sabato 14 giugno 2025

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La dittatura perfetta avra´ la sembianza di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitu´ dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitu´.

giovedì 12 giugno 2025

IL PIANO KALERGI




Informare Per Resistere

IL PIANO KALERGI


L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile.
Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
D’altronde l’esproprio delle risorse da parte delle potenti multinazionali occidentali, controllate dall’elite massonico-finanziaria è la prima causa dell’immigrazione.
L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi (2)
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.
 
DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

 

L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» (4)
CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.? I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico: il piano Kalergi.

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giovedì 5 giugno 2025

COME TI FALSIFICO LA STORIA!

COME TI FALSIFICO LA STORIA!

22-7-1944
QUESTA LAPIDE RICORDA NEI SECOLI
IL GELIDO ECCIDIO PERPETRATO DAI TEDESCHI
IL 22 LUGLIO 1944
DI SESSANTA VITTIME, INERMI, VECCHI, INNOCENTI
PERFIDAMENTE SOLLECITATI A RIPARARE NELLA CATTEDRALE
PER RENDERE PIÙ RAPIDO E PIÙ SUPERBO IL MISFATTO.
NON NECESSITÀ DI GUERRA, MA PURA FEROCIA
PROPRIA DI UN ESERCITO IMPOTENTE ALLA VITTORIA
PERCHÈ NEMICO DI OGNI LIBERTÀ, SPINSE GLI ASSASSINI
A LANCIARE MICIDIALE GRANATA NEL TEMPIO MAGGIORE.
ITALIANI CHE LEGGETE, PERDONATE MA NON DIMENTICATE !
RICORDATE CHE SOLO NELLA PACE E NEL LAVORO
È L’ETERNA CIVILTÀ . IL COMUNE NEL X° ANNIVERSARIO
                                                                                                                                                 
(lapide che ricorda un bombardamento americano, attribuito ai tedeschi) 

Questa lapide ricorda il bombardamento avvenuto a San Miniato il 27-7-1944.


L’unico piccolo difettuccio è che il bombardamento fu effettuato dagli alleati e non, come vi è scritto, dalle truppe tedesche.



E’ un piccolo particolare del tutto trascurabile. Infatti il vero obiettivo non è quello di ricordare le vittime, ma di aizzare e perpetuare nei secoli l’odio contro il Nazismo e il Fascismo.
Falso anche il numero. I morti furono 56 e non 60.
Sul fatto, come descritto dalla lapide, i fratelli Taviani ne fecero un film (‘La strage di San Lorenzo‘).
Falso anche che le vittime siano state ammassate nella chiesa su ordine dei tedeschi. 
In realtà fu il Vescovo che chiese ed ottenne dai tedeschi di farvi entrare le famiglie come si ricava dalle testimonianze, rese alla commissione di inchiesta del 1944, di don Guido Rossi («… a seguito delle richieste del Vescovo la folla entrò in chiesa») e  di Armando Colombini («Successivamente il Vescovo disse che oltre ai bambini, alle donne aveva ottenuto il permesso di fare entrare in chiesa anche gli uomini»).

Ma naturalmente era molto più ‘produttivo‘ far credere che i ‘mostri tedeschi‘ avessero obbligato le vittime ad entrare in chiesa per poi uscire e ammazzarle con un colpo di cannone (perchè poi, se erano tanto malvagi, non li hanno ammazzati subito a colpi di mitraglia, Dio solo lo sa).

Dal che, se ancora ce ne fosse bisogno, si ha la conferma che per la sinistra ogni mezzo è buono, soprattutto la menzogna.
Meglio ancora se fissata su una lastra di pietra.

Sul fatto che il bombardamento sia opera degli americani non vi è alcun dubbio. Infatti al momento dell’attacco le truppe tedesche erano a ridosso della chiesa e risulta pertanto davvero poco credibile che loro commilitoni si divertissero a sparargli contro.
Nel 1997 fu fatta una perizia, Ecco il risultato:

E’ “americana” la verità sulla notte di San Lorenzo. Fu una granata degli “alleati” e non delle truppe tedesche ad entrare nel rosone del Duomo e a causare 56 vittime. …. «perizia» del tenente di fanteria americano Charles Jacobs. Il poverino per far quadrare il cerchio aveva dovuto inventarsi una granata tedesca assassina ed una innocua americana. 
A riprova della sua buona fede (e della sua ignoranza) forniva anche il DNA della bomba statunitense: spoletta «Fuse P. D. M43». 
Trattandosi di materia tecnica ci siamo rivolti a due generali, Sabino Malerba e Ignazio Spampinato e ad un colonnello, Massimo Cionci, tutti d’artiglieria, ma con specializzazioni diverse (balistica, esplosivi e munizionamento). 
Il responso dei tre è stato unanime, quella «spoletta Fuse a percussione (P. D.) avente il numero di modello 43 non è mai esistita».
Inoltre, dice l’esperto di munizionamento, col. Cionci, «è impossibile che il proietto munito spoletta del tipo PD fosse un fumogeno». «La scritta punzonata sulla spoletta poteva essere soltanto “P. D. M48“»…..

Una volta smascherato l’imbroglio il Comune ha posto nel 1994, una stele sul prato antistante la chiesa nel 1994 con il seguente testo:
“A ricordo delle 55 (!) persone uccise dalla barbarie della guerra in questa cattedrale il 22 luglio 1944″

La storia completa la si può leggere al link seguente:
Nel 2004, Frosini, sindaco di San Miniato, non potendo più negare l’evidenza ha detto:
«Di queste nuove conclusioni l’amministrazione comunale di San Miniato prende atto e da essa trae ulteriori ragioni a proseguire nel proprio impegno di valorizzazione dell’apporto della Resistenza e dell’antifascismo nella costruzione della Repubblica Italiana». 
Il «prendere atto» si tradurrà presto in fatti: Frosini farà rimuovere la lapide collocata dal Comune sulla facciata del suo palazzo nel lontano 1954 che sanciva la strage esclusivamente come «nazista».
Sarebbe interessante sapere se la lapide c’è ancora.


venerdì 30 maggio 2025

REPUBBLICA FANTOCCIO

La dittatura perfetta avra´ la sembianza di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitu´ dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitu´. 

