sabato 13 giugno 2015

I VIDEO DEL RNCR-RSI CONTINUITA' IDEALE DELEGAZIONE PUGLIA !

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giovedì 11 giugno 2015

OBAMA E LA TRAPPOLA IRACHENA


Obama annuncia l'invio di altri 500 "addestratori" americani in Irak,portando  così  a 3.500 la presenza militare attiva a Baghdad  per fermare il dilagare dell'Isis.
Ma ogni soldato che va sul terreno aumenta la percentuale di fallimento sua,degli Usa e dei suoi servi Nato.
Così è stato dal Vietnam fino ad oggi e lo sarà sempre,la Storia parla chiaro.
Quanto all'Isis,figlio ingrato a stelle e strisce,può essere fermato (non eliminato) soltanto dalla resistenza di Assad in Siria e con l'intervento diretto dell'Iran.
È vero che la strapotenza militare americana permetterebbe di sbaragliare le milizie del Califfo,già si è visto con Saddam Hussein.
Ma dopo ? Anche se lo ammazzassero,al posto di Al Baghdadi prima o poi ne spunterebbe un'altro.
Che,sfruttando la barriera d'odio creatasi (anche grazie alle guerre dei Bush) tra sunniti e sciiti,continuerebbe nell'opera di "liberazione e riscatto" contro gli "infedeli" occupanti,occidentali e/o musulmani che fossero.
Senza essere un grande esperto di geopolitica e di strategie militari,di quelli che (lautamente pagati) vanno in tv,radio o scrivono sui principali quotidiani per sostenere le tesi "interventiste", ritengo sia abbastanza facile interpretare la situazione pregressa,attuale e,presumibilmente, futura di quel teatro di guerra.
Le campagne militari Usa nei paesi musulmani (vere e proprie "crociate" occidentali per esportare con la forza la democrazia) hanno creato centinaia di migliaia di morti,in gran parte vittime civili innocenti,milioni di profughi ed il collasso di intere nazioni.
Queste erano rette da regimi che fungevano da barriera contro le forme di integralismo religioso,dimostratesi piú pericolose delle  improbabili "collusioni" terroristiche addebitate ai Saddam Hussein,ai Gheddafi,agli Assad colpiti dalla furia occidentale direttamente con le armi.
Cui vanno aggiunti tutti gli altri "dittatori" dei paesi musulmani, destabilizzati e cacciati tramite le varie "primavere arabe",come Egitto e Tunisia.
In questo momento,riflettano i lettori sulla base (già insufficiente) delle informazioni loro propinate dai media maggiori,su quanto leggono,vedono e sentono.
In Irak e Siria lo Stato Islamico (od Isis) avanza e conquista territori,incontrando minore o maggiore resistenza da parte di chi lo contrasta...e senza eccessivo disturbo creato della coalizione crociata di BombObama e soci occidentali (aperta pure agli alleati musulmani).
Migliaia di raid aerei di 46 nazioni non riescono a fermare l'onda jihadista che vuol creare il nuovo Califfato sunnita...come mai ??
Sono le stranezze delle guerre moderne...,specie da quelle parti !!
Contro Isis combattono davvero soltanto i soldati di Assad e (da poco tempo) le milizie sciite di Hezbollah con i Pasdaran iraniani,piú poche truppe irachene ed alcune etnie di grande capacità guerriera come i Kurdi.
Per tutti questi è questione di sopravvivenza,pure fisica,vincesse il Sunnismo, e cadesse nelle mani di Al Baghdadi la Siria, ci sarebbe un bagno di sangue do portata epocale...e l'Iran sarebbe il prossimo bersaglio.
Non dei soli "terroristi" (strano,sono milioni che li seguono) ma dei loro finanziatori e sostenitori di fatto : paesi del Golfo,Giordania,Turchia e senza contare Israele (che,addirittura,li cura).
Tutti,proprio tutti,legati a filo doppio con gli Usa e direttamente (Erdogan ed i turchi) con la Nato.
Così,seguendo questa semplificazione sintetizzata ( se no servirebbero centinaia di pagine) si torna dritti agli Stati Uniti.
Hanno allevato,finanziato ed armato l'Isis particolarmente in funzione anti Assad, per rovesciare il legittimo governo siriano e per indebolire di fatto l'Iran e la Russia.
Ora,sfuggitagli (sembra) di mano la "creatura", BombObama non sa bene cosa fare e "come" farlo...,rimandare truppe di terra in Irak sarebbe militarmente logico ma folle sul piano politico,men che meno intervenire in Siria ed ora pure in Libia.
Meglio temporeggiare,cazzeggiando...magari in attesa di arrivare a fine mandato !!

