venerdì 14 agosto 2015

UN TESTO POLITICAMENTE SCORRETTO : DON BOSCO E L' ISLAM

Blog politicamente scorretto contro la dittatura del pensiero unico, coordinato dall' avvocato Edoardo Longo.

UN TESTO POLITICAMENTE SCORRETTO : DON BOSCO E L' ISLAM

Documentazione raccolta da: Anonimo Pontino.
Riporto sotto uno scritto di San Giovanni Bosco sull’Islam, poco noto ma di grande attualità. Questi insegnamenti purtroppo oggi sono completamente dimenticati dalle gerarchie ecclesiastiche moderniste.

Il titolo del trattato è: « Il Cattolico istruito nella sua religione: trattenimenti di un padre di famiglia co’ suoi figliuoli, secondo i bisogni del tempo, epilogati dal Sacerdote Bosco Giovanni» (1853).

Il dialogo citato è tra un padre di famiglia preoccupato per la salvezza dell’anima dei figli ed il figlio maggiore che parla a nome di tutti gli altri fratelli. Oggi, questo brano di Don Bosco potrebbe essere facilmente denunciato dalle vestali del politically correct come “ discriminazione religiosa” e disapprovato dai pasdaran ecclesiali fanatici dell’ “ ecumenismo a tutti i costi”….
Se vi piace, io vi parlerò delle altre cominciando dal Maomettismo.

Figlio. Sì, sì, cominciate per dirci che cosa s’intenda per Maomettismo?
Padre. Per Maomettismo s’intende una raccolta di massime ricavate da varie religioni, le quali praticate giungono a distruggere ogni principio di moralità.
F. Il Maomettismo da chi ebbe principio?
P. Il Maomettismo ebbe principio da Maometto.
F. Oh! di questo Maometto abbiamo tanto piacere di sentire a parlare: diteci lutto quello che sapete di lui.
P. Troppo lungo sarebbe il riferirvi tutto quello che le storie raccontano di questo famoso impostore: lo procurerò soltanto di farvi conoscere chi egli fosse, e come abbia fondata la sua Religione.Nacque Maometto da povera famiglia, di padre gentile e di madre ebrea, l’anno 570, nella Mecca, città dell’Arabia. poco distante dal Mar Rosso. Vago di gloria e desideroso di migliorare la sua condizione andò vagando per più paesi, e riuscì a farsi agente di una vedova mercantessa di Damasco, che poscia lo sposò. Egli era così astuto che seppe approfittare delle sue infermità e della sua ignoranza per fondare una religione. Patendo di epilessia, male caduco, affermava che quelle sue frequenti cadute erano altrettanti rapimenti a tener colloquio coll’Angelo Gabriele.
F. Che impostore, ingannar la gente in questa maniera! Avrà egli pure tentato di operar miracoli in conferma della sua predicazione?
P. Maometto non poteva fare alcun miracolo in conferma della sua religione, perchè non era mandato da Dio. Dio solo è autore dei miracoli. Siccome però vantavasi superiore a Gesù Cristo, subito gli si chiese che al par di lui facesse miracoli. Egli alteramente rispondeva che i miracoli erano stati Con tutto ciò vantavasi di averne operato uno, e diceva che, essendo caduto un pezzo della luna nella sua manica, egli aveva saputo racconciarla; in memoria di questo ridicolo miracolo i Maomettani presero per divisa la mezza luna. Voi ridete, o miei figli, e ben con ragione, perciocchè un uomo di simil fattadoveva piuttosto considerarsi qual ciarlatano, non già predicatore di una nuova religione. Appunto per questo si sparse la fama che egli era un impostore, e come perturbatore della pubblica tranquillità, i suoi concittadini volevano imprigionarlo e porlo a morte. Pel che egli prese la fuga, e ritirossi nella città di Medina con alcuni libertini che l’aiutarono a rendersene padrone.



F. In che cosa propriamente consiste la religione di Maometto?
P. La religione di Maometto consiste in un mostruoso mescolamento di giudaismo, di paganesimo e di cristianesimo. Il libro della legge Maomettana è detto Al corano, ossia libro per eccellenza. Questa religione dicesi anche Turca perchè è molto diffusa nella Turchia; Musulmana da Musul, nome che i Maomettani danno al direttore della preghiera; Islamismo, dal nome di alcuni suoi riformatori; ma è sempre la medesima religione fondata da Maometto.
F. Perchè Maometto fece quel mescolamento di varie religioni?
P. Perchè i popoli dell’Arabia essendo parte Giudei, parte Cristiani, ed altri Pagani, egli, per indurli tutti a seguirlo, prese una parte della religione da loro professata. e trascelse specialmente quei punti che possono maggiormente favorire i piaceri sensuali.
F. Bisognava proprio che Maometto fosse un uomo dotto?
P. Niente affatto, sapeva nemmeno scrivere; e per comporre il suo Alcorano fu aiutato da un Ebreo e da un monaco apostata. Parlando di cose contenute nella Storia Sacra confonde un fatto coll’altro; per esempio, attribuisce a Maria, sorella di Mosè, più fatti che riguardano Maria, madre di Gesù Cristo, con moltissimi altri spropositi.
F. Questa mi par bella: se Maometto era ignorante, nè fece alcun miracolo, come potè propagare la sua religione ?
P. Maometto propagò la sua religione, non con miracoli o colla persuasione delle parole, bensì colla forza delle armi. Religione che, favorendo ogni sorta di libertinaggio, in breve tempo fece diventar Maometto capo di una formidabile  truppa di briganti. Insieme con costoro scorreva i paesi dell’Oriente guadagnandosi i popoli, non coll’insinuare la verità, non con miracoli o con profezie; ma per unico argomento egli innalzava la spada sul capo dei vinti gridando: o credere o morire.
F. Canaglia, sono questi gli argomenti da usarsi per convertire la gente? Senza dubbio, essendo Maometto tanto ignorante, avrà disseminato nell’Alcorano molti errori?
P. L’Alcorano si può dire una serie di errori i più madornali contro la morale e contro il culto del vero Dio. Per esempio, scusa dal peccato chi nega Dio per timore della morte; permette la vendetta; assicura a’ suoiseguaci un paradiso, ma pieno di soli piaceri terreni. Insomma la dottrina di questo falso profeta permette cose tanto oscene, che l’ animo cristiano haorrore di nominare.
F. Che differenza passa tra la Chiesa Cristiana e la Maomettana?