   

                               2 GIUGNO


 







Democrazia, democrazia, la fregatura più grande che ci sia

Un grande statista del passato, il Tallyerand, diceva che “ La democrazia è l’arte di contare i nasi invece dei cervelli”.

In effetti il sistema democratico, quando esista realmente e non sia, come nella grande maggioranza dei casi una Oligarchia di gruppi di potere mascherata, privilegiando la quantità alla qualità, che tutti sanno sono in natura valori inversamente proporzionali, fa si che le decisioni più importanti siano prese dai meno capaci.

Laddove poi essa sia sostituita da una oligarchia di gruppi di potere, unisce al danno la beffa di farci credere liberi di decidere mentre invece le decisioni si prendono nella stanze del potere occulto.

Se in uno stadio ci mettiamo 100.000 persone e ne analizziamo le capacità intellettuali, troveremo una manciata di geni, qualche migliaio di molto intelligenti, qualche decina di migliaia di intelligenti ed una maggioranza assoluta di 60.000/ 70.000 poco intelligenti e preparati.

Ebbene, in democrazia, a decidere saranno i 70.000 poco intelligenti e preparati e sarà ben difficile che essi siano in grado di prendere la decisione più giusta …!!!

Aggiungiamo il fatto che chi possiede abbastanza denaro è in grado di condizionare pesantemente i media e di forzare la formazione della pubblica opinione nella direzione del proprio interesse falsando così la prospettiva di un giudizio critico obiettivo.

Assistiamo ogni giorno a come la politica prenda le sue decisioni non in funzione di un giudizio di giusto o ingiusto, ma in base a sondaggi di opinione ( pagati con i soldi dei contribuenti ) che stabiliscono quanti voti si guadagnino o si perdano a seconda della decisione presa.

Sentiamo già le solite obiezioni trite e ritrite: “ l’unica alternativa alla democrazia è la dittatura” “La democrazia, per quanto imperfetta è il sistema migliore possibile”, e così via blaterando per luoghi comuni..!

Balle..!!

Se percorriamo la storia dell’umanità vi troviamo tanti sistemi diversi dalla dittatura e dalla democrazia che, pur non essendo la perfezione ed avendo i loro difetti, hanno retto la vita dei popoli per secoli.

Aristocrazia, monarchia costituzionale, oligarchia, dogatura, consulismo, repubblica presidenziale, ecc. ecc.

Ma al di là delle alternative del passato, ciò che colpisce e fa rabbia è il fatto che anche constatando che il sistema democratico NON FUNZIONA, nessuno si pone il problema di cominciare a discutere per cercare se possa esistere un’alternativa accettabile, ma si rifiuti ogni ipotesi e persino la possibilità di parlarne seriamente!

Se una persona è malata, la prima cosa da fare è quella di cercare una cura.

Qui invece si insiste a dire che per la società civile la stato di malattia è il migliore stato possibile ..

Roba da matti!!!

Alessandro Mezzano



mercoledì 28 maggio 2025

IL MITO DELLA VIOLENZA AMERICANA

 


IL MITO DELLA VIOLENZA AMERICANA

Per manipolare opportunamente l'opinione pubblica interna e preparare il consenso alle innumerevoli iniziative di guerra che il Pentagono intraprende, i governi statunitensi sono appoggiati da una enorme produzione mediatica incentrata sul mito della  violenza. In particolare si propone:

  • la violenza più spietata come veicolo di giustizia
  • la figura del “duro” come eroe positivo
  • l'identificazione di colui che fa trionfare il bene con il più forte
  • un'identità collettiva - noi, l'Occidente, la civiltà, il mondo libero, il Bene - creatrice e portatrice di valori umani universali, contrapposta al Male che è  sempre e comunque fuori di noi.

Così gli USA sono l'unica “democrazia” moderna a mantenere la pena di morte, quando quasi tutti gli stati l'hanno abolita da decenni. La pena capitale è esaltata, diventa spettacolo (le camere della morte hanno vetri,  telecamere, e file di poltroncine per decine di  spettatori), nei famigliari delle vittime di omicidio si alimenta il sentimento di vendetta riservando loro il di ritto ad assistere di persona all'esecuzione del colpevole, si mantengono tecniche di uccisione che comportano spesso una lunga agonia e un'inutile sofferenza (sedia elettrica, camera a gas). La pena di morte è comminata anche a malati  psichici e a persone che minorenni al momento del delitto.

Gli USA sono anche l'unic o paese al mondo dove le armi da guerra (pistole e fucili mitragliatori di qualunque potenza e calibro) sono venduti liberamente (oltre cento milioni di armi detenuti nelle case) presentando la cosa come garanzia di sicurezza. In realtà, e lo leggiamo ripetutamente sui giornali, ciò determina il consumarsi di moltissimi assassini e stragi  come risultato di scatti d'ira o attacchi di follia, quando non si andrebbe oltre a piatti rotti, o schiaffi o scazzottature se non ci fossero armi in ogni cassetto.

Film, telefilm e videogiochi di produzione americana, che peraltro costituiscono gran parte della fiction trasmessa in tutto il mondo, è ossessivamente incentrata sulla violenza. E molto spesso l'industria propone alla massa dei consumatori esattamente ciò che il Pentagono chiede: dai film fanaticamente patriottici (“Rambo”, “Top Gun”, ecc), ai videogiochi dove la sagoma contro cui sparare ha le fattezze di un cubano o di un arabo.  indice



LA CONVENZIONE DI GINEVRA E I CRIMINI DI GUERRA USA

 Muovere guerra a uno Stato è di per sé un crimine gravissimo, equivalente a moltiplicare per mille o per un milione il reato di assassinio. Eppure anche nella guerra l'umanità si è data delle regole da rispettare, la cui violazione viene denominata crimine di guerra.

