mercoledì 31 dicembre 2025
domenica 21 dicembre 2025
Mussolini : cosa dicevano di lui
La Storia si può negare ma non cancellare!
Mussolini : cosa dicevano di lui
Papa Pio XI – (dopo la firma dei Patti Lateranensi nel 1929) : “Forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, è dunque con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all'Italia e l'Italia a Dio”.
Papa Pio XII : “E' il più grande uomo da me conosciuto e, senz'altro il più profondamente buono e ho troppe prove in mano che lo provano”.
Ildefonso Schuster – (Arcivescovo di Milano) : “In Italia sorse l'Uomo Provvidenziale, il Genio, il quale salvò lo Stato, fondò l'Impero e diede alle coscienze italiane la più perfetta unità nazionale in grazia della Pace Religiosa”.
Monsignor Roncalli – (futuro Papa Giovanni XXIII) : “Il gran bene da lui fatto all'Italia resta”.
Nikolai Uljanov Lenin : “L'ammiro perché ha posto tutta l'Italia al lavoro nella disciplina e nell'ordine nazionale”.
Leone Trotski – (dalla lettera ai Socialisti) : “Avete perduto l'unica carta seria, l'unico uomo che avrebbe potuto fare la rivoluzione sul serio”.
Mohandas K.Gandhi : “Il Duce è uno statista di primissimo ordine, davvero desideroso della grandezza della sua Patria”.
Nelson Mandela : “L'uomo a cui mi sono ispirato è sempre stato lui, il Duce Benito Mussolini, i suoi insegnamenti sono stati importanti”.
Winston Churchill (Primo Ministro inglese) : “Il genio romano impersonato da Mussolini, il più grande legislatore vivente, ha mostrato a molte Nazioni come si può resistere all'incalzare del socialismo e ha indicato la strada che un Paese può seguire quando sia coraggiosamente condotto”.
Franklin Delano Roosevelt (Presidente Usa) : “Ciò che soprattutto mi piace di Mussolini e che egli dice al popolo la verità spiacevole quando l'occasione si presenta, invece di dipingere un fantasma di prosperità. Sono rimasto davvero ammirato del modo come concepisce e risolve i maggiori problemi del giorno”.
Reymon Poincarè (Primo Ministro francese) : “Non si può non dimenticare che alla vigilia del giorno in cui il Fascismo si impossessò del potere l'Italia era sull'orlo dell'abisso. La politica di Mussolini tende a lusingare il sentimento nazionale italiano, ad elevare l'influenza italiana in Europa, ad accrescere dinnanzi al mondo la figura e l'autorità dell'Italia”.
Engelbert Dollfuss (Presidente austriaco) : “Tutto quanto in Italia è stato compiuto e si compie è opera di una straordinaria energia che parte da un uomo, Mussolini, e prende tutto il popolo”.
Miklos Horthy – (Reggente d'Ungheria) : “Esprimo la riconoscenza dell'Ungheria al Governo Italiano impersonato nella figura del Duce, verso il quale tutto il popolo ungherese ha fiducia e una devozione illimitata”.
Guglielmo II° - (ultimo Imperatore della Germania) : “L'Italia è diventata la terra della pace e del lavoro, sotto l'unica concentrazione di tutte le forze nazionali. Questo è il massimo risultato della politica di Mussolini, uomo veramente straordinario”.
Re Alberto del Belgio : “Sono estremamente entusiasta del Duce, del quale ho avuto modo di apprezzare la competenza, l'ingegno e la vastità delle vedute”.
Re Alessandro di Jugoslavia : “Mussolini è un uomo eccezionale”.
Mohamed Amin el Husseini – (Gran Mufti di Gerusalemme) : “Il popolo arabo pone le sue speranze nel Duce, per l'unità, l'indipendenza e la sovranità completa sulle terre della Palestina e degli altri Paesi arabi soggetti all'Inghilterra”.
Dedichiamo questo breve e parziale elenco agli scrittori e giornalisti che hanno fatto i soldi con i loro libri di successo nei quali Mussolini è insultato e disprezzato, successo dovuto non alla loro bravura di scrittori come si illudono di essere, ma solo al fatto che il nome di Mussolini continua ad interessare e appassionare, in qualsiasi modo se ne parli, nel bene o nel male.
sabato 13 dicembre 2025
Rosa Dainelli, l’agente segreto di Cuveglio
Rosa Dainelli, l’agente segreto di Cuveglio che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fece impazzire gli inglesi in Africa Orientale. (*)
Rosa Costanza Dainelli, nata a Cuveglio in Valle il 02 maggio 1901 ha una storia che vale la pena raccontare.Una storia da romanzo rimasta nell’ombra forse perché non era opportuno parlare di elementi legati al SIM, ovvero il Servizio di Informazione Militare del periodo fascista, anche se il suo operato, dettato dalle circostanze belliche, fu rivolto esclusivamente contro l’esercito inglese durante il II conflitto mondiale in Etiopia. Ma partiamo dall’inizio: nata a Cuveglio in Valle il 2 maggio 1901, allevata con una educazione severa e nel culto del dovere, riuscì a studiare e laurearsi in medicina. Nel 1937, per un certo periodo, trovò impegno a Varese negli uffici di Assistenza Sociale, un lavoro non certo di grande profitto e così, nel novembre del 1938, prese la decisione coraggiosa di emigrare in Etiopia da poco conquistata, attratta come molti altri dal miraggio di una vita più fortunata.
Rosa Dainelli in età matura.
Dopo un breve soggiorno ad Asmara, si trasferì ad Addis Abeba. Non passò molto che si scatenò la guerra. In Africa Orientale la resistenza italiana fu assai debole; già nell’aprile 1941 Addis Abeba cadde in mano inglese e il 17 maggio ci fu la resa di Amedeo d’Aosta. Non tutti gli italiani accettarono la sconfitta, parecchi tra militari e civili, sperando in una controffensiva italo-tedesca in Egitto, diedero vita a un movimento di resistenza contro gli inglesi organizzato attorno ad agenti del SIM. Anche Rosa fu tra quelli che non vollero arrendersi. Ad Addis Abeba vivevano 40.000 civili italiani oltre a un numero imprecisato di militari allo sbando e così decise di lasciare il lavoro e di rendersi utile entrando come infermiera volontaria nell’ospedale militare Regina Elena della città ad assistere feriti e malati sempre più numerosi e disperati in quella situazione di confusione che si era venuta a formare. Nelle sue carte si trova una relazione del suo operato a favore dei numerosi italiani, militari e civili. Rosa aprì anche un ambulatorio a casa sua, modesto, ma che dava soccorso a molti indigeni che versavano in misere condizioni, afflitti da piaghe, ulcere e gonfiori. Durante un viaggio nella regione Galla aveva anche riscattato uno schiavo, Woldemariam, figlio di schiavi. In quei mesi Rosa collaborò col Comitato di assistenza sorto ad Addis Abeba. Dinamica e risoluta, trattò più volte con i comandi inglesi e riuscendo spesso ad ottenere revoche o modifiche a dure disposizioni che gravavano sulla provata popolazione italiana. Era però in contatto anche con elementi della resistenza; aveva aderito infatti ai Gruppi Segreti d’Azione.
Una colonna motorizzata italiana in Etiopia.
Quell’attività di resistenza la portò ad azioni pericolose di sabotaggio una delle quali, particolarmente rischiosa, è rimasta nella storia. Fu una missione voluta dal Vice Re, Amedeo d’Aosta che culminò la sera del 16 settembre 1941, quando un boato cupo scosse la città intera: fu distrutto il Deposito d’Artiglieria, si trattava di due milioni di cartucce Fiocchi, preda bellica che gli inglesi pensavano di usare per i loro mitragliatori . Dopo il sabotaggio al deposito d’armi, Rosa e il fratello, già nel mirino dell’Intelligence, non poterono sfuggire all’arresto da parte degli Inglesi, il 7 novembre 1941. Rinchiusa nelle prigioni di Acaki, per cinque giorni fu sottoposta a torture fisiche delle quali ne porterà le ‘stigmate’ tutta la vita. Fu l’unica donna italiana ad essere torturata in Africa. Non cedette. Subì quindi due mesi di segregazione e altri sei di cella. Le torture e la dura detenzione ne minarono gravemente la salute tanto che gli inglesi decisero di trasferirla in isolamento nel campo di concentramento di Dire Daua da dove, sette mesi dopo, nell’estate del 1943, un poco ristabilita, fu rimpatriata su una nave bianca e ricoverata a Firenze. Quando si riprese ritornò al suo paese. Le navi bianche erano quattro piroscafi (Saturnia, Vulcania, Duilio e Giulio Cesare) dipinti di bianco con grandi croci rosse che furono adibite dal governo italiano a riportare dall’Africa Orientale donne, bambini e soldati feriti.
La motonave ‘Saturnia’.
Con una dozzina di viaggi rimpatriarono 50.000 persone che, per vari motivi, vennero accolte freddamente dalle istituzioni e con avversione dalla popolazione. Anche Rosa trovò un clima ostile che peggiorò dopo l’8 settembre. Non aderì al nuovo regime di Salò, ma rimase sgradita alla Resistenza e visse un periodo veramente difficile. Al momento della Liberazione, fu presa e incarcerata nella caserma dei carabinieri di Cuvio. Gli indizi contro di lei però non erano tali da inviarla in campo d’internamento e così fu liberata con il consiglio di allontanarsi. Avvilita attraversò clandestinamente il Tresa ed espatriò in Svizzera. Il suo carattere indomito non la fece perdere d’animo. trovò lavoro a Ginevra nelle Nazioni Unite, addetta al Bureau International de Travail (Ufficio Internazionale del Lavoro). Si dimostrò capace ed efficiente tanto da scalare le gerarchie e diventare funzionaria. Così come aveva fatto in Etiopia, anche in Svizzera la sua indole la portò a prestare soccorsi a molti italiani emigrati, povera gente bisognosa di aiuti materiali e assistenza burocratica, trovando a moltissimi di loro una sistemazione e un lavoro. Nel 1951 il sottosegretario al ministero dell’Africa Orientale Italiana (che cesserà solo nel 1953), gli chiese una relazione sulla sua attività ad Addis Abeba. Si voleva in qualche modo chiarire e liquidare quell’oscuro periodo storico. La compilò, ma andò incontro a una serie di difficoltà e scetticismi da parte di burocrati e militari probabilmente ognuno a salvaguardia del proprio particolare. Tutto ciò non le impedì di ricevere la decorazione al valore militare. Alta, appariscente, elegante, le sue origini non le impedivano di ben figurare nel mondo delle persone che contano e seguirne l’etichetta. Ebbe rapporti con importanti personaggi tra i quali Maria Josè, l’ex regina in esilio a Ginevra, dalla quale tutti gli anni riceveva l’invito a bere il tè nel castello di Merlinge, dove viveva separata dal Re Umberto II. In età avanzata sposò Mathias Giuseppe Martegani, benestante svizzero, di origine italiana, figlio dell’ex vicesindaco di Ginevra. Poco dopo i settant’anni una subdola infezione alle gambe si propagò al corpo portandola alla morte. Era il 17 marzo ’73. Volle essere sepolta al cimitero di Cuveglio, dove ancora riposa.
(*) Fonte: http://curiosonevarese.blogspot.com





