sabato 18 novembre 2017

Adolfo Ferrero, alpino ed eroe dell'Ortigara

 

Adolfo Ferrero, alpino ed eroe dell'Ortigara

La storia del tenente decorato con Medaglia d'Argento al valore militare

 IL GIORNALE D´ITALIA

Adolfo Ferrero, alpino ed eroe dell'Ortigara
Ortigara. Un nome conosciuto non solo agli amanti della montagna, ma anche a tutti quelli che hanno a cuore la storia d'Italia. Perché è proprio su quel monte che tra il 10 e il 29 giugno 1917 si è combattuta una delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra. Una battaglia in cui gli Alpini, sacrificandosi per la Patria, hanno dato un'ennesima grande prova di eroismo e valore.
Tra loro c'era il ventenne tenente Adolfo Ferrero, torinese, arruolato nel 2°Reggimento Alpini Battaglione Valdora. che trovò eroica morte il 19 giugno 1917. E venne decorato con una Medaglia d'Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: “Comandante di un plotone, lo trascinava con mirabile slancio all’attacco, e non cessava dall’incitare ad avanzare, benché ferito ripetutamente e gravemente”.
La sua storia è narrata, insieme ad altre valorosamente simili, da Adler Battistini nel suo “Ortigara. Una tomba e un altare” (Ed.Narratori Moderni 1967). Una storia, quella di Adolfo Ferrero, che lo ha visto, dopo il suo sacrificio, essere sepolto al Sacrario Militare di Asiago. Circa quarant'anni dopo, sui resti di un soldato (forse il suo attendente, al quale forse l'aveva consegnata affinché fosse spedita), venne ritrovata una lettera. Un po' sporca di sangue ma ancora in perfetto stato di conservazione. Una lettera che merita di essere proposta per intero. Da leggere e rileggere. Dedicando un pensiero riconoscente ai tanti “Ferrero” che hanno contribuito alla difesa della Patria. Queste le parole del giovane tenente:
18.06.1917 ore 24
Cari genitori,
Scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire.
Non ne posso fare a meno: il pericolo è grave, imminente. Avrei un rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto. Voi sapete che io odio la retorica …no, no, non è retorica quello che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole, sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa ma orrenda… Fra cinque ore qui sarà l’inferno. Tremerà la terra, s’oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa e rombi, e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in quest’istante medesimo odo in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove… Vorrei dirvi tante cose…tante…ma voi ve l’immaginate. Vi amo. Vi amo tutti tutti. Darei un tesoro per potervi rivedere, ma non posso… Il mio cieco destino non vuole.
Penso, in queste ultime ore di calma apparente, a te Papà, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore, a te Beppe, fanciullo innocente, a te o Adelina.. addio.. che debbo dire?
Mi manca la parola, un cozzare di idee, una ridda di lieti, tristi fantasie, un presentimento atroce mi tolgono l’espressione… No, no, non è paura. Io non ho paura! Mi sento ora commosso pensando a voi, a quanto lascio, ma so dimostrarmi, dinanzi ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo.
Quando riceverete questo scritto, fattovi recapitare da un’anima buona, non piangete e siate forti, come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non è mai morto. Il mio nome resti scolpito indelebilmente nell’animo dei miei fratelli, il mio abito militare e la mia fidata pistola (se vi verrà recapitata), gelosamente conservati, stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per ventura mi sarò guadagnata una medaglia, resti quella a Giuseppe…
O genitori, parlate, fra qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro ricordo di me. M’è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi… Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno più di avermi avuto fratello…
A voi poi mi rivolgo. Perdono, vi chiedo, se v’ho fatto soffrire, se v’ho dati dispiaceri. Credetelo, non fu per malizia se la mia inesperta giovinezza vi ha fatti sopportare degli affanni, vi prego volermene perdonare. Spoglio di questa vita terrena, andrò a godere di quel bene che credo essermi meritato.
A voi Babbo e Mamma un bacio, un bacio solo che vi dica tutto il mio affetto. A Beppe a, Nina un altro. Avrei un monito: ricordatevi di vostro fratello. Sacra è la religione dei morti. Siate buoni. Il mio spirito sarà con voi sempre. A voi lascio ogni mia sostanza. E’ poca cosa. Voglio però che sia da voi gelosamente conservata.
A Mamma, a Papà lascio… il mio affetto immenso. E’ il ricordo più stimolabile che posso loro lasciare. Alla mia zia Eugenia il crocefisso d’argento, al mio zio Giulio la mia Madonnina d’oro. La porterà certamente. La mia divisa a Beppe, come le mie armi e le mie robe. Il portafoglio (l 100) lo lascio all’attendente.
Vi Bacio. Un bacio ardente di affetto dal vostro aff.mo Adolfo
Saluti a zia Amalia e Adele e ai parenti tutti”


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