venerdì 14 ottobre 2016

GIORGIO PISANO'

Sentiamo la necessità di commemorare non tanto il Fascista , quanto l’ Uomo .
A venti anni , volontario nella R.S.I. , combatté nei reparti speciali in azioni di sabotaggio oltre le linee nemiche .
Catturato dagli Alleati e condannato a morte mediante fucilazione , si salvò con una fuga rocambolesca e rientrò al Nord dove combatté fino ad Aprile del 1945.
Da allora , e sempre fino alla sua morte , fu coerente con i suoi ideali  e con il suo giuramento ed operò con articoli , libri e tutta la sua azione politica nel M.S.I. e fuori, nella formazione Fascismo e Libertà, sia all‘affermazione delle sue idee che  alla ricostruzione storica dei fatti che coinvolsero lui ed i suoi Camerati nel periodo 1943-1946 .
Riuscì a ristabilire un equilibrio storico di verità nei fatti e nelle persone , laddove la storiografia ufficiale aveva falsato , deformato, sottaciuto e mentito (“ Storia della guerra civile in Italia” , “La generazione che non si é arresa “, “ Sangue chiama sangue “, “Gli ultimi 5 secondi di Mussolini “ ).
Ma ,soprattutto, é stato un esempio di coerenza, di fedeltà alle proprie convinzioni ed al proprio giuramento, anche quando ciò poteva essere pericoloso ed antipatico.
E’ stato un esempio di limpidezza ed onestà nelle scelte che determinano la vita di un Uomo.
Tanto per esemplificare, l’antitesi assoluta di un personaggio come Dario Fo ..!
E’ stato un esempio di come  sia possibile, se a questo lo Spirito é stato educato e temprato, di saper assumere la responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, specie quando questo comporta difficoltà, ostacoli e nemici .
Pensando a GIORGIO PISANO’ ci viene in mente un detto di non sappiamo chi : “..Non é importante vincere ! Importante é scegliere una buona causa e lottare fino in fondo per sostenerla..!”
La sua figura e la storia della sua vita se paragonate a personaggi come Fini Iscariota, Gasparri, La Russa, Alessandra Mussolini  ed assimilabili, fa apparire costoro come dei miserabili opportunisti e traditori, senza onore e senza dignità!
Giorgio Pisanò seppe essere e restare ben altro.
In questi nostri tempi di pigmei dello spirito , di banderuole ondeggianti alle brezze della convenienza , é necessario ed importante commemorare chi seppe essere UOMO !
Di quanti oggi si può dire così senza Mentire ?...

Alessandro Mezzano

Giorgio Pisanò nasce a Ferrara, 30 Gennaio 1924. Il padre Luigi, pugliese di San Vito dei Normanni, laureato in giurisprudenza, è un funzionario statale. A Ferrara, negli anni venti, quando è in servizio alla prefettura conosce una ragazza e la sposa. Giorgio è il primo di cinque figli. La famiglia si sposta da una città all'altra, come per tutti i funzionari di prefettura. Giorgio dunque prende la maturità classica a Taranto, durante il periodo bellico.
A 18 anni ebbe il comando della Compagnia di pronto intervento della GIL, addestrata per soccorrere la popolazione durante i bombardamenti. In seguito il padre venne inviato alle prefetture di Messina, Pescara e Pistoia. L' 8 settembre 1943 si trova proprio nella città toscana, dove con altri ragazzi organizzò la riapertura della casa del fascio e l'occupazione della Caserma Gavinana, abbandonata dai soldati, in attesa di un reparto tedesco.
Alla fine della guerra si trova in Valtellina, ufficiale della Xª Flottiglia MAS, ed insieme tenente delle Brigate Nere, assegnato ai servizi speciali del Comando generale. Il 27 aprile 1945 aggregato alla colonna Vanna della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera ne condivise le vicende fino allo scioglimento. Venne arrestato dai partigiani il 28 aprile 1945 a Ponte Valtellina e imprigionato nel carcere di Sondrio. Fu poi trasferito nei campi di concentramento alleati di Terni e Rimini dove restò fino a novembre 1946.
Terminata la prigionia, raggiunse la famiglia a Lucino, oramai stremata in seguito all'epurazione del padre. Per aiutare la famiglia iniziò l'attività di contrabbandiere fra Italia e Svizzera. Giorgio riscoprì la politica ed incontrò la professione della sua vita: il giornalismo.
Nel 1947, a Como, fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, diventando il primo segretario di quella federazione.
La sua attività comincia nel 1948 e successivamente, come giornalista professionista, coprirà le cariche di redattore e inviato dei settimanali Meridiano d'Italia, diretto da Franco De Agazio.
Proprio con Meridiano d'Italia inizia a condurre ricerche sugli omicidi del dopoguerra compiuti dai partigiani, molti dei quali legati al mistero dell'oro di Dongo.
Nel 1951 fonda e ricopre la carica di primo presidente dell'Associazione Studenti “La Giovane Italia”.
Nel 1954 approda al settimanale Oggi. Nel 1960, l’ editore Rusconi lo incarica di raccogliere tutto il materiale fotografico e documentale sulla guerra civile. Una storia che doveva uscire a puntate.
Nel 1963 fonda il settimanale "Secolo XX", nel quale comincia a pubblicare notizie controverse e scottanti. Fra l'altro suscita scalpore l'inchiesta che pubblica sulla morte misteriosa del capo dell'Eni Enrico Mattei.
Nel 1965 relatore al convegno dell'Hotel Parco dei Principi sulla guerra rivoluzionaria in funzione anticomunista.
Nel 1968 fa rivivere il settimanale Candido, erede di quello fondato da Giovannino Guareschi che aveva cessato le pubblicazioni nel 1961 e che comunque, assumendone la carica di direttore che manterrà fino al 1992. Candido conduce molte campagne giornalistiche. In particolare nel 1980 fu particolarmente virulenta quella indirizzata a dimostrare che dietro la figura di Aldo Moro vi era un intreccio di interessi di personaggi non sempre limpidi.
Diventa membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del Movimento Sociale.
Dal 1980 al 1994 ricopre la carica di Consigliere Comunale della città di Cortina d'Ampezzo.
Dopo la fuoriuscita dal MSI nel 1991 fonda il 25 Luglio 1991 e ne diviene Segretario Nazionale il Movimento Fascismo e Libertà.
Nel 1995, dopo la svolta di Fiuggi e la definitiva trasformazione del Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale, Pisanò decide di associarsi a Pino Rauti nel progetto di conservazione dello storico partito della destra italiana, che avrebbe dato origine al Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Tra gli altri impegni politici di interesse nazionale spiccano:
• Elezione a senatore della Repubblica per il MSI nel 1972, carica che ha mantenuto ininterrottamente per cinque legislature fino al 1992.
• Componente delle Commissioni Parlamentari permanenti della Difesa e degli Affari Costituzionali, della Commissione Bicamerale di Vigilanza e di Controllo della RAI, della Commissione Parlamentare Antimafia e della Commissione Parlamentare d'Indagine sulla Loggia P2.
Muore a Milano il 17 Ottobre 1977 dopo un lunga malattia.