P. La differenza è grandissima. Maometto fondò la sua religione colla violenza e colle armi: Gesù Cristo fondò la sua Chiesa con parole di pace, servendosi de’ poveri suoi discepoli.

                                                                                                                                                  

martedì 11 agosto 2015

LA STORIA CHE NON SI INSEGNA A SCUOLA



la storia che non si insegna a scuola


Se soltanto il popolo - la gente, gli elettori come si preferisce -, fosse meno propenso a lagnarsi sempre e comunque di ogni cosa e fosse invece più attento forse il mondo sarebbe migliore: ma questo è francamente voler troppo. Parafrasando Kennedy, non chiediamoci infatti cosa potrebbe fare il nostro paese per noi chiediamoci piuttosto cosa potremmo fare noi per il nostro paese. E la risposta a questo punto appare immediata e chiara: ricordare. Memoria. Un taccuino su cui annotare parole e azioni perché, non si dimentichi nemmeno questo, troppi uomini hanno costruito carriere sconcertanti sulla latitanza della memoria del popolo, della gente, degli elettori: come si vuole. Ed è anche e soprattutto per questo che il nostro paese continua e continuerà a sbrodolare cacofonie politiche di cui seguiteremo a lagnarci tutti per altri dieci, cento, mille anni. Inutile a questo punto ricordare come ad esempio un uomo, che fu a capo dei neofascisti italici, sia poi diventato nella generale indifferenza (fatta eccezione di poche frange d’uomini all’erta) ministro antifascista: ma ripetiamolo pure che ripetere giova. Piuttosto invece sarà utile ricordare alcuni concetti, vergati e riemersi dall’oblio di alcuni eroi nostrani: sarà una passeggiata culturale utile ed istruttiva e si creda sulla parola.
 
“Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”. 
Queste parole non le scrisse Adolf Hitler bensì l’antifascistissimo Eugenio Scalfari il 24 settembre 1942. Interessante. Ma sentiamo quest’altra: 
 “la razza può considerarsi come un termine intermedio tra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi”.
 Non ci troviamo ad Auschwitz e a parlare non è il famigerato dottor Mengele, bensì Benigno Zaccagnini uno dei padri della democrazia cristiana che l’11 febbraio 1939 consegnava alla stampa questi pensieri. Interessante. Ma continuiamo: 
“Si deve sentire d’istinto e quasi per l’odore quello che v’è di giudaico nella cultura. Gli ebrei possono essere solo nemici e sopraffattori della nazione che li ospita. Di sangue diverso, e coscienti dei loro vincoli, non possono che collegarsi contro la razza aliena. L’enorme numero di posizioni eminenti occupate in Italia dagli ebrei è il risultato di una tenace battaglia”. 
Attenzione ora: 
“la persecuzione antiebraica è solo uno degli aspetti del razzismo nel mondo, ma ne è stata l’espressione più orribile”. 
Non si tratta di due persone diverse ma dello stesso autore Guido Piovene; la sua prima affermazione risale al 1938 sul Corriere della Sera (evidentemente allineato…), la seconda al 1961 quando il clima politico, morale ed intellettuale era ovviamente tutt’altro. Ancora interessante. Ma il Corriere della Sera ci dava dentro, tanto che un anno più tardi nel 1939 a firma di Paolo Monelli si leggeva: 
“(Gli ebrei) appaiono tutti uguali, come i cinesi, come i negri, come i cavalli. […] Sono miserabili, tengono stretti i loro quattrinelli nella pezzuola o nel pugno. Sono un inesausto serbatoio, questi ghetti polacchi. […] La Polonia paga oggi il fio d’una politica troppo accogliente per secoli”.
 Niente male, niente male davvero e noi fessacchiotti che credevamo che certe cose le dicesse solo Goebbels.  Ma andiamo avanti: 
“questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. […] A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”.
  