n.b. : quanto sopra ha un riferimento geopolitico volutamente limitato. Se ampliassimo la riflessione (come obbligo di un analista sarebbe) agli altri "punti di crisi" ,provocati dagli Usa di BombObama e dallo UEismo atlantista suo succube,si potrebbe iniziare ad aver davvero paura.
Gli italiani (io sono poi siciliano) abbiamo la esplosiva Libia "liberata" ad appena due passi marini da Sigonella...e (non se ne parla quasi più) l'Ucraina non molto lontano.
In Ucraina si spara e si muore ogni giorno che passa ,sale la tensione con Putin...e non siamo neppure tra musulmani cui poter dare la colpa !!
Signori,ci troviamo tra "cristiani" doc...

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello      



                                             STORNELLO AL NEGUS D'AMERICA

                                                                                                                                                 

mercoledì 10 giugno 2015

IL TENTATIVO IDIOTA DI ARCHIVIARE LE IDEOLOGIE



IL TENTATIVO IDIOTA DI ARCHIVIARE LE IDEOLOGIE

 

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LE RIVOLUZIONI SONO TAPPE INDISCUTIBILI DI AUTENTICO PROGRESSO, QUANDO SI IMPONGONO SUL COSTUME UMANO PER TRASFORMARLO IN MEGLIO, SECONDO I CANONI DELLA CREAZIONE.
SE I CONTEMPORANEI  DISCRIMINANO ACCECATI DAL LIVORE DELLE PASSIONI O PREZZOLATI DALLO SQUALLIDO SINEDRIO DEL CONFORMISMO, NON LO FANNO CERTAMENTE I POSTERI! NELLA SERENA ATMOSFERA DEI LORO TRIBUNALI LE
SENTENZE RISPECCHIANO LA LOGICA DELLA VERITA’, ACQUISTANDO ALTISSIMO
MAGISTERO DI VITA.
QUANDO MANI CODARDE, AL SERVIZIO DEI NEMICI D’ITALIA, ASSASSINARONO
BENITO MUSSOLINI, SI FECE STRADA L’ILLUSIONE CHE LA SUA IDEA SAREBBE
STATA SEPOLTA COL SUO CADAVERE, BRUTALMENTE SEVIZIATO.
DIALETTICA DEGLI  IMBECILLI E DESIDERIO DEGL’IMPOTENTI.
LE IDEE NON CONOSCONO L’OMBRA DEI CIPRESSI. CONTINUANO A BRILLARE DI
LUCE PROPRIA, INESTINGUIBILE, NELLA ETERNITA’ DI DIO.

domenica 7 giugno 2015

10 GIUGNO 1940




"E' TIPICO PER LE FALSE DEMOCRAZIE PROIBIRE LA VERITA' DELLA                                        
                               DELLA STORIA,  
                      
                   POSSA LA STORIA RIVELARE LA   VERITA'."        