LE SUE OPERE :
• Storia delle Forze Armate della RSI - 4 vol.
• Storia del Fascismo 1914-1943 - 3 vol.
• Sangue chiama sangue
• Storia della Guerra Civile in Italia 1943-1945 - 3 vol.
• Mussolini e gli ebrei
• Penna Nera - Storie e battaglie degli Alpini d'Italia - 2 vol.
• L'altra faccia del pianeta P2
• L'omicidio Calvi
• Il triangolo della morte
• La generazione che non si è arresa
• Gli ultimi in grigioverde
• Gli ultimi cinque secondi di Mussolini
• Io, fascista.


Soldato per l’Italia e per Mussolini quando non parve più opportuno esserlo; giornalista valoroso con inchieste e denunce pagate a carissimo prezzo, quando era opportuno compiacere un potere corrotto e tangentista; scrittore e politico per passione d’Italiano e coerenza di Fascista, fino all’ultimo, quando sarebbe stato opportuno abbandonare verità, valori e convinzioni cambiando bandiera per il proprio interesse.
Il 17 ottobre 1997 un male incurabile pose termine all'esistenza fisica di Giorgio Pisanò. Era nato a Ferrara il 30 gennaio 1924, città ove è sepolto. Fondò e diresse il Movimento Fascismo e Libertà. E' difficile accettare l'idea che Giorgio non sia più con noi, a guidarci, a paternamente chiarirci le difficili necessità della politica, ad indicarci le mete verso la costituzione del Fascismo del futuro, un’altra fase nella storia del Fascismo. La sua esistenza ha segnato la vita di ciascuno di noi. I suoi servizi su momenti cruciali della vita nazionale pubblicati su "Gente", "Oggi" il "Secolo XX" e soprattutto su "Candido" con le inchieste su Giacomo Mancini – denunce pagate con 5 mesi di ingiusta galera- Mattei, Moro e Martelli hanno contribuito a chiarire tanti dubbi sul regime democratico. Subì numerosi attentati , assalti e intimidazioni.
La sua passione di Fascista, d’Italiano, lo portò giovanissimo, ad arruolarsi volontario nel battaglione Nuotatori Paracadutisti ( N.P. ) della X Flottiglia Mas, nella Repubblica Sociale Italiana.
L’8 settembre 1943 riaprì con altri giovani camerati la federazione fascista di Pistoia. Fu decorato con la croce di ferro tedesca di I e II classe per le missioni di informazioni e sabotaggio nel territorio italiano già occupato dagli anglo-americani. Questa passione di combattente lo spinse dopo l'uscita dalla prigionia - dal 28 aprile1945 al 7 novembre 1946, fu rinchiuso nelle carceri di Sondrio, Milano, Spoleto, Perugia, Pistoia e nei campi di concentramento inglese di Terni e Rimini - ad aprire nel gennaio 1947 la Federazione di Como del M.S.I, partito in cui divenne dirigente nazionale e senatore dal 1972 al 1992.
Nel 1987 per contrastare le tendenze revisioniste presenti nel M.S.I. crea i Raggruppamenti di Fascismo e Libertà. Nel 1991 dopo l'elezione di Fini a segretario fonda e dirige il Movimento Fascismo e Libertà, la prima organizzazione fascista legalmente operante in Italia dopo il 1945. Non riusciamo ad immaginare Pisanò abiurare per continuare ad avere ancora il laticlavio o avere qualche posto di sottogoverno.
L'importanza storica-politica di Giorgio Pisanò consiste nell'aver capito che il tempo del M.S.I., come partito di raccolta della maggioranza dei fascisti nel dopoguerra, era finito e che iniziava un nuovo tempo della storia del Fascismo: il ritorno di un partito dichiaratamente fascista sulla scena della politica italiana. Un partito, per dirla con Berto Ricci, che coniugasse il Fascismo , cioè l'amore per la propria Patria e per la giustizia sociale, con la Libertà.
Qualcuno erroneamente l'ha definito un "nostalgico". Non lo fu. La sua visione anzi anticipava i tempi. Potremmo definirlo forse un nostalgico dell'avvenire. Sentiva, per ragioni anagrafiche, che non avrebbe visto l'alba di un nuovo Fascismo sorgere sull'Italia, evento riservato ai più giovani. Voleva anticipare i tempi per esserci, da questo trovava la forza per lottare, rifiutando, come sempre i compromessi, le abiure e i tradimenti.
Il suo impegno non fu solo politico. Giorgio Pisanò può essere considerato il padre del Revisionismo in Italia. Non deve però essere confuso con un neonazista o un naziskin. Certi “personaggi” nel Movimento da lui fondato non erano graditi. Non avrebbe mai tollerato deviazioni xenofobe o razziste del Movimento.
Fondamentali i suoi testi : " Storia della Guerra Civile in Italia ", " Storia delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana ", " Storia del Fascismo ", " Gli Ultimi 5 Secondi di Mussolini ", " Mussolini e gli Ebrei ". Ebbe il coraggio di ospitare, forse per primo su "Candido", le tesi revisioniste di Carlo Mattogno sulla Shoa.
Uno sforzo sovrumano fu compiuto in suo nome dai camerati per presentare la lista del Fascio alle Comunali di Palermo del novembre 1997, a pochi giorni della sua morte, superando le difficoltà poste dai tempi ristretti di una nuova legge elettorale capestro, dal raddoppio delle sottoscrizioni, da misteriose sparizioni di firme ad opera di un ardente attivista di un partito considerato vicino e se uno stimato professionista, esterno al Movimento, abbia accettato candidatura a sindaco e abbia chiesto dai microfoni di RAI2 un " voto fascista ", lanciando la sfida apertamente davanti a tutta Italia. Era la prima volta che fascisti dichiarati chiedevano dalla RAI un “voto fascista”.
Credo che sia ora, anche nel nome di Giorgio Pisanò, di por fine alle tante diaspore del nostro mondo, di scendere dalle torri d’avorio, per trovare alcuni punti d’aggregazione programmatiche e riunirci attorno alle bandiere di sempre, di non perdere un’altra occasione, di sfruttare l’indignazione degli italiani contro la Casta. Per l’alternativa nazionale e sociale al Sistema.
Sicuri che sarai sempre con noi, ciao Giorgio.
Giovanni Bartolone

