IL MASSACRO DI
BALANGIGA
(FILIPPINE)
di Andrea Chiodi
andreachiodi@alice.it
luglio 2007
il generale
Jacob H. Smith diede
l' ordine di uccidere tutti i maschi al di sopra di dieci anni come
rappresaglia per la rivolta degli abitanti di Balangiga
Il presidente degli USA
William McKinley si disse ispirato da Dio nella decisione di
impossessarsi delle Filippine
Tra il 1899 ed il 1902 l' America represse nel sangue il
tentativo dei Filippini di difendere la loro, appena
conquistata, indipendenza. Nell'
intento di stroncare il movimento indipendentista gli statunitensi
adottarono tutte le forme di rappresaglia contro la popolazione: dalla
distruzione dei raccolti, alla segregazione in massa della popolazione
in campi di concentramento (dove i filippini erano falcidiati da inedia
e malattie), alle fucilazioni indiscriminate di civili come atto di
mera rappresaglia per i caduti americani.
Nel 1902 il presidente della breve repubblica
indipendente filippina,
Emilio Aguinaldo, catturato con un espediente dagli americani, si vide
costretto a proclamare la resa per porre fine al martirio
della sua popolazione.
Il numero esatto delle vittime
civili è
naturalmente sconosciuto, ma tutti gli storici sono concordi nel
ritenere che debbano essere state tra 250.000 ed 1.000.000.
Gruppi armati irriducibili continuarono a combattere fino al
1913.
Il trattato di Parigi del 1898 pose fine alla breve guerra
ispano-americana. (
Vedi
in un articolo di Maurizio Blondet l'
incidente del Maine e la guerra ispano-americana -
Nota del curatore del sito). In forza del
trattato la Spagna abbandonava l' isola di Cuba (che acquistava
una formale indipendenza, ma che, in pratica, diveniva un
protettorato degli Stati Uniti); inoltre cedeva Filippine, Guam e Porto
Rico agli Stati Uniti in cambio di 20 milioni di dollari.
La guerra ispano-americana sanciva così la
scomparsa della Spagna dal novero delle grandi potenze ed il
prepotente ingresso degli Stati Uniti tra le
potenze coloniali e con aspirazioni egemoni.
Le aspirazioni "imperialistiche" degli stati Uniti
incontravano una certa resistenza interna anche nel mondo politico e
culturale americano (una delle figure di spicco della "Lega
anti-imperialista Americana" era, ad esempio, Mark Twain), ma
il presidente in carica William McKinley dipinse la sua decisione di
impossessarsi delle Filippine con un fervore tra il mistico-religioso
ed il moralistico con sapienti accenni alla convenienza economico
commerciale dell' impresa:
When I next realized that the Philippines
had dropped into our
laps I confess I did not know what to do with them. I sought counsel
from all
sides—Democrats as well as Republicans—but got
little help. I thought first we
would take only Manila;
then Luzon;
then other islands perhaps also. I walked the floor of the White House
night
after night until midnight; and I am not ashamed to tell you,
gentlemen, that I
went down on my knees and prayed Almighty God for light and guidance
more than
one night. And one night late it came to me this way—I
don’t know how it was,
but it came:
(1) That we could not give them
back to Spain—that
would be cowardly and
dishonorable;
(2) that we could not turn them
over to France
and Germany—our
commercial rivals in the Orient—that would be bad business
and discreditable;
(3) that we could not leave them
to themselves—they were unfit for
self-government—and they would soon have anarchy and misrule
over there worse
than Spain’s was; and
(4) that there was nothing left for us to do but
to take them all, and
to educate the Filipinos, and uplift and civilize and
Christianize them, and
by God’s grace do the very best we could by them, as our
fellow-men for whom
Christ also died.
(General James Rusling, “Interview with
President William McKinley,” The Christian Advocate
22 January 1903)
E' degno di rilievo che a più di 100 anni di
distanza da
questo discorso il linguaggio dei presidenti USA non sembra molto
diverso: anche quando sono sul punto di invadere un paese straniero gli
USA si considerano missionari portatori di valori superiori, obbligati
protagonisti di un' impresa "trascendente". Poco importa se il compito
di "
educare i filippini
innalzarli, civilizzarli e cristianizzarli"
era in realtà rivolto ad un popolo che era in gran parte
cattolico da tre secoli ed aveva una sua letteratura di notevole
spessore (il poeta patriottico José Rizal) .