Non si tratta di Himmler o Pavolini, si tratta invece di Giorgio Bocca il 4 agosto del 1942. Oggi Bocca, diciamolo per chi ha il piacere di non conoscerlo, è uno dei più scalmanati antifascisti d’Italia, d’Europa, del mondo, dell’universo. Ma non accontentiamoci così: 
“La razza è l’elemento biologico che, creando particolari affinità, condiziona l’individuazione del settore particolare dell’esperienza sociale, che è il primo elemento discriminativo della particolarità dello stato”.
 Non si tratta di Rosenberg, bensì di gente abile a dire senza dire, democristiani d.o.c. per intenderci, infatti cotanto autore risponde al nome di Aldo Moro e il brano in questione è datato 1943. E queste sono soltanto alcune delle evidenze riguardanti soltanto alcuni eroi della nostra classe politica: non ci si stupisca poi se con tale sostanza umana il paese sia marcio. Ma il principale imputato in tutto questo è proprio il popolo: senza incoscienti promozioni questa gramigna sarebbe finita al rogo, per cui non ci si lamenti alla fine: si ha ciò che si merita. La distrazione pubblica (meriterebbe un ministero….) è la principale causa di questo degrado civile, politico, umano ed intellettuale; mentre  tutti si sentono in dovere di commentare le cose della politica, pochi e male ne seguono sviluppi, vicende, uomini. Il punto non sta più infatti su quale partito scegliere o quale lista appoggiare, il punto sta piuttosto nel fatto che esistono uomini ed esistono sottouomini. E questi ultimi hanno il potere, comandano, guidano, decidono, fanno. E cosa ci si potrà aspettare per il bene pubblico da sottouomini in grado di cambiare squame ad ogni circostanza? E quale movente farà agire queste teste? In quale direzione e perché? E alla fine: siamo così certi che ciò di cui stiamo parlando verrà compreso da alcuno? Nel caso si attendono risposte: di razza, per favore.
 
                                                                Lodovico Ellena       

                                                                                                           

venerdì 7 agosto 2015

IL FALSO SULLA RISIERA DI SAN SABBA!

