamente registrata.
I Ministeri
All’atto della costituzione del Governo della R.S.I. fu deciso che la sede del Governo stesso non sarebbe stata Roma, dichiarata “città aperta”.
Alcuni uffici ministeriali, tuttavia, rimasero in funzione anche a Roma per necessità imprescindibili e furono in stretto contatto con la sede dei rispettivi Ministeri.
Così il Governo si riuniva a Gargnano nella Villa Feltrinelli, residenza di Mussolini, fino al 18 novembre e nella Villa delle Orsoline, dove aveva sede il Quartier Generale, successivamente. I ministeri furono dislocati in varie località dell’Alta Italia. Gli Uffici della Presidenza del Consiglio, però, ebbero sede a Bogliaco.
Il Ministero dell’Economia Corporativa, retto prima da Gai e, dal 1.1.44 da Tarchi, fu ubicato prima a Ponte di Brenta poi a Bergamo e poi a Milano. Esso svolse una importantissima azione per riprendere il controllo della produzione e, quindi, convincere i tedeschi a rinunciare alle loro intenzioni di trasferire tutto in Germania.
La direzione della produzione e distribuzione fu affidata a 24 tecnici esperti, uno per ognuno dei 24 settori produttivi. Ciascuno di loro fu affiancato da un Comitato composto da tecnici, industriali e lavoratori, in numero da 8 a 14 a seconda dell’importanza. Ad ogni settore corrispondeva un ufficio ministeriale apposito ove esperti del settore coadiuvavano e controllavano il lavoro dei comitati.
Il Ministro Tarchi, che operò attivamente fino alla fine, contribuì anche a salvare dalla distruzione molte industrie che i tedeschi avevano già minato.
Molte furono le leggi promosse da questo Ministero: la legge sulla socializzazione, la legge sul nuovo ordinamento sindacale, l’alleanza nazionale delle cooperative, la unificazione dei contributi, la creazione dell’opera nazionale mutilati e invalidi del lavoro…
Il Ministero della Cultura Popolare fu retto da Fernando Mezzasoma. Sottosegretario fu Alfredo Cucco, segretario particolare del Ministro fu il Conte Luigi Manzoni, il Capo di Gabinetto fu, fino al maggio 1944 il dr Gilberto Bernabei e dal Maggio fino alla fine il dr Giorgio Almirante.
Questo ministero non ebbe una sede sola bensì tre : Salò, Venezia e Milano. Inoltre mantenne, fino all’occupazione, anche gli uffici di Roma.
A Salò pose la sua residenza il Ministro con la sua segreteria particolare e con il Capo di Gabinetto. Qui ebbero sede anche la Direzione Generale della Stampa Italiana, il servizio intercettazioni radiofoniche, gli uffici amministrativi e di archivio, il servizio della intendenza. A Venezia, palazzo Volpi, presero stanza le Direzioni Generali degli Affari Generali, dello Spettacolo, degli Scambi Culturali. E qui pose la sua residenza il sottosegretario Alfredo Cucco. A Milano ebbero sede gli uffici della propaganda radiofonica per l’estero.
Questo Ministero ebbe compiti vasti e importanti, tanto che il Ministro veniva ricevuto quotidianamente da Mussolini. Ampio spazio ebbero i servizi di intercettazione e di propaganda. Ma particolare cura ebbe anche il mondo dello spettacolo. Fino all’ultimo, infatti, i teatri funzionarono con regolarità e l’industria cinematografica, trasferita al Lido di Venezia, produsse svariati films.
