lunedì 12 settembre 2016

I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO

I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO

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I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO
La manipolazione del passato e del presente, la distorsione dei fatti ad uso e consumo della nuova classe dirigente, è un classico degno d’ogni regime politico, dalla Grecia Antica in avanti.
Moralmente inaccettabile, è comunque capibile se adoperata da un sistema totalitario, dittatoriale, antidemocratico: in quel caso, chi si oppone a tale processo viene eliminato e messo a tacere, dunque non esiste alternativa di scelta, se non per pochi Uomini. Come giudicare, invece, chi, in una democrazia formale come l’Italia del 2015, sceglie di schierarsi dalla parte della menzogna, dell’immoralità, del degrado, fabbricando

giorno dopo giorno un’enorme, puzzolente, montagna di fandonie? Si badi bene che questo acclìvio è stato accresciuto dal sudore delle migliori menti dell’informazione, dalle brillanti menti dei baroni universitari, dai grandi nomi dei giornaloni, dai giornalisti ufficiali delle televisioni, dai salotti bene dell’alta borghesia. In nome di una moda, più che di un’ideologia, hanno costantemente faticato per instillare nel corpo fradicio della Nazione la verità, novelli impiegati dell’omonimo Ministero Orwelliano. Ci si ritrova così ad avere, in pieno XXI secolo, uno scenario miserevole, in cui i fatti cozzano con i racconti, i dati con la realtà.
Dal 2011 in avanti, a seguito del vergognoso golpe finanziario, abbiamo visto di tutto: numi del giornalismo italiano che, in ricordo d’idee già tradite allora, chiedevano a gran voce regimi d’occupazione (ora detti troika) per lo sciatto, lazzarone popolo italiano; direttori di quotidiani nazionali che, insultando la scienza economica, prospettavano scenari apocalittici in seguito all’uscita dall’Euro, senza additare un dato, uno studio alcuno; grandi intellettuali arruolati in servizio permanente per decantare in faccia all’idiota mediterraneo la splendida serietà, la teutonica efficienza degli Stati del Nord; un giornale fondato da Antonio Gramsci che esulta per l’instaurazione di un governo al soldo dei mercati finanziari, e via discorrendo per un’innumerevole serie d’esempi. Molti sono i fattori che ricorrono in questa tragica sciarada di quaqquaraqqua e ominicchi: l’evidente fastidio provocato dalla parolina società, l’odio per la democrazia di massa, un perbenismo idiota e violento, una pretesa superiorità culturale unita all’inevitabile, onnipresente richiamo all’Europa intesa come UE, al sogno europeo, all’europeismo più manicheo. Non è un caso. Un programma antidemocratico, «al riparo dal processo elettorale» citando il mai banale Mario Monti, quale è l’attuale configurazione tecnocratica della comunità e della zona Euro ha per forza di cose bisogno d’una corte di servi, che indorino la pillola alle masse ignoranti e sordide.
I nuovi collaborazionisti, i Quisling, tricolori, sono numerosissimi, trasversali a ogni fantozziano schieramento politico: sono quelli che approvano le inutili riforme, l’immigrazione incontrollata, la svendita dei patrimoni pubblici, la distruzione dello Stato sociale, perché hanno accettato l’arduo compito indicatogli loro da un altro emerito figuro, Tommaso Padoa Schioppa.
«Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità».
Non interessa, a costoro, che il loro sogno cammini letteralmente sui cadaveri d’un continente dilaniato, che il loro racconto fattuale cozzi ogni minuto con l’interminabile lista di tragedie sociali che attanagliano i disgraziati paesi dell’Euro. Al di là di hahstag, ladylike, Renzi, Boldrini, Italicum e ‪#‎buonascuola‬, è bene che si sappia questo: la grande informazione italiana ha deciso di servire gli interessi di una determinata élite, inseguendo un disegno diametralmente opposto al futuro e al benessere del proprio popolo, facendo di menzogne e reticenze la cartina di tornasole del proprio operato. Tocca agli Italiani reagire, prima che sia troppo tardi.

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

                                                                                                                                                              

giovedì 8 settembre 2016

LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI DAL GRAN SASSO


LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI DAL GRAN SASSO




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PONZA : LA FRECCIA INDICA LA CASA IN CUI ERA SEGREGATO MUSSOLINI

DA SINISTRA GLI AUTORI DIRETTI DELL' ARRESTO DI MUSSOLINI : IL DUCA PIETRO ACQUARONE, IL GENERALE CERICA, IL COLONNELLO FRIGNANI,

 IL CAPITANO AVERSA E IL QUESTORE MORAZZINI.

ACQUARONE, MINISTRO DELLA REAL CASA, ORGANIZZA INSIEME A CERICA 

E A MOMORAZZINI LA CATTURA DI MUSSOLINI; 

FRIGNANI E AVERSA LA EFFETTUANO MATERIALMENTE.



IL TRADIMENTO PORTATO CONTRO I NOSTRI COMBATTENTI E CONTRO TUTTA LA CONDOTTA DELLE OPERAZIONI MILITARI ITALIANE NEL MEDITERRANEO SFOCIAVA NEL COLPO DI STATO DEL 25 LUGLIO 1943, CHE CONSENTIVA AI TRADITORI DI IMPADRONIRSI DELLE MASSIME LEVE DEL POTERE E DI ARRIVARE ALLA RESA SENZA CONDIZIONI PER L’ ITALIA, E AL SUO PASSAGGIO NEL CAMPO NEMICO.
DA TEMPO, NEGLI STESSI AMBIENTI NEI QUALI IL TRADIMENTO AVEVA ALLIGNATO ED ERA STATO “COPERTO”,  SI ANDAVA COMPLOTTANDO PER IL ROVESCIAMENTO DEL REGIME; QUESTI AMBIENTI ERANO LA CASA REGNANTE, UN GRUPPO DI GENERALI FACENTE CAPO A BADOGLIO E AD AMBROSIO, ED ESPONENTI DELLA CLASSE POLITICA POSTFASCISTA CAPEGGIATO DA IVANO BONOMI.


IL VOTO SFAVOREVOLE A MUSSOLINI DA PARTE DELLA MAGGIORANZA DEI MEMBRI DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO NELLA SEDUTA DEL 25 LUGLIO 1943, CONVINCEVA I CONGIURATI CHE ERA GIIUNTO IL MOMENTO DI EFFETTUARE IL COLPO DI STATO .
RECATOSI ALLA RESIDENZA PRIVATA DEL RE, A VILLA SAVOIA, PER CHIEDERE AL SOVRANO PIU’ AMPI POTERI CHE GLI CONSENTISSERO DI RIPRENGERE ENERGICAMENTE LA PARTICOLARE SITUAZIONE ITALIANA, MUSSOLINI, APPRENDEVA DA VITTORIO EMANUELE LA SUA SOSTITUZIONE CON IL MARESCIALLO BADOGLIO, E ALL’ USCITA DELLA VILLA VENIVA ARRESTATO, SOTTO IL PRETESTO DELLA PROTEZIONE DA “REAZIONI” DA PARTE DELLA POPOLAZIONE.

LA LUNGA GUERRA E IL SUO ESITO SFORTUNATO AVEVA MUTATO LO STATO D’ ANIMO DI UNA PARTE DELLA POPOLAZIONE. INIZIA LA CACCIA AI FASCI E ALLE LAPIDI, NELLA STUPIDA SPERANZA DI POTER COSI’ CANCELLARE VENTI ANNI DI STORIA ITALIANA.
LA NOTIZIA DELL’ ARRESTO DI MUSSOLINI FU MANTENUTA SEGRETA IN ITALIA, E SEGRETO ERA IL LUOGO DOVE IL CAPO DEL FASCISMO ERA CUSTODITO, PER EVITARE COLPI DI MANO DA PARTE DEI FASCISTI O DEI TEDESCHI, CON L’ INTENTO DI LIBERARLO.

DOPO POCHE ORE DAL SUO ARRESTO, MUSSOLINI VENIVA IMBARCATO SULLA CORVETTA “PERSEFONE”, SCORTATO DALL’ AMMIRAGLIO MAUGERI E DALL’ ISPETTORE GENERALE DI POLIZIA POLITO, FINO ALL’ ISOLA DI PONZA, GIA’ LUOGO DI INTERNAMENTO DI DETENUTI POLITICI ANTIFASCISTI E DI CAPI DI RIBELLI ABISSINI.

IL 7 AGOSTO , IL CAPO DEL FASCISMO VENIVA TRASFERITO ALLA MADDALENA, SUL CACCIATORPEDINIERE “FR 22” (L’ EX FRANCESE "PANTHERE”).

DALLA MADDALENA, AVENDO SENTORE DI UN TENTATIVO TEDESCO DI LIBERAZIONE DEL DUCE CHE STAVA PER ESSERE POSTO IN ATTO, BADOGLIO TRASFERIVA MUSSOLINI AL GRAN SASSO , IN LUOGO MENO ACCESSIBILE.
DURANTE UNA SOSTA NEL TRASFERIMENTO ALL’ AEREOPORTO DI BRACCIANO, UN CAPITANO DELL’ “ARIETE” CON ALCUNI SOLDATI TENTAVA DI LIBERARE MUSSOLINI, MA GIUNGEVA TARDI PER POCHI MINUTI.

INTANTO PROPRIO CON L’ ACCUSA DI COMPLOTTARE CONTRO IL GOVERNO E DI PREPARARE LA LIBERAZIONE DEL DUCE, BADOGLIO FACEVA ARRESTARE  MOLTI FASCISTI RITENUTI “PERICOLOSI”.
IL PIU’ “PERICOLOSO” DI TUTTI, ETTORE MUTI, EROE LEGGENDARIO DI CENTO BATTAGLIE, DECORATO CON     UNA  MEDAGLIA D' ORO, DIECI D' ARGENTO, QUATTRO DI BRONZO E CINQUE CROCI DI GUERRA,  VENIVA ADDIRITTURA  ASSINATO IL 24 AGOSTO.

IL 12 SETTEMBRE ALIANTI TEDESCHI TRASPORANTI LE TRUPPE SPECIALI DI UN REPARTO DI PARACADUTISTI TEDESCHI GUIDATI DAL MAGGIORE OTTO SKORZENY , ATTERRAVANO A CAMPO IMPERATORE.

FRA LA SORPRESA DEI CARABINIERI DI GUARDIA CHE NON FECERO IN TEMPO A TENTARE ALCUNA REAZIONE, GLI UOMINI DI SKORZENY IRROMPEVANO NELL’ ALBERGO, RAGGIUNGENDO LA STANZA DI MUSSOLINI, DISARMANDO LA SCORTA E ASSICURANDO L’ INCOLUMITA’ DEL CAPO DEL FASCISMO.

MUSSOLINI E SKORZENY PRENDEVANO POSTO SU UN PICCOLO AEREO “CICOGNA” APPRESTANDOSI A DECOLLARE, AIUTATI DAI TEDESCHI E DAGLI STESSI CARABINIERI ITALIANI CHE AVEVANO SUBITO FRATERNIZZATO CON I LIBERATORI E FESTEGGIARONO MUSSOLINI.
IL DECOLLO FU PARTICOLARMENTE  DRAMMATICO PERCHE’ LA BREVE PISTA ERA INSUFFICIENTE, SPECIE PER UN APPARECCHIO COSI’ PICCOLO E SOVRACCARICO.

 LA “CICOGNA” PERCORSO IL PICCOLO SPAZIO, FINIVA NEL BURRONE PERDENDO QUOTA, MA POI SI RIPRENDEVA, SI ALLONTANAVA E RAGGIUNGEVA  UNA BASE AEREA TEDESCA.

DA QUI MUSSOLINI PASSAVA SU UN TRIMOTORE “JU 52” CHE LO PORTAVA A MONACO.

DOPO LA SUA LIBERAZIONE BENITO MUSSOLINI RIPRENDEVA LA GUIDA DEL FASCISMO ITALIANO E QUINDI FORMAVA UN NUOVO GOVERNO, CHE PONEVA COME SUO PRIMO OBBIETTIVO LA RIPRESA DEI COMVBATTIMENTI A FIANCO DEGLI ALLEATI TEDESCHI E LA LOTTA A FONDO PER RISCATTARE L’ ONORE DELLA BANDIERA ITALIANA, MACCHIATA DAL TRADIMENTO DI BADOGLIO E DEI SUOI COMPLICI.

A FIANCO DI MUSSOLINI ACCORREVA IL MARESCIALLO RODOLFO GRAZIANI, FIGURA MILITARE DI GRANDE PRESTIGIO, CHE CON LA SUA SOLA PRESENZA, RACCOGLIEVA SOTTO LE BANDIERE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA DECINE E DECINE DI MIGLIAIA DI VALOROSI COMBATTENTI.




IL MARESCIALLO GRAZIANI PARLA AGLI UFFICIALI DEL PRESIDIO DI ROMA 

IL 1 OTTOBRE 1943 AL TEATRO ADRIANO DI ROMA




SOTTO LA GUIDA DEL MARESCIALLO GRAZIANI, NASCEVANO LE FORZE ARMATE DELLA R.S.I. FINO DAI PRIMISSIMI GIORNI, MIGLIAIA DI VOLONTARI ACCORSERO ALLE CASERME, RIVESTENDO IL GLORIOSO GRIGIOVERDE, DOPO L' IGNOBILE PARENTESI DELL' 8 SETTEMBRE. I VOLONTARI SI AGGIUNGEVANO ALLE UNITA' CHE ERANO RIMASTE IN ARMI ANCHE NEI GIORNI OSCURI, COME LA  "DECIMA FLOTTIGLIA MAS", I REPARTI DELLA MILIZIA, IL REGGIMENTO PARACADUTISTI "NEMBO", BERSAGLIERI E ALTRE SPECIALITA'. IN BREVE, QUELLE POCHE UNITA' DIVENTARONO UN ESERCITO, DISCIPLINATO, FORNITO DI ELEVATO SPIRITO COMBATTIVO, CHE DAVA PROVA DEL SUO VALORE SU TUTTI I FRONTI ED ANCHE NELLA TRAGICA LOTTA CIVILE NEL PAESE, PER GARANTIRE LA SICUREZZA DELLE LINEE DI COMUNICAZIONE CHE ERANO AL FRONTE. LA MILIZIA CHE NON SI ERA DISSOLTA E CHE AVEVA ADERITO ALLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, NELLA SUA QUASI TOTALITA', ASSUMEVA LA NUOVA DENOMINAZIONE DI GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA (GNR) ED ERA POSTA AGLI ORDINI DI RENATO RICCI.




IL GOVERNO DELLA R.S.I. NOMINATO L 23 SETTEMBRE 1943

Da sinistra a destra e dall' alto in basso : A. TRINGALI CASANOVA (ministro della giustizia), FERNAQNDO MEZZASOMA (cultura popolare), DOMENICO PELLEGRINI GIAMPIERO (finanze), CARLO ALBERTO BIGGINI (educazione nazionale), SILVIO GAY (economia corporativa), GUIDO BUFFARINI GUIDI (interni), EDOARDO MORONI (agricoltura), GIUSEPPE PEVERELLI (lavori pubblici), DOMENICO ARCIDIACONO (comunicazioni), ALESSANDRO PAVOLINI (segretario del Partito Fascista Repubblicano), FRANCESCO MARIA BARRACU (sottosegretario alla presidenza del consiglio), SERAFINO MAZZOLINI (esteri), Ammiraglio ANTONIO LEGNANI (marina), Colonnello CARLO BOTTO (aereonautica), RENATO RICCI (Comandante Generale della Guardia Nazionale Repubblicana), Generale ARCHIMEDE MISCHI (comandante dei Carabinieri), Generale GASTONE GAMBARA (capo si Stato Maggiore dell' Esercito), TULIO TAMBURINI (capo della polizia)



IL PROCLAMA DI BADOGLIO AGLI ITALIANI DICE:

 "...LA GUERRA CONTINUA...L' ITALIA MANTIENE FEDE ALLA PAROLA DATA..."




L' ULTIMO NUMERO DEL "POPOLO D' ITALIA" IL 26 LUGLIO 1943




28 LUGLIO 1943 - PALAZZO VENEZIA CHIUSO E ABBANDONATO

SONO GIA' STATI RIMOSSI  I DUE FASCI DALLO STORICO BALCONE




LA TESSERA ANNONARIA DI PONZA AL "DETENUTO" MUSSOLINI



LETTERA DI MUSSOLINI AL PARROCO DI PONZA

















Ponza, 5 agosto 1943
Molto reverendo,
Sabato 7, ricorre il secondo annuale della morte di mio figlio Bruno, caduto nel cielo di Pisa. Vi prego di celebrare una Messa in suffragio della sua anima. Vi accludo mille lire di cui disporrete nel modo più conveniente. Desidero farvi dono del libro di Giuseppe Ricciotti, che ho finito di leggere in questi giorni: La vita di Gesù Cristo. E’ un libro esaltante che si legge davvero tutto d’un fiato. E’ un libro dove scienza storica, religione, poesia sono fusi mirabilmente insieme. Coll’opera del Ricciotti, l’Italia raggiunse, forse, un altro primato.
Vi mando il mio cordiale saluto.
Mussolini