Falsari alla ribalta: il mito della Risiera di San Sabba


Carlo Gariglio

Pubblicato sul mensile "Il Popolo d'Italia", aprile 2000


Negli ultimi tempi gli appassionati di fanta-storia stanno monopolizzando l’attenzione, in quel di Trieste, continuando a deliziarci di fantasie circa il mai esistito campo di “sterminio” nazista in Italia, vale a dire la Risiera di San Sabba.Questo grossolano falso, ricostruito con i soldi del Comune di Trieste negli anni 60, ebbe il suo scopo propagandistico di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli stermini, inequivocabilmente veri, commessi da comunisti slavi (inizialmente spalleggiati da quelli italiani) ai danni di decine di migliaia d’italiani, indipendentemente dal fatto che costoro fossero o no fascisti: stiamo parlando delle Foibe. Periodicamente, soprattutto in occasione di successi e avanzate della Destra Europea, la fandonia di San Sabba riprende colore, specie nel triestino, arricchendosi di nuovi particolari e, naturalmente, di nuovi morti; dopo il successo elettorale di Haider non vi è stata TV, radio, giornale che non abbia parlato (a sproposito) della Risiera e dei 5000 (!) ebrei che vi sarebbero stati sterminati mediante una camera a gas che nessuno ha mai visto. Naturalmente la versione ufficiale, buona per Auschwitz come per San Sabba, è che se non vi sono prove di questi avvenimenti dipende dal fatto che i nazisti in ritirata fecero saltare tutto, per cancellare le prove dello sterminio (?).Grandi idioti questi nazisti; tanto affannati nel far saltare le camere a gas di Auschwitz, San Sabba e molte altre località al fine di cancellare le “prove”, ma altrettanto “distratti” da lasciare in vita centinaia di migliaia di scampati pronti a fornirci la loro testimonianza, l’immancabile libro, le interviste a gogò e qualche bel film sul presunto “olocausto”!Ma qual è la realtà di San Sabba? Grazie al compianto Giorgio Pisanò, che dalle pagine del suo Candido fece della questione della Risiera quasi un fatto personale e grazie al più noto degli storici revisionisti italiani, Carlo Mattogno, abbiamo un enorme mole di materiali inconfutabili che smontano completamente le fandonie dell’olocausto triestino e tutti i suoi sostenitori, primo fra tutti quel Ferruccio Folkel, che nel 1979 pubblicò a Milano, grazie alla Arnoldo Mondadori Editore, il testo: “La Risiera di San Sabba”. Mattogno, nel suo contro-testo pubblicato a Monfalcone nel 1985 grazie alle Edizioni Sentinella d’Italia, “La Risiera di San Sabba – Un falso grossolano”, in 40 misere pagine demolisce completamente le argomentazioni ridicole del Folkel, soprattutto quelle inerenti ai cinquemila morti ebrei, cifra pacchiana ottenuta “assumendo” che a San Sabba si uccidessero 50 ebrei al giorno (!) per tre giorni la settimana (!!), ed il tutto naturalmente senza la benché minima prova addotta per confermare tale delirio! Non migliore figura fanno le “testimonianze” presentate dal Folkel, dato che è impossibile trovarne due che collimino fra loro e soprattutto espresse da persone viventi; una delle migliori espressioni di involontaria comicità del Folkel si ha nell’esaminare la testimonianza di un certo Wachsberger, il quale, dopo aver ipotizzato che la “camera a gas” di San Sabba fosse celata nel garage, racconta che durante le “esecuzioni” la porta del garage rimaneva aperta! Che diavoli questi nazisti! Avevano già inventato negli anni 40 delle camere a gas funzionanti “a porta aperta”! Come avranno fatto a perdere la guerra con queste conoscenza tecniche d’avanguardia?Uscendo dal mito tanto caro ai circoncisi e attingendo all’opera di Giorgio Pisanò, la Risiera di San Sabba non fu nulla di più che un campo di detenzione di polizia, riservato a prigionieri ebrei e partigiani che vi transitavano per brevi periodi, in attesa di essere inviati al lager di destinazione. Se così non fosse, difficilmente si spiegherebbero i 22 convogli di deportati che dal 09/10/1943 al 07/11/1944 furono inviati ad Auschwitz.Dal 1945 fino agli inizi degli anni 60 nessuno a Trieste aveva mai osato parlare di un “campo di sterminio”: né i “titini” che avevano occupato la città subito dopo la guerra, né i britannici che la amministrarono fino al 1954, né gli storici antifascisti locali, né tanto meno gli storici resistenzialisti nazionali (Bocca, Secchia, Battaglia…). Eppure, ai primi degli anni 60, per bilanciare gli orrori tragicamente veri delle Foibe, ecco apparire il “campo di sterminio”, edificato ex novo (forno crematorio compreso) nel 1965 con i soldi stanziati dal Comune di Trieste e su progetto dell’architetto Bolco!  Ma c’è di più: nel 1976 a Trieste venne celebrato il processo agli aguzzini di San Sabba, cioè a dei veri e propri criminali in divisa germanica che si resero responsabili della soppressione gratuita di alcuni prigionieri. Ebbene, grazie a quel processo si accertò che a San Sabba morirono una ventina di prigionieri, dei quali si conservano regolarmente i nominativi, ed il responsabile ancora in vita venne condannato per omicidio plurimo aggravato continuato, non certo per strage o sterminio!Dunque nel 1976 per il Tribunale di Trieste non esistevano prove alcune di stermini e/o stragi, mentre nel 1979 il “buon” Folkel pretese di “stimare” il numero dei morti di San Sabba in più di cinquemila!Altra pietra tombale sulle balle olocaustiche venne posta sempre da Giorgio Pisanò, che ripubblicò la testimonianza dell’avvocato ebreo Bruno Piazza, il quale transitò dalla Risiera nel 1944, per poi essere trasferito, vivo e vegeto, alla carceri del Coroneo; tale testimonianza venne cialtronescamente ignorata dai fautori delle balle olocaustiche, nonostante fosse stata pubblicata in tre edizioni successive dalla Casa Editrice Feltrinelli (terza edizione: giugno 1990), in un libro dal titolo “Perché gli altri dimenticano”.Questi dati e questi fatti potrebbero anche bastare per sbugiardare a dovere circoncisi e reggicoda vari a proposito della Risiera, ma esiste la cosiddetta “ciliegine sulla torta”; nel novembre 1992, a Trieste, in occasione di una delle tante commemorazioni dei mai esistiti 4/5000 morti di San Sabba, il Movimento Fascismo e Libertà cittadino diffuse nella Risiera un volantino firmato da Giorgio Pisanò in persona, nel quale si esortavano i giovani a non farsi ulteriormente imbrogliare dai falsari antifascisti. In conseguenza di ciò gli attivisti locali, fra i quali Angelo Cauter e lo stesso Pisanò, vennero denunciati per “ricostituzione del PNF” e “apologia di Fascismo”.Ebbene, il 5 maggio 1994 il Tribunale di Trieste mandò assolti gli attivisti fascisti da ogni accusa, riconoscendo del tutto lecita la contestazione dell’autenticità della Risiera di San Sabba, in quanto diatriba definita ancora aperta fra le versioni antifasciste e quelle fasciste, il che costituisce un’implicita ammissione che sull’autenticità della Risiera come campo di sterminio nessuno è pronto a giurare, tanto meno il Tribunale di Trieste.Questi sono i dati da sbattere in faccia al coro di lamentosi circoncisi sempre pronti ad inventare stermini di massa anche dove non ve ne furono; contro fatti, dati, processi, studi, costoro hanno saputo solo opporre “stime”, testimonianze contraddittorie, falsità macroscopiche e mezzucci vergognosi quali la ricostruzione e novo di un mai esistito campo di sterminio.Tuttavia, alla massa belante di italioti sempre pronti a scusarsi per olocausti mai avvenuti, ciò non basta, dato che continua a prendere per buone le balle colossali di certo ebraismo, catalogando come “falsità” di stampo nazista i fatti precisi e i processi svoltisi negli anni passati.Mai come ora la nota esortazione di Dante ci pare attuale, affinché “il giudeo di noi, fra noi non rida”. 
Carlo Gariglio


                                                                                                                                       

sabato 1 agosto 2015

6 - 9 AGOSTO 1945 IL CRIMINE AMERICANO DI HIROSHIMA E NAGASAKI

Hiroshima

 