Già nel medio Evo, quando comparve la balestra, per la sua precisione e potenza micidiali rispetto alle altre armi (qualunque tiratore non particolarmente abile poteva trapassare un uomo con scudo e corazza a 100 metri di distanza), essa venne quasi ovunque bandita come un'arma “sporca”, e il suo uso rimase sempre molto limitato, soprattutto in guerra.

Dopo la prima guerra mondiale, considerando come il progresso scientifico portava alla ideazione di strumenti di morte sempre più brutali, i diversi paesi si accordarono per mettere al bando l'uso di alcune nuove armi particolarmente devastanti, e comportamenti particolarmente efferati da parte dei combattenti.

Si arrivò così alla Convenzione di Ginevra, ratificata da moltissimi stati, nella quale, fra l'altro, venne proibito:

  • l'uccisione dei nemici che gettano le armi e si arrendono;
  • l'interrogatorio dei prigionieri di guerra per ottenere informazioni sull'esercito nemico;
  • qualunque maltrattamento materiale o morale dei prigionieri di guerra;
  • ogni azione di guerra che comporti l'uccisione di soli civili, o che assieme all'uccisione di soldati nemici comporti anche l'uccisione di un consistente numero di civili;
  • qualunque azione volta a produrre sofferenze nella popolazione civile: privazione dell'acqua, del cibo e dei beni di prima necessità;
  • l'uso, nelle armi leggere, di proiettili (dum-dum) atti a produrre ferite che causino particolari sofferenze, e difficili da curare;
  • l'uso di qualunque tipo di arma chimica o batteriologica;

Negli ultimi sessant'anni gli Stati Uniti hanno continuamente violato la Convenzione di Ginevra, macchiandosi dei più diversi crimini di guerra.

La bomba atomica, sviluppata nell'ambito del famoso “progetto Manhattan” a cui, per timore che Hitler riuscisse a realizzare per primo quest'arma, collaborarono i maggiori scienziati del tempo, è stata da subito usata dagli Stati Uniti non tanto per porre fine alla Seconda guerra Mondiale, ma per sperimentarla macabramente sulla pelle di duecentomila innocenti, e far capire a tutta l'umanità quale sarebbe stata la nazione che avrebbe dominato il mondo a partire dal 1945.

Quando la bomba atomica fu buttata su Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto) la Germania di Hitler era già stata sconfitta, e il Giappone si trovava del tutto isolato e perdente su ogni fronte. Se, come si disse, si voleva ridurre alla resa l'Impero evitando ulteriori perdite all'esercito americano bastava lanciare la bomba in un luogo spopolato, consentendo ai giapponesi di constatarne la potenza e di arrendersi.

Nonostante gli appelli di numerosi scienziati americani e non - anche fra coloro che avevano realizzato l'arma - il governo americano decise di provare la bomba direttamente sulla popolazione, e dopo avere verificato il macabro “buon” funzionamento della prima, se ne lanciò persino una seconda (la prima era all'uranio, questa era al  plutonio, e si volevano sperimentare entrambe le tecnologie).

Durante l'intervento in Corea (1950-53) e in Vietnam (1965-72) l'esercito americano, essendo molto in difficoltà sul campo di battaglia, ha fatto uso massiccio dei bombardamenti contro la popolazione civile, cercando di fare strage di persone tramite il napalm e le bombe a grappolo. Come risultato, in queste due guerre l'80% dei morti è costituito da civili. Molto spesso, per aumentare il senso di angoscia e di terrore, i bombardamenti sulle città sono preceduti da lanci di volantini che esaltano la potenza distruttiva delle bombe che stanno per arrivare.

In Vietnam la Convenzione è anche violata con lo spargimento di agenti chimici defoglianti (agente Orange), che distruggono la vegetazione, avvelenano le acque, privando i villaggi del riso e dei pesci di risaia che costituiscono il loro sostentamento.

Anche più recentemente, nel corso degli interventi in Iraq, Jugoslavia, Afghanistan le stragi di civili, deliberate (attacco al rifugio civile di Amirya, attacco a studi televisivi,  sedi di partiti e uffici governativi di Belgrado) o gravemente colpose (distruzione di un autobus, di un treno passeggeri in corsa, di un ospedale in Jugoslavia, sterminio di una colonna di profughi in Kossovo, distruzione di interi villaggi e persino di un corteo nuziale in Afghanistan).

Un gravissimo crimine di guerra è stato poi lo sterminio, durato due giorni, della colonna di soldati e civili (lavoratori palestinesi in fuga) in fuga dal Kuwait dopo che il governo dell'Iraq aveva accettato il ritiro dai territori occupati: migliaia di persone senza difesa uccise per divertimento. La foga di uccidere dei generali americani è tale che sia in Iraq che in Afghanistan hanno anche colpito le proprie truppe facendo diversi morti.

Le forze armate americane si sono anche dedicate a macabri tentativi di attacchi chimici indiretti. Durante la guerra in Jugoslavia, a Pancevo (periferia di Degrado) viene bombardato un grande impianto chimico in cui si producono fertilizzanti e anticrittogamici. Si leva un'enorme nube tossica che per pura fortuna non fa vittime, anche perché le 80 mila persone della cittadina fanno uso di maschere antigas (si pensi che a Bhopal, India, nel 1982 la fuoriuscita accidentale da un impianto chimico di qualche chilogrammo di una sostanza tossica,  ha provocato la morte immediata di 4000 persone, e di altre 16.000 nei giorni successivi).

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domenica 27 aprile 2025

COSA FU LA RESISTENZA

La dittatura perfetta avra´ la sembianza di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitu´ dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitu´. 

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COSA FU LA RESISTENZA

 

 

Ogni Anno, al 25 Aprile, siamo costretti ad assistere alle celebrazioni della resistenza che viene dipinta come il “moto popolare per combattere la dittatura del Fascismo”.

Presidenti della repubblica, capi di governo, politici di ogni colore, istituzioni, giornali e televisioni sono tutti li a versare fiumi di miele e di retorica e ad esaltare gli obiettivi di una guerra civile che ha portato sangue e lutti in tutta l’Italia.