Negli ultimi anni del secolo era già attivo nelle
Filippine un movimento indipendentista il "Katipunan" che combatteva
gli Spagnoli: fintanto che le Filippine erano in mano alla Spagna
gli americani mostrarono di appoggiare gli indipendentisti,
ma quando le Filippine finirono nell' orbita americana la musica
cambiò drasticamente.
Nel maggio del 1898 durante la guerra ispano-americana, gli
americani facilitarono il ritorno in patria del giovane
leader degli indipendentisti filippini,
il giovane generale Emilio Aguinaldo, che era in esilio ad Hong Kong.
L' intenzione degli americani era evidentemente di riaccendere la
rivolta dei filippini contro gli spagnoli al fine di indebolire ancora
di più la Spagna. Infatti in pochi mesi l' esercito
indipendentista filippino liberò praticamente tutto il
territorio nazionale ad esclusione di Manila dove ancora resisteva la
guarnigione spagnola completamente circondata dall' esercito di
Aguinaldo.
Il leader della
indipendenza filippina, generale Emilio Aguinaldo
Nella campagna i filippini fecero prigionieri 15.000 spagnoli
che poi consegnarono agli americani. Sul mare, nel frattempo la flotta
americana aveva battuto quella spagnola nella battaglia della Baia di
Manila.
Il 12 giugno 1898 Aguinaldo dichiarò l'
indipendenza delle Filippine nella città di Cavite El Viejo.
In agosto gli spagnoli della guarnigione di Manila si
arresero, ma con un accordo segreto con gli americani, pattuirono di
arrendersi non ai filippini che li circondavano, bensì
proprio agli americani: poichè sulla terra fino a quel
momento non vi era stato nessuno scontro tra spagnoli ed americani, il
governatore spagnolo Fermin Jaudenes ed i comandanti americani (il
generale Wesley Merrit e l' ammiraglio George Dewey) organizzarono un
finto scontro che permettesse loro di salvare la faccia.
Appena s' impossessarono di Manila gli americani telegrafarono
al neopresidente Aguinaldo intimandogli di non entrare in Manila:
“Do not let your troops enter Manila without the
permission of the American commander. On this side of the Pasig River
you will be under fire” (Agoncillo, Teodoro 1960
(Eighth edition 1990).
History of the Filipino People.
ISBN 971-1024-15-2).
La
dichiarazione d' indipendenza delle Filippine del 12 giugno non fu
dunque riconosciuta da Spagna ed America ed anzi gli
americani, nel trattato
di
Parigi del dicembre del 1898, pretesero la cessione delle Filippine.
Nel gennaio 1899 il presidente McKinley emise un proclama che
sotto il nome di "
Benevolent
Assimilation Proclamation"
dichiarava chiaramente che le forze americane di occupazione,
a
seguito del trattato di Parigi, subentravano agli spagnoli nel governo
delle Filippine e che quindi
In the fulfillment of the rights
of sovereignity thus acquired and the responsible
obligations of government thus assumed, the actual occupation and
administration of the entire group of the Philippine Islands becomes
immediately necessary ( da American
Occupation of the Philippines 1898/1912 di James A.
Blount)
Nel contempo con malcelata ipocrisia McKinley aggiungeva che
le
forze americane di occupazione non dovevano essere considerate come
invasori o colonizzatori, ma come
amici
che avevano l'
intenzione di proteggere i nativi, le loro case, i loro affari, i loro
diritti personali e religiosi e che gli USA avrebbero esercitato la
loro autorità nell' interesse dei governati.
Naturalmente ai Filippini che avevano da poco dichiarato la
propria
indipendenza dopo la lunga, sanguinosa ma (come vedremo) leale
guerra di liberazione contro gli Spagnoli le
parole del presidente americano ed i successivi proclami del
governatore militare che, ricordiamo, in quel momento aveva il
controllo solo della città di Manila, dovettero sembrare
inique
ed aberranti. Aguinaldo rispose con parole che sembrano avere una
validità anche ai nostri giorni:
"My government cannot remain indifferent in view of
such a violent and
aggressive seizure of a portion of its territory by a nation which has
arrogated to itself the title, 'champion of oppressed nations.' Thus
it is that my government is ready to open hostilities if the American
troops attempt to take forcible possession of the Visayan Islands. I
announce these rights before the world, in order that the conscience
of mankind may pronounce its infallible verdict as to who are the
true oppressors of nations and the tormentors of human kind.