Anniversario di HIROSHIMA e guerre americane

Il 6 agosto ricorre l’anniversario dell’uso della prima bomba atomica che rase al suolo in un colpo solo l’intera città giapponese di Hiroshima, nessun militare, tutti civili, donne, bambini, tutti ammazzati. Una intera città rasa al suolo con una sola bomba.
Il punto su cui vorrei richiamare l’attenzione è che Hiroshima, e dopo qualche giorno una seconda città, Nagasaki, non furono una follia militare, come sento dire. Così come ridicola è la motivazione che quelle due città rase al suolo con tutte le loro popolazioni civili servissero a far finire la guerra! Il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki aveva una precisa ragione. Fu scientificamente pensato e preparato dal governo americano solo per determinare il predominio mondiale del dopoguerra, in particolare nei confronti dellUrss, che con la vittoria sul nazismo e con i 20 milioni di morti, si era conquistata un grande prestigio nel mondo. Con Hiroshima e Nagasaki gli Usa dicono tre cose all’Unione Sovietica, al movimento comunista mondiale in ascesa e al mondo intero:
1) Noi abbiamo l’arma nucleare (e nessun altro);
2) Noi ora vi facciamo vedere gli effetti terrificanti e assolutamente inediti di questa nuova arma;
3) Noi vi dimostriamo che non abbiamo nessuno scrupolo a usarla, vi dimostriamo anzi che siamo così cinici e feroci da radere al suolo due intere città e le popolazioni civili inermi, e che quindi saremmo disposti a usare quest’arma contro chiunque. Quindi attenti a voi nelle trattative sugli assetti post-bellici!
Con Hiroshima e Nagasaki gli Usa “democraticie liberali superavano in ferocia e cinismo Il COMUNISMO di Stalin . bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki non aveva nessuna motivazione, tranne che iniziare con un grande simbolico crimine contro l’umanità la guerra fredda (e calda) all’Urss e al movimento comunista internazionale.
Oggi l’ipocrisia continua. Non solo si continua a negare la verità e a volte a rovesciarla (in un sondaggio giapponese degli anni ’80 ai tempi dell’Urss definita da ReaganImpero del male”, la maggioranza dei ragazzi delle scuole medie giapponesi sosteneva che a lanciare le bombe atomiche fosse stata l’Urss!). Ma l’ipocrisia continua sulle guerre attuali. Non parliamo delle motivazioni pretestuose delle guerre alla Serbia, all’Iraq, alla Libia, e oggi dell’aggressione alla Siriané parliamo dei misteri che avvolgono l’attentato alle torri gemelle (il cinismo e la ferocia degli Usa non potrebbero giungere a autodistruggersi le torri pur di darsi il pretesto di attaccare l’Afghanistan installandosi da più di 10 anni al centro dell’Asia, ai confini di Cina, Russia, India, in quell’area del mondo che si dice determinerà il futuro?).
Pensiamo all’ipocrisia su Israele, un paese che possiede, unico in tutto il Medio Oriente, centinaia di missili nucleari e che potrebbe usarli in un attacco all’Iran, come ha minacciato più volte, la qualcosa avrebbe effetti devastanti anche per l’Europa. E aggiungo che oggi l’ipocrisia continua anche da parte di chi punta il dito solo sul nucleare civile senza dire niente sul nucleare militare di cui il mondo è strapieno; di chi ha promosso, giustamente, il referendum contro l’introduzione in Italia del nucleare civile ma non dice niente sul fatto che il nostro paese è già cosparso di nucleare militare, di centinaia di bombe atomiche pronte all’uso in decine di basi militari degli Usa e della Nato che sono completamente sottratte alla giurisdizione italiana, cioè parti di territorio americano in Italia. Su ciò nessuno dice niente! Questa è la vera vergogna del nostro Paese.























domenica 26 luglio 2015

GELA, 1943 : IL RITORNO DELLA MAFIA IN SICILIA


GELA, 1943 : IL RITORNO DELLA MAFIA IN SICILIA


Di Reporter

Luglio 1943: Gela contro le truppe “anglomafiose”. – la nascita della repubblica italiana e dell’ indipendentismo siciliano.

Gela, 13 lug – Settantadue anni fa nella piazza del Duomo di Gela si respirava aria di morte. Poche ore prima si era consumata nelle strade della cittadina siciliana una battaglia all’ultimo uomo tra le truppe dell’Asse e gli invasori.

La popolazione non rimase a guardare e diede man forte al Regio Esercito e agli alleati tedeschi. È vero la storia ufficiale dice ben altro. Ma, la verità alla fine viene fuori. Sono gli stessi archivi dell’esercito statunitense a confermarci che l’invasione della Sicilia non fu una passeggiata di salute.

Ma, questo dato non basta. Il tema forte, però, è un altro: la collaborazione di Cosa nostra con gli invasori. Proprio per questo ieri l’Associazione Libera (che si batte contro tutte le mafie) avrebbe dovuto organizzare una bella manifestazione per non dimenticare. Ma, forse ciò che andava rammentato faceva paura a Don Luigi Ciotti, leader della sopracitata organizzazione. Il prelato da strada avrebbe dovuto spiegare ai suoi democraticissimi seguaci che i partigiani in Tricania non portavano il fazzoletto al collo, ma preferivano la coppola in testa e la lupara in mano. Insomma la resistenza al nazifascismo era prerogativa dei padrini. Vediamo perché.

Tra il 9 ed il 10 luglio del 1943, iniziò la campagna delle forze alleate per la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti. L’operazione venne denomimata “Husky” (cane da slitta) e vide sbarcare in Sicilia 160 mila uomini tra britannici, statunitensi e canadesi. Ma qualcuno negli anni studiando l’evento ha fornito particolari assai interessanti. Uno di questi è Michele Pantaleone da Villalba, esperto di storia della mafia. Egli raccolse testimonianze e documenti, confermati dalla “Commissione Parlamentare Antimafia” del 4 febbraio del 1976, dimostrando quello che solo i vecchi nostalgici osavano affermare. Vediamo nel dettaglio questa ricostruzione.

