Iran e Hormuz
Il grande fiasco di Donald Trump
Sono passati oramai tre mesi dall'operazione “Ruggito del Leone”, così chiamata da Netanyahu, cioè l'attacco congiunto e su larga scala contro l'Iran da parte di Stati Uniti e Israele e nessuno degli obiettivi ipotizzati è stato raggiunto.
Il Regime iraniano o teocrazia islamica non è caduto, la popolazione seppure provata dai bombardamenti e dalle distruzioni in buona parte fa quadrato contro gli aggressori, il complesso militare iraniano è solo parzialmente distrutto e lo stretto di Hormuz è ancora bloccato e sotto il quasi totale controllo degli Iraniani.
E' evidente che Trump, su pressione del suo grande amico e alleato Netanyahu, ha effettuato un azzardo, un pericoloso azzardo, del quale molti uomini della sua “Intelligence”, inascoltati, l'avevano messo in guardia.
Adesso è in corso una lunga e complessa trattativa, mediata dalla Repubblica Islamica del Pakistan, che dovrebbe consentire a Trump di uscire più o meno dignitosamente dal pantano persiano nel quale si è cacciato.
Intanto il blocco dello Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del petrolio mondiale e un terzo del gas naturale liquefatto, sta causando una forte carenza di materie prime energetiche, con la conseguenza dell'aumento dei prezzi del greggio, della benzina e delle bollette energetiche di mezzo mondo.
Non solo, da Hormuz transitano anche fertilizzanti, prodotti petroliferi raffinati, elio per i chip e alluminio e questo mette in crisi anche le catene di approvvigionamento dell'industria chimica e dei semiconduttori.
Gli Usa, a loro volta, hanno chiamato l'attacco all'Iran “Furia epica”, ma di epico c'è solo la resistenza della nazione islamica che, pur fiaccato da decenni di sanzioni, resiste alla superpotenza mondiale Usa e al suo alleato israeliano.

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