10 GIUGNO 1940 

10 giugno 1940, l'Italia entrava in guerra ed oggi gli italiani sono sommersi da una marea di rievocazioni, testimonianze, documentazioni spudoratamente deformate, falsificate, manovrate, per dimostrare una sola cosa: e cioè che la nazione venne trascinata in una criminale avventura destinata in partenza alla più catastrofica delle conclusioni.    NIENTE DI PIU' FALSO!!! Noi vogliamo ricordare che quel 10 giugno gli italiani erano tutti convinti che fosse giunto il momento di scendere in campo per chiudere la partita con quelle false democrazie capitaliste che avevano fatto di tutto per isolare e soffocare gli aneliti di riscossa e di libertà dei popoli europei già schiacciati, emarginati, avviliti nei loro più naturali diritti da quel trattato di "Pace di Versailles" che, alla fine della prima guerra mondiale aveva visto Inghilterra, Francia e USA imporre la loro proterva volontà sopraffattrice anche a quelle nazioni come l'Italia, che pure avevano contribuito con molto sangue alla vittoria del 1918. Solo dei professionisti della menzogna e della falsificazione storica possono sostenere il contrario. Solo gentaglia di questa risma può cercare di far credere (e purtroppo ci riesce) che la guerra fu voluta dall'Italia e dalla Germania.
La guerra venne dichiarata da Francia e Inghilterra con il pretesto di difendere la Polonia da un'aggressione tedesca che la stessa Polonia aveva provocato su istigazione francese e inglese, senza che poi inviassero un solo uomo in difesa dei polacchi. I fatti sono ampiamente documentati! . Inghilterra e Francia fecero di tutto per provocare la guerra, e quando questa iniziò, l'Italia non poté restarne fuori. Perché quella guerra fu una "guerra di religione".
La "religione" material-capitalista alleata a quella marxista per distruggere l'Europa.
Quell 'Europa che stava tentando di affrancarsi da capitalismo e marxismo in nome della sintesi nazionale e sociale e, soprattutto in nome di DIO. Cominciata la guerra, l'Italia Fascista si trovò a combattere non solo nelle trincee d'Europa, d'Africa e di Russia, ma anche sul fronte interno contro i TRADITORI che, legati al conservatorismo plutocratico o al materialismo marxista, scelsero di servire il nemico pugnalando alle spalle chi si stava sacrificando per la PATRIA e per la rivoluzione anti­capitalista e anti-comunista.
Il tradimento si concretizzò dapprima nel nascondere ai nostri soldati le armi e,successivamente, una volta perduta la guerra, nel "vendere" chi si era battuto per la R.S.I.  al barbaro invasore angloamericano.
Un errore commesso dal Fascismo (di sicuro per bontà d'animo) fu quello di non colpire da subito chi tradiva, chi voleva consegnare la PATRIA al nemico.
Ricordiamo quest' oggi tutti gli italiani caduti in combattimento, chi si è spento tra enormi sofferenze, e chi è ancora con noi su questa Terra,

  Dino

giovedì 4 giugno 2015

DEMOCRAZIA DIRETTA E STATO SOCIALE

 

DEMOCRAZIA DIRETTA E STATO SOCIALE

un binomio indissolubile

Fin dalla sua comparsa sulla terra l’uomo si è caratterizzato come essere sociale, propenso ad unirsi per condividere e sviluppare con altri i comuni interessi e per meglio tutelare e difendere le proprie conquiste lavorative e sociali.

Escludendo le società collettivistiche dove tutto è messo in comune e l’individualità annullata, possiamo affermare che le associazioni o microcomunità – da quella base rappresentata dalla famiglia unita da vincoli di amore e di sangue a quelle in ambito lavorativo come i sindacati e le associazioni di categoria – rappresentano le cellule del tessuto connettivo di una moderna, pluralista e ordinata società.

Questa premessa è necessaria per comprendere lo spirito e le finalità della Democrazia Diretta che si colloca all’interno di un ampio e articolato processo teso al superamento del modello liberal-capitalista e al ridimensionamento del ruolo dei partiti ricondotti nell’alveo istituzionale.

Dimentichiamoci, per il momento, dell’attuale sistema e pensiamo ad un qualunque lavoratore, operaio, impiegato o professionista, inserito in un sistema a Democrazia Diretta. Questi è chiamato ad eleggere, su base territoriale, secondo il principio delle primarie e senza il filtro dei partiti, il rappresentante della categoria di appartenenza.