La Commissione Parlamentare Antimafia accertò, infatti, che:

“Numerosi emissari dell’Esercito Americano, vennero inviati preventivamente in Sicilia, al fine di preparare psicologicamente l’isola allo sbarco e di prendere contatti con gli uomini di cosa nostra. L’avvocato [ ebreo – NDR ]  Moses Polakoff, difensore del mafioso americano Mayer Lansky, prese i contatti, non solo con quest’ultimo, ma persino con il siciliano Lucky Luciano (per l’anagrafe Salvatore Lucania) a quel tempo in carcere in America. Luciano mise in contatto in Comando Generale Usa, con il capo della mafia siciliana che era allora Don Calogero Vizzini da Villalba. Vizzini si coordinò con gli altri mafiosi siciliani, tra i quali Giuseppe Genco Russo di Mussomeli, al fine di aiutare gli Americani nello sbarco, tra il 9 ed il 10 luglio 1943”.

A sbarrare la strada aperta dai mafiosi, ci pensarono i fascisti. La piana di Gela fu campo di una durissima battaglia, consumatasi tra i tedeschi dell’Armata “Hermann Goering”, egli italiani dell’Armata “Livorno” contro le Forze Alleate.

Stessa durissima battaglia si combatté sul fiume Simeto, dove la VII Armata, riuscì a bloccare l’avanzata degli Americani verso Catania.

Il 17 luglio 1943 gli americani entrarono ad Agrigento, il 22 luglio a Palermo ed il 17 agosto a Messina. Venne quindi insediato il Governo AMGOT, al capo del quale fu designato il Generale Charles Poletti.

Alla ricostruzione dell’accaduto si aggiunge un interessantissimo libro di Andrea Augello “ Uccidi gli italiani. Gela 1943, la battaglia dimenticata”.  Una lettura controcorrente che smentisce lo stereotipo del caloroso welcome dei siciliani agli amici americani.

Augello, infatti, spiega che a Gela si combatté strada per strada.  La propaganda alleata celebrò lo sbarco come “una passeggiata militare, ostacolata solo da qualche coriaceo carro Tigre tedesco, mentre masse d’italiani festanti correvano loro incontro”.  Folle festanti ci furono inizialmente a Palermo e in altre località, con l’attiva partecipazione della Mafia, che poteva così, dopo vent’ anni di Fascismo, riprendere il possesso del territorio.  Augello spiega bene anche il clima che si respirava in quei giorni.

“Le condizioni di vita dei siciliani erano diventate insostenibili dopo mesi di crudeli bombardamenti. La Sicilia e la punta della Calabria furono letteralmente arate dall’aviazione alleata, che provocò il collasso della vita civile e la carestia già prima dell’invasione.  In Sicilia i caccia alleati inaugurarono quel tiro al bersaglio contro esseri umani, animali e cose che sarebbe durato per tutta la Campagna d’Italia.  Ripetuti furono i mitragliamenti a bassa quota sulle colonne di civili inermi in fuga dalle zone di combattimento.  Furono anche impiegate piastrelle incendiarie al fosforo contro boschi e coltivazioni.  In questo quadro, l’occupazione da parte di un nemico dotato di larghi mezzi e risorse e in cui c’erano anche numerosi soldati siculo – americani, diventava il male minore: significava la fine dei bombardamenti, delle vittime, della fame, del caose della sporcizia, l’inizio di un ritorno a una vita normale”.

Detto questo, chi avesse dei dubbi sul rapporto tra la mafia e il Fascismo può trovare delle risposte.

La mafia fu da subito in prima linea sul fronte antifascista. Arrivò prima del Re, di Badoglio, dei partigiani e di De Gasperi. Cosa dovrebbe dire oggi Don Luigi Ciotti a Gela? Nulla ,,,,,,, infatti preferisce parlare di mafia capitale.

Del resto, non va dimenticato che senza l’ apporto della Mafia trapiantata nella democratica America, lo sbarco in Sicilia degli invasori yankee sarebbe stato impossibile : fa parte dei libri di Storia l’ accordo – quella volta ancora segreto – fra governo statunitense e Mafia : la mafia avrebbe fornito tutto il supporto – anche spionistico – possibile per permettere agli americani di sbarcare in Sicilia. In cambio avrebbe avuto la possibilità di reimpiantarsi in Sicilia, da dove era stata sradicata dall’ azione del prefetto di ferro Mori, che Mussolini incaricò di debellare la Piovra in Sicilia, con tutti i mezzi. Per sovrammercato, la Mafia chiese anche di avere la gestione della Sicilia a mani libere ..

Entrambe le parti, da veri galantuomini e uomini d’ onore stettero ai patti e noi oggi ne paghiamo le conseguenze : siamo sudditi degli americani ( che a settant’ anni dalla fine della guerra non se ne sono ancora andati) e la Mafia controlla totalmente la autonoma regione siciliana  e la intiera vita politica ed economica nazionale… D’ altro canto, sanno tutti che dietro i moti indipendentisti siciliani vi era la longa manus delle neocostituite cosche e ‘ndrine criminali che non gradivano il ritorno dello Stato nelle terre sicure appena liberate…

Però, qualcuno ha voluto commemorare quegli eventi. Il 10 luglio 2013, l’ambasciatore statunitense in Italia, David Thorne, celebrò il settantesimo anniversario dell’invasione della Sicilia per ricordare che Gela è stata la prima città europea ad esser “liberata dalla dittatura nazifascista”. Il diplomatico ha dimenticato di dire qualcosa. La Sicilia liberata dalle potenze dell’Asse verrà stretta dai tentacoli dell’Octopus Vulgaris, per gli amici Piovra.