Giorgio Pisanò è nato a Ferrara il 30 Gennaio 1924. 
Dopo una lunga malattia è morto a Milano il 17 Ottobre 1997
Sposato ha avuto due figli.
Giornalista professionista, ha iniziato l'attività nel 1948, ricoprendo successivamente gli incarichi di redattore e inviato dei settimanali:
"Meridiano d'Italia" - "Settimo Giorno" - "Gente".
Ha diretto il settimanale "Candido" dal 1968 al 1992.
Combattente della Repubblica Sociale Italiana nel battaglione paracadutisti della Decima MAS. 
Decorato al valore.  Tra i primi iscritti del MSI è stato membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del partito.  Nel 1951 fondatore e primo presidente della Associazione Studenti "La Giovane Italia". Uscito dal MSI nel 1991 è stato ilSegretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà. Eletto Senatore della Repubblica per il MSI nel 1972 lo è rimasto ininterrottamente per cinque Legislature fino al 1992; in quanto tale componente, tra l'altro delle Commissioni Parlamentari permanenti della Difesa e degli Affari Costituzionali, della Commissione Bicamerale di Vigilanza e di Controllo della RAI-TV, della Commissione Parlamentare Antimafia e della Commissione Parlamentare d'Indagine sulla Loggia P2. Consigliere comunale di Cortina d'Ampezzo dal 1980 al 1994.


FUNERALI A SAN SIRO
Addio a Giorgio Pisano' irriducibile di destra

FUNERALI A SAN SIRO Addio a Giorgio Pisano' irriducibile di destra Braccia alzate sul sagrato della chiesa della Beata Vergine Addolorata, a San Siro, ai funerali di Giorgio Pisano', reduce della Repubblica di Salo' e fondatore di "Fascismo e liberta", morto lo scorso venerdi' a 73 anni. Da giornalista, Giorgio Pisano' aveva ideato, nel '62, il settimanale "XX Secolo" e, soprattutto, insieme con il fratello Paolo, aveva rifondato e diretto "Il Candido", foglio satirico con il quale aveva avviato varie "campagne" contro esponenti politici. Tra le piu' celebri, quella contro l'allora segretario del Psi Giacomo Mancini. Ma aveva anche condotto inchieste sui grandi fatti di cronaca tentando, ad esempio, di fare riconoscere l'innocenza di Raoul Ghiani nell'omicidio di Maria Martirano e quella di Enzo Tortora, accusato di traffico di droga. Scrittore oltre che giornalista, Pisano' aveva dato alle stampe anche una "Storia della guerra civile" riscrivendo, dal suo punto di vista, le tragiche vicende della Resistenza.

(20 ottobre 1997) - Corriere della Sera





 

PREDAPPIO 1 SETTEMBRE 1957-DOPO 11 ANNI DI OCCULTAMENTO LA SALMA DI MUSSOLINI VIENE RESTITUITA AI FAMILIARI IN UNAS CASSA DI SAPONE AFFINCHE' FOSSE SEPOLTA NELLA CRIPTA DEL CIMITERO DI SAN CASSIANO. GIORGIO PISANO' E' IL PRIMO A DESTRA IN BASSO
 
 

mercoledì 12 ottobre 2016

PAGARE TUTTI DI CENTRO DI DESTRA E DI SINISTRA

PAGARE TUTTI DI CENTRO DI DESTRA E DI SINISTRA



COSI' SCRISSE IL FATTO QUOTIDIANO...

COSI AVVIENE... TUTTI I GIORNI... IN QUESTA REPUBBLICA DI GENTE BEN VESTITA... IN GRIGIO... COME I LORO VISI... AMANO IL GRIGIO I PARLAMENTARI DELLA SECONDA REPUBBLICA... QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO... DI RUBARE... DI CORROMPERE... DI FARSI CORROMPERE... TUTTO RUOTA INTORNA AL VILE DENARO... QUELLO CHE SERVE A MANTENERLI NEL LUSSO... ANCHE LE LORO MOGLI SCIU-SCIU'... I FIGLI CON L'ULTIMO MOTORINO... TRUCCATO... IL NUOVO TELEFONINO, QUELLO CHE CAMBIANO OGNI TOT MESI... TUTTO PAGATO... DAL POPOLO DI MILLE PRIMAVERE... CHE  PAGA ED ASSISTE, IGNAVO, ALL'ULTIMA... PRIMAVERA... LA SUA... POI TUTTO CROLLERA'... DOPO IL BUCO DELLA CINGHIA CHE SI STRINGE SEMPRE DI PIU'... 1.300 EURO PER MANDARE AVANTI UNA FAMIGLIA DI 4 PERSONE... ONESTE... IGNAVE... BUONE SOLO A LAMENTARSI... O A UBBIDIRE TACENDO... COME I "PROLETARI" IN DIVISA: POLIZIOTTI, SOLDATI, CARABINIERI ED ALTRI... TUTTI PRONTI A PAGARE SEMPRE PIU' ESOSE TASSE... E, A SCADENZA FISSA, MANDARLI DI NUOVO AL POTERE: I DESTRA, SINISTRA E CENTRO...

GLI STORICI PROGRESSISTI DICONO CHE IL MEDIOEVO FU UN' EPOCA OSCURA... LO DISSERO PER PRIMI I "FILOSOFI" ILLUMINISTI, I PADRI DI QUEI GRASSI BORGHESI CHE TAGLIARONO LA TESTA AL VERO POPOLO DI FRANCIA: I NOBILI, I CONTADINI, GLI ARTIGIANI...
MA NEL TANTO VITUPERATO MEDIOEVO LE TASSE NON SUPERAVANO IL 10%... E SPESSO, IN TEMPI DI CARESTIE, SI EVITAVA DI RISCUOTERLE...
SOLO RICCARDO CUOR DI LEONE SI SPINSE A CHIEDERE DI PIU'... IL 25%... MA SOLO AGLI EBREI... QUELLI CHE IN QUEL TEMPO FACEVANO GLI USURAI... ANCHE PER CERTE CORTI... COMPRESO LA PAPALINA... E FU CRITICATO... IL 25%, UNA ENORMITA'... NEI SECOLI "BUI"...


ADESSO E' TUTTA UNA LUCE... TUTTO UN SOL DELL'AVVENIRE ROSSO, ROSELLA, BIANCO E NERO... E LE TASSE SONO SOLO AUMENTATE DEL 300%... RISPETTO A QUELLE DI RICCARDINO L'ALBIONE...

FRA TASSE DIRETTE ED INDIRETTE LO STATO, CIOE' I VOSTRI POLITICI, VI MANGIANO TRE QUARTI DI QUANTO DOVRESTE GUADAGNARE... 75%...