"Upon their heads be all the blood which may be shed."
(Proclama di Aguinaldo del 5 gennaio 1899 da The Philippines: Past and Present
(vol. 1
of 2), di Dean C. Worcester)
Nel
frattempo i Filippini procedevano nel loro percorso di perfezionamento
dell' identità nazionale: il primo gennaio 1899 Aguinaldo
fu dichiarato Presidente delle Filippine, mentre la
Constituciòn Politica de la Repùblica Filipina fu
votata da un' Assemblea Costituente il 21 gennaio 1899.
i
delegati all' assemblea costituente - al centro Emilio Aguinaldo
LA GUERRA
L' evento che diede materialmente il via alla guerra
filippino-americana si
verificò il 4 febbraio 1899 lungo il ponte di San Juan
vicino
Manila quando i militari americani spararono su una pattuglia di
soldati filippini. La battaglia di Manila che ne seguì fu la
prima e più sanguinosa battaglia dell' intera guerra. Gli
americani forti dell' appoggio dell' artiglieria e delle navi
riuscirono a scacciare le truppe filippine dai dintorni di Manila. Alla
fine della battaglia tra i filippini si contarono 2.000
perdite
tra morti, feriti e catturati. Le truppe americane contarono circa 270
perdite tra morti e feriti.
La guerra si estese a tutte le Filippine. All' inizio gli
americani
avevano un contingente di 40.000 uomini, ma fu necessario far
giungere rinforzi per tenere testa alle forze Filippine. Due
anni
più tardi le truppe americane nelle Filippine contavano
126.000
uomini: praticamente i due terzi dell' intero esercito americano dell'
epoca erano impegnati nella lotta contro i filippini. Dall' altra parte
l' esercito regolare filippino contava 80.000 - 100.000 regolari piu
alcune decine di migliaia di ausiliari ed ovviamente godeva dell'
appoggio di gran parte della popolazione.
La giovane rupubblica filippina era impegnata in una doppia
impresa:
da una parte la lotta contro l' esercito invasore, dall' altra cercare
di coagulare tutte le forze del paese, intellettuali, proprietari,
contadini per di più frammentati etnicamente e
geograficamente,
nell' ideale unitario e nella lotta per la difesa della
sovranità dello stato. Tutti e due gli obiettivi
furono raggiunti per quanto
possibile. Lo
scopo dei filippini non poteva essere quello di sconfiggere sul campo
l' esercito statunitense, bensì, come descrisse il generale
filippino Francisco Makabulos, quello di stancare l' opinione pubblica
americana che vedeva crescere il numero delle perdite tra i propri
soldati e quindi sperare nell' elezione di un nuovo presidente, al
posto di McKinley, che cambiasse politica nei confronti della guerra
nelle Filippine. Tuttavia nelle elezioni presidenziali del
1900 McKinley uscì nuovamente vincitore.
Per tutto l' anno 1989 l' esercito filippino contrastò sul
campo
aperto in battaglie condotte in maniera convenzionale la
maggiore
potenza di fuoco dell' esercito americano. Il valore e la
determinazione dei nativi non riuscì ad impedire che gli
americani conseguissero alcuni successi sul campo. Nella battaglia del
Tirad Pass il
Brigadier
General Gregorio del Pilar resistette
con 60 uomini fino al sacrificio per proteggere la ritirata del
presidente Aguinaldo che rischiava di essere catturato dagli americani.
Non solo i filippini ricordano con commozione il sacrificio di
Gregorio del Pilar , ma anche gli americani furono colpiti dall' eroica
morte del "ragazzo generale" e scrittori
americani
contemporanei paragonarono lo scontro del Tirad Pass alle
Termopili.
Gregorio del Pilar "il
ragazzo generale "
a 24 anni con il suo sacrificio a difesa del Passo Tirad permise al
presidente Aguinaldo di sfuggire all' accerchiamento da parte dell'
esercito americano.
Tuttavia la perdita sui campi di battaglia di del Pilar e di
altri
generali indebolì la capacità
dell' esercito
filippino di combattere una guerra convenzionale. Si
aprì
così una nuova fase: i Filippini rinunciarono a confrontarsi
con
le loro truppe schierate in campo aperto ed adottarono metodi da
guerriglia con rapide imboscate ed azioni da "attacco e fuga".
La nuova tattica creò iniziali forti
difficoltà agli
americani che furono maggiormante determinati nelle loro azioni di
rappresaglia contro la popolazione civile. In America l' opinione
pubblica veniva lentamente a conoscere le atrocità che le
truppe
americane commettevano contro civili e militari filippini. Infatti
varie
lettere
di soldati al fronte
o parti di esse furono pubblicate e divulgate dalle associazioni
antiimperialistiche che negli USA criticavano l' intervento nelle
Filippine. Le descrizioni dei soldati erano così eloquenti e
disastrose per l' immagine degli USA e della guerra che il Dipartimento
della Guerra ed il generale
Elwell Stephen Otis,
che
aveva preso il posto di Merritt come governatore militare delle
Filippine, fecero pressione perchè gli
autori
scrivessero delle ritrattazioni del contenuto delle
lettere.
Il soldato Charles Brenner del Kansas Regiment
resistette
alle pressioni, e confermò che i superiori davano l' ordine
di
non fare prigionieri: come conseguenza rischiò la corte
marziale, alla fine Otis rinunciò a porre sotto processo il
soldato per timore che la cosa avrebbe suscitato uno scalpore ancora
maggiore.
Per contrastare la cattiva immagine che l' occupazione
americana
aveva presso la stampa, il generale Otis iniziò una campagna
volta a conquistare con favori la
benevolenza della stampa ed al tempo stesso ad accusare i Filippini di
torturare i prigionieri americani e di commettere atrocità.
Da
parte americana si giunsead accusare i Filippini di
mutilare i propri morti, uccidere donne e bambini per poi far ricadere
la colpa sui soldati americani.
Verso la fine del 1899 Emilio Aguinaldo, per confutare le
illazioni
americane, suggerì che testimoni neutrali (giornalisti
stranieri
o rappresntanti della Croce Rossa) sorvegliassero le operazioni
militari. Otis rifiutò, ma Aguinaldo riuscì a far
giungere nelle Filippine quattro reporter, due inglesi, un canadese ed
un giapponese. I quattro giornalisti, tornati a Manila, dichiararono
che i prigionieri americani in mano ai Filippini erano trattati
più come ospiti che come prigionieri( “
treated more like guests than
prisoners”),
che erano nutriti con quanto di meglio offrisse il paese e che veniva
fatta ogni cosa per assicurare il loro benessere. I quattro reporter
furono immediatamente espulsi dagli americani non appena le loro storie
furono pubblicate. Emilio Aguinaldo rilasciò alcuni
americani
perchè essi potessero raccontare le loro storie. In un
articolo
sul Boston Globe dal titolo "With the Goo Goo's", Paul Spillane
descrisse il trattamento equo cui, da prigioniero, fu
sottoposto.
Spillane raccontò anche come Aguinaldo avesse
invitato i prigionieri americani al battesimo del figlio e
come
avesse regalato ad ognuno di loro quattro dollari. L'
ufficiale di
marina J. C. Gilmore, la cui liberazione avvenne durante l'
inseguimento di Aguinaldo tra le montagne ad opera della cavalleria
americana, insistè che aveva ricevuto un trattamento di
riguardo
e come non avesse dovuto patire la fame più di
quanto
fosse toccato ai suoi stessi carcerieri. Otis rispose a questi due
articoli ordinando l' arresto dei due autori e che fossero
indagati per slealtà.
Quando F. A. Blake della Croce Rossa Internazionale
arrivò nelle Filippine su richiesta di Aguinaldo, Otis lo
tenne confinato in Manila dove lo staff del generale americano gli
illustrava con zelo tutte le supposte violazioni da parte filippina del
modo classico di fare la guerra. Blake provò a sottrarsi
alla sua scorta per andare a vedere di persona cosa accadeva sul campo.
Blake non riuscì mai a passare le linee americane, ma anche
così riuscì comunque a vedere villaggi bruciati e
corpi di filippini orrendamente mutilati con ventri aperti e teste
mozzate ("horribly mutilated bodies, with stomachs slit open and
occasionally decapitated"). Blake aspettò di essere tornato
a San Francisco per stilare il suo resoconto:
“American
soldiers
are determined to kill every Filipino in sight.”
Aguinaldo fu poi catturato dagli americani solo
grazie ad un
complicato inganno messo a segno il 23 marzo 1901,
in
Palanan, Isabela Province. L' inganno fu ordito dal brigadiere generale
Frederick Funston. Degli scouts filippini
(Macabebe) che
fiancheggiavano gli americani si fecero credere dei rinforzi che erano
diretti verso l' accampamento di Aguinaldo. I
Macabebe collaborazionisti avevano con sè
anche un
piccolo gruppo di americani che fingevano di essere
prigionieri.
Colte di sorpresa la guardie di Aguinaldo furono facilmente
sopraffatte dopo un breve scontro. Aguinaldo fu arrestato dal
generale Funston ed imprigionato a Manila. Alcuni mesi dopo
Aguinaldo si convinse che era inutile proseguire la lotta e con un
proclama invitò i suoi a deporre le armi. Ma buona parte dei
generali e delle truppe Filippine continuò la lotta
nonostante
il proclama del presidente.
BALANGIGA
L' episodio di Balangiga ebbe luogo il 28 settembre 1901 nella
città di Balangiga nell' isola di Samar. Per i Filippini l'
attacco è considerato uno degli episodi
piùvalorosi della guerra, per gli americani una sconfitta
che fu descritta la peggiore dalla battaglia di Little Big Horn del
1876. La successiva rappresaglia degli americani
causò migliaia (decine di migliaia ?) di vittime civili.
Balangiga era una dei principali centri dell' isola di Samar;
all' interno dell' isola trovavano rifugio le forze filippine del
brigadiere generale Vincent Lukban un irriducibile che continuava a
combattere anche dopo la cattura del presidente Aguinaldo. Per
aver
ragione della resistenza dei Filippini, gli americani decisero di
occupare i porti lungo la costa per impedire che rifornimenti
giungessero alle truppe di Lukban.
Un contingente di 78 militari americani occupò
Balangiga un
grosso villaggio di circa quattrocento piccole case. Il generale Lukban
si ritirò a difesa verso l' interno dando istruzione agli
abitanti di non opporre per il momento alcuna resistenza. Le relazioni
tra il contingente americano e la popolazione furono piuttosto tese:
gli americani, ispirati da ideali puritani, diedero ordine
che le
donne non indossassero il sarong, inoltre ottanta uomini abili
furono obbligati forzatamente a lavorare per gli americani e
furono anche costretti per giorni in detenzione. Inoltre gli
abitanti temevano che gli americani avrebbero presto
requisito
tutte le vettovaglie serbate per l' approssimarsi della
cattiva stagione.
Il 28 settembre guidati dal capo della polizia Valeriano
Abanador i
nativi fecero la loro mossa. Non disponendo di armi poichè
non avevano più reali contatti con la
resistenza
asserragliata all' interno dell' isola, approfittarono del momento del
pranzo in cui vi erano solo poche sentinelle armate. Circa 200
cittadini armati di machete si slanciarono contemporaneamente contro
gli americani. La maggior parte degli americani fu
sopraffatta,
altri, guadagnate le armi, riuscirono a tenere indietro gli assalitori
ed a fuggire verso le barche.
Nell' attacco perirono 48 americani e 25 nativi
(alcune fonti
riportano erroneamente che i caduti filippini furono 200, ma questa
cifra invece era riferita al numero degli attaccanti).
Gli
abitanti catturarono anche 100 fucili e 25.000 pallottole una merce
importante per le truppe della resistenza che fin dall' inizio avevano
sempre sofferto della mancanza di armi moderne e di munizioni.
Ancora oggi quando si parla del "massacro di Balangiga" gli
americani si riferiscono alla morte dei loro 48 soldati, ma il vero
massacro doveva ancora avvenire.
Il giorno dopo lo scontro gli americani sbarcarono a
Balangiga, ma
trovarono il villaggio deserto. La rappresaglia (retaliation) coinvolse
praticamente tutti gli abitanti dell' isola di Samar. Il generale Smith
istruì il maggiore Littleton
Waller,
ufficiale comandante a capo dei marines incaricati di ripulire l' isola
di Samar, sui metodi che voleva fossero adottati:
"Non voglio prigionieri, voglio che uccidiate e bruciate;
più ucciderete e brucerete e più mi farete
contento. Voglio che siano uccise tutte le persone che sono capaci di
portare armi..." ("I want no prisoners. I wish you to kill and burn,
the more you kill and burn the better it will please me. I want all
persons killed who are capable of bearing arms.”) e
poichè
il maggiore Littleton
Waller chiedeva quale fosse il limite di età al di sopra del
quale un filippino dovesse essere considerato capace di usare armi, il
generale rispose: "Dieci anni"
"Ten years," Smith said.
"Persons of ten years and older are those designated as being capable
of bearing arms?"
"Yes." Smith confirmed his instructions a second time.
Benevolent Assimilation: The American Conquest of
the Philippines, 1899-1903, Stuart Creighton Miller, (Yale
University Press, 1982). p. 220
Ciò che seguì fu una completa e
generalizzata strage
di civili Filippini. Le tattiche adottate furono poche e semplici. fu
tagliata ogni possibilità di contatti e di scanbi (e quindi
rifornimenti di viveri) tra l' isola ed il resto delle Filippine, le
truppe penetrarono nell' interno distruggendo case, sparando alla
gente, requisendo gli animali.
dopo aver ricevuto gli ordini
verbalmente dal generale Smith, il maggiore Waller emise ordini scritti
ai suoi uomini istruendoli su cosa dovessero distruggere e cosa
sequestare e così via. Verso la fine del suo ordine, egli
scrisse:
We have also to avenge our late comrades
in North China, the murdered men of the Ninth U.S. Infantry.
ciò ovviamente aggiunse ancora più rabbia ed odio
nelle azioni dei soldati. I Cinesi (era l' epoca della rivolta dei
Boxer) ed i Filippini erano, a quanto pare, della stessa natura: non c'
erano differenza tra gli "asiatici" (
Victor
Nebrida, Philippine History Group of Los Angeles (1997): The Balangiga
Massacre: Getting Even)
Verso la fine di marzo 1902 le notizie dei massacri compiuti
dagli americani (non solo a Balangiga, ma in varie parti delle
Filippine) cominciarono a circolare negli USA. L' opinione pubblica
americana fu colpita dai resoconti che giungevano dalle
Filippine. Furono istituiti dei processi per indagare sulle
azioni commesse,
dapprima fu indagato il maggiore Waller. Nel processo contro Waller
fu chiamato come testimone il
generale Smith che inizialmente negò di aver dato
verbalmente ordini speciali al
maggiore, ma che fu confutato da altri ufficiali che confermarono che
il generale aveva dato ordine di non fare prigionieri e di considerare
nemici tutti i Filippini maschi al di sopra di dieci anni.

Il 5
maggio 1902 sul New York Journal fu pubblicata questa vignetta con un
plotone di esecuzione che passa per le armi dei ragazini filippini e
con un avvoltoio al posto dell' aquila simbolo degli Stati
Uniti.
Il commento riportava: "Criminals because they were born ten
years before we took the Philippines"
Il tribunale con decisione non unanime decise di prosciogliere
il maggiore Waller. Durante
il processo i giornali americani inclusi quelli di
Philadelphia, città natale del maggiore,
soprannominarono
Waller the "Butcher of Samar".
In maggio fu la volta del generale Smith a rispondere alla
corte
marziale. Ma Smith non fu inputato di omicidio o crimini di guerra
bensì per "conduct to the
prejudice of good order and military discipline". La corte marziale
trovò Smith colpevole e la sentenza fu che fosse ammonito...
"
to be admonished by the
reviewing
authority." (nota del curatore del sito: Confrontare l'
esito di questo processo con gli esiti dei processi a
John Chivington "the butcher of
Sand Creek",
al sergente Horace T.
West per l' omicidio di 37 italiani,
al Tenente William Calley per
MyLai,
tutti descritti in questo sito)
Per evitare possibili ulteriori ripercussioni nell' opinione
pubblica, il "Secretary of
War" Elihu Root (il cui comportamento durante tutta la guerra non
è certo scevro da critiche) raccomandò che Smith
fosse
forzato a dimettersi. Il presidente Theodore
Roosevelt accettò questa raccomandazione e forzò
Smith a
ritirarsi dal servizio senza ulteriori punizioni.
La statua del capitano della polizia Valeriano Abanador che
guidò la rivolta degli abitanti di Balangiga occupa
oggi il posto
centrale nella piazza del Municipio del paese
Il presidente Emilio Aguinaldo ebbe una lunghissima vita che
gli
diede anche delle soddisfazioni. Nel 1942 quando i giapponesi invasero
le Filippine e scacciarono momentaneamente
gli americani,
Aguinaldo con discorsi ed interventi alla radio, sposò la
causa
giapponese. Al ritorno degli americani fu da questi nuovamente
imprigionato con l' accusa di collaborazionismo, e fu detenuto per
molti mesi nella prigione di Bilibid.
Ma il 4 luglio 1946 gli Stati Uniti concessero la piena
sovranità e indipendenza alle Filippine.
Aguinaldo fu liberato. Nel 1962 quando gli Stati Uniti rigettarono le
richieste dei Filippini di indennizzo per i danni causati
dalle forze americane nella II Guerra Mondiale, il presidente Diosdado
Macapagal spostò la celebrazione dell' indipendenza delle
filippine dal 4 luglio al 12 giugno, la data in cui nel 1898 Aguinaldo
aveva dichiarato l' indipendenza della prima repubblica Filippina.
Aguinaldo novantatreenne guidò le celebrazioni per l'
indipendenza sventolando la stessa bandiera che egli aveva innalzato il
giorno dell' indipendenza 64 anni prima.
Aguinaldo morì nel 1964, la bandiera delle
Filippine è quella da lui disegnata.
Ma c' è ancora qualcosa da dire: Nel 1904 gli
americani
avevano requisito le campane della chiesa di Balangiga che furono
spedite negli Stati Uniti perchè fossero mostrate
come trofeo di guerra. Le campane sono ancora oggi esposte nella base
dell' USAF
di F. E. Warren a Cheyenne nel Wyoming. Il governo delle
Filippine ha ripetutamente richiesto il
ritorno
delle campane in patria, ma, fino ad oggi, nonostante le
petizioni popolari e le richieste ufficiali, le campane sono ancora nel
Wyoming.
Al contrario quali sono i sentimenti tra Filippini
e
Spagnoli riguardo il periodo dell' insurrezione e della lotta
d'
indipendenza che li vide combattere su fronti opposti? A Baler nell'
isola di Luzon c' è un monumento eretto non dagli Spagnoli,
ma
dai Filippini. Il monumento ricorda l' eroica resistenza di 50 soldati
Spagnoli che asserragliati nella chiesa di Baler resistettero
per
un anno, dal 28 giugno 1898 al 2 giugno 1899, all' assedio delle truppe
Filippine. Il comandante spagnolo, Saturnino Martin Cerezo, non sapeva
e non volle credere che la guerra tra Filippini e Spagnoli era finita
da mesi e che i nativi ora non combattevano più gli
Spagnoli, ma
un nemico nuovo, più potente e forse
più brutale.
Finalmente nel maggio 1899 giunse in delegazione un ufficiale spagnolo
per comunicare a Cerezo che la guerra era finita. Anche così
il
comandante spagnolo non voleva inizialmente credere alle parole del
compatriota, che non conosceva, fino a quando non gli furono mostrati
giornali spagnoli che riportavano notizie che certamente i Filippini
non potevano conoscere. Quando gli Spagnoli finalmente si arresero, il
presidente Aguinaldo li onorò come eroi emanando il 30
giugno un
decreto che inneggiava al valore dei 36 soldati spagnoli sopravvissuti
e fornendoli di documenti per un pronto ritorno in patria. Fu un
immediato e primo gesto di riconciliazione tra le due nazioni. La
regina di Spagna rispose insignendo il presidente Aguinaldo, ex nemico,
di un' alta onoreficenza per la sua condotta da avversario leale nella
guerra d'
insurrezione e per il comportamento nei confronti dei
prigionieri
spagnoli.
fonti, approfondimenti:
http://www.msc.edu.ph/centennial/philam-documents.html
http://www.geocities.com/Athens/Crete/9782/
http://en.wikipedia.org/wiki/Philippine-American_War
http://www.geocities.com/kaibigankastil/index.html
http://www.bibingka.com/phg/balangiga/default.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Lodge_Committee
http://www.gutenberg.org/etext/12077
http://www.geocities.com/rolborr/balmas.html
http://en.wikisource.org/wiki/Secretary_Root%27s_Record:%22Marked_Severities%22_in_Philippine_Warfare