Nacquero cos’ la repubblica italiana e la regione autonoma siciliana : autonoma dallo Stato, ma non dalla mafia…

Reporter



venerdì 24 luglio 2015

RENZI IN ISRAELE



RENZI IN ISRAELE

Renzi è andato in Israele.
Come tutti i Primi Ministri prima di lui.
Non stupisce: il cameriere va a casa del padrone a fare atto di sottomissione, a prendere ordini, a rinnovare le garanzie di ossequienza ed ad offrirsi come marionetta teleguidata sul palcoscenico mondiale.
Come sempre, come tutti.
E, nell’orgasmo del servilismo più becero, il buon Matteo se ne è uscito con frasi che probabilmente hanno stupito gli stessi ebrei. Ebrei sì, ma mica stupidi.
Fior da fiore:
Dal Corriere del 22 luglio u.s.:
  • “Venire qui per me e per ogni europeo è come tornare a casa”. No! Casa sua, forse. Ma non casa degli Europei, che hanno altre origini e storia. Le nostre origini – non mi stancherò mai di ripeterlo – poggiano sul Pensiero Greco, sulla Legge e sul Gladio di Roma, sulla Grandezza sacrale e statuaria Germanica. E fortunatamente l’Europa ha rifiutato di certificare le proprie origini “giudaico-cristiane”. Semplicemente perché non è vero.
  • “La sicurezza di Israele  è anche la sicurezza dell’Italia  e dell’Europa, abbiamo un destino comune da condividere” . Ancora no. No e poi no! Probabilmente non ci arriva neppure il Matteo, e non riesce a capire la essenziale differenza che si è ormai delineata fra Europa ed Occidente. Lui parla ancora, da cameriere ubbidiente, da servo sciocco, come se non fosse in atto un capovolgimento di valori, di schieramenti, di strategie. Da una parte l’Occidente, incarnato nella Nato da Gran Bretagna, Canada, USA ed Israele, e dall’altro la nuova Europa, dall’Atlantico agli Urali. La dissennata politica Israel-Americana in Medio Oriente, arrivata a distruggere due stati, Iraq e Siria, ed a creare, per interposta persona, il cosiddetto “Califfato – da orecchio – a orecchio”, ne è la dimostrazione più chiara, ma non la sola.
  • “Oggi siamo tutti Davide contro nemici barbari che usano la religione per portare terrore, miseria e morte”. Siamo all’apogeo, allo zenit della prostrazione. Una frase del genere detta in un paese che è il maggior stupratore menefreghista delle risoluzioni dell’ONU, un paese che usa proiettili al fosforo contro civili, bambini compresi, nel lager di Gaza, un paese che manda i carri ad arare fognature e rete idrica per annientare la popolazione civile, suona armonica come lo stridore di denti nell’inferno dantesco

Certo il Matteo Renzi conosce la potenza dell’ebra Goldman Sachs e conosce la sua capacità di…….. “persuasione”, sia in Italia che in Vaticano. Certo ricorda l’atto di sottomissione di Fini quando volle diventare Ministro degli Esteri (“Il Fascismo è il male assoluto” tradì bestemmiando il “monegasco” Gianfranco). Certo Renzi è stato mandato da Obama a rassicurare che il termine delle sanzioni all’Iran non comporta pericolo per lo stato ebraico. Ma mai un servitore è stato più realista del re, come il Matteo. Che oltretutto non ne capisce. L’Iran è abitato da popolazione in larga parte ariana (uno degli attributi dello Scià), e che è una grande potenza nell’area. Ci sarà inevitabile una guerra fra Israele ed Iran. Gli ebrei hanno dalle 80 alle 2/300 bombe atomiche. Ma non ammettono che altri ne abbiano. E gli USA, zitti. Per fortuna c’è Putin….
Assisteremo nei prossimo cinque o dieci anni ad una crescita accelerata di frizioni, di scontri dapprima localizzati, da incidenti e stragi in tutta l’area Medio Orientale, come avvenne (previsto) nei Balcani. Fino a che….
La fregatura per noi è che siamo a due passi. E ci sembrerà che i barconi degli invasori fossero allegre scampagnate, pic nic fuori porta.
Urge (e si avvicina!) ora più che mai la creazione della Fortezza Europa.
Destino comune con Israele? No, grazie. No, mai. Il nostro destino è Europeo, non semita (cioè o ebreo o arabo).
Europa, erwache! Il vecchio grido diventa ogni giorno più forte, più condiviso, più diffuso. Non ci credete? Fino a dieci anni fa era impensabile: oggi è comune, allargato, multiforme.
Europa, erwache!
Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598
Giovedì 23 luglio 2015.