PERO' VESTONO BENE... I POLITICI... E MANGIANO BENE... NIENTE DISCOUNT PER LE LORO FAMIGLIE... NIENTE SCASSATE AUTO PER I LORO FIGLI... NIENTE VESTITI DEL MERCATINO PER LE LORO MOGLI... CASE DI LUSSO... RISCALDATE... CONFORTEVOLI... CON SERVITU' ANNESSA... LE VOSTRE FIGLIE... E SONO PURE CONTENTE... FARE LE DOMESTICHE A CASA DEL POTENTE DI TURNO... IL DITTATORELLO CHE SI SCACCOLA IL NASO IN PUBBLICO... BEN VESTITO FUORI... DENTRO SOLO UNA FOGNA...
AI TERREMOTATI DARANNO DELLE CASE DI LEGNO... IN PRATICA DELLE BARACCHE BEN RIFINITE... ED ANCHE LORO ANDRANNO A VOTARE... I TERREMOTATI  DOMANI VOTERANNO DESTRA, QUELLA FINTA... FORSE... L'ALTRO IERI AVEVANO VOTATO SINISTRA, QUELLA VERA... IL GIORNO PRIMA CENTRO, CHE NON SI SA COSA SIA...
CHE BELLA LA DEMOCRAZIA!... VI FA SCEGLIERE LIBERAMENTE... I VOSTRI CARNEFICI... I BOIA CHE AZIONANO LA LEVA FATALE... QUELLA DELLA GHIGLIOTTINA...

"Pagare tutti, di centro, di destra e di sinistra. Non cambiava se fossero già al potere o dovessero ancora essere eletti. L’importante era non lasciare fuori nessuno"...
 QUESTA SI CHE E' DEMOCRAZIA...

E VOI ? CONTINUERETE A VOTARE QUELLI CHE SONO STATI PAGATI... CON I VOSTRI SOLDI... QUELLI DELLE TASSE... L'IMPORTANTE NON LASCIARE FUORI NESSUNO... E VOI LO FATE... VOTATE SEMPRE GLI "SDISONESTI", DESTRA-SINISTRA-CENTRO... E AGLI ALTRI, QUELLI CHE NON HANNO MAI RUBATO,  DATE SOLO LE BRICCIOLE... HANNO DETTO CHE SONO NOSTALGICI DEL TERZO MILLENNIO... DEVONO DEMONIZZARE SEMPRE I DIVERSI... CHI NON SI CORROMPE O CORROMPE... FUNZIONA COSI CON I GIORNALISTI... QUELLI CHE GUADAGNANO 200.000 EURO ALL'ANNO... COL VOSTRO CANONE... PECCATO CHE NESSUNO DICE CHE, ANCHE SE FOSSE VERO, MA IL MITE NON LO CREDE, NON HANNO MAI RUBATO... IN QUESTO MONDO DOVE "DIO E' MORTO" A SAN PIETRO, DOVE ANCHE LE IDEOLOGIE SONO ORMAI DEFUNTE, L'UNICO VALORE DA CONSIDERARE E' L'ONESTA'... ZETA ZETA VOTEREBBE ANCHE UN "ANARCHICO" SE FOSSE UN VERO ONESTO... MA IL MITE NON VA A VOTARE... E' SEMPRE PER TERRE LONTANE... DOVE CI SI VERGOGNA SE SI RUBA... LO FATE VOI... SEMPRE I SOLITI NOTI... QUELLI CHE INCASSANO IL 75% DEL VOSTRO SUDORE... VI LASCERANNO GLI OCCHI PER PIANGERE... FORSE... CHE SERVE VOTARE COSI?...
AH! E' IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA... TU METTI LA SCHEDA DENTRO MA PRIMA, MOLTO PRIMA, IL CANDIDATO LO HANNO SCELTO LORO... OGNI VOLTA SI INVENTANO UNA SCUSA... ADESSO VI TERRORIZZANO, SE NON LI VOTATE I MERCATI SI ARRABBIERANNO... VI FARANNO FALLIRE... ADDIO AI 1.300 EURO AL MESE... PER I POCHI FORTUNATI CHE LI GUADAGNANO... DICONO COSI', E' UNA FORTUNA AVERE UN LAVORO... MA LA COSTITUZIONE DICE ALTRO... CAMBIERANNO ANCHE QUESTA... SUPERATA... DALLA LOGICA DEL MERCATO... EI FU, L'ITALIA CHE FU FONDATA SUL LAVORO...

COSI' PARLO' ZETA ZETA


                                                                                                                                                   

domenica 9 ottobre 2016

LA LUNGA LOTTA DI VENEZIA CONTRO I TURCHI

Blog politicamente scorretto contro la dittatura del pensiero unico, coordinato dall' avvocato Edoardo Longo.

LA LUNGA LOTTA DI VENEZIA CONTRO I TURCHI



Le tre battaglie di Lepanto  - la Lunga guerra della Repubblica di Venezia contro i Turchi.

Prima Battaglia di Lepanto (1499).

La Battaglia di Zonchio (nota anche come la battaglia della sapienza o lla prima battaglia di Lepanto) ebbe luogo in quattro giorni diversi: 12, 20, 22, 25 agosto 1499. Fu la prima battaglia navale della storia con cannoni a bordo di navi.
Nel gennaio 1499 Kemal Reis partì da Istanbul con una forza di dieci galere ed altri quattro tipi di navi e nel luglio del 1499 si congiunse con il grosso della flotta ottomana inviatagli da Davud Pasha, assumendone il comando per una guerra su larga scala con Venezia. La flotta ottomana era composta da 67 galere, 20 galeoni e 200 vascelli di dimensioni minori.
Dopo aver raggiunto il capo Zonchio nel mar Ionio nell'agosto 1499, Kemal Reis sconfisse la flotta di Venezia di 47 galere, 17 galeoni e 100 vascelli minori al comando di Antonio Grimani; fu questo un evento delle guerre ottomane-veneziane. Durante la battaglia si distinsero Andrea Loredan e Alban d'Armer. Grimani venne arrestato il 29 settembre e successivamente rilasciato (sarebbe diventato doge nel 1521). Turchi e Veneziani si sarebbero affrontati un'altra volta presso Lepanto nella battaglia di Modone nel 1500, con gli ottomani ancora vincitori con l'ammiraglio Kemal Reis.

Seconda Battaglia di Lepanto (1500).

La seconda battaglia di Lepanto, nota anche come Battaglia di Modone si svolse nel 1500, come parte della guerra turco-veneziana del 1499-1503, tra l'Impero Ottomano e la Repubblica di Venezia. Gli ottomani, che avevano vinto la prima battaglia di Lepanto, furono nuovamente vittoriosi, guidati dall'ammiraglio Kemal Re'is.