Nessuno che parli degli eccidi, dei massacri, degli stupri e delle eliminazioni politiche che si sono verificati nei mesi successivi e se non ci fossero stati alcuni scrittori coraggiosi che li hanno documentati e denunciati, senza per altro potere essere confutati, questi orrori sarebbero restati nel silenzio di un oblio complice e bugiardo ..!

Ma, a parte le mostruosità il cui esempio sintomatico dell’atmosfera di quei giorni  è lo scempio di piazzale Loreto che ci condanna per sempre al ludibrio ed alla vergogna internazionali, proviamo ad analizzare quanto siano accettabili le tesi ufficiali secondo cui la resistenza fu lotta di popolo avente lo scopo di ridare la libertà dalla dittatura fascista agli italiani.

Lotta di popolo:

Come è certificato dalle fonti ufficiali, la componente NON comunista nella resistenza fu molto piccola, subordinata e condizionata ( ricordiamo qui gli assassinii di partigiani non comunisti da parte dei comunisti come quelli di Malga Porzius ed altri tanto che Moranino, poi Onorevole, fu costretto alla fuga nei Paesi dell’est per sfuggire al carcere ) ma al contrario la componente comunista nella popolazione era minima e gli stessi risultati elettorali del primo dopo guerra danno alla componente comunista risultati minoritari.

Per tanto se nella resistenza i comunisti erano maggioranza assoluta ma nelle elezioni il comunismo realizzò risultati minimali ciò significa che la lotta antifascista NON fu sostenuta dalla maggioranza degli italiani, ma solamente da una piccola minoranza.

Ecco così sfatato il mito della “Lotta del popolo” !!!

Obiettivo di ridare la libertà agli Italiani:

Il fatto che la parte assolutamente preponderante dei partigiani fosse di estrazione comunista e di quel partito comunista retto da Palmiro Togliatti, membro del Comintern sovietico ( Stalin in persona gli offrì nel 1947 la carica di segretario del Cominform ) dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che lo scopo dei partigiani comunisti, che ripetiamo erano in assoluto quelli che comandavano nella resistenza, non era quello di ridare la libertà agli italiani, ma bensì quello di sostituire alla dittatura Fascista quella ben più dura e totale del comunismo di Stalin !!

Fu solamente per il “tradimento” dello stesso Stalin che nel Febbraio 1945 a Yalta si accordò con Roosvelt e Churcill lasciando, in cambio dei paesi dell’Est, il controllo dell’Italia agli Alleati che il disegno della resistenza italiana NON andò a buon fine ..!!

Palmiro Togliatti, da buon maggiordomo di Stalin dovette accettare “ob torto collo” quelle condizioni e dovette affrettarsi a promulgare una amnistia per cancellare i reati commessi dai partigiani nel corso della guerra civile e subito dopo la sua fine.

Come si vede, di due delle tesi che ogni 25 Aprile ci vengono sbandierate dalle istituzioni ufficiali della repubblica, nessuna è accettabile e veritiera.

La storia, quando si tacerà lo starnazzare della politica e delle istituzioni che sul mito della resistenza vivono a sbafo da sempre, farà chiarezza e la verità verrà finalmente a galla.

Noi la conosciamo da sempre e non siamo colpevoli se tanti italiani si bevono le menzogne che vengono vendute preconfezionate nel supermercato della politica ..!

Alessandro Mezzano

 



sabato 5 aprile 2025

REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI

REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI
da COMBATTENTI DELL'ONORE. Paolo Teoni Minucci.
 