giovedì 23 luglio 2015

SCELBA , MANCINO E STRANE MANOVRE



SCELBA ,  MANCINO E STRANE MANOVRE
  Si susseguono in Italia le continue richieste di associazioni e partiti di sinistra   per stroncare in via giudiziaria tutte le manifestazioni di "apologia di fascismo" messe in atto sul territorio nazionale.
Tutte...,non quelle "violente" ma qualunque attività esercitata in tal senso con parole,scritti o gesti che inneggino al Fascismo...
Si va così dal bar della bergamasca,che espone all'interno foto,bandiere e cimeli vari, ai negozi di souvenir sparsi in tutta Italia....da Predappio a Taormina basta la visione di un busto di gesso del Duce o di un fascio in pietra lavica per far gridare al "lupo nero" qualche atterrito "democratico ed antifascista" !!
Tanti,no....se ce ne sono centinaia di miglia di pezzi in giro vuol dire che altrettanti cittadini o stranieri li comprano.
Sono Fascisti ?? Sicuramente non tutti...saremmo già al potere,in caso contrario !!
Ricordo che,qualche mese fa,un piccolo "balilla" ha rischiato l'espulsione dall'asilo (pubblico)  perché salutava romanamente  !!
Mentre a giovanotti piú grandicelli è bastato salutare "impropriamente" ,detenere bandiere della Rsi,vessilli e stampati con celtiche ed affini...per finire sotto processo  con l'accusa di apologia del bieco regime....
Ricostituzione,no...con questa imputazione si finisce per decenni in galera...ma occorrono "fatti" concreti e (purtroppo) di concretezze in Italia non ce ne sono.
Indicati questi brevi e sintetici riferimenti, mi allargo...perché,partendo dalla presenza dei "fascisti" di Casa Pound o di Forza Nuova alle recenti manifestazioni contro i clandestini (o profughi che siano) tenute da cittadini esasperati,si pretende la "estensione" della legge Mancino a chi non subisca passivamente le decisioni del governo.
Tradotto...chi si oppone o protesta in piazza "contro" la distribuzione dei migranti decisa da Renzi,Alfano e dai vari Gabrielli rischia di vedersi incriminato per "odio razziale" e (ovviamente) per manifestazione fascista...con prospettiva di lunga condanna.
Questo fronte "resistenziale" si salda con la chiesa,i cosiddetti "buonisti" e quasi tutti i media di informazione...quindi una "potenza di fuoco" politica,economica e giudiziaria veramente notevole...e si vede dalle botte che subito hanno preso inermi  cittadini che protestavano contro l'arroganza governativa.
Finito ? No..,oggi mi dilungo un poco perché ritengo necessario allacciare quanto sopra con questo intervento (scritto il 7 luglio ma non pubblicato) riguardante alcune "strane" celebrazioni.
Se il lettore avrà la bontà di leggerlo fino in fondo,troverà il collegamento con quanto esposto sopra...(almeno così mi auguro). 

 
"Salvatore Novembre,operaio caduto in difesa della democrazia e dei diritti del lavoro". Così recita la targa che,su perentoria richiesta della Cgil,le istituzioni  catanesi hanno deciso di porre in piazza Stesicoro,a memoria dei tragici fatti del lontano luglio 1960 quando scoppiarono in tutta Italia "spontanee" manifestazioni di protesta per impedire lo svolgimento a Genova del congresso del Msi. Ovvero, un partito legittimamente rappresentato in parlamento (e che appoggiava il governo Tambroni) non avrebbe dovuto tenere la propria assise perché così avevano deciso la Cgil,il Pci,l'Anpi e tutta la sinistra partigiana italiana. Che all'epoca ( tutt'ora ??) fossero in piena funzione le serafiche "volanti rosse",dispensatrici (in tutto il Nord) della "giustizia proletaria" che abbatté come cani migliaia di vittime innocenti nel dopoguerra,era solo un dettaglio da non considerare. Per rammentarlo correttamente ai lettori : il governo Tambroni giudicò che le proteste violente messe in atto andassero contrastate pure con l'uso delle armi da fuoco e così si ebbero 11 morti e centinaia di feriti tra i manifestanti (i feriti  della polizia non contano mai per comunisti ed affini). Palermo,Reggio Emilia,Licata e Catania furono teatro degli "omicidi da parte di poliziotti drogati e con la bava alla bocca". Così (relativamente a Reggio Emilia) ho sentito incredibilmente affermare a Zapping (RadioTiranauno) tempo fa (con il concorso pure di Landini). Tanto da arrivare (con la commossa comprensione del conduttore) alla richiesta di incriminare poliziotti e quanti ancora in vita per il massacro.
Non so,per tornare a Catania,se si spingeranno fino a tanto i paladini della democrazia catanesi (Bianco compreso).
Lo strano rinfocolare queste richieste "resistenziali" (avallate da Renzi,Mattarella fino a Bianco),secondo me,trova spiegazione nel tentativo delle istituzioni di tenersi buone le anime della "sinistra" radicale rispolverando le vecchie glorie del mito partigiano. Invece il tutto non porta ad altro che ad una maggiore confusione ed all'aumento di un clima di odio e di scontro con chi non la pensi come "loro" o,semplicemente,ragioni con la propria testa. Come si può invocare "democrazia" quando si celebra come eroico il voler impedire (pur sapendo che ci sarebbero scappati i morti) ad un partito (allora il Msi) di tenere il proprio congresso ?? E pure rimettere sotto processo poliziotti ,che fecero il proprio dovere 50 anni fa obbedendo agli ordini del governo mi fa sorgere il legittimo dubbio che la sinistra (antagonista e partigiana) si stia preparando a qualche altro bis !!
Salvini stia attento....

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello