venerdì 15 dicembre 2017

NEL NOME DEL DUCE

L'editoriale di Francesco Storace

NEL NOME DEL DUCE

Telecamere in un luogo sacro, senza nemmeno una parola ai congiunti. La protesta di Alessandra, il silenzio di chi dovrebbe parlare

NEL NOME DEL DUCE 
 
Vergogna Agorà, che profana la cripta di Predappio della famiglia Mussolini. Il clima fomentato da Fiano come da Boldrini spettacolarizza il dolore dai canali della Rai

Arrestateci, processateci, condannateci: ma stavolta scriviamo, protestiamo, ci arrabbiamo nel nome del Duce. Quello che è successo lunedì mattina ad Agora', trasmissione di Raitre che manteniamo noi con il canone, è semplicemente vergognoso. Nel Paese che fa fracasso per un volantino letto all'interno di un'associazione, passa quasi inosservata la necroincursione del cosiddetto servizio pubblico radiotelevisivo all'interno della cripta dove dovrebbero riposare in pace i Mussolini, a Predappio.
Ma è stata Alessandra Mussolini a rompere l'omertà denunciando la sera stessa con un video sui social la raccapricciante trovata di Raitre. E noi stiamo dalla sua parte, perché è inaccettabile assistere all'irruzione delle telecamere, senza nemmeno la delicatezza di avvisare i familiari, nella tomba dove è sepolto Benito Mussolini.
Noi ci siamo stati molte volte, e sempre in punta di piedi, il segno della croce, una firma sul registro visite e un saluto a simboleggiare pietà cristiana e rispetto. Invece, per il nuovo corso Rai, quello che è o dovrebbe essere un luogo sacro, diventa una specie di set per la fiction con cui spettacolarizzare questa specie ridicola di antifascismo di ritorno. I cavi attorno al marmo dove sono sepolti i Mussolini, sulle tombe operatori ripresi - ha notato Alessandra - con i gomiti "come se fossero appoggiati sul bancone del macellaio"; le luci da orientare; e perfino la lettura dei messaggi d'affetto che i visitatori tributano a chi e' salito in cielo.
E' violenza, eccome se è violenza.
Ma tutto questo è figlio di un clima che la sinistra esaspera e la Rai al suo servizio fomenta. In Parlamento - per fortuna solo alla Camera - e' stata approvata una proposta di legge il cui promotore, Emanuele Fiano, e' da indicare come il vero propagandista dell'odio. E madrina ne è Laura Boldrini.
Vorrei vederli, costoro, se una qualunque mattina mi presentassi io al Verano, davanti alla tomba di Togliatti, non con una telecamera di quelle costose della Rai, ma con un semplice iPhone di mia proprietà. Immortalare con immagini di vittime del comunismo il luogo dove e' sepolto quello che loro e non noi chiamavano il Migliore. Quante grida saremmo costretti ad ascoltare? Quanti latrati televisivi? Quanti piagnistei ipocriti sul vilipendio di cadavere?
Non e' piazzale Loreto - che non a caso nessuno di loro ancora si sente di additare come orrore e ludibrio - ma la cultura è la stessa. Mussolini deve essere colpito anche da morto. Solo in Italia può accadere roba del genere. E' pazzesco.
Se la sente il presidente della Repubblica di spendere una parola per questa storia davvero brutta? E il vertice Rai, presidente Maggioni e direttore Orfeo, due righe di scuse alla famiglia Mussolini le manderete?
Fiano sta zitto. Tace. Insieme alla compagna Laura. Forse si vergognano. Pensano che e' meglio sparire per 24 ore, sperando che passi la rabbia. Chi semina odio si illude che il tempo lenisca le ferite. Vi accorgerete da soli che non è così.

    Giornale d´Italia     
 

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