Il nostro lavoratore sarà motivato ad andare a votare e lo farà con la massima attenzione e competenza affinché gli interessi della sua categoria, e di conseguenza i suoi, siano perseguiti.

Lo stesso vale per le altre espressioni significative della società: medici e insegnanti, sindacati e industriali, uomini di scienza e di cultura, casalinghe, sportivi, pensionati, immigrati… ogni realtà importante del nostro Paese avrà il suo rappresentante in Parlamento che, di fatto, sarà lo specchio fedele della società civile.

I parlamentari risponderanno direttamente agli elettori da cui hanno ricevuto il mandato e non avranno bisogno, come avviene ora, di crearsi le clientele per assicurarsi la rielezione. Sarà sufficiente lavorare bene, nell’interesse della categoria di appartenenza e di quello supremo della Nazione. Non ci saranno più le tangenti ai partiti e le mazzette ai politici.

Il Parlamento sarà composto da esponenti qualificati e da persone competenti. Non avremo più il tuttologo, il politico che un giorno fa il Ministro della Sanità e il giorno dopo il Ministro dei trasporti, bensì un medico a capo della Sanità, un ingegnere al dicastero dei Trasporti e un magistrato al Ministero della Giustizia. Tecnici prestati non alla politica, bensì alla Nazione.

Al vertice dello Stato vedremo, anch’esso eletto direttamente dal Popolo, un Presidente della Repubblica con funzioni di Primo Ministro svolgere il delicato compito di governo della Nazione e di garante della pace sociale, in grado di intervenire con autorevolezza e senso dello Stato quando interessi di categoria o di parte, anche se legittimi, siano in contrasto con quello generale. I principi guida saranno l’interesse nazionale e l’autosufficienza, soprattutto in campo alimentare ed energetico (basta mortificare la nostra agricoltura per importare gli agrumi dalla Spagna, multare i nostri allevatori per importare il latte dalla Francia, abbandonare le centrali idroelettriche per importare la corrente dalla Svizzera…).

A livello locale ci saranno le liste civiche, aperte a tutti e che si confronteranno sulla base di programmi concreti sfrondati da demagogie e interessi di partito.

Con l’avvento della Democrazia Diretta i partiti continueranno ad esistere, ma saranno ricondotti nel ruolo essenziale d’indirizzo e di garanti delle libertà, senza ingerenze nella società civile e sconfinamenti nella gestione della cosa pubblica. Usufruiranno di finanziamenti statali, ma saranno tenuti alla compilazione della denuncia dei redditi sottoposta al vaglio della Guardia di Finanza. Sarà inoltre introdotta l’incompatibilità tra una qualunque carica di governo o istituzionale e cariche di partito: chi decide di servire la Patria lo deve fare senza alcun condizionamento o interesse di parte.

Il Parlamento sarà, come ora, costituito da due rami, ma con composizione e compiti diversi: la Camera dei Deputati, espressione della società civile, si occuperà delle questioni sociali e il Senato della Repubblica, espressione della politica, avrà compiti di indirizzo e di politica estera. Le leggi dovranno passare al vaglio di entrambe le Camere per essere approvate dal Capo dello Stato, previa verifica da parte della Corte Costituzionale.

Di provenienza politica saranno il Presidente della Repubblica e i presidenti delle Provincie (le Regioni saranno soppresse) nel cui Consiglio Direttivo siederanno, con pari potere e funzioni, i politici, le rappresentanze sindacali interne e i delegati delle associazioni più rappresentative degli utenti. Insieme, in un clima di concordia, concorreranno al miglioramento dei servizi e al contenimento della spesa.

La concertazione tra le parti sociali, che oggi avviene all’esterno delle Istituzione con la saltuaria e pavida intermediazione del Governo, domani avverrà direttamente in Parlamento dove il confronto coinvolgerà non solo le parti in causa, ma anche le altre realtà a cui oggi è negata voce. Non avranno più senso gli scioperi (il diritto sarà comunque garantito) e cesseranno i ricatti tipo Fiat: finanziamenti statali in cambio della promessa del mantenimento dei posti di lavoro.

La nuova Costituzione si armonizzerà in un rinnovato Stato Sociale con il ripristino di tutte le conquiste sociali oggi sacrificate sull’altare del libero mercato e della globalizzazione economica e si completerà con la Socializzazione delle Imprese (partecipazione degli operai alla gestione e agli utili delle grandi aziende) e con il diritto alla proprietà della prima casa attraverso l’Istituto del Mutuo Sociale finanziato e gestito direttamente dalle Provincie senza alcuna finalità di lucro.

La sovranità monetaria sarà ristabilita con il ritorno allo Stato della Banca d’Italia, ora in mani private, e conseguente superamento del “signoraggio bancario” causa primaria dell’enorme e inestinguibile debito pubblico.

Il ridimensionamento del potere bancario, il superamento della dipendenza economica dai mercati internazionali e dei vincoli europei saranno i primi obiettivi del nuovo governo nazionale, come pure la chiusura di tutte le basi NATO e americane presenti sul nostro territorio, fermo restando gli accordi di alleanza che dovranno essere ridefiniti a partire dalla nostra partecipazioni alle guerre “umanitarie”.

I settori strategici (energia, sicurezza, sanità, istruzione e trasporti) e i servizi pubblici locali saranno sottratti alle logiche del mercato e del profitto per essere gestiti direttamente dallo Stato, con uomini dello Stato, scelti dallo Stato (e non dai partiti), competenti, motivati e retribuiti in funzione del ruolo svolto.

Da questa riorganizzazione anche il nostro disastrato ambiente ne trarrà giovamento (ad esempio sarà introdotto l’obbligo per le nuove costruzioni dei pannelli fotovoltaici il cui costo, calmierato dallo Stato, sarà totalmente deducibile).

L’evasione fiscale, altra piaga sociale, sarà combattuta riducendo le aliquote e permettendo anche ai privati di detrarre le spese non voluttuarie.

Sono certo che queste proposte faranno saltare sulla sedia (o meglio… sulla poltrona) i politici di mestiere e i tanti che in questo sistema ci sguazzano. Lotteranno con i denti e con le unghie per mantenere i loro privilegi e le accuse di attentato alla democrazia e di ritorno al Fascismo si sprecheranno, come pure i tentativi di bollare le nostre idee come demagogiche e irrealizzabili.

In effetti, come avrete compreso, non si tratta di semplici riforme, bensì di una rivoluzione, prima culturale e di pensiero e poi politica.

La spinta deve venire dal basso, da un serrato e approfondito dibattito e i promotori non possono che essere i circoli culturali, le associazioni di qualunque tipo e persone estranee ai partiti.

Le rivoluzioni nascono dal malcontento popolare, ma rimangono sterili o sfociano nel terrorismo se alla loro testa non si pone una élite costituita da uomini puri che sappiano trovare, forte del consenso popolare, le giuste strategie.

Questa è la strada da perseguire. Senza ricorrere alla violenza o farsi tentare dalle scorciatoie militaristiche. Non le vogliamo e non ne abbiamo bisogno perché… la nostra forza è nelle idee.

Gianfredo Ruggiero

                                                                                                                        

martedì 2 giugno 2015

IL SISTEMA POLITICO


IL SISTEMA POLITICO


Difficile che a livello nazionale la politica italiana si possa esprimere con onestà e con trasparenza se alla base, a livello locale il sistema è già corrotto.
Non c’entra più l’appartenenza ad uno o all’altro schieramento politico, ad una o all’altra visione della società perché i valori che erano alla radice dei vari partiti e che, bene o male, rappresentavano la taratura ed il motore dei comportamenti sono stati col tempo attenuati, infettati e soppressi dalla quotidianità che ha visto l’interesse personale o di gruppo prevalere in una sorta di pantano amorale che ha sommerso progetti, propositi e programmi.
Le ideologie sono morte, avvelenate dall’interesse personale e di gruppo e la molla che spinge alla carriera politica non è il servizio, ma l’avidità!
La prassi delle carriere politiche vede quasi sempre partire da incarichi nelle amministrazioni locali dai quali poi una selezione per capacità, meriti, amicizie e fortuna innalza ai livelli superiori delle Province, delle Regioni ed in fine a livello Nazionale.
Ma gli esempi con cui i politici sono a contatto sino dalle prime esperienze, insegnano che per fare carriera si devono accettare compromessi sostanziali non solo con i propri ideali di partenza, ma anche con l’opportunità etica e con la legalità giuridica!
Chiunque di noi può raccontare esempi di quanto andiamo affermando, visti nella realtà comunale in cui vive, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione che ne gestisce il potere.
Favoritismi retribuiti in denaro o favori, appalti e licenze di favore, consulenze che sono un modo surrettizio di elargire denaro per ripagare appoggi politici, alterazione di piani regolatori per favorire qualcuno, un giro di incarichi pubblici sempre ai soliti noti, ecc. ecc. ecc. sono mille i modi in cui sfiorando o usando l’illegalità si gestisce il potere per creare e mantenere il potere stesso.
Quando poi si passa al gradino superiore, dove le cose sono per loro natura meno palesi ed i trucchi  più difficili da individuare per il comune cittadino, non si può certamente pensare che ci sia stato un improvviso quanto illogico ravvedimento e le cose continueranno a camminare con lo stesso metodo e nella stessa direzione, eventualmente in modo ancora più marcato perché più grossi sono gli interessi in ballo e gli appetiti da saziare.
Certo, i modi si raffinano, gli imbrogli sono meno individuabili, ma chi è salito al grado superiore con tanta disinvolta amoralità non potrà che continuare a comportarsi come in passato.
Certamente, di fronte allo scoppio di scandali per corruzione dei politici e di fronte all’indignazione della pubblica opinione, i partiti se ne escono con proclami sulla “questione morale” e sulla necessità di trasparenza, ma è solamente fumo negli occhi per conservare, se possibile, il consenso elettorale e mettere eventualmente  in difficoltà l’avversario perché è impensabile e non credibile che l’indegnità di qualche personaggio si sia evidenziata solamente alla fine di un percorso politico in cui quella persona si era comportato sempre allo stesso modo.
Si sapeva e si taceva per il semplice motivo che, fino a quando nessuno se ne accorge, tutto è lecito e quelle che appaiono in cronaca sono solo una piccola parte delle illegalità che la politica compie ad ogni livello!
Per concludere, la malattia non è solo negli individui, ma nel sistema che non si scandalizza quando gli imbrogli non vengono scoperti, ma continua a considerare l’illegalità come mezzo lecito di raggiungere e di conservare il potere politico!
Se poi, in relazione a quanto avviene in Italia,  analizziamo quanto sta avvenendo anche negli altri Paesi, constatiamo che analoghi sistemi producono analoghi effetti anche se in minori o maggiori dimensioni e questa è comunque la conferma che il difetto “sta nel manico” e cioè che è il sistema ad essere a dire poco carente.
La conclusione è che occorre uno Stato diverso con un sistema di governo diverso che magari veda una partecipazione effettiva, concreta e continua delle categorie significative dei cittadini per sottrarre potere alla politica politicante e mettere in pratica i veri principi della democrazia che è soprattutto partecipazione.
Categorie rappresentative che partecipino sia alle fasi legislative che determineranno le regole che ai controlli puntuali affinché la corruzione non si insinui nuovamente nei gangli vitali della vita pubblica.
A questo proposito è utile sottolineare come per punire un fenomeno che mette in forse la vita stessa del Paese si applichino pene talmente irrisorie da rendere il reato conveniente.
Forse se i corrotti ed i corruttori rischiassero 20 o 30  anni di carcere anziché i 3 o 4 anni che poi, con varie riduzioni si riducono a pochi mesi, ci penserebbero un po’ di più prima di delinquere ..!!



Alessandro Mezzano