Segue un elenco dei principali giornali che uscivano al tempo della R.S.I. con, accanto, il nome del direttore:
E.Amicucci CORRIERE DELLA SERA - B.Spampanato IL MESSAGGERO
C.Pettinato LA STAMPA - E.Santamaria IL PICCOLO (Roma)
E.M.Gray GAZZETTA DEL POPOLO - F.Scardaoni IL POPOLO DI ROMA
G.Pini IL RESTO DEL CARLINO - U.Guglielmotti IL GIORNALE D’ITALIA
G.Baroni IL GAZZETTINO - V.Curti LA TRIBUNA
R.Mazzucconi LA NAZIONE - G.Poletti IL POPOLO VALTELLINESE
C.Contri IL NUOVO GIORNALE - R.Maucci IL PICCOLO (Trieste)
E.Camuncoli IL SECOLO-LA SERA - M.Campana CORRIRERE PADANO
C.G.Pellegrini IL LAVORO - A.Rossi IL SOLCO FASCISTA
M.Rivoire SECOLO XIX - P.Romualdi LA GAZZETTA DI PARMA
A.Parodi IL CORRIERE MERCANTILE – V.Querel GAZZETTA DELL’EMILIA
G.Castelletti L’ARENA - G.Berenzi IL POPOLO VICENTINO
M.Mangani IL REGIME FASCISTA - C.G.Baghino IL VENETO
E.Pezzato LA REPUBBLICA FASCISTA – O.Ramaouz LA VEDETTA D’ITALIA
G.Aiazzi LA PROVINCIA DI COMO - C.Rocchi BRESCIA REPUBBLICANA
A.Arrigoni CRONACA SUBALPINA - G.C.Mazzoni L’ECO DELLA RIVIERA
S.Annovazzi PIEMONTE REPUBBLICANO– F.Valentinis IL POPOLO DEL FRIULI
P.Bellinetti LA SCURE - E.Colombo LA GAZZETTA DELLO
SPORT
Il Ministero dell’Interno ebbe sede a Maderno
Il Ministero degli Esteri ebbe sede a Salò
Il Ministero della Difesa (dal 6.1.44: Ministero delle FF.AA.) ebbe sede a Desenzano (Gabinetto), a Soiano – Villa Omodeo (Ministero e Stato Maggiore), a Manerba (Segreteria Militare col Gen. Rosario Sorrentino), a Padenghe (Quartier Generale del Ministero col Colonnello Domenico Lanzetta)
Il Ministero della Giustizia ebbe sede prima a Cremona poi a Brescia
Il Ministero delle Finanze ebbe sede a Brescia
Il Ministero dell’Educazione Nazionale ebbe sede a Padova. Malgrado le drammatiche condizioni in cui si trovava l’Italia del Nord per i bombardamenti anglo-americani, le scuole e le università funzionarono pressochè regolarmente negli anni scolastici 1943/44 e 1944/45. Nel 1944, però, le lezioni terminarono il 30 di aprile e nel 1945 il 31 marzo.
Il Ministero dell’Agricoltura ebbe sede a Treviso, poi a S.Pellegrino T.
Il Ministero dei Lavori Pubblici ebbe sede a Venezia
Il Ministero delle Comunicazioni ebbe sede a Verona. La Radio trasmise regolarmente i suoi programmi fino al 25 aprile. La pubblicazione di quotidiani e periodici fu regolare, malgrado la carenza di carta. Ci fu poi un proliferare di periodici pubblicati dalle varie unità militari. Infine il servizio postale: esso continuò ininterrotto malgrado le ferrovie e le strade fossero quotidianamente devastate da bombardamenti aerei e, in molti casi, insidiate dalle bande partigiane. Anche ai soldati al fronte la posta arrivò regolarmente fino all’aprile 1945. Furono emesse diverse serie di francobolli, con stampigliature varie (fascio repubblicano ed altro) che oggi rappresentano dei pezzi da collezione molto costosi e molto ricercati dai filatelici.
Il Ministero del Lavoro ebbe sede a Milano
ll sottosegretariato per l’Esercito ebbe sede ad Asolo
ll sottosegretariato per la Marina ebbe sede prima a Belluno, poi a Vicenza poi a Montecchio M.
ll sottosegretariato per la Aeronautica ebbe sede prima a Bellagio poi a Milano
Sia la Camera che il Senato erano stati, praticamente, sciolti dal governo Badoglio.
Durante la R.S.I. si pensò più volte di convocare la Camera (il Senato era di nomina regia), ma ciò non fu mai fatto per varie ragioni.