     
    1943
    13 maggio giovedì Con la resa della 1a Armata italiana, termina la resistenza delle Forze Armate italo-tedesche in Africa settentrionale.
    10 giugno giovedì Sbarco incontrastato anglo-americano a Pantelleria.
    12 giugno sabato Sbarco incontrastato anglo-americano a Lampedusa e Linosa.
    10 luglio sabato Sbarco anglo-americano in Sicilia.
    21 luglio mercoledì Convocazione del Gran Consiglio del Fascismo.
    24 luglio sabato ore 17 Si riunisce il Gran Consiglio del Fascismo.
    25 luglio domenica ore 2,40 Il Gran Consiglio del Fascismo approva a maggioranza l’ordine del giorno Grandi.
    25 luglio domenica ore 17 Mussolini entra a villa Savoia, residenza privata del Re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia.
    25 luglio domenica ore 17,29 Mussolini viene arrestato all’uscita da villa Savoia, al termine dell’udienza reale.
    25 luglio domenica ore 22,30 L’EIAR diffonde i seguenti comunicati:
    "Attenzione, attenzione: Sua Maestà il re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro Segretario di stato, presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio".
    Segue quindi la radiodiffusione del proclama del Re Vittorio Emanuele III:
    "Italiani, assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate.
    Nell’ora solenne che incombe sui destini della Patria, ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede, di combattimento: nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna discriminazione può essere consentita.
    Ogni italiano s’inchini innanzi alle ferite gravi che hanno lacerato il sacro suolo della Patria. L’Italia, per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini ritroverà, nel rispetto delle Istituzioni che ne hanno sempre confortato l’ascesa, la via della riscossa.
    Italiani, sono oggi più che mai indissolubilmente unito a voi dalla incrollabile fede nella immortalità della Patria".
    Poi la radiodiffusione del proclama del Generale Pietro Badoglio:
    "Italiani, per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore, assumo il governo militare del Paese con pieni poteri.
    L’Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni.
    Si serrino le file attorno a Sua Maestà il Re e Imperatore, immagine vivente della Patria, esempio per tutti.
    La consegna ricevuta è chiara e precisa, sarà scrupolosamente eseguita e chiunque s’illuda d’intralciare il normale svolgimento o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito.
    Viva l’Italia, viva il Re."
    28 luglio mercoledì alba Mussolini viene fatto imbarcare sulla corvetta Persefone.
    28 luglio mercoledì Il nuovo Governo ordina lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista.
    28 luglio mercoledì ore 13 Mussolini sbarca all’isola di Ponza e viene rinchiuso in una casa situata in località Santa Maria.
    7 agosto sabato ore 1 Mussolini viene imbarcato sul cacciatorpediniere Pantera.
    7 agosto sabato ore 13 Mussolini approda all’isola La Maddalena e rinchiuso a villa Weber.
    17 agosto martedì Gli anglo-americani occupano Messina; la Sicilia è perduta.
    28 agosto sabato ore 4 Mussolini viene imbarcato su di un idrovolante e trasportato a Vigna di Valle sul lago di Bracciano.
    28 agosto sabato ore 6 Mussolini viene caricato su di una ambulanza militare che parte per Assergi, località ai piedi del Gran Sasso d’Italia.
    28 agosto sabato ore 13,30 Mussolini è rinchiuso nella "Villetta del Gran Sasso" poco lontano dalla base di partenza della funivia che in due tronchi, superato un dislivello di 1000 metri, porta alla località di Campo Imperatore, nella quale sorge tutt’ora il rifugio Duca degli Abruzzi a quota 2112 metri sul livello del mare.
    3 settembre venerdì Mussolini viene portato al rifugio Duca degli Abruzzi, con la funivia, e alloggiato in un appartamento.
    3 settembre venerdì Gli anglo-americani sbarcano in Calabria.
    3 settembre venerdì ore 17,15 A Cassibile in Sicilia, località 15 chilometri a sud di Siracusa, il Generale Castellano, su mandato di Badoglio, sottoscrive per conto dell’Italia la resa incondizionata, nelle mani del Maggior Generale americano Bedell Smith, Capo di Stato Maggiore del Generale Eisenhower, Comandante in capo delle forze anglo-americane.
    8 settembre mercoledì ore 18,30 Il Generale Eisenhower rende nota al mondo, via radio, la capitolazione dell’Italia con questo comunicato:
    "L’Esercito italiano ha capitolato senza condizioni. Ho concesso un armistizio le cui condizioni sono state approvate da Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dalla Russia Sovietica. Ho pertanto agito nell’interesse delle Nazioni Unite. Il Governo italiano, ha dichiarato di sottomettersi a queste condizioni senza riserve. L’armistizio è stato firmato da un mio plenipotenziario e da un plenipotenziario di Badoglio ed entra subito in vigore. Le ostilità tra le Forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia, vengono immediatamente sospese. Tutti gli italiani che coopereranno ad allontanare l’aggressore tedesco dal territorio italiano, otterranno l’aiuto delle Nazioni Unite."
    8 settembre mercoledì ore 19,45 L’EIAR radiodiffonde il seguente proclama di Badoglio, precedentemente registrato:
    "Il Governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle Forze Alleate anglo-americane.
    La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le Forze anglo-americane dovrà cessare, da parte delle Forze italiane, in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza."
    9 settembre giovedì ore 5 La vettura reale ed un seguito di altre, su cui sono Badoglio, membri del Governo e numerosi generali, lascia Roma e, imboccata la Tiburtina, dirige su Pescara. Il Re e Badoglio se ne vanno, senza dare avviso né ordini al Consiglio dei Ministri, abbandonando all’ira tedesca centinaia di migliaia di nostri soldati.
    9 settembre giovedì alba Una potente forza da sbarco anglo-americana, prende terra in prossimità di Salerno.
    9 settembre giovedì Truppe inglesi sbarcano senza contrasto a Taranto.
    9 settembre giovedì Il corteo reale effettua una sosta a Crecchio, dove chiede ed ottiene ospitalità al castello dei Duchi di Bovino.
    9 settembre giovedì notte Il corteo reale giunge ad Ortona e s’imbarca sulla corvetta Baionetta, assieme a trenta fra generali e colonnelli, con destinazione Brindisi.
    10 settembre venerdì pomeriggio La Baionetta attracca nel porto di Brindisi. Il Re e la Famiglia reale, prendono alloggio nella palazzina del Comando di Piazza.
    12 settembre domenica ore 14 Mussolini viene liberato dalla prigione di Campo Imperatore, da paracadutisti tedeschi. Fatto salire su di un ricognitore biposto Stork, pilotato dall’asso dell’aviazione capitano Gerlach, su cui sale anche il capitano delle SS Otto Skorzeny, decolla fortunosamente da un ripido spiazzo sassoso alle 15, alla volta dell’aeroporto di Pratica di Mare, nei pressi di Pomezia, dove atterra alle 16.
    12 settembre domenica ore 17 Mussolini, a bordo di un trimotore Heinkel, decolla da Pratica di Mare alla volta di Vienna, e vi giunge a notte inoltrata.
    12 settembre domenica ore 22 Dalla radio tedesca viene diffusa la notizia della liberazione di Mussolini.
    13 settembre lunedì mattino Mussolini si trasferisce in volo a Monaco di Baviera.
    14 settembre lunedì mattino Mussolini parte in aereo per Rastenburg, quartier generale di Hitler.
    15 settembre mercoledì sera Mussolini fa diramare da radio Monaco, 5 ordini del giorno indirizzati "ai fedeli camerati di tutta Italia:
    — A partire da oggi 15 settembre, riassumo la suprema direzione del fascismo in Italia.
    — Nomino Alessandro Pavolini, Segretario provvisorio del PNF, il quale assume, d’ora innanzi, la dizione Partito Repubblicano Fascista.
    — Ordino che tutte le Autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche, come tutte le altre che sono state destituite dal loro ufficio dal Governo della capitolazione, riassumano immediatamente i loro posti ed uffici.
    — Ordino l’immediata ricostituzione degli Uffici del Partito, con le seguenti disposizioni:
    — appoggiare efficacemente e cameratescamente l’Esercito tedesco, che si batte sul suolo Italiano, contro il comune nemico;
    — fornire immediatamente al popolo assistenza morale e materiale;
    — esaminare la situazione dei membri del Partito, in relazione alla loro condotta di fronte al colpo di stato, alla capitolazione, al disonore, di segnalare i vili e di punire esemplarmente i traditori;
    — Ordino la ricostituzione di tutte le formazioni della MVSN. Il partito Fascista Repubblicano libera gli ufficiali delle Forze Armate, dal giuramento prestato al Re il quale, capitolando alle condizioni ben note ed abbandonando il suo posto, ha consegnato la Nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria".
    18 settembre sabato sera Mussolini pronuncia da Radio Monaco il suo primo discorso dopo l’arresto, durante il quale, fatto il riassunto degli avvenimenti dal 25 luglio in poi ed avere accusato il Re e Badoglio della resa incondizionata, del tradimento e del disonore caduti sul popolo italiano dichiara, preannunciando così la nascita del nuovo stato:
    – Riprendere le armi a fianco della Germania, del Giappone e degli altri alleati. Solo il sangue può cancellare una pagina così obbrobbiosa della storia della Patria.
    – Preparare senza indugio la riorganizzazione delle nostre Forze Armate attorno alle formazioni della MVSN. Solo chi è animato da una fede e combatte per un’idea, non misura l’entità dei sacrifici.
    – Eliminare i traditori, in particolar modo quelli che sino alle ore 21,30 del 25 luglio militavano, talora da parecchi anni, nelle file del Partito.
    – Annientare la plutocrazia parassitaria e fare finalmente del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello stato.
    23 settembre giovedì Mussolini rientra in Italia da Monaco e prende residenza alla Rocca delle Caminate.
    23 settembre giovedì pomer. Alessandro Pavolini dirama alla radio, la composizione del nuovo Governo nominato da Mussolini, in attesa della convocazione della Costituente.
    27 settembre lunedì Alla Rocca delle Caminate, prima riunione del Governo fascista repubblicano.
    29 settembre mercoledì Comunicazione del Governo fascista repubblicano: "Con l’indirizzo del 27 settembre approvato dal Consiglio dei Ministri, si dà inizio al funzionamento del nuovo Stato fascista repubblicano, il quale troverà nella Costituente, che sarà prossimamente convocata, la promulgazione dei suoi definitivi ordinamenti costituzionali. Da oggi e fino a quel giorno, il Duce assume le funzioni di Capo del nuovo Stato fascista repubblicano".
    29 settembre Badoglio e Malta, a bordo della corazzata inglese Nelson, firma il "lungo armistizio", documento che contiene tutte le clausole della resa senza condizioni dell’Italia, clausole che saranno rese pubbliche solamente il 6 novembre 1945.
    10 ottobre domenica Mussolini prende residenza a Gargnano, sul lago di Garda nella villa Feltrinelli.
    13 ottobre mercoledì ore 15 Il governo del Regno del sud, dichiara guerra alla Germania.
    13 novembre sabato Nei pressi di Ferrara viene ucciso dai partigiani, mentre si stava recando a Verona al Congresso del Partito, il Segretario federale del Fascio ferrarese, il moderato Igino Ghisellini. L’attentato segna l’inizio, su base scientifica, della guerra civile in Italia.
    14 novembre domenica matt. Si apre a Verona il Congresso del Partito fascista repubblicano.
    25 novembre giovedì Proclamazione della Repubblica Sociale Italiana.
     
    1944
    8 gennaio sabato Comincia il processo a carico dei 19 membri del Gran Consiglio del Fascismo, firmatari dell'ordine del giorno Grandi che aveva pr
    11 gennaio martedì ore 9,21 Al poligono di tiro di Ponte Catena in Verona, vengono fucilati: Ciano, De Bono, Gottardi, Marinelli, Pareschi, unici componenti il Gran Consiglio, in stato di detenzione.
    22 gennaio sabato ore 2 Fra Anzio e Nettuno, a sud di Roma, uno sbarco di truppe anglo-americane, crea una pericolosa testa di ponte alle spalle della linea "Gustav" e minaccia di far crollare, per aggiramento, il fronte di Cassino.
    4 giugno domenica Cadute le ultime difese, Roma viene occupata dalle truppe anglo-americane.
    30 giugno venerdì Con decreto ministeriale la RSI, istituisce le Brigate Nere, reparti armati composti dagli iscritti al Partito Fascista Repubblicano e da volontari, liberi da impegni militari di età compresa fra i 18 ed i 60 anni. Le BB.NN. hanno prevalente funzione di salvaguardia dell'ordine interno. I rispettivi Segretari federali, ne assumono il comando e Comandante Generale è nominato Alessandro Pavolini.
    14 agosto lunedì Firenze è occupata dagli anglo-americani.
    25 agosto venerdì Inizia l'attacco degli anglo-americani alla "linea verde" che fa parte del dispositivo di difesa della "linea gotica", ultimo baluardo di sbarramento alla valle del Po.
    25 ottobre mercoledì Si esaurisce l’offensiva anglo-americana, che ha conseguito buoni risultati ma non ha scardinato la porta che chiude la strada per Bologna e la pianura padana. Il fronte si assesta e si prepara al periodo invernale; la sosta durerà 5 mesi.
    13 novembre lunedì Il generale inglese Alexander rivolge un proclama ai partigiani, affinché depongano le armi e ritornino alle loro case in attesa dell'offensiva di primavera.
    16 dicembre sabato mattina Mussolini tiene al teatro Lirico di Milano il suo ultimo discorso, davanti ad una platea entusiasta e commossa.
     
    1945
    5 aprile mercoledì ore 4,50 Con l’attacco nella zona della Versilia alla Linea verde 1, facente parte dell’ormai logoro complesso difensivo della Linea gotica, la 5a Armata americana dà inizio all’operazione Second Wind, propedeutica all’offensiva di primavera che porterà, di lì a pochi giorni, alla conquista della parte ancora libera del territorio della RSI.
    14 aprile venerdì L’attacco anglo-americano si estende a tutta la Linea gotica e si sviluppa principalmente in direzione di Bologna, lungo le valli del Reno e del Setta al centro, e contro la linea del Senio nella zona adriatica. 
    18 aprile martedì ore 19 Mussolini lascia Gargnano e alle 21 giunge a Milano.
    21 aprile venerdì alba Bologna è occupata dagli anglo-americani.
    23 aprile domenica Gli anglo-americani iniziano l’attraversamento del Po.
    25 aprile martedì ore 19,30 Mussolini lascia Milano per la Valtellina, preceduto e seguito da contingenti eterogenei di truppe della RSI.
    26 aprile mercoledì ore 17 Con l’ammaina bandiera ordinato dal Comandante Principe Junio Valerio Borghese presso la sede di piazza Fiume, la Xa MAS smobilita.
    27 aprile giovedì In luogo ed ora imprecisati, Mussolini cade nelle mani dei partigiani.
    28 aprile venerdì In luogo e ora imprecisati, Mussolini e la Signora Petacci vengono uccisi.
    28 aprile venerdì ore 17,15 In piazza Paracchini a Dongo, i partigiani si apprestano a uccidere, contro il parapetto di ferro che delimita a lago la piazza, un gruppo di persone, in precedenza catturato, che comprende anche alcuni esponenti della RSI.
    28 aprile venerdì ore 17,25 Schierati i fascisti con il viso al lago, un eterogeneo gruppo di armati apre il fuoco contro di loro; cadono così:
    Francesco Barracu Medaglia d'oro al v.m., mutilato di guerra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    Nicola Bombacci Organizzatore sindacale, socialista.
    Pietro Calistri Capitano pilota della ANR.
    Vito Casalinuovo Colonnello, ufficiale d'ordinanza di Mussolini.
    Goffredo Coppola Professore, Presidente dell'Istituto di cultura fascista.
    Ernesto Daquanno Direttore dell'agenzia Stefani.
    Gian Luigi Gatti Tenente, medaglia d'oro al v.m., segretario particolare di Mussolini.
    Augusto Liverani Ministro delle Comunicazioni.
    Fernando Mezzasoma Ministro della Cultura popolare.
    Mario Nudi Presidente della Federazione Agricoltori.
    Paolo Porta Avvocato, Commissario dei Fasci repubblicani di Como.
    Alessandro Pavolini Ministro Segretario del Partito fascista repubblicano, Comandante Generale delle BB.NN.
    Ruggero Romano Ministro dei Lavori Pubblici.
    Idreno Utimperghe Commissario dei Fasci repubblicani di Lucca.
    Paolo Zerbino Ministro degli Interni.
    Dopo una sequenza drammatica, viene ucciso anche il Dottore in legge Marcello Petacci, fratello di Claretta.
    28 aprile venerdì I 16 corpi vengono gettati su di un camion furgonato sul quale, transitando da Azzano, si provvede a caricare anche i cadaveri di Mussolini e della Signora Petacci.
    29 aprile notte sabato Il camion giunge a Milano e i corpi dei 18 uccisi sono scaricati a piazzale Loreto per l'esposizione al pubblico.
    30 aprile domenica ore 2,30 A Ghedi (Brescia), con la firma della resa di tutte le truppe della RSI, presso il Comando del 4° Corpo d’Armata Corazzato del Generale americano Crittemberg, il Generale Maresciallo d'Italia e Ministro della Guerra Rodolfo Graziani, sancisce di fatto la fine della Repubblica Sociale Italiana.
    In alcune regioni d’Italia, reparti dell’Esercito repubblicano, resteranno in armi fino al 5 maggio 1945.
 
 
da COMBATTENTI DELL'ONORE. Paolo Teoni Minucci.
Anno di Edizione: 2000. Greco&Greco editori. (Indirizzo e telefono: vedi EDITORI)
 

SPRONATI DA UFFICIALI DAL PASSATO VALOROSO, MA ANCHE DA SEMPLICI MILITI, FANTI, AVIERI, MARINAI, RIFIUTANDO IL DISONORE CHE COLPIVA OGNUNO, MOLTI SOLDATI DAVANO INIZIO, CON MOTO SPONTANEO, AL FENOMENO PRODIGIOSO DELLA RICOSTRUZIONE DELLE FORZE ARMATE
PREMESSE da L’ORGANIZZAZIONE MILITARE DELLA RSI. Giuseppe Rocco.
 
 
    Come tutti sanno, già prima dell’8 settembre 1943, mentre gli alti comandi preparavano il tradimento, in numerosi ambienti militari la situazione successiva al 25 luglio, pur nella formale apparente disciplina, aveva provocato una serie di sbandamenti e di perplessità. In modo particolare, nei reparti della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, costretti a sostituire i fascetti con le stellette, maturavano propositi che il maldestro intreccio di tre tradimenti portò in seguito allo scoperto.
    Tutta l’abilità dei cospiratori si era esaurita con il colpo di stato del 25 luglio. Mussolini, dopo la sua liberazione dal Gran Sasso, ebbe a dire a Galbiati che se i nostri Capi militari avessero applicato, nella preparazione della guerra, la stessa intelligenza dimostrata nella preparazione del colpo di stato, egli non sarebbe stato a Roma a parlare, ma in un albergo del Cairo. Tutti e tre i Capi di Stato Maggiore, cioè Badoglio, Cavallero e Ambrosio, come risulta dai loro diari, persero più tempo per studiare il colpo contro il governo che per elaborare piani contro il nemico.
    Dopo il 25 luglio, solo livore politico, vendette e confusione: si pensi che su sedici ministri, due soltanto riuscirono a partire da Pescara con il re e Badoglio. Gli altri, dimenticati o spariti.
    I tedeschi, traditi dal governo badogliano (naturalmente, consenziente il re); il governo Badoglio, tradito dagli americani con la promessa - falsa - di sbarcare una divisione di paracadutisti nell’aeroporto di Ciampino, e con la proclamazione dell’armistizio quattro giorni prima di quanto concordato (l’8 settembre anziché il 12); tre milioni e mezzo di soldati italiani traditi dallo Stato Maggiore, abbandonati allo sbaraglio, senza ordini, con la sola direttiva generica di volgere le armi contro l’alleato che da tre anni gli combatteva a fianco.
    Già nella notte fra l’8 e il 9, ma con ritmo sempre più accelerato nei giorni successivi (prima che i tedeschi attuassero i loro comprensibili piani di vendetta per il tradimento), ovunque si trovassero soldati italiani, qualcuno si ribellò.
    Con moto spontaneo, spronati da ufficiali dal passato valoroso ma anche da semplici militi, fanti, marinai, avieri ecc., rifiutando il disonore che colpiva ognuno, molti soldati davano inizio al fenomeno prodigioso della ricostruzione delle Forze Armate. Si manifestò ovunque l’intenzione di continuare a combattere il vecchio nemico, mettendosi a fianco di qualche reggimento tedesco - in caso di elementi isolati - o costituendo reparti regolari organizzati e disciplinati.
    In ogni centro, grande o piccolo, attorno a quanti non avevano deposto le armi, si verificò un’affluenza di giovani generosi e anche di meno giovani, padri di famiglia con gradi o senza, che avevano tutto da perdere ma ritenevano necessario salvare, nel momento supremo, il valore più alto di un popolo: l’onore militare. Valore che si riflette, in guerra e in pace, in tutti i campi della vita civile ed economica della nazione.
    Le note dell’inno del primo fascismo, trasmesse da Radio Monaco la sera dell’8 settembre da un gruppo di "irriducibili", rappresentò il primo collante, un segnale per gli isolati, una prima certezza di non essere soli, ma che altri fratelli erano determinati a raccogliere dal fango le armi abbandonate, continuando a combattere, con o senza speranza di vittoria ma per fedeltà alla parola data.
    Nel giro di pochi giorni, quasi tutti i reparti della Milizia e nuclei di soldati, di marinai, di avieri, di fascisti, di civili non fascisti, di funzionari statali, di specialisti delle varie Armi si riunivano spontaneamente per difendere le loro sedi e le loro prime caserme, anche dall’alleato germanico giustamente diffidente. Subito si creò una rete militare tale da occupare e presidiare tutto il territorio non invaso dagli anglo-americani, (circa gli otto decimi del suolo italiano) ed assicurare l’attività dell’apparato statale in tutti i suoi aspetti, amministrativi, assistenziali, politici, giudiziari ecc.
    La Repubblica Sociale Italiana era già viva e vitale prima ancora della liberazione del Duce, prima che il nuovo Governo ne sanzionasse la nascita.
    Dopo tre giorni, già centottantamila uomini erano accorsi volontari o rimasti in servizio.
    Il primo importante scopo era stato raggiunto: neutralizzare la furia dei tedeschi, trasformati in poche ore da alleati in nemici.
    * * *
    Difficoltà immense accompagnarono la nascita delle Forze Armate repubblicane; le carenze erano enormi, ma tutto riuscì a procedere, nonostante il continuo arretramento del fronte, sia in Italia che nel resto dell’Europa occupata dai tedeschi. Lo stato "Repubblica Sociale Italiana" per venti mesi operò regolarmente, in tutte le funzioni consentite dal tempo di guerra.
    Come il lettore potrà rilevare dal contenuto del libro, verso la metà di aprile ’45, quando avvenne lo sfondamento della Linea Gotica, l’Italia era ancora in piedi, tutta la sua struttura organizzativa rispondeva alle esigenze della popolazione, l’aspetto alimentare era sopportabile, la burocrazia funzionava bene, tanto che il governo del Sud aveva emanato disposizioni di assorbirla man mano che avanzava l’occupazione militare alleata. La situazione finanziaria, inoltre, era tale che, nonostante il peso della guerra, il costo dell’alleato e degli assegni familiari pagati ai congiunti dei richiamati (anche quelli che combattevano con l’esercito del Sud), il bilancio del 1944 si chiuse in pareggio. I disagi maggiori erano rappresentati dagli incessanti bombardamenti mirati e terroristici nonché dalle imboscate di fuorilegge che scendevano di notte dalle montagne.
    Le truppe della RSI erano distribuite lungo i confini dove, da sole od unitamente a reparti germanici, avevano impedito fino all’ultimo ogni sfondamento, sia sul fronte occidentale che su quello orientale. Ad ovest si opponevano alle armate golliste che, dopo lo sbarco alleato in Provenza del 15 agosto ’44 ed il conseguente abbandono da parte dei tedeschi della Francia meridionale, si erano riaffacciati al confine piemontese, con l’intenzione di conquistare territori italiani, come pegno da presentare al tavolo della pace. Ad est, agguerrite grandi formazioni slave, comuniste o no, aiutate anche da italiani, pretendevano di impadronirsi del Veneto fino all’Isonzo ed oltre.
    Solo la strapotenza americana in uomini e mezzi riuscì, con enormi sforzi, impiegando venti mesi più del previsto, ad eliminare il fronte italiano. I tedeschi, con le divisioni depauperate dalle perdite, ormai battuti su altri fronti, rinunciarono a resistere sulla linea del Po, anticipando l’abbandono del territorio italiano. Si determinò così una situazione improvvisa, che mise le armate repubblicane in crisi, per cui i previsti piani di ripiegamento non poterono essere attuati e la fine della guerra portò con sé lo scatenamento dell’odio comunista con le tragedie che rappresentano una delle pagine più buie della nostra storia.
    * * *
    Esaurite queste premesse, è nostra intenzione esaminare la situazione militare alla metà di aprile 1945, prima dei movimenti di ripiegamento generale, segnando su apposite cartine la dislocazione dei vari reparti lungo i confini. Indicheremo altresì la posizione degli enti militari nelle varie località e tutta l’organizzazione del fronte interno.
    La rappresentazione grafica sarà preceduta da una succinta storia di ogni Arma e di ogni Reparto, onde far conoscere il vero spirito di abnegazione e la fede che animava i singoli elementi, dal più umile "levato" al più noto generale.
 
 
da L’ORGANIZZAZIONE MILITARE DELLA RSI. Giuseppe Rocco.
Anno di Edizione: 1998.Greco&Greco editori. (Indirizzo e telefono: vedi EDITORI)