La terza e finale Battaglia di Lepanto (1571).

 La battaglia di Lepanto - detta anche delle Echinadi o delle Curzolari (in turco İnebahtı, corruzione di Naupakatos, località sul Golfo di Corinto dove essa avvenne, chiamata Epaktos dagli abitanti e Lepanto dai veneziani) - è uno storico scontro avvenuto il 7 ottobre 1571 tra le flotte dell'Impero Ottomano e della cristiana Lega Santa: che riuniva forze navali di Venezia, della Spagna, del Papato, di Genova, dei Cavalieri di Malta e di Savoia.

La battaglia, terza in ordine di tempo e la maggiore svoltasi a Lepanto, si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Mehmet Alì Pascià, che perse la vita nello scontro.
Prodromi.

La coalizione cristiana era stata promossa da Papa Pio V per soccorrere la veneziana città di Famagosta (in turco Famagusta; in greco Ammocosthos), sull'isola di Cipro, assediata dai Turchi e strenuamente difesa dalla guarnigione locale.

La flotta della lega aveva lasciato Messina, riunendo 150 navi veneziane tra galee, navi da carico, imbarcazioni minori e 6 potenti galeazze), 79 galee della Spagna, compresi i domini di Napoli e Sicilia e l'aiuto dei Savoia, appartenenti all'impero, 12 galee toscane noleggiate dal Papa, 28 galee genovesi e le forze maltesi degli Ospitalieri.

Il 5 ottobre, giungendo in cerca di riparo dalla nebbia e dal forte vento nel porto di Viscando, non lontano dal luogo della battaglia di Azio, la flotta cristiana fu raggiunta dalla notizia della caduta di Famagosta e dell'orribile fine inflitta dai musulmani a Marcantonio Bragadin, il senatore veneziano comandante la fortezza. Il 1° agosto i veneziani si erano arresi con l'assicurazione di poter lasciare indenni l'isola di Cipro, ma Mustafà Lala Pascià, il comandante turco che aveva perso più di 52.000 uomini nell'assedio, non aveva mantenuto la parola e i veneziani erano stati imprigionati e incatenati ai banchi delle galee turche. Venerdì 17 agosto Bragadin era stato scorticato vivo di fronte ad una folla di musulmani esultanti e la sua pelle, conciata e riempita di paglia, era stata innalzata come un manichino sulla galea di Mustafà Lala Pascià insieme alle teste di Alvise Martinengo e Gianantonio Querini. I macabri trofei erano poi stati inviati a Costantinopoli, esposti nelle strade della capitale ottomana ed infine portati nella prigione degli schiavi. C'era nebbia e un forte vento. Le galee non potevano prendere il mare.

Nonostante il maltempo le navi della Lega presero il mare verso Cefalonia, sostandovi brevemente, e giungendo, il 6 ottobre davanti al golfo di Patrasso, nella speranza di intercettare la potente flotta che i cristiani sapevano essergli stata parata davanti dagli Ottomani.

Il 7 ottobre, Domenica, Don Giovanni d'Austria fece schierare le proprie navi in formazione serrata,deciso a dar battaglia: non più di 150 metri separavano le galee.



La Battaglia.

Il centro dello schieramento cristiano si componeva di 28 galee e 2 galeazze veneziane, 16 galee spagnole e napoletane, 8 galee genovesi, 7 pontificie, 3 maltesi, per un totale di 62 galee e 2 galeazze. Lo comandava Don Giovanni d'Austria comandante generale dell'imponente flotta cristiana: ventiseienne figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e fratellastro del regnante Filippo II era tra i più abili condottieri dell'epoca. Affiancavano per ragioni di prestigio la sua galea Real spagnola: la capitana di Sebastiano Venier, settantacinquenne Capitano Generale veneziano, la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna, trentaseienne ammiraglio pontificio, la capitana di Ettore Spinola, Capitano Generale genovese, la capitana di Andrea Provana di Leyni, Capitano Generale piemontese, l'ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, Capitano Generale dei Cavalieri di Malta.

Il corno sinistro si componeva di 40 galee e 2 galeazze veneziane, 10 galee spagnole e napoletane, 2 pontificie e 1 genovese, per un totale di 53 galee e 2 galeazze al comando del provveditore generale Agostino Barbarigo, ammiraglio veneziano.

Il corno destro era invece composto di 25 galee e 2 galeazze veneziane, 14 galee genovesi, 10 galee spagnole e siciliane e 2 pontificie, 2 sabaude, per un totale di 53 galee e 2 galeazze, tenute dal genovese Gianandrea Doria.

Le spalle dello schieramento erano coperte dalle 30 galee di Alvaro de Bazan di Santa Cruz: 13 spagnole e napoletane, 12 veneziane, 3 pontificie, 2 genovesi. L'avanguardia, guidata da Juan de Cardona si componeva di 8 galee: 4 siciliane e 4 veneziane.

In totale la flotta cristiana si componeva di 6 galeazze, 206 galee, 30 navi da carico, circa 13000 marinai, circa 44000 rematori, circa 28000 soldati con circa 1800 cannoni.

La flotta ottomana.

I Turchi schieravano l'ammiraglio Mehmet Shoraq (detto Scirocco) all'ala destra con 55 galee, il comandante supremo Mehmet Alì Pascià (detto il Sultano) al centro con 90 galee conduceva la flotta a bordo della sua ammiraglia Sultana, su cui sventolava il vessillo verde sul quale era stato scritto 28.900 volte a caratteri d'oro il nome di Allah. In fine l'ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč Alì (Giovanni Dionigi Galeni), un abiurato di origini calabresi convertito all'Islam (detto Occhiali), presiedeva all'ala sinistra con 90 galee; nelle retrovie schieravano 10 galee e 60 navi minori comandate da Amurat Dragut (figlio di un noto e temutissimo corsaro).


L'Esca.

Per cominciare Don Giovanni decide di lasciare isolate come esca le poche ma fortissime galeazze veneziane al comando di Antonio e Ambrogio Bragadin, parenti del senatore scorticato vivo, camuffandole da navi da carico, le quali all'avvicinarsi dei Turchi ignari, gli scaricano cannonate con una potenza di fuoco probabilmente mai vista prima al mondo fino a quel giorno. Le linee ottomane subiscono molte perdite ma Alì Pascià in preda a furore bellico supera di slancio le galeazze senza impegnarle in battaglia e scaglia tutta la sua flotta in uno scontro frontale; mirano unicamente all'abbordaggio della nave di Don Giovanni per provare ad ucciderlo subito, ed essendo in superiorità numerica (167-235) tentano di circondarla utilizzando la tattica navale classica; pur se nell'ambito di diversi comandanti turchi non poche voci si erano espresse in senso contrario, il temperamento ed il carisma del Sultano Alì Pascià spinge i Turchi, in favore di vento, a scatenare la battaglia.

Lo Scontro.

Per i cristiani gli scontri all'inizio coinvolgono pesantemente il veneziano Barbarigo, che è alla guida dell'ala sinistra e posizionato sotto costa; deve parare il colpo di Scirocco, impedire che il nemico possa insinuarsi tra le sue navi e la spiaggia per accerchiare la flotta cristiana. La manovra ha solo un parziale successo e lo scontro si accende subito violento. La stessa galea di Barbarigo diventa teatro di un epica battaglia nella battaglia con almeno due capovolgimenti di fronte. Ferito gravemente alla testa, Barbarigo muore e le retrovie devono correre in soccorso dei veneziani per scongiurare la disfatta: con l'arrivo della riserva del Marchese di Santa Cruz le sorti si riequilibrano ed anche Scirocco viene catturato, ucciso e decapitato.

Al centro degli schieramenti Alì Pascià cerca e trova la galea di Don Giovanni d'Austria la cui cattura risolverebbe definitivamente lo scontro. Contemporaneamente altre galee impegnano Venier e Marcantonio Colonna. Molti sono gli episodi di eroismo: l'equipaggio della galera Fiorenza dell'Ordine di Santo Stefano viene tutto ucciso salvo il suo comandante Tommaso de' Medici con quindici uomini. Sulla galea di Don Giovanni invece si ripete lo scontro a cui ha partecipato Barbarigo, e la battaglia frontale si fa' cruenta. Con un rumore assordante i Turchi iniziano l'assalto alle navi di Don Giovanni suonando timpani, tamburi, flauti. Il vento è a loro favore. La flotta di Don Giovanni è nel più assoluto silenzio. Quando i legni giungono a tiro di cannone i cristiani ammainano tutte le loro bandiere e Don Giovanni innalza lo Stendardo di Lepanto con l'immagine del Redentore Crocifisso. Una croce venne levata su ogni galea e i combattenti ricevono l'assoluzione secondo l'indulgenza concessa da Pio V per la crociata. Il vento improvvisamente cambia direzione. Le vele dei Turchi si afflosciano e quelle dei cristiani si gonfiano. Don Giovanni d'Austria punta diritto contro la Sultana. Il reggimento di Sardegna dà l'arrembaggio alla nave turca che diviene il campo di battaglia. I musulmani a poppa e i cristiani a prua. Al terzo assalto i sardi arrivano a poppa. Don Giovanni viene ferito ad una gamba. Più volte le navi avanzano e si ritirano, Venier e Colonna devono disimpegnarsi per accorrere in aiuto a Don Giovanni che sembra avere la peggio assieme all'onnipresente Marchese di Santa Cruz.

A sinistra, al largo, la situazione è meno cruenta ma un po' più complicata. Giovanni Andrea Doria disponeva dello stesso numero di galee del Barbarigo ma davanti a sé trova 90 galee, quasi il doppio dei nemici fronteggiati dai veneziani ed oltretutto in un'area molto più ampia di mare aperto; per questo pensa ad una soluzione diversa dallo, scontato negli esiti, scontro diretto. Giovanni Andrea Doria infatti, ad un certo momento della battaglia si sgancia con le sue navi genovesi facendo vela apparentemente verso il mare aperto. Non è chiaro il motivo di questa manovra, fatto sta che, tornato sui suoi passi, egli piomba alle spalle dello schieramento ottomano e pur trovandosi di fronte ad un numero doppio di navi avversarie le dissesta totalmente.

Gli eventi del corno destro.

Il ruolo di Gianandrea Doria è sempre stato oggetto di disputa da parte degli storici veneziani: gli antagonisti dei genovesi insinuarono che lui si fosse defilato per preservare il proprio naviglio ma, rientrando prepotentemente in battaglia, colpendo, del tutto inatteso, un fianco della flotta ottomana e decidendone le sorti, i suoi difensori ne affermano l'intenzione studiata e attuata: in realtà nonostante avesse avuto l'ordine, ugualmente al Barbarigo, di difendere e proteggere il fianco della flotta di Don Giovanni per impedire l'accerchiamento delle sue navi che si trovavano sotto un violento attacco frontale, inaspettatamente spaccò il lato destro dello schieramento cristiano anche se alcune galee veneziane sotto il suo comando si sarebbero rifiutate di seguirlo preferendo puntare sul centro della battaglia; a quel punto Uluc Ali si insinua tra la flottiglia genovese pensando fosse in fuga attaccando il fianco destro dello schieramento di Don Giovanni e procurandogli forti perdite; Uluc Alì, con il vento in poppa, aggredisce da dietro la Capitana, la nave ammiraglia dei Cavalieri di Malta, al cui comando era Pietro Giustiniani, priore dell'Ordine. La Capitana viene circondata da sette galee. Uluc Alì cattura il vessillo dei Cavalieri di Malta, fà prigioniero Giustiniani, che era stato eroicamente ferito sette volte, e prende a rimorchio la Capitana. a quel punto Doria con un'abile manovra, aggirando lo schieramento ottomano, si contrappone all'incredulo Uluc Ali. Dopo un'ora di cruenta battaglia, Uluc con le poche galee rimastegli è in fuga verso Costantinopoli.

L'Epilogo.

Al centro, il comandante in capo ottomano Alì Pascià, già ferito, cade (forse ucciso da una rivolta di rematori cristiani o abbattuto da un'archibugiata) o forse si suicida per evitare l'umiliante cattura. La nave ammiraglia ottomana è abbordata e, contro il volere di Don Giovanni, il cadavere dell'ammiraglio ottomano Alì Pascià è decollato e la testa esposta sull'albero maestro dell'ammiraglia spagnola. La visione del condottiero Ottomano decapitato contribuì enormemente a demolire il morale dei Turchi. Di lì a poco, infatti, alle quattro del pomeriggio, le navi ottomane rimaste, abbandonavano il campo, ritirandosi definitivamente. Il teatro della battaglia si presenta come uno spettacolo apocalittico: relitti in fiamme, galee ricoperte di sangue, morti o uomini agonizzanti. Erano trascorse quasi cinque ore quando la battaglia ebbe termine con la vittoria cristiana.

Don Giovanni d'Austria riorganizzò la flotta per proteggerla dalla tempesta che minacciava la zona e inviò galee in tutte le capitali della lega per annunciare la clamorosa vittoria: i Turchi avevano perso 80 galee affondate, 117 catturate, 27 galeotte affondate e 13 catturate, 30.000 uomini tra morti e feriti, altri 8.000 prigionieri e 15.000 cristiani liberati dalla schiavitù ai banchi dei remi. Gli Ottomani avevano a stento salvato un terzo (circa 80) delle loro navi e se tatticamente si trattò di una decisiva vittoria cristiana, la vittoria strategica lo fu ancor di più perché segnò l'inizio del declino della potenza navale ottomana nel Mediterraneo.
Nelle città d'occidente la notizia venne accolta in un tripudio di feste e gioia popolare che durarono giorni; a Roma e Venezia vennero innalzati solenni Te Deum di ringraziamento.

Ancora oggi non sono chiari e probabilmente mai lo saranno, i meccanismi che hanno condotto alla vittoria della flotta cristiana, e i meriti, o le colpe, o le casualità, o le provvidenze (l’intervento della Beata Vergine Maria, ndr). Ma la bandiera della nave ammiraglia Turca di Mehmet Alì Pascià, presa da due navi Pisane, la "Capitana" e la "Grifona", si trova, e ognuno può vederla, a Pisa, nella chiesa dei Cavalieri dell'Ordine Cavalleresco Sacro Militare Marittimo di Santo Stefano Papa e Martire, fondato da Cosimo I de' Medici granduca di Toscana.



[ Sebastiano veniero, il duce delle navi della Repubblica Serenissima, acclamato come eroe dal Doge al ritorno vittorioso a Venezia ] 

Armamenti.
Sicuramente lo schieramento cristiano vinse anche grazie alla superiorità schiacciante delle inabbordabili e potentemente armate galeazze e al superiore armamento individuale: infatti i suoi soldati potevano contare sugli archibugi, mentre quelli turchi erano ancora armati con archi e dardi. Il vascello più importante dello schieramento cristiano, era la galeazza veneziana. Al contrario della galea comune, questa è sovradimensionata, con ponte a coprire i banchi dei rematori, parzialmente corazzata e pesantemente armata non solo a prua e a poppa ma anche sulle fiancate. Le linee in realtà possono trarre in inganno chi non le conosce confondendole con vascelli da carico, cosa che tra l'altro accadde ai turchi. Solo sei di queste unità rinforzano lo schieramento cristiano ma saranno tanto devastanti sulle galee nemiche quanto sul morale dei loro equipaggi. Per assurdo, con la galeazza si raggiunge l'apice dell'evoluzione della galea, ma nel contempo rappresenta il canto del cigno. Le galee con la loro propulsione a remi verranno progressivamente sostituite da velieri e quindi abbandonate. Le artiglierie pesanti utilizzate all'epoca sui vascelli possedevano un buon rapporto gittata-efficacia fin quasi al chilometro se puntate su schieramenti compatti. Naturalmente quel rapporto peggiorava notevolmente puntando il pezzo su singole galee con ampia libertà di manovra. Per quel che riguarda le armi di piccolo calibro, all'importanza della gittata è lecito pensare che si debba sostituire la capacità di penetrazione delle protezioni individuali nemiche, l'abilità nella mira e la velocità di ricarica del soldato.

I cristiani naturalmente attribuirono la loro vittoria soprattutto alla protezione della Vergine Maria, tanto che nell'anniversario della battaglia fu fissata la festa della Madonna del Rosario.

Conseguenze.

Questa battaglia fu la prima grande vittoria di un'armata o flotta cristiana occidentale contro l'Impero Ottomano e, quindi, ebbe anche un'importanza psicologica dato che fino a quel momento i Turchi avevano vinto tutte le 8 principali precedenti battaglie contro i cristiani. Nonostante la devastante sconfitta turca, la scarsa coesione tra i vincitori impedì alle forze alleate di sfruttare appieno la loro vittoria ed ottenere una supremazia duratura sugli Ottomani.
L'Impero Ottomano, infatti (che pure aveva risentito duramente del colpo, tanto da far perdere il sonno per tre interi giorni al Sultano quando fu informato della disfatta), iniziò subito una poderosa opera di ricostruzione della flotta, che si concluse in 6 mesi e a seguito della quale, pur riacquistando la supremazia numerica nei confronti della coalizione cristiana, perse comunque il controllo completo dei mari, specialmente del Mediterraneo occidentale. La sconfitta, però, non permise all'esercito cristiano di riconquistare l'isola di Cipro che era caduta da appena due mesi in possesso ottomano.
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giovedì 6 ottobre 2016

Buonismo demagogico da Oscar


Buonismo demagogico da Oscar

di Marcello Veneziani - 05/10/2016
Buonismo demagogico da Oscar
Fonte: Marcello Veneziani

Confesso di non essere riuscito a vedere fino alla fine, l'altra sera in prima assoluta su Rai3, il docufilm che rappresenterà l'Italia agli Oscar,Fuocoammare sugli sbarchi a Lampedusa. La stessa cosa dev'essere capitata a molti italiani, a giudicare dagli ascolti piuttosto scarsi, se consideriamo la mobilitazione propagandistica sul tema e sul film. È peccato, è reato ammettere che l'ho trovato scontato, manierista e un po' noioso? Si è xenofobi, razzisti o poco cristiani se si dice che trovo ormai ossessivo, demagogico e autolesionista il panegirico quotidiano in lode dei migranti e dell'accoglienza?
Proprio mentre la tv di Stato mandava in onda il film, altre onde portavano in Italia nella stessa giornata, oltre seimila migranti. Non c'è giorno senza che Mattarella, il governo, i tg, le “anime belle”, ci esortino ad accogliere migranti e clandestini, non solo profughi, a braccia aperte. Con la sua chioma di zucchero filato, il Capo dello Stato, nel suo ruolo di Dolcificante Istituzionale, ha scelto come suo compito principale esprimere ogni giorno soddisfazione e commozione per gli sbarchi. Aspettiamo magari che ne adotti un migliaio tra il Quirinale e le tenute presidenziali: ci costa più della Casa Bianca e della Corona britannica, può permetterselo.
Anziché scoraggiare esodi che assumono via via l'aspetto di migrazioni bibliche, incontrollabili e ingestibili, in Italia è una gara forsennata a chi si dimostra più accogliente ed invitante. Considerando che sono milioni, forse miliardi, le persone che vorrebbero venire da noi, penso che sia un suicidio favorire questi flussi anziché frenarli. In particolare per un Paese come l'Italia, dove i morti superano i nati, la popolazione è vecchia ed esortare alla natalità è quasi un reato. Proletari di tutto il mondo unitevi e venite in Italia. Siete i benvenuti.
Avete presente la Brexit, ossia la scelta inglese di uscire dall'Unione Europea? Beh, noi in Italia stiamo facendo la scelta opposta: stiamo uscendo dall'Italia. Exitaly. Exit nel senso di uscita dall'Italia, eutanasia di un Paese; o Ex-Italy nel senso di un'Italia che rischia di diventare una ex-nazione. Stiamo favorendo l'estinzione dell'Italia per farla diventare solo un campo profughi o un corridoio umanitario per disperati in cerca d'Europa.
Al governo non serve Renzi, mandateci la Croce Rossa. Il messaggio permanente che ci giunge dai media e dalle istituzioni è chiaro: meno italiani nel futuro, meno famiglie, meno figli, meno cristiani e più coppie gay e trans, più migranti, più clandestini, più islamici. Nel giro di pochi anni ci sentiremo stranieri in casa nostra.
Dovremmo essere felici di tutto questo? Dovremmo sentirci in pace con la nostra coscienza, con i nostri valori e con il futuro, assistendo compiaciuti, anzi collaborando, all'estinzione del nostro Paese? Nessun odio verso i poveri migranti e la loro disperata vitalità. Solo amore per una Nazione, e una Civiltà
                                                                                                                                                  

lunedì 3 ottobre 2016

COME TI FALSIFICO LA STORIA!

QUESTA LAPIDE RICORDA NEI SECOLI
IL GELIDO ECCIDIO PERPETRATO DAI TEDESCHI
IL 22 LUGLIO 1944
DI SESSANTA VITTIME, INERMI, VECCHI, INNOCENTI
PERFIDAMENTE SOLLECITATI A RIPARARE NELLA CATTEDRALE
PER RENDERE PIÙ RAPIDO E PIÙ SUPERBO IL MISFATTO.
NON NECESSITÀ DI GUERRA, MA PURA FEROCIA
PROPRIA DI UN ESERCITO IMPOTENTE ALLA VITTORIA
PERCHÈ NEMICO DI OGNI LIBERTÀ, SPINSE GLI ASSASSINI
A LANCIARE MICIDIALE GRANATA NEL TEMPIO MAGGIORE.
ITALIANI CHE LEGGETE, PERDONATE MA NON DIMENTICATE !
RICORDATE CHE SOLO NELLA PACE E NEL LAVORO
È L’ETERNA CIVILTÀ . IL COMUNE NEL X° ANNIVERSARIO
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(lapide che ricorda un bombardamento americano, attribuito ai tedeschi) 

Questa lapide ricorda il bombardamento avvenuto a San Miniato il 27-7-1944.
L’unico piccolo difettuccio è che il bombardamento fu effettuato dagli alleati e non, come vi è scritto, dalle truppe tedesche.
E’ un piccolo parrticolare del tutto trascurabile. Infatti il vero obiettivo non è quello di ricordare le vittime, ma di aizzare e perpetuare nei secoli l’odio contro il Nazismo e il Fascismo.
Falso anche il numero. I morti furono 56 e non 60.
Sul fatto, come descritto dalla lapide, i fratelli Taviani ne fecero un film (‘La strage di San Lorenzo‘).
Falso anche che le vittime siano state ammassate nella chiesa su ordine dei tedeschi. In realtà fu il Vescovo che chiese ed ottenne dai tedeschi di farvi entrare le famiglie come si ricava dalle testimonianze, rese alla commissione di inchiesta del 1944, di don Guido Rossi («… a seguito delle richieste del Vescovo la folla entrò in chiesa») e  di Armando Colombini («Successivamente il Vescovo disse che oltre ai bambini, alle donne aveva ottenuto il permesso di fare entrare in chiesa anche gli uomini»).
Ma naturalmente era molto più ‘produttivo‘ far credere che i ‘mostri tedeschi‘ avessero obbligato le vittime ad entrare in chiesa per poi uscire e ammazzarle con un colpo di cannone (perchè poi, se erano tanto malvagi, non li hanno ammzzati subito a colpi di mitraglia, Dio solo lo sa).
Dal che, se ancora ce ne fosse bisogno, si ha la conferma che per la sinistra ogni mezzo è buono, soprattutto la menzogna.
Meglio ancora se fissata su una lastra di pietra.
Sul fatto che il bombardamento sia opera degli alleati non vi è alcun dubbio. Infatti al momento dell’attacco le truppe tedesche erano a ridosso della chiesa e risulta pertanto davvero poco credibile che loro commilitoni si divertissero a sparargli contro.
Nel 1997 fu fatta una perizia, Ecco il risultato:
da LA NAZIONE Quotidiano del 24 Luglio 1997; E’ “americana” la verità sulla notte di San Lorenzo. Fu una granata degli “alleati” e non delle truppe tedesche ad entrare nel rosone del Duomo e a causare 56 vittime. …. «perizia» del tenente di fanteria americano Charles Jacobs. Il poverino per far quadrare il cerchio aveva dovuto inventarsi una granata tedesca assassina ed una innocua americana. A riprova della sua buona fede (e della sua ignoranza) forniva anche il DNA della bomba statunitense: spoletta «Fuse P. D. M43». Trattandosi di materia tecnica ci siamo rivolti a due generali, Sabino Malerba e Ignazio Spampinato e ad un colonnello, Massimo Cionci, tutti d’artiglieria, ma con specializzazioni diverse (balistica, esplosivi e munizionamento). Il responso dei tre è stato unanime, quella «spoletta Fuse a percussione (P. D.) avente il numero di modello 43 non è mai esistita». Inoltre, dice l’esperto di munizionamento, col. Cionci, «è impossibile che il proietto munito spoletta del tipo PD fosse un fumogeno». «La scritta punzonata sulla spoletta poteva essere soltanto “P. D. M48“»…..
Una volta smascherato l’imbroglio il Comune ha posto nel 1994, una stele sul prato antistante la chiesa nel 1994 con il seguente testo:
“A ricordo delle 55 (!) persone uccise dalla barbarie della guerra in questa cattedrale il 22 luglio 1944”
La storia completa la si può leggere al link seguente:
Le menzogne
Nel 2004, Frosini, sindaco di San Miniato, non potendo più negare l’evidenza ha detto:
«Di queste nuove conclusioni l’amministrazione comunale di San Miniato prende atto e da essa trae ulteriori ragioni a proseguire nel proprio impegno di valorizzazione dell’apporto della Resistenza e dell’antifascismo nella costruzione della Repubblica Italiana». Il «prendere atto» si tradurrà presto in fatti: Frosini farà rimuovere la lapide collocata dal Comune sulla facciata del suo palazzo nel lontano 1954 che sanciva la strage esclusivamente come «nazista».
San Miniato, il vescovo e l’eccidio: falsità e calunnie
Sarebbe interessante sapere se la lapide c’è ancora.