Tuttavia gli uffici di Camera e Senato furono trasferiti da Roma a Venezia e l’On. Araldo Di Crollalanza fu nominato Commissario Governativo per Camera e Senato, con rango di Ministro. In questo suo ruolo egli elaborò un progetto di Costituzione e compilò un prezioso Schedario di tutte le leggi emanate e progettate dalla R.S.I.OMAGGIO A PAOLO PISANO
, La felice possibilità di ospitare una lunga lettera di Paolo Pisanò ha fatto ricomporre l’impaginazione per un’occasione che, certamente, non prova essere rimandata, lasciando il bilancio e le prospettive d’azione future al pros simo numero. Dir. - Redaz. 24059 Urgnano BG - Via Provinciale 455 - Tel. 035.893127/035.893091 Fax 035.893123 - email: italopilenga@europizzi.itwww.ultimacrociata.it C.C. Postale 31726201 - C.P. 609 - 20121 Milano Cordusio Intestato ASS. NAZ. FAMIGLIE CADUTI DISPERSI RSI «Camerata Gigante presente!» Alla prova del DNA individuati i resti del Capo della Provincia di Fiume Riccardo Gigante e del V.Brigadiere dei Carabinieri della RSI Alberto Diana. La lettera che Paolo Pisanò ha voluto pubblicare sul nostro pe riodico è densa di argomenti e di spunti, una lettera che deve farci riflettere. Ad una lettura superficiale sembrerebbe quasi un “atto di accusa” contro Giampaolo Pansa ma, ovviamente, non è così. Questa lettera è un grido di dolore, un grido di amo re, verso i nostri caduti, in nome di tutti i combattenti della RSI e di coloro che, quotidianamente, incarnano nell’azione quegli ideali. Del resto, Pansa non ha bisogno di presentazioni, né al cuna colpa può essergli imputata. Ognuno ha le sue idee ed è giusto che sia così. Non possiamo dimenticare il ruolo che ha avuto Pansa nel far conoscere ad un vasto pubblico, milioni di Italiani!, la tragedia delle vittime della Resistenza. E poco im porta se valenti camerati, come Giorgio Pisanò, hanno speso tutta la loro vita per fa conoscere questo dramma, iniziando molti anni prima di Pansa, in tempi drammatici, dove solo per aver sollevato una “obiezione storica” si correva il rischio di ricevere un proiettile in testa dai “gendarmi della memoria”. Oggi, si sa, tutto è più facile. Le armi della Resistenza, non più oliate, si sono arrugginite e non sparano più (almeno si spera). Ma l’odio antifascista, l’isteria fasciofoba, contraddistingue ancora l’agire di troppi “gendarmi della memoria”. Per cui, se non arriva il proiettile, può sempre arrivare una bastonata. Sem pre arriverà la discriminazione. La messa in quarantena. Il boi cottaggio sociale. L’attacco personale, gratuito, ingiustificato. I tempi cambiano, ma l’odio antifascista rimane lì, fermo gigan te in putrefazione di un male che non passa. E Pansa, che non viene dalle “fogne” dove gli antifascisti – democratici, sociali sti, liberali, comunisti, ecc. – ci vogliono confinare per sempre, ha rischiato e rischia come tutti noi. La sua generosità e la sua pietas non sono in discussione. Dobbiamo essere grati a lui se anche chi ci ha sempre disprezzato ha dovuto chinare il capo davanti alla realtà storica dei crimini della Resistenza. Perché sì, se a scrivere di queste cose era un fascista, anche se un fasci sta del calibro di Giorgio Pisanò, beh, queste cose non avevano nessun valore. I morti erano cancellati, i crimini – evidenti ed infami – mai avvenuti. Se lo diceva un fascista che il sole sorge va ogni mattina, a nessuno interessava nulla. Democratici, so cialisti, liberali, comunisti, ecc., tutti abbracciati nella formula dell’arco costituzionale antifascista, potevano ignorare, con i sorrisetti beffardi, il dramma e la tragedia di tanti Italiani, mas sacrati dall’odio politico solo perché fedeli ad una Idea. Pansa, un giorno, ha detto «No! Ora basta!». E tutti coloro che avevano ignorato i Pisanò di turno, dovettero fare i conti con la realtà dei fatti, tra fegati che scoppiavo e il fiele che scorreva a fiumi. Questa è l’Italia. Sogniamo un’altra Nazione, certamen te, ma non possiamo cambiare ciò che è. Per questo saremo grati per sempre a Pansa, che ha contribuito a far conoscere agli antifascisti il peso delle loro vergogne. PC
... rendigli la vita impossibile e, nel frattempo, "fai cassa". Questo l'imperativo comune a tutti gli amministratori italiani. Dalle sempre più esose "strisce blu" al ticket d'ingresso a Venezia, da quello per "sbarcare" ad Ischia all'altro per "visitare" il Pantheon e via di seguito .. certo, tutto per il "bene comune", per assicurare "servizi" inesistenti e senza garantire la fruizione dei "beni paesaggistici, culturali e monumentali" per i quali i turisti "normali" si mettono in viaggio. Prescindendo dal fatto che non sono pochi gli amministratori del "bene pubblico" incriminati per corruzione ed abusi vari (cosa che fa sospettare interessi privati in tutti gli affidamenti di cui sopra), dai ministri agli assessori competenti non si curano certo se i "polli da spennare" (indigeni o stranieri) siano "obbligati" a venire in vacanza solo in determinati periodi dell'anno e, quindi, se non possono entrare al Colosseo od al Pantheon o godersi la vista di un lago alpino tranquillamente (e via di seguito) perderanno la possibilità di "arricchirsi" culturalmente o di bearsi delle bellezze naturali italiane. Sarebbe un discorso lunghissimo da specificare viste le incredibili "trovate" messe in campo a danno dei comuni mortali per spillare quattrini e creare problemi.
L’ultima raffica
di Antonio Guerin
Passaggio al Bosco, Firenze, 2017
Prefazione di Maurizio Rossi
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Non aveva ancora compiuto 14 anni Maurizio Marchettini, il più giovane degli squadristi destinati a presidiare un casolare nel Nord Italia. Il più alto in carica – il vicecaposquadra Rodolfo Bacci – appena 19, ed una medaglia d’argento al petto, conquistata nelle fila della Decima Mas l’anno precedente.
Erano le ore più drammatiche della storia, quelle che stavano vivendo i protagonisti del racconto di Antonio Guerin, la cui testimonianza viene romanzata nella forma ma non nella sostanza. Autore de “L’Ultima Raffica”, Guerin è stato un volontario della Repubblica Sociale Italiana, giornalista, nonché editore ed un infaticabile scrittore. E’ grazie alla sua figura, fedele alla consegna fino alla morte, che oggi possiamo leggere, tra le altre, le opere di Léon Degrelle, di cui era molto amico. Egli ci rivela un’Italia che non siamo abituati a conoscere, fatta di fedeltà all’Idea e alla parola data, di lealtà all’alleato e totale devozione alla causa, totalmente eclissata dalle memorie ufficiali e demonizzata dagli organi di potere. Un’Italia che ancora oggi è scomodo ricordare, sottaciuta dai libri di storia ed il cui solo riferimento è perseguito attraverso leggi dissennate e liberticide.
Quella delle Edizioni di Passaggio al Bosco, è la ristampa di un testo imprescindibile per la conoscenza di quel periodo storico, la cui cronaca riguarda la Repubblica Sociale Italiana ed i suoi combattenti, passati alla storia come “i giovani leoni”, che pur di riscattare la Patria dal tradimento dell’8 settembre ‘43, immolarono la loro giovinezza sull’altare del coraggio e dell’onore, senza chiedere nulla in cambio.
Ragazzi che arrivavano da nord a sud, spesso contro la volontà dei genitori, fuggendo di casa e, non di rado, falsificando i documenti per andare ad ingrossare le fila della neonata Repubblica. Volontari di ogni regione, che mentre tutti disertavano e si davano al bellum contra omnes, reindossarono la camicia nera al seguito del comandante Alessandro Pavolini, capo del corpo militare delle Brigate Nere, milizia politica senza galloni, composta di giovani e giovanissimi, il cui unico scopo era continuare a combattere fino all’ultimo respiro per riscattare la vergogna dell’improvviso ed infame cambio di casacca.

Sono sette i personaggi che si ritrovano a piantonare la colonica del Nord, ognuno caratterizzato in base al luogo di provenienza: differiscono per età, modi di fare, lineamenti; talvolta neanche comprendono i dialetti gli uni degli altri, tanti sono i chilometri che li separano. Eppure adesso sono insieme, condividono i pasti, il dormitorio, il freddo delle sere, l’insicurezza dell’avvenire, la sorte dei propri genitori. Diversi, ma accomunati da qualcosa di superiore alla contingenza del momento: un ideale per il quale morire, un vincolo di sangue alla parola data, ai camerati, alla Patria. Nessuno di loro sa cosa riserverà il fato, ma nonostante questo, non passa attimo in cui non godano della sacralità della vita, nelle sue più intime e semplici manifestazioni. Uno stornello cantato a squarciagola può bastare a scacciare la paura di un agguato, un corsa nel prato a mitigare la nostalgia di casa, una parola di conforto dai camerati l’incertezza per l’ignoto, per un nemico che sanno esserci, che sta osservandoli in ogni loro mossa, che non avrà pietà dei loro pochi anni e che, se ne avrà modo, non esiterà a metter fine alle loro giovani vite. L’epilogo di quell’eroica resistenza si avvicina ed il racconto si fa sempre più tormentato e commovente.
Anche se consapevoli dei rischi, nessuna esitazione dimora nei loro cuori. Ciò che stanno facendo è giusto, l’Idea per la quale sono pronti al sacrificio supremo, l’unica, la lealtà alla quale si appellano, inamovibile, il Fascismo, molto più di un’ideologia: un sentimento d’amore. Una conferma, quella dei giovani squadristi, che ci è trasmessa dalla massima – da loro incarnata attraverso la totale e libera offertà di sé – secondo la quale “nei momenti felici la gioventù riceve gli esempi, nei momenti difficili li dà”.
Hanno meno di 20 anni, ma sono abbastanza.
La stanchezza è logorante, ma la resistenza è disperata.
Sono pronti a lasciare la vita, ma il loro nome riecheggerà in eterno.
Non vogliono essere dimenticati: loro sono i